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Il resoconto della Stampa pagine locali del 15 febbraio 2009 sulla piroetta à la Mastella di Donzel (e di conseguenza del Pd) – passato armi e bagagli all’alleanza con l’Uv dopo essere stato eletto (alle primarie e alle regionali) per sostenere invece l’alleanza autonomista progressista – è, come spesso accade, piuttosto confuso.
Confusione, bisogna dire, alimentata ad arte da Donzel, la cui tecnica è quella di sviare sempre l’attenzione dalla vera questione parlando d’altro. Avrà preso esempio da Berlusconi.
L’occhiello “Dopo la decisione dell’Assemblea di rinuncia al Galletto” e il titolo “Il Pd tradisce l’Alleanza e noi ce ne andiamo” sono corretti.
La didascalia della foto di Avetrani no:
“Roberto Avetrani lascia il Pd in contrasto con la decisione di rinuncia all’istituzione del partito del Galletto” è un falso.
Non si discuteva di questo, ma solo dell’eventuale coordinamento dell’Alleanza. Due questioni estremamente distanti. Un conto è che un’alleanza politica tra partiti si coordini (lo fa anche, da qualche tempo, il sedicente centro autonomista), altra cosa è fondersi in un unico partito. Ma il mistificatore Donzel mette sempre le due cose insieme, allo scopo di ingannare i cittadini.
Le dichiarazioni di Donzel sono allucinanti. Analizziamole nel dettaglio. Ecco la prima: «Sulla linea del segretario regionale c’è ’’il partito’’, dal gruppo consiliare in Regione ai consiglieri e assessori nei vari Comuni valdostani». Donzel ama nascondere le sue responsabilità dietro al concetto di partito, una sorta di ectoplasma che viene evocato per giustificare qualsiasi decisione senza assumersene la responsabilità.
Dovete sapere che in realtà il partito ha un unico organismo dirigente, del quale non fanno parte né «il gruppo consiliare in Regione», né «i consiglieri e gli assessori nei vari comuni della Valle». Questo organismo è l’Assemblea regionale (che ancora si chiama costituente, anche se ormai puzza un po’). Questo organismo è composto da sedici membri più il segretario, eletti con le primarie, ai quali si aggiungono il sottoscritto (non ho dato le dimissioni), Davide Avati, Enrico Bich e Giuliana Ferrero senza diritto di voto (perché eletti nella fantomatica Assemblea nazionale, sparita nel nulla).
Ecco i nomi dei componenti:
Lorenzo Gillo, presidente dell’Assemblea, si è defilato da tempo e non è mai stato sostituito. L’assemblea viene così presieduta dalla fedelissima di Donzel Erika Guichardaz, cioè in pratica dallo stesso Donzel. In questa veste il democratico segretario rifiutò mesi fa di mettere ai voti una mia mozione sulle alleanze del partito (avrebbe dovuto gettare la maschera troppo presto).
Antonella Barillà, Silvia Caveri, Filippo Costa, Annarita Nassisi e Silvia Nicco non si sono mai visti. Roberto Avetrani ha sempre partecipato e si è dimesso ieri, così come Ornella Cheillon. Quasi sempre presenti Giulio Cappa, Carmela Fontana, Erika Guichardaz, Giuseppe Rollandin, Luca Tonino, Domenico Tripodi, Emilio Zambon e Giovanna Zanchi.
Questo unico organismo decisionale è stato quindi frequentato da 11 persone su 17. Tra queste 11 (ma anche sulle 17), il segretario dopo la sua elezione poteva contare su una solida maggioranza (Avetrani, Cheillon, Cappa, Fontana, Guichardaz, Zambon, Zanchi). I fautori dell’inciucio con l’Uv, sconfitti alle primarie, erano in irrimediabile minoranza. La decisione di tradire gli elettori delle primarie è stata quindi presa non da un segretario sotto scacco, ma da uno che controllava tranquillamente il partito. Il partito. La responsabilità di imitare Mastella è quindi sua e delle persone che lo sostengono in questa vergognoso trasformismo. Bene hanno fatto Cheillon e Avetrani a dimettersi. Ora il partito è un organismo ridicolo di nove persone. Sarebbe serio che si dimettessero anche gli altri componenti, se non ha la decenza di farlo il segretario.
