Ho visto il nuovo film di Ferzan Ozpetek, Un giorno perfetto. Una sequenza ininterrotta di disgrazie, fallimenti, delusioni. Non gliene va bene una a nessuno dei personaggi. Non ce n’è uno che non sia nel bel mezzo di una vita infelice. Tutti separati, licenziati, bocciati, picchiati, lasciati, stuprati, suicidati, ammazzati. Non parliamo poi del momento clou del film, quello di lui (Valerio Mastandrea) che uccide i figli e si suicida. Che Ozpetek sia un po’ depresso? E se sì, doveva proprio fare un film? Non poteva prendersi un periodo di aspettativa? E nel fare il film, non poteva evitare di inanellare tutta una serie di urticanti stereotipi? Non poteva risparmiarci la protagonista Isabella Ferrari che lavora in un call center (bastaaaa!!!)? E di farla licenziare perché troppo vecchia? Non poteva trattenersi dal rifilarci il politico carrierista e corrotto che trascura la famiglia?

Vabbè, ho capito, il film è tratto dal romanzo di Melania Mazzucco, ma a parte che adesso mi guarderò bene dal leggerlo, Ozpetek non poteva sfogliare un altro romanzo? Ce n’è tanti.