Mettiamo la Valle d’Aosta in movimento

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Questo che segue è il documento alla base dell’accordo tra la Margherita valdostana e Raimondo Donzel, candidato alla carica di segretario regionale del Partito Democratico.
E’ un’analisi della società valdostana, con le nostre proposte per migliorarla.

Premessa
La popolazione valdostana, anche per effetto di un sistema di trasferimenti statali assai favorevoli, gode di un relativo, generale, benessere economico. Il florido bilancio regionale consente di finanziare agevolmente i servizi pubblici essenziali, che assolvono alla loro funzione con qualità percepita in molti casi come soddisfacente.
In più, la grande capacità di spesa, sia pur gestita con metodi clientelari, permette la creazione di posti di lavoro e di numerose fonti di guadagno per un gran numero di professionisti, consulenti, consiglieri di amministrazione, dipendenti pubblici e parapubblici. La Valle d’Aosta, perciò, a un’analisi superficiale può apparire a un osservatore esterno come una regione dove si vive meglio che da altre parti. Eppure si tratta di una società in crisi, perché il relativo benessere non è accompagnato dallo sviluppo, né da un vero dinamismo produttivo. Un’economia assistita
La ricchezza che la caratterizza, infatti, non è creata nella regione. È in massima parte frutto di trasferimenti da parte dello stato, estremamente cospicui per merito di una serie di circostanze favorevoli determinatesi nel corso degli anni, a partire dalla concessione dell’Autonomia e dei nove decimi di riparto fiscale, fino al trasferimento statale sostitutivo dell’Iva da importazione. Grazie a questi generosi trasferimenti statali, la Regione, direttamente o tramite la Finaosta e le innumerevoli società a partecipazione regionale, pervade e controlla ogni ganglio della vita economica. Decenni di politica esclusivamente assistenzialista hanno così determinato la quasi estinzione di un qualsiasi spirito imprenditoriale tra i valdostani. Le imprese sono quasi tutte a rimorchio di finanziamenti regionali con spirito parassitario, tagliate fuori dalle reali dinamiche di mercato a livello nazionale e internazionale. Persino le imprese turistiche, che dovrebbero costituire il nerbo dell’economia regionale, se confrontate con quelle di altre regioni montane come il Trentino – Alto Adige, e soprattutto di paesi come la Svizzera e l’Austria, appaiono – a parte pochissime lodevoli eccezioni – irrimediabilmente arretrate, incapaci di proporsi al mercato mondiale del turismo con offerte innovative e al passo con le aspettative di una clientela sempre più esigente. L’industria, per colpa delle dissennate politiche “adescatrici”, volte a scambiare finanziamenti e agevolazioni regionali con l’instaurazione, in molti casi, di produzioni poco redditizie e in difficoltà, registra da molti anni una desolante sequela di chiusure, fallimenti e stati di crisi, davanti ai quali l’amministrazione regionale reagisce con l’ormai tristemente consueta manifestazione d’impotenza da parte degli assessori competenti.

La chiusura culturale
Negli ultimi decenni, lo sforzo di costruire un apparato iconografico, linguistico, etnico e di tradizione a supporto di una assiomatica “specificità” valdostana, ha portato le classi dirigenti regionali a confondere pericolosamente (più o meno inconsciamente) il folclore con la cultura. Il risultato è stato il progressivo esaurirsi e quasi l’annullamento della creatività, della ricerca di strade nuove, dell’apertura al mondo, della contaminazione con altre culture, della produzione di opere originali e universali, cioè di tutto ciò che rappresenta la vera essenza della cultura “alta” di un luogo. Il tentativo di cristallizzare un quadro fittizio di riferimenti culturali, ancorati a un mitico passato, ha ingabbiato la società valdostana nelle maglie di un pensiero unico che ha impedito lo sviluppo di una cultura davvero originale, esportabile nel mondo circostante e con questo in feconda comunicazione. Troppi valdostani hanno perso così la capacità critica, soffocando ogni nuovo fermento creativo, riducendosi al ruolo di comparse in una meccanica riproduzione di schemi culturali precostituiti a tavolino.

