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Oggi ho diffuso questo comunicato stampa:
“La campagna elettorale per l’elezione del parlamento europeo comporta inevitabili riflessi politici a livello nazionale e regionale. In Valle d’Aosta la svolta a destra dell’Union Valdotaine (e della coalizione che governa la regione) favorisce la bipolarizzazione del quadro politico, aprendo la strada al consolidamento di un vasto fronte alternativo, collocato saldamente nel centrosinistra, che a partire dal trionfo elettorale del 2006 si identifica nello schieramento del Galletto.
Per questo non ho condiviso l’inopinata rottura unilaterale di questo fronte da parte del Partito Democratico, avvenuta per un disegno opportunistico dell’attuale dirigenza, volto a proporre il partito come interlocutore dell’Union Valdotaine nelle successive scadenze elettorali, sulla base del principio dei “différents niveaux”.
Si è trattato di una rinuncia al ruolo di guida del fronte dell’alternativa in favore di un ritorno alla politica sterile del vassallaggio nei confronti dell’Union Valdotaine.
Da componente dell’Assemblea Costituente Nazionale del Partito Democratico, eletto in occasione delle primarie sulla base di un programma incentrato su una scelta trasparente di sostegno allo schieramento del Galletto, denuncio il tradimento di tali promesse e delle aspettative dell’elettorato di centrosinistra che aveva guardato con speranza alla nascita del partito nella nostra regione.
Plaudo invece alla presa di posizione dell’on. Roberto Nicco, che sostiene il Galletto coerentemente con il mandato ricevuto dagli elettori.
Invito gli elettori delusi dalla dirigenza attuale del Partito Democratico a votare per una delle due liste del centrosinistra riformista che continuano a perseguire la costruzione di un’alternativa all’attuale regime unionista, vale a dire l’Italia dei Valori e il Galletto.
Il voto a una o all’altra delle due liste, scelta a seconda della propria sensibilità, rafforzerà lo schieramento di centrosinistra nel suo obiettivo di imprimere una svolta nella politica valdostana, premiando al contempo una visione meno egoistica della Valle d’Aosta in Europa come esempio di federalismo virtuoso.”
(Aggiornamento: il comunicato, finora, è stato ripreso soltanto da AostaSera).
Sul fatto che sarebbero sorti problemi sul simbolo del Galletto sono stato facile profeta. Il Pd valdostano, mentre si prostra davanti all’Uv (che da parte sua guarda invece alla Lega) si sente il terreno franare sull’altro fronte. Chi mai lo voterebbe alle europee, se sulla scheda ci fosse persino quel simbolo che negli ultimi anni ha rappresentato la Valle d’Aosta che si ribella al regime? Ecco quindi che a questo Pd allo sbando non resta che disquisire su cavilli giuridici, avendo perso ogni credibilità sul piano politico.
E così il Galletto va avanti anche senza il Pd, com’è giusto. Quello che avrebbe potuto essere il partito guida della coalizione è infatti lì che cerca pateticamente di rientrare nelle grazie unioniste in vista delle prossime comunali. Un declino desolante.
Forse si apriranno diatribe giuridiche sull’uso illegittimo del simbolo, così com’era capitato ai tempi dell’Ulivo con una foglia in meno (l’olio di colza, secondo la definizione di Massimo D’Alema nella campagna elettorale delle regionali 1998). Ma politicamente il Pd ne esce a pezzi, avendo buttato a mare la notevole credibilità molto faticosamente conquistata ai tempi delle primarie di fondazione.
Un capolavoro di ambiguità e doppiezza, per non dire (si vergognano?) ciò che tutti hanno capito, e che io avevo denunciato già mesi fa: il Pd ha fatto il salto della quaglia, passando dalla parte del regime.
Contrordine compagni! Il comico comunicato sull’assemblea di ieri ci informa, con giri di parole esilaranti, che la vera alleanza autonomista progressista è quella con l’Uv, la Stella Alpina e la Fédération Autonomiste.
C’è chi pone domande chiare. Aspettiamoci risposte ambigue e arrampicate sui vetri.
