Viene in mente quel film in cui Massimo Troisi è un trentenne disoccupato napoletano che vive con i genitori. Con il Natale alle porte, chiama il fratello, che invece lavora e porta a casa un regolare stipendio, e gli propone di regalare un nuovo televisore alla madre. “Dài, la facciamo contenta. Ne ho visto uno che costa solo mezzo milione. Dividiamo la spesa: io metto cinquemila lire e tu il resto”.
Ci riesce difficile considerare questa ennesima boutade caveriana più seriamente. I Verdi ci hanno visto uno spot subliminale al progetto di un inceneritore in Valle d’Aosta. Può darsi, certo che se è così, era molto molto subliminale… Una cosa è certa, però. Costruire un termovalorizzatore nella nostra regione sarebbe un’operazione senza senso. Non tanto (o non solo) per una questione di inquinamento da diossine, ma perché non ci sono i numeri per farlo.
Quando si esaurirà la discarica di Brissogne dovremo aumentare il più possibile le percentuali di raccolta differenziata e smaltire ciò che resta con metodologie che non prevedano combustioni in alta temperatura, oppure trasportare i rifiuti presso il più vicino inceneritore. Non si tratta certo di essere contrari a priori alla costuzione di inceneritori, ma questi devono essere dislocati solo in zone con un grande bacino di utenza (alte concentrazioni di industrie e insediamenti urbani). Non certo in una piccolissima, periferica regione la cui economia è incentrata sulle bellezze naturali e il turismo.



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