La qualità della democrazia
Il controllo capillare dell’amministrazione regionale e della politica valdostana sull’economia, sulla società e sulla cultura ha prodotto gravissimi guasti alla qualità della democrazia della nostra regione. Noi valdostani ci siamo inconsapevolmente trasformati, soprattutto nel giro degli ultimi tre decenni, da cittadini a sudditi, condizionati nella nostra vita quotidiana, nelle nostre idee, nelle nostre scelte politiche, nella nostra perduta capacità critica, nel nostro dimenticato esercizio della libertà di pensiero, da una ristretta oligarchia di uomini politici organizzati in potenti comitati di affari. Un sistema elettorale puramente proporzionale ha permesso a un partito di raccolta come l’Union Valdôtaine di occupare in maniera permanente il centro della scena politica, controllando senza soluzione di continuità, con la complicità e la compartecipazione dei partiti via via alleati, assunzioni nelle amministrazioni e nelle società para pubbliche, carriere, consulenze di tutti i generi, contributi a pioggia (a singoli, associazioni e imprese), nomine in consigli di amministrazione di società controllate, carriere dirigenziali, ecc. Si è così verificata una regressione verso una società organizzata secondo criteri di tipo “feudale”, nella quale sono annullati le qualità e i meriti delle persone, i diritti e i doveri dei cittadini, a favore della fedeltà al “signore” di turno. Una società di “uomini di”, invece che di uomini liberi. Una società nella quale il consenso si conquista soltanto con intimidazioni, lusinghe, scambi clientelari, campagne acquisti di grandi elettori. Una società senza democrazia, quindi una società senza libertà.

La nuova fase
I valdostani hanno manifestato concretamente il loro disagio, e la volontà di cambiare questo sconfortante quadro politico e sociale, quando nell’aprile del 2006 hanno determinato la sonora e assai sosprendente sconfitta dell’Union Valdôtaine e dei suoi alleati, eleggendo Carlo Perrin e Roberto Nicco nel Parlamento della Repubblica. Determinante, per quel risultato, fu il contributo dei Ds e della Margherita, che scelsero di porre fine a un’alleanza con l’Uv e i suoi satelliti, che si era rivelata dannosa per la nostra regione. Quella vittoria, che ha reso palese l’esigenza e la volontà dei valdostani di voltare pagina, per cambiare il sistema politico, rinnovare profondamente il rapporto tra l’amministrazione e i cittadini riaffermando i valori della democrazia e della libertà, mette le nostre forze politiche, e il Partito Democratico che stiamo costruendo, di fronte a importantissime responsabilità. Stiamo vivendo una fase politica di passaggio, che può portare a una trasformazione profonda del sistema politico e della società valdostana. Uno di quei passaggi storici nei quali si fronteggiano le forze del rinnovamento e della trasformazione, contro quelle del mantenimento dello status quo e della restaurazione. Le prime, nell’ultimo anno e mezzo, hanno fatto fronte comune nell’Alleanza Autonomista Progressista, che dovrà essere il nostro riferimento fino a che l’opera di rinnovamento e di liberazione delle migliori energie dei valdostani non sarà compiuto. Il Partito Democratico non dovrà semplicemente aderire a questo fronte, bensì porsi come forza di riferimento e di traino dell’Alleanza Autonomista Progressista, per condurre in porto la trasformazione della società valdostana che ci chiedono i nostri concittadini secondo i principi più avanzati delle culture politiche riformiste del centrosinistra. In primo luogo ciò dovrà avvenire con il pieno appoggio ai referendum elettorali del 18 novembre, che si propongono di introdurre un sistema di tipo maggioritario, per rendere possibile l’alternanza di governo. Il Partito Democratico, concepito come il partito nuovo che dovrà proporre soluzioni per l’Italia nel mondo complesso del ventunesimo secolo, nasce infatti per riunire le culture riformiste di centrosinistra, laiche e cattoliche, nell’ambito di un sistema bipolare. È perciò essenziale battersi con grande convinzione per il passaggio dal sistema proporzionale bloccato, in stile prima repubblica, che caratterizza il sistema politico valdostano attuale, a uno schema maggioritario tendenzialmente bipolare, che garantisca anche ai valdostani la possibilità di un’alternanza al potere tra progetti di volta in volta diversi, quindi il passaggio dalla democrazia della rappresentanza alla democrazia governante. Perché ciò avvenga, è importantissimo ed essenziale che il Partito Democratico valdostano si impegni con tutte le forze e la convinzione possibili per il successo dei referendum del 18 novembre. Anche in occasione delle elezioni regionali del 2008, il Partito Democratico dovrà porsi come riferimento per tutte le persone e le forze politiche che vorranno proporre agli elettori un governo di svolta, di rinnovamento e di rilancio della società valdostana, a partire da quelle che fanno parte dell’Alleanza Autonomista Progressista.