Sia La Vallée sia la Gazzetta Matin danno risalto alle trattative “segrete” per la costituzione di un soggetto politico unitario nell’ambito del Galletto e anticipano che oggi pomeriggio Maria Pia Simonetti avrebbe presentato all’Assemblea del PD la proposta, sostenuta dall’on. Nicco e da Carlo Perrin, oltre che da esponenti delle varie forze politiche costituenti e persone “di area”.
Ecco come la penso.
Per il bene della Valle d’Aosta, portata verso un inesorabile declino, nonostante immense disponibilità economiche, da governi miopi e attenti solo a interessi personali o di gruppi affaristici, sarebbe necessario scardinare il regime politico attuale, arrivando a un sistema bipolare. Questo permetterebbe finalmente il ricambio e l’alternanza al potere tra forze e proposte politiche contrapposte, caratterizzate da una connotazione non ideologica.
Questo processo, a livello nazionale, è iniziato all’inizio degli anni Novanta e non si è ancora del tutto concluso. Il blocco del sistema, come sappiamo, era rappresentato dalla Democrazia Cristiana, per quarantacinque anni inamovibile dal potere. La DC era un partito chiesa, come tutti quelli dell’era ideologica novecentesca. Piazzato al centro dello scacchiere politico, era anche un partito di raccolta con una sua destra e una sua sinistra.
Solo dopo la sua caduta è stato possibile aprire una fase nuova, con la costruzione, sia pure faticosa e piena di contraddizioni, di un sistema politico bipolare, nel quale a fronteggiarsi sono partiti laici. I cattolici sono oggi presenti a pieno titolo nei due maggiori partiti, ma non identificano la loro azione politica con la loro appartenenza confessionale. Il PD e il PDL non sono partiti chiesa.
In Valle d’Aosta, invece, il sistema è tuttora bloccato.
Al centro del sistema c’è l’UV, partito ideologico e di raccolta. Un partito chiesa anch’esso. Se per la DC il collante era l’appartenenza cattolica, per l’UV è l’appartenenza etnica, corroborata (sappiamo quanto) da decine di migliaia di adesioni opportunistiche e clientelari. Per rimettere in movimento la politica valdostana bisogna scardinare questo meccanismo. Bisogna liberare la discussione politica valdostana dalle incrostazioni ideologiche che continuano a paralizzarla.
L’appartenenza etnica cui faccio riferimento deve essere intesa nel senso più ampio. Nella Valle d’Aosta di oggi il concetto si coniuga con quello dell’autonomismo. L’UV e l’autonomismo sono una cosa sola (e tutti gli altri inseguono). Ma cos’è l’autonomismo? È una felice invenzione ideologica, del tutto priva di contenuto, che permette all’UV di coniugare l’appartenenza etnica con l’appartenenza territoriale, mettendo insieme capre e cavoli. È l’elevazione a simulacro del valore dell’Autonomia. Un semplice strumento istituzionale, l’Autonomia speciale, sostituisce la specificità etnico linguistica della regione. In nome della specificità è stata concessa l’Autonomia, e venendo a mancare la prima si trasforma in feticcio la seconda.
In verità, essere autonomisti significa semplicemente essere favorevoli all’Autonomia. Ma chi non lo è? Non importa quali siano stati i motivi che hanno spinto lo stato italiano a concederla: è un fatto che nessuno in Valle d’Aosta si sogna di rifiutarla o di pensare che andrebbe revocata. Ma l’UV è riuscita nell’impresa di far credere di essere essa stessa l’Autonomia. Senza UV non ci può essere Autonomia. Per qualcuno l’Autonomia è privilegio da non mollare. Per altri è appartenenza etnica. Per altri ancora tutte e due le cose. Per questo la difesa dell’Autonomia è un messaggio molto forte elettoralmente.
Questa superstizione ideologica non risparmia ovviamente persone che provengono dalla militanza unionista e che da due-tre anni a questa parte hanno cercato di costruire un’alternativa al sistema di potere unionista. Mi riferisco a una parte di Vda Vive e a Renouveau Valdôtain. Per molte persone l’uscita dal partito chiesa è stata e continua a essere una sofferenza psicologica notevole. Chi esce da un partito chiesa è considerato un traditore. È come spretarsi. Anche per queste persone è indispensabile dirsi autonomiste. Liberarsi da sovrastrutture mentali di tipo religioso non è facile.
