Poco più di un anno fa, il 14 ottobre 2007, migliaia di persone si erano ritrovate festose in tutta la Valle per partecipare alle primarie del Partito Democratico. Una manifestazione spontanea, molto strana e inaspettata in una regione irregimentata come la nostra. Una grande speranza di democrazia e un atto di fiducia verso il partito nuovo, da parte di tante persone felici di essere protagoniste di quella giornata.

In quelle primarie si fronteggiavano due candidati, con dichiarazioni d’intenti simili, entrambi apertamente schierati con le forze del rinnovamento e con l’indicazione strategica dell’alleanza autonomista progressista. Agli elettori delle primarie si diceva che il Partito Democratico era fortemente critico riguardo al modo con cui la regione è governata dall’Uv e dai suoi alleati, e che il segretario eletto avrebbe lavorato,  insieme con le altre forze dell’Alleanza Autonomista Progressista, per la costruzione di un’alternativa al sistema di potere attuale.

Se i due segretari avevano programmi simili, gli schieramenti che li sostenevano erano invece del tutto diversi.

Enrico Bich era sostenuto dalla parte più conservatrice dei Ds: quella degli Alder Tonino, Piero Ferraris, Giuliana Ferrero, Giulio Fiou, ecc., che di quelle speranze di rinnovamento avevano una paura folle, perché avrebbe potuto scardinare le loro tranquille rendite di posizione.  Si nascondevano dietro un candidato presentabile (non so quanto consapevole) con i loro propositi del tutto opposti a quanto da lui promesso nella dichiarazione d’intenti. Non avevano il coraggio politico di esporsi con le loro idee. Confidavano di prendere possesso del nuovo partito e poi condurlo nella solita alleanza con l’Uv, mettendo fine all’anomalia del Galletto.

Dall’altra parte c’era Raimondo Davide Donzel. Lui era il candidato di chi voleva cambiare davvero. Di chi faceva la scelta di campo dell’alternativa al regime. Di chi guardava al Pd come a un partito davvero nuovo, e non come la continuazione della sequenza Pci-Pds-Ds. La vittoria di Donzel avrebbe rappresentato una svolta vera, la sconfitta del poltronismo e la costruzione di un progetto di governo di svolta, diverso e alternativo rispetto a quello fallimentare del centro autonomista, che ha ridotto la Valle d’Aosta a un’accozzaglia di opere estemporanee utili solo a nutrire il malaffare del clientelismo e della spartizione delle ingentissime risorse di bilancio tra i famelici comitati d’affari trasversali ai partiti, questi ultimi trasformati in contenitori vuoti di parole vuote.
Il Partito Democratico di Donzel prometteva l’irrompere sulla scena di una classe politica giovane, entusiasta e votata al rinnovamento.

Io e altri amici abbiamo sostenuto Raimondo Davide Donzel per questo. Perché assolvesse a questo mandato. Perché tenesse fede alle promesse elargite. Perché sbarrasse il passo ai conservatori del partito che sostenevano Enrico Bich. Volevamo che sconfiggesse Bich per salvare il progetto del Partito Democratico da una morte nella culla per opera di chi temeva il cambiamento come la peste e voleva tornare da subito nel confortevole ovile centrunionista.

Raimondo Davide Donzel vinse le primarie. Il gruppo dirigente del partito fu fortemente rinnovato. Tonino & c. furono sconfitti.

Nelle prime scadenze elettorali dopo l’elezione (referendum, politiche e regionali) Donzel e il partito hanno tenuto fede al mandato ricevuto.

Alle regionali, una delle liste che aveva sostenuto Donzel alle primarie pretendeva che rispettasse un accordo da lui sottoscritto, nel quale si era impegnato formalmente a non candidarsi alle elezioni regionali. Io mi sono battuto perché si candidasse (contro i miei interessi di candidato), perché ritenevo sbagliato quell’accordo, e perché Donzel rappresentava la garanzia che la linea dell’alternativa al regime sarebbe stata maggiormente salvaguardata con un segretario più forte. Chi con lui aveva sottoscritto quell’accordo aveva invece condannato quella sua disinvoltura nel non mantenere la parola data. Io allora avevo ritenuto prioritario pensare al progetto complessivo e comunque lo difesi.

Più recentemente, molti esponenti del partito avevano proposto un organismo dirigente nuovo, allo scopo di mettere il segretario sotto tutela. Di fatto, si trattava di esautorarlo. Ancora una volta lo difesi, perché la sua estromissione avrebbe potuto mettere in pericolo la linea politica indicata dagli elettori delle primarie.