La parte successiva delle dichiarazioni del Mastella de nosatre esemplificano bene le sue tecniche manipolative. La menzogna pronunciata senza vergogna, come Silvio. Tenetevi forte:
«Ma insistere sul progetto del Galletto significa andare verso un partito unico, posizione che è in totale contrasto con la linea del Pd. Chi contesta non si è reso conto che un coordinamento dell’Alleanza autonomista progressista altro non è che il rilancio del vecchio progetto della Gauche, tentativo forte per andare oltre il Pd».
Il furbetto delle Alpi fa finta di dimenticare la vera questione (il Pd è per l’alternativa, con riferimento l’Alleanza Autonomista Progressista, o è dall’altra parte, complice del regime unionista?) e si scaglia contro il partito unico, una proposta che non è più da mesi all’ordine del giorno. Evoca addirittura la linea del Pd. Quale linea? Discussa quando? Con chi? In quale sede? Forse nei corridoi del Consiglio regionale?
Poi conclude con quella disarmante idiozia sulla Gauche. Per il Mastella de nosatre, quindi, Renouveau Valdôtain, Vda Vive, i Verdi, Riccarand, Perrin, Louvin, ecc. vogliono ricostruire la Gauche Valdôtaine!
Cosa si può ribattere a un’idiozia simile? Neanche il Berlusca saprebbe spararne una così grossa. Mastella magari sì.
Un capolavoro di ambiguità e doppiezza, per non dire (si vergognano?) ciò che tutti hanno capito, e che io avevo denunciato già mesi fa: il Pd ha fatto il salto della quaglia, passando dalla parte del regime.
Contrordine compagni! Il comico comunicato sull’assemblea di ieri ci informa, con giri di parole esilaranti, che la vera alleanza autonomista progressista è quella con l’Uv, la Stella Alpina e la Fédération Autonomiste.
C’è chi pone domande chiare. Aspettiamoci risposte ambigue e arrampicate sui vetri.
Sia La Vallée sia la Gazzetta Matin danno risalto alle trattative “segrete” per la costituzione di un soggetto politico unitario nell’ambito del Galletto e anticipano che oggi pomeriggio Maria Pia Simonetti avrebbe presentato all’Assemblea del PD la proposta, sostenuta dall’on. Nicco e da Carlo Perrin, oltre che da esponenti delle varie forze politiche costituenti e persone “di area”.
Ecco come la penso.
Per il bene della Valle d’Aosta, portata verso un inesorabile declino, nonostante immense disponibilità economiche, da governi miopi e attenti solo a interessi personali o di gruppi affaristici, sarebbe necessario scardinare il regime politico attuale, arrivando a un sistema bipolare. Questo permetterebbe finalmente il ricambio e l’alternanza al potere tra forze e proposte politiche contrapposte, caratterizzate da una connotazione non ideologica.
Questo processo, a livello nazionale, è iniziato all’inizio degli anni Novanta e non si è ancora del tutto concluso. Il blocco del sistema, come sappiamo, era rappresentato dalla Democrazia Cristiana, per quarantacinque anni inamovibile dal potere. La DC era un partito chiesa, come tutti quelli dell’era ideologica novecentesca. Piazzato al centro dello scacchiere politico, era anche un partito di raccolta con una sua destra e una sua sinistra.
Solo dopo la sua caduta è stato possibile aprire una fase nuova, con la costruzione, sia pure faticosa e piena di contraddizioni, di un sistema politico bipolare, nel quale a fronteggiarsi sono partiti laici. I cattolici sono oggi presenti a pieno titolo nei due maggiori partiti, ma non identificano la loro azione politica con la loro appartenenza confessionale. Il PD e il PDL non sono partiti chiesa.
In Valle d’Aosta, invece, il sistema è tuttora bloccato.
Al centro del sistema c’è l’UV, partito ideologico e di raccolta. Un partito chiesa anch’esso. Se per la DC il collante era l’appartenenza cattolica, per l’UV è l’appartenenza etnica, corroborata (sappiamo quanto) da decine di migliaia di adesioni opportunistiche e clientelari. Per rimettere in movimento la politica valdostana bisogna scardinare questo meccanismo. Bisogna liberare la discussione politica valdostana dalle incrostazioni ideologiche che continuano a paralizzarla.