Gli strumenti per la svolta e il rilancio
Gli elementi fondamentali di questo rilancio dovranno essere:
1) Una Regione non invasiva Trasformando la Regione da ente che invade e pervade tutto il sistema economico valdostano, a ente soltanto regolatore, che garantisca le condizioni per un virtuoso sviluppo di un’imprenditoria sana, aperta all’innovazione, pienamente inserita nelle dinamiche del mercato globale. Snellendo le pubbliche amministrazioni, riducendo gradualmente, per indirizzarlo verso attività imprenditoriali sganciate dal controllo pubblico, il numero spropositato di dipendenti pubblici e parapubblici, che vede la Valle d’Aosta al primo posto in Italia e probabilmente in Europa in rapporto al numero di abitanti.
2) Separazione tra politica e affari Sottraendo ai politici il potere di nomina nei consigli di amministrazione delle società controllate, (affidandolo a organismi terzi di garanzia, sulla base di curricula minimi previsti per legge, di concorsi o di graduatorie in albi costituiti per materia). Riducendo drasticamente il numero di queste società a partecipazione pubblica, appaltando invece i servizi relativi a società o associazioni private. Riformando il sistema delle consulenze professionali per le amministrazioni pubbliche, sottraendole all’influenza dei politici e affidandole a organismi terzi di garanzia o a sistemi a rotazione sulla base di albi ai quali si acceda per titolo e per esperienza nella materia trattata. Riformando la pubblica amministrazione in modo da impedire l’assunzione dei dirigenti senza concorso, liberando così la pubblica amministrazione dal controllo diretto del politico di turno su tutti i gradi dirigenziali, assegnando soltanto al livello apicale la possibilità di un rapporto fiduciario tra il politico e il dirigente. Vietando per legge che un’amministrazione possa affidare consulenze, contributi o altri benefici a parenti stretti di assessori o consiglieri di maggioranza o a società di cui detengano quote significative.
3) Sostegno all’innovazione Sostenendo e ristrutturando profondamente l’Università della Valle d’Aosta (che dovrà subito essere liberata dal controllo politico diretto con l’eliminazione della vergognosa presidenza affidata al Presidente della Regione), anche nel genere e nella qualità dei corsi di laurea legati al territorio e alle attività economiche con le quali vorremo caratterizzarlo, affinché funga da volano e punto di riferimento per lo studio e l’attuazione di politiche di rilancio economico e culturale dell’intera società valdostana. Favorendo il contatto, la collaborazione e l’emulazione tra l’industria turistica valdostana e quella di altre regioni o paesi dediti al turismo di montagna, per far decollare il sistema dell’offerta e riportarlo al passo con i migliori esempi del panorama europeo e mondiale. Proponendo la Valle d’Aosta come territorio aperto alle imprese più innovative nei campi più avanzati della tecnologia, sull’esempio di città come Catania o Torino, che si sono imposte sul mercato mondiale delle nuove frontiere dell’elettronica e dell’informatica. Trasformando il territorio valdostano in luogo di sperimentazione delle tecnologie e delle politiche più avanzate nel campo dello sviluppo ecocompatibile: produzione energetica con fonti alternative; sostegno alle industrie collegate all’energia solare, eolica, idroelettrica; risparmio energetico con lo sviluppo di una bioedilizia all’avanguardia in Europa; promozione di mezzi di trasporto non inquinanti; ecc.
4) Rilancio culturale Ribaltando la politica seguita negli ultimi decenni, dedita alla cristallizzazione o alla costruzione a tavolino di “tradizioni” legate a un passato mitico (la Festa della Valle d’Aosta ne è un penoso esempio) occorre favorire tutti i fermenti più virtuosi delle culture presenti sul territorio valdostano, per farli interagire con le correnti artistiche e culturali mondiali. La Valle d’Aosta deve diventare sede di eventi di respiro internazionale, scambiare esperienze, diventare zona di passaggio e di incontro tra persone e idee, che qui possano trovare sintesi per nuove elaborazioni e creazioni nei più svariati campi della cultura: dalla musica al cinema, dall’architettura alla scienza, ecc. Bisogna passare dalla chiusura e dall’arretratezza sbandierate come difesa delle tradizioni, all’apertura mentale e alla proposta creativa da e verso il mondo, che sole possono far nascere un’identità locale davvero condivisa da tutti i valdostani e non più soltanto da una parte di essi.

La Valle d’Aosta in movimento
Non dobbiamo più mettere una Valle d’Aosta contro un’altra. Dobbiamo puntare semplicemente alla vittoria della democrazia e dei valori che ci devono unire tutti. Dobbiamo rompere con le idee, le abitudini e i comportamenti del passato. Dare il giusto valore al lavoro, alla morale, al rispetto, al merito. Noi democratici vogliamo il cambiamento. Dobbiamo far sì che qualsiasi valdostano, di qualsiasi origine, si unisca a noi per rimettere la Valle d’Aosta in movimento.

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