Impegnato a difenderlo dagli attacchi interni, perché non fosse tradito lo spirito delle primarie e il Pd rispettasse la sua vocazione al rinnovamento della politica valdostana, non mi ero però accorto che Raimondo Davide Donzel stava cambiando pelle. Per carità, avevo notato che gli oggetti delle sue critiche, da qualche mese, erano sempre e soltanto i nostri alleati. Avevo anche visto sparire qualsiasi critica al sistema vigente, e alle forze politiche nostre avversarie. Ma avevo trascurato queste avvisaglie.

Fino a che, sono accaduti alcuni fatti. Nel corso dell’estate, Donzel propone d’improvviso un accordo alle forze politiche per eleggere unitariamente un candidato alle elezioni europee. Di fatto, un’apertura all’Uv, tanto che Augusto Rollandin, che di politica qualcosa capisce, risponde con un “se ne può parlare”. Feci notare a Donzel, nel corso di un esecutivo, che le alleanze non si cambiano con un’intervista ai giornali. Lui disse che era stato frainteso.

Poi arriva la proposta dei 32, per un partito unico del Galletto. I promotori vengono nella sede del Pd, accompagnati dall’on. Nicco e dal sen. Perrin, e Donzel promette di analizzare la proposta nelle sedi del partito e sul territorio prima di dare un giudizio e una risposta. Due giorni dopo, sulla Stampa, con un’intervista stronca senza mezzi termini la proposta. Inutile dire che questa decisione non fu discussa con nessuno (in sedi a me note). Qualcuno mise di nuovo in rilievo lo strano modo di mantenere fede alla parola data.

Insospettito, anche perché le critiche di Donzel ai nostri alleati diventavano via via più feroci, e le critiche ai nostri avversari erano sparite del tutto, ho voluto verificare che la linea seguita da Raimondo Davide Donzel fosse ancora quella indicata dalle primarie. L’avevo votato e sostenuto per quello. Non perché io pensi che le linee politiche e le alleanze non si possano mai cambiare, ma perché so che per cambiarle ci vogliono nuove primarie. Il segretario si dimette, si indicono nuove primarie, i candidati esprimono la loro idea sulle linee politiche e le alleanze strategiche e gli elettori votano liberamente il nuovo segretario. Non si possono certo cambiare in una riunione segreta tra quattro amici al bar, né per decisioni solitarie del segretario comunicate ai giornali.

Ebbene, nel corso delle due ultime assemblee del partito (l’unico organismo dirigente del partito in Vda, composto da sedici persone con diritto di voto, oltre a quattro senza diritto di voto) ho verificato che la linea politica e le alleanze strategiche sono cambiate radicalmente. Il Pd, per decisione di Donzel, non si propone più di rappresentare l’alternativa riformista al regime attuale. Non esclude, anzi auspica, un’alleanza con l’Uv alle prossime elezioni comunali di Aosta. Considera morta l’alleanza autonomista progressista e non ha nessuna intenzione di costruire qualcosa di nuovo nello stesso campo. Non fa una scelta di campo, ma pratica la politica dei livelli differenti. Insomma, un ritorno all’epoca diessina. Anzi, peggio. Allora la scelta era nota. Oggi sarebbe stata mantenuta a livello occulto, se non l’avessi smascherata. Si badi che questo ritorno all’ovile non è stato deciso da Donzel perché in minoranza nel partito. Su questo punto delle alleanze potrebbe contare su una maggioranza salda. E’ proprio una sua libera decisione. Si è alleato con Alder Tonino & c., i quali infatti ne tessono le lodi, e nelle assemblee lo hanno difeso appassionatamente dai miei attacchi (è la prova regina che cercavo).

La nuova linea, d’altronde, è certificata dai discorsi di Donzel ai congressi dei partiti che si sono svolti in questo periodo. Aria fritta, nessuna critica se non generica e condivisibile da tutti, e offerta di collaborazione.

Chiedo scusa a tutti coloro che ho convinto a votare Raimondo Davide Donzel.

Dell’entusiasmo del giorno delle primarie oggi restano solo macerie. Quel grandissimo patrimonio di credibilità è stato completamente bruciato. Raimondo Davide Donzel citava spesso Barack Obama. Ma il suo modello era Lavoyer.