L’appartenenza etnica cui faccio riferimento deve essere intesa nel senso più ampio. Nella Valle d’Aosta di oggi il concetto si coniuga con quello dell’autonomismo. L’UV e l’autonomismo sono una cosa sola (e tutti gli altri inseguono). Ma cos’è l’autonomismo? È una felice invenzione ideologica, del tutto priva di contenuto, che permette all’UV di coniugare l’appartenenza etnica con l’appartenenza territoriale, mettendo insieme capre e cavoli. È l’elevazione a simulacro del valore dell’Autonomia. Un semplice strumento istituzionale, l’Autonomia speciale, sostituisce la specificità etnico linguistica della regione. In nome della specificità è stata concessa l’Autonomia, e venendo a mancare la prima si trasforma in feticcio la seconda.
In verità, essere autonomisti significa semplicemente essere favorevoli all’Autonomia. Ma chi non lo è? Non importa quali siano stati i motivi che hanno spinto lo stato italiano a concederla: è un fatto che nessuno in Valle d’Aosta si sogna di rifiutarla o di pensare che andrebbe revocata. Ma l’UV è riuscita nell’impresa di far credere di essere essa stessa l’Autonomia. Senza UV non ci può essere Autonomia. Per qualcuno l’Autonomia è privilegio da non mollare. Per altri è appartenenza etnica. Per altri ancora tutte e due le cose. Per questo la difesa dell’Autonomia è un messaggio molto forte elettoralmente.
Questa superstizione ideologica non risparmia ovviamente persone che provengono dalla militanza unionista e che da due-tre anni a questa parte hanno cercato di costruire un’alternativa al sistema di potere unionista. Mi riferisco a una parte di Vda Vive e a Renouveau Valdôtain. Per molte persone l’uscita dal partito chiesa è stata e continua a essere una sofferenza psicologica notevole. Chi esce da un partito chiesa è considerato un traditore. È come spretarsi. Anche per queste persone è indispensabile dirsi autonomiste. Liberarsi da sovrastrutture mentali di tipo religioso non è facile.
Con queste persone, con queste forze politiche, oggi si prospetta la costruzione di un soggetto politico unitario autonomista e progressista (o riformista, o di centrosinistra…). Per tutto ciò che ho scritto in premessa io sono favorevole alla proposta. Sono favorevole perché credo che sia giunto il momento di costruire una grande forza di alternativa al sistema di potere unionista, per favorire il passaggio a una nuova fase politica, nella quale sia scardinato lo schema bloccato con l’UV nel centro dello scacchiere.
Questo nuovo soggetto politico, però, deve essere laico. Non solo nei confronti delle appartenenze di tipo confessionale, ma anche dalla superstizione ideologica propugnata dall’UV. Ciò non significa che gli autonomisti del nuovo Galletto (o di come lo si volesse chiamare) dovrebbero abiurare la loro provenienza culturale, ma, proprio come hanno fatto i cattolici nel PD, non dovrebbero identificare la loro azione politica con questo sentiment. Le appartenenze etnico linguistiche non dovrebbero costituire l’essenza del soggetto politico, che dovrebbe invece riconoscersi in determinati valori universali e in un progetto credibile per il futuro della Valle d’Aosta. L’Autonomia, che è soltanto un mezzo e non un fine, e che nessuno ha mai messo in discussione, i valdostani la devono difendere con il buon esempio e non con infantili barricate ideologiche.
Nel mio discorso in piazza Chanoux di giovedì 22 maggio ho detto:
«Noi siamo l’alternativa a quel sistema di potere. Un’alternativa in piena trasparenza.
Le tre liste della nostra coalizione, Arcobaleno, VdaVive-Renouveau e Partito Democratico, onoreranno in piena coerenza il patto sottoscritto con gli elettori.
Nessuna delle nostre forze politiche, nessuno dei nostri eletti, è e sarà disponibile a inciuci post elettorali. Chi governerà dovrà farlo con la forza stabilita dagli elettori.
Nessuno potrà operare cambi di maggioranza, né correre in soccorso al vincitore nel caso questo non avesse la forza necessaria per governare. Chi lo facesse tradirebbe gli elettori, e si qualificherebbe come un trasformista e un voltagabbana.