Con queste persone, con queste forze politiche, oggi si prospetta la costruzione di un soggetto politico unitario autonomista e progressista (o riformista, o di centrosinistra…). Per tutto ciò che ho scritto in premessa io sono favorevole alla proposta. Sono favorevole perché credo che sia giunto il momento di costruire una grande forza di alternativa al sistema di potere unionista, per favorire il passaggio a una nuova fase politica, nella quale sia scardinato lo schema bloccato con l’UV nel centro dello scacchiere.
Questo nuovo soggetto politico, però, deve essere laico. Non solo nei confronti delle appartenenze di tipo confessionale, ma anche dalla superstizione ideologica propugnata dall’UV. Ciò non significa che gli autonomisti del nuovo Galletto (o di come lo si volesse chiamare) dovrebbero abiurare la loro provenienza culturale, ma, proprio come hanno fatto i cattolici nel PD, non dovrebbero identificare la loro azione politica con questo sentiment. Le appartenenze etnico linguistiche non dovrebbero costituire l’essenza del soggetto politico, che dovrebbe invece riconoscersi in determinati valori universali e in un progetto credibile per il futuro della Valle d’Aosta. L’Autonomia, che è soltanto un mezzo e non un fine, e che nessuno ha mai messo in discussione, i valdostani la devono difendere con il buon esempio e non con infantili barricate ideologiche.
La grande novità di queste elezioni regionali, che deve essere comunicata agli elettori, risiede nella possibilità concreta di ribaltare i rapporti di forza nel Consiglio regionale.
È un fatto nuovo e sconvolgente. Sconvolgente per il regime, si intende.
Negli ultimi venticinque anni, infatti, l’esito delle elezioni era scontato, con la centralità ineluttabile dell’Union Valdôtaine.
Ripeto: questa volta i valdostani hanno la possibilità concreta di cambiare. Nessuno può dire chi vincerà. Le due coalizioni, quella incentrata sull’Uv e quella Autonomista Progressista, si fronteggiano alla pari, come hanno dimostrato le elezioni politiche dell’aprile scorso.
Si tratta di un risultato politico importantissimo ottenuto dall’Alleanza Autonomista Progressista (il Galletto) che è riuscita a introdurre anche in Valle d’Aosta il concetto di bipolarismo, da intendersi come “democrazia governante”, per dirla con le parole di Arturo Parisi. Una democrazia, cioè, che permetta la scelta tra più proposte, e la possibilità di alternanza al governo tra partiti o coalizioni differenti.
Una svolta necessaria, perché l’inamovibilità dal potere provoca inevitabilmente tutti i guasti di cui soffre oggi la società valdostana: la mancanza di democrazia e di libertà, il clientelismo sfrenato, la degenerazione della lotta politica in scontro tra comitati di affari.
L’unica occasione in cui l’Uv fu spedita all’opposizione risale al 1990. Ma il famoso ribaltone fu preparato con una congiura di palazzo, profittando di una trasferta a Barcellona di Rollandin. Per questo durò poco.
Stavolta saranno gli elettori a decidere. Hanno davanti a loro due proposte alternative.
Da una parte la conservazione, il regime, la difesa di privilegi e interessi personali e di comitati d’affari.
Dall’altra una proposta di rinnovamento, di governo della cosa pubblica basato sull’interesse generale, sul cambiamento dei metodi di governo. Una proposta di rilancio per la società valdostana, la sua economia, la sua democrazia, la sua cultura.
Tre anni fa si cominciò a capire che questa svolta era possibile anche in Valle d’Aosta. Oggi abbiamo l’occasione, forse irripetibile, di completare questa rivoluzione dolce.
Possiamo mandare a casa Caveri, Rollandin, Viérin e tutti gli altri clan che tengono in scacco la nostra democrazia.
Possiamo cambiare davvero. Non sprechiamo questa opportunità.
