Le future alleanze del Partito Democratico

Quando si parla delle alleanze del futuro partito democratico, si discute della questione se si debba escludere a priori ogni ipotesi di accordo con l’Union Valdotaine oppure no.

Credo sia importante chiarire.

Il Partito Democratico è stato concepito e nasce in un contesto maggioritario e bipolare. Il bipolarismo italiano, sia pure immaturo e ancora pieno di difetti, ha reso evidente che per l’Italia del futuro è necessario: a) semplificare il quadro politico, riducendo il numero dei partiti, e b) nel campo del centrosinistra, ricongiungere la cultura cattolico democratica con quelle laiche, riformiste e liberaldemocratiche.  Il Partito Democratico vuole essere una formazione politica del centrosinistra che si fa carico del governo del Paese proponendo un progetto alternativo a quello del centrodestra, in una logica, appunto, bipolare.

In Valle d’Aosta non siamo ancora in una situazione bipolare, a causa della persistenza di un sistema elettorale proporzionale, con un partito (l’UV) che occupa il centro dello scacchiere e risulta inamovibile dal potere. Ciò ha provocato i gravissimi guasti che conosciamo: clientelismo sfrenato, commistione (o addirittura coincidenza) tra politica e affari, controllo pubblico sull’intera economia, fine di una democrazia effettiva (i cittadini hanno paura di esprimere le proprie idee), pensiero unico nella cultura, ecc.

Da due anni a questa parte si è diffusa la consapevolezza che continuando così la Valle d’Aosta sarebbe destinata a un declino inarrestabile. Moltissimi cittadini hanno mostrato di volere il cambiamento verso una democrazia effettiva, con la possibilità di alternanza al governo della regione. Ecco spiegato il clamoroso risultato del 10 aprile 2006, con la vittoria larghissima dell’Alleanza Autonomista Progressista.

La reazione dell’Union Valdotaine, o di ciò che ne resta, è stata quella di far finta che non sia successo niente. Continua imperterrita, con la complicità dei partiti satellite, ad agire con gli stessi metodi della peggiore politica. 

In questa contingenza, perciò, l’Union Valdotaine è l’avversario da battere, perché continua a rappresentare l’immobilismo e la restaurazione, perpetuando il regime dispotico che imbriglia la società valdostana.

Molti, anche tra le sue fila, cominciano a manifestare segni di insofferenza. Con queste persone il Partito Democratico dovrà dialogare. Con gli altri, da Caveri a Rollandin, da Viérin a Cerise, fino a Césal, non c’è possibilità alcuna d’intesa. Devono essere mandati a casa. Con loro è improponibile un accordo programmatico: il nostro programma consiste, prima di tutto e con il mezzo del referendum propositivo del 18 novembre, nel rivoluzionare il sistema politico valdostano, renderlo bipolare e permettere l’alternanza al governo.

Il Partito Democratico sarà dalla parte di chi vuole rinnovare e rilanciare la società valdostana e voltare finalmente pagina. L’Union sarà dall’altra parte.

Il confronto programmatico con l’Uv, teorizzato da Bich e dalla parte politica che lo sostiene, è la solita manfrina per camuffare con una parvenza di riformismo politico la volontà di certi personaggi di continuare a essere complici, anzi protagonisti, del regime illiberale e soffocante del quale il Partito Democratico, quello che si riconosce in Raimondo Donzel, si vuole liberare.

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