Noi siamo un’alleanza seria. Noi siamo forze politiche composte da persone serie e oneste.
Questo è il testo del discorso che ho pronunciato giovedì 22 maggio in piazza Chanoux al comizio finale dell’Alleanza Autonomista Progressista, in rappresentanza del Partito Democratico.
Care amiche, cari amici,
uno spettro si aggira per la Valle d’Aosta: lo spettro del ballottaggio.
Ma cos’è questo ballottaggio, e perché il sistema unionista lo teme così tanto?
Il ballottaggio è la resa dei conti, il nostro mezzogiorno di fuoco.
È lo strumento concreto con cui i valdostani potranno segnare l’inizio di una nuova epoca.
È lo strumento che permetterà una scelta tra due visioni della società, tra due concezioni antitetiche della politica:
da una parte la conservazione, il regime, la difesa di privilegi e interessi personali e dei vari comitati d’affari che infestano e infettano la nostra democrazia.
Dall’altra una proposta di rinnovamento, di governo della cosa pubblica basato sull’interesse generale, sul cambiamento dei metodi di governo. Una proposta di rilancio per la società valdostana, la sua economia, la sua democrazia, la sua cultura.
Il ballottaggio è uno dei pochi aspetti positivi della legge elettorale con cui ci accingiamo a votare, che è una pessima legge.
Ridicola sotto alcuni aspetti, ad esempio per il fatto che assegna solo 18 seggi ai vincitori del secondo turno.
Retrograda e da prima repubblica per altri, come per il mantenimento delle tre preferenze, che permettono il controllo del voto e inquinano con un alto grado di mafiosità l’esito delle elezioni.
Mafiosità, perché siamo arrivati al punto che i sondaggi elettorali non si fanno con gli istituti demoscopici, ma sentendo gli umori delle schiere di galoppini prezzolati.
Mafiosità, perché troppi elettori non sceglieranno chi votare sulla base delle idee, delle persone candidate e dei programmi dei partiti, ma sotto il condizionamento di promesse, pagamenti, ricatti, intimidazioni, diffamazioni.
Un aspetto positivo della legge elettorale è invece la possibilità di allearsi in coalizioni. Grazie a questa possibilità noi siamo qui tutti insieme questa sera.
Grazie a questa possibilità possiamo vincere queste elezioni, portando a compimento un percorso iniziato tre anni fa e che ha già dato scossoni molto significativi al regime che opprime la Valle d’Aosta.
L’Alleanza Autonomista Progressista, che si ritrova in questa serata di maggio nella nostra amata piazza Chanoux, è un progetto originale, strettamente legato al nostro territorio.
I mezzi d’informazione locali, fortemente condizionati dal potere politico, hanno assecondato la mistificazione tentata dai nostri avversari, che tendono a banalizzare e a ridurre a fotocopia di schemi nazionali la nostra coalizione.
Ma la verità è un’altra. La verità è che la nostra Alleanza non esiste e non potrebbe esistere in altro luogo. Siamo riusciti, con il lavoro comune e con le battaglie elettorali e referendarie di questi anni, a costruire e rinsaldare un progetto di governo per la Valle d’Aosta proiettata nel ventunesimo secolo. Un progetto nel quale confluiscono culture e tradizioni differenti, ognuna portatrice di esigenze e sensibilità fortemente presenti nella nostra regione, e che insieme possono dare il meglio di sé.
Per questo abbiamo vinto nel 2006 e abbiamo vinto alla Camera (cioè nelle elezioni cui partecipano tutti gli elettori) anche nel 2008, poco più di un mese fa.
Per questo abbiamo la possibilità di vincere anche domenica prossima.
Questa è la buona novella che abbiamo comunicato agli elettori durante la campagna elettorale, e che dobbiamo continuare a comunicare anche in questi ultimi giorni.
Si tratta di un risultato politico importantissimo, perhé introduce anche in Valle d’Aosta il concetto di bipolarismo, da intendersi come “democrazia governante”, per dirla con le parole di Arturo Parisi. Una democrazia, cioè, che permetta la scelta tra più proposte, e la possibilità di alternanza al governo tra partiti o coalizioni differenti.
Una svolta necessaria, direi vitale, perché l’inamovibilità dal potere provoca inevitabilmente tutti i guasti di cui soffre oggi la società valdostana: la mancanza di democrazia e di libertà, il clientelismo sfrenato, la degenerazione della lotta politica in scontro tra comitati d’affari.