Nel giorno del secondo V-Day di Grillo (ho firmato in piazza Arco d’Augusto per l’abolizione dell’ordine dei giornalisti), consegno un messaggio ai responsabili delle pagine locali della Stampa, che oggi citano questo blog… senza citarlo.
Non ho nessuna diffidenza verso l’Arcobaleno. Anzi, mi sono battuto perché si arrivasse alle regionali con l’alleanza del Galletto. Forse non mi sono spiegato bene: la mia diffidenza era verso di voi.
È un mese decisivo per la democrazia, in Valle d’Aosta e in tutto il paese. I valdostani lo sentono. Giovedì sera il Giacosa era stracolmo di gente, calorosa e festante. Abbiamo l’occasione irripetibile di portare a termine il lavoro di profondo rinnovamento iniziato due anni fa con la clamorosa vittoria di Nicco e Perrin, liberando la Valle d’Aosta dalla dittatura che la opprime.
Nello stesso tempo, e con lo stesso voto, abbiamo la possibilità di sostenere Veltroni e il Partito Democratico, per cambiare l’Italia e impedire che il governo cada nelle mani di avventurieri e nemici delle istituzioni: da Berlusconi che ci fa ridere dietro da tutto il mondo, a Bossi che parla di fucili, a Dell’Utri che (insieme con Berlusconi stesso) dà la patente di eroe a un mafioso condannato all’ergastolo.
In Valle d’Aosta Veltroni ci ha detto cosa dobbiamo fare per aiutare la sua vittoria: votare Roberto Nicco alla Camera, e soprattutto Carlo Perrin al senato.
Votare il Galletto significa votare per il Partito Democratico e per l’Italia nuova promessa da Veltroni.
Fermiamo Berlusconi e il suo progetto liberticida. Fermiamo il candidato dell’UV Antonio Fosson (detto Tonino): è di Comunione e Liberazione, è amico di Formigoni, amico di Berlusconi. Votando lui si aiuta gente come Dell’Utri e Ciarrapico. Deve essere sconfitto, per il bene dell’Italia e della Valle d’Aosta.
Votiamo il Galletto per amore. Per amore della democrazia e della libertà.
La campagna elettorale per le primarie è appena all’inizio e già gli sponsor di Enrico Bich (Ferraris, Aloisi, Fiou, Ferrero, Rigo, ecc.) cominciano a gettare la maschera.
Nella dichiarazione d’intenti Bich asseriva di essere a favore del voto ai referendum e per l’alleanza del Galletto. Gli faceva eco Giuliana Ferrero.
Ma le bugie hanno le gambe corte. Il consigliere Piero Ferraris, infatti, continua imperterrito a lavorare a braccetto con l’Union Valdotaine. Altro che Galletto. Pochi giorni fa, nella commissione “Assetto del territorio” ha votato a favore di un disegno di legge riguardante l’edilizia residenziale, correndo diligentemente in soccorso della maggioranza, in difficoltà per la mancata partecipazione al voto dei due rappresentanti della Stella Alpina.
Per non parlare della stessa Giuliana Ferrero, la cui presenza in Giunta comunale stride con le sue affermazioni di facciata. Come si conciliano le sue dichiarazioni a favore dell’alleanza del Galletto con la sua permanenza sulla poltrona di assessore in una giunta unionista? A mettere in rilievo l’insanabile contraddizione è stato un partito della maggioranza, la Fédération Autonomiste. Leggiamo infatti sulla Stampa di oggi che “La segreteria cittadina e il gruppo consiliare della Fédération stigmatizzano il comportamento dell’assessore per un atteggiamento che definire politicamente irresponsabile è poco. Se vuole operare per il rilancio dell’azione politica del “galletto” dovrebbe sentire il dovere morale di rassegnare le dimissioni da una giunta comunale che ogni giorno è oggetto degli attacchi di quella coalizione. E’ intollerabile il comportamento dell’assessore Ferrero, la invitiamo a trarre le dovute conseguenze, pena la perdita di credibilità della giunta e della maggioranza”.
Per una volta dobbiamo dare ragione alla Fédération. Se Giuliana vuole essere credibile, si dimetta subito da assessore e passi a dare manforte all’opposizione con il Galletto.





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