Tre anni fa si cominciò a capire che questa svolta era possibile anche in Valle d’Aosta. Oggi abbiamo l’occasione di completare questa rivoluzione dolce.
Chiediamo ai valdostani di ascoltarci e di darci fiducia, perché ciò che promettiamo non è il cambiamento fine a se stesso.
E’ il cambiamento per liberare la Valle d’Aosta dalle secche dell’immobilismo e del benessere senza sviluppo.
Noi vogliamo una Valle d’Aosta che sappia camminare con le proprie gambe.
Vogliamo che i valdostani siano cittadini in possesso di diritti e non sudditi alla ricerca del favore del potente di turno.
Vogliamo il rilancio di un’imprenditoria sana, liberata dalla presenza soffocante della Regione e degli interessi dei politici.
Vogliamo una Valle d’Aosta dove i giovani possano tornare a sognare un progetto di vita pienamente soddisfacente e basato sul merito, e non a ripiegare nella ricerca di una umiliante raccomandazione politica.
Vogliamo una Valle d’Aosta dove il territorio sia finalmente valorizzato come la nostra grande e inestimabile ricchezza, e non più devastato per soddisfare gli appetiti di pochi affaristi, più che mai impegnati nella promozione di inceneritori e aeroporti.
Vogliamo una Valle d’Aosta dove il posto di lavoro, la casa, l’assistenza sanitaria, la scuola, siano assicurati a tutti, senza riguardo alle idee politiche e senza bisogno dell’intercessione del politico di turno.
Vogliamo una Valle d’Aosta dove ognuno possa esprimere liberamente le proprie idee, e dove si possa andare a votare a un referendum senza paura di ritorsioni.
Vogliamo una Valle d’Aosta dove l’informazione sia affrancata dal controllo politico.
Vogliamo una Valle d’Aosta dove l’Autonomia non sia la difesa di privilegi, ma un esempio virtuoso di sviluppo creativo da proporre al paese.
Sono obiettivi possibili da realizzare. Possiamo iniziare un’epoca nuova.
Possiamo mandare a casa i clan che tengono in scacco la nostra democrazia.
Noi siamo l’alternativa a quel sistema di potere. Un’alternativa in piena trasparenza.
Le tre liste della nostra coalizione, Arcobaleno, VdaVive-Renouveau e Partito Democratico, onoreranno in piena coerenza il patto sottoscritto con gli elettori.
Nessuna delle nostre forze politiche, nessuno dei nostri eletti, è e sarà disponibile a inciuci post elettorali. Chi governerà dovrà farlo con la forza stabilita dagli elettori.
Nessuno potrà operare cambi di maggioranza, né correre in soccorso al vincitore nel caso questo non avesse la forza necessaria per governare. Chi lo facesse tradirebbe gli elettori, e si qualificherebbe come un trasformista e un voltagabbana.
Noi siamo un’alleanza seria. Noi siamo forze politiche composte da persone serie e oneste.
Governeremo se gli elettori ci premieranno, e faremo opposizione coerente e intransigente nel caso contrario.
Chiediamo agli elettori di crederci.
Possiamo cambiare davvero.
Non sprechiamo questa storica opportunità.
Votiamo e facciamo votare per una delle liste della nostra coalizione.
Giovedì 22 maggio in Piazza Chanoux – Aosta
Ore 20,30
Comizio di chiusura della Campagna elettorale dell’Alleanza Autonomista Progressista
Programma:
ore 20,45 esibizione del complesso Aria compressa di Aosta
ore 21,10 presentazione della serata ed interventi politici dei tre rappresentanti della coalizione: Vincenzo Calì (Partito Democratico), Carlo Curtaz (Arcobaleno Vallée d’Aoste) e Roberto Louvin (VdAVive/Renouveau)
ore 22,10 breve esibizione di Louis de Jariot
ore 22,30 intervento dell’On. Roberto Nicco e del Senatore Carlo Perrin
ore 23,00 100 torte preparate dai candidati per festeggiare la fine della campagna elettorale verranno offerte ai presenti
A seguire per i più giovani un concerto del gruppo “Slide” di Torino





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