Referendum propositivi del 18 novembre: ecco perché proponiamo un ospedale nuovo

Visto che sono uno dei “comizianti” della campagna referendaria, provo a sintetizzare, per quanto possibile, le ragioni del referendum sull’ospedale nuovo.

Si deve partire da una constatazione sulla quale siamo tutti d’accordo: è necessario unificare le sedi ospedaliere. Oggi infatti l’ospedale è diviso su tre sedi: viale Ginevra, Beauregard ed ex maternità (psichiatria). Ciò comporta sprechi di risorse umane, tecnologiche e professionali. Per non parlare dei rischi cui sono sottoposte le pazienti del reparto ostetricia ginecologia del Beauregard, che in caso di emergenza devono essere trasportate nella sede di viale Ginevra.

Il problema è che la Giunta regionale, per realizzare questa unificazione, propone un insano progetto: costruire un nuovo ospedale dove ora c’è il parcheggio (il cosiddetto “ampliamento a est”). Contemporaneamente, ristrutturare la sede attuale. Infine, unire le due strutture con una passerella su viale Ginevra, che sarebbe chiusa al traffico veicolare.

E’ un progetto folle.

Folle architettonicamente: il risultato finale sarebbe una sorta di edificio Frankenstein, con una parte nuova e una vecchia di settant’anni, sia pur ristrutturata alla meglio. Un complesso irrazionale, con tempi di spostamento di pazienti e materiali da un reparto all’altro molto superiori agli standard richiesti per gli ospedali moderni. Con reparti, nella parte vecchia, che sarebbero inadeguati anche dopo la ristrutturazione. Basti pensare ad alcuni reparti già ristrutturati, come quello di oncologia: sei letti per camera e spazi angusti, come denunciato dallo stesso primario. Bagni in cui è impossibile entrare con la carrozzella. Necessità di spostare tutti i letti di una camera per portare fuori un letto. E così via.
Ci ritroveremmo un ospedale senza un filo di verde attorno, immerso nel traffico caotico e inquinante. Un ospedale con un parcheggio pluripiano sotterraneo, proprio sotto la parte nuova, con tutti i problemi di inquinamento da fumi venefici e di sicurezza. Credo che sarebbe il primo (il peggiore) caso al mondo.
Insomma, alla fine, malgrado i tantissimi soldi spesi e i tempi lunghissimi di realizzazione, avremmo ancora un ospedale vecchio (nella concezione) e inadeguato.

Ma il progetto della Giunta è anche folle urbanisticamente.
Gli stessi tecnici chiamati dalla Giunta a dare l’ok per la fattibilità dell’intervento, per dignità professionale non hanno potuto esimersi dal denunciare che per realizzare questo ampliamento a est è necessario rivoluzionare la viabilità cittadina. Ipotizzano nuove vie di comunicazione a sud di Aosta, l’interramento di via Roma e altre fantasie di questo genere.
Perché la verità è che la città non potrebbe sopportare la chiusura della porta nord e l’aumento di traffico che seguirebbe l’intervento.

Il progetto è anche folle per i costi. Sono previsti 130 milioni di euro (destinati sicuramente ad aumentare, per le prevedibilissime varianti in corso d’opera che si renderebbero necessarie). La stessa cifra necessaria per costruire un ospedale nuovo, solo che in questo caso sarebbero utilizzati per avere alla fine un ospedale comunque vecchio e inadeguato, come è oggi. Inoltre, tra i costi non sono conteggiati quelli, altissimi, necessari per rivoluzionare la viabilità cittadina (vedi sopra).

Un progetto folle per i tempi di realizzazione. Prevedono sette anni, ma ce ne vorranno molti di più, almeno il doppio. Lo dimostrano gli ultimi vent’anni, caratterizzati dall’aver trasformato l’ospedale in un eterno cantiere. Perché lavorare in un ospedale dove ci sono i malati è complicatissimo, e rallenta enormemente i lavori.

Un progetto folle per i disagi che creerebbe a pazienti, operatori e cittadini. Altri vent’anni di lavori, di rumori, di polveri, di spostamenti di reparti, di soluzioni provvisorie, ecc.

Noi del comitato referendario proponiamo l’unica soluzione attenta ai bisogni della collettività, e infinitamente più razionale. La costruzione di un ospedale nuovo fuori città, facilmente accessibile per i cittadini di tutta la regione e per i mezzi di soccorso.

Il nuovo ospedale sarebbe architettonicamente e funzionalmente al passo con gli standard richiesti oggi. Moderno, funzionale, flessibile, immerso nel verde, vicino all’uscita dell’autostrada, raggiungibile in elicottero e attrezzato con le migliori tecnologie oggi disponibili. Avrebbe stanze a uno o due letti, condizionate, dotate di collegamento alla Rete, cablate, con bagno individuale dimensionato per carrozzelle e porta flebo. Un numero adeguato di sale operatorie, uffici, ambulatori e locali accessori. Dotato di servizi adeguati per l’utenza (bar, ristoranti, negozi, parrucchieri, chiosco giornali) e per gli operatori (nido aziendale, mense, spacci, sale riunioni, biblioteca). Dotato, infine, di foresteria per i parenti degli utenti.

Sarebbe realizzato in fretta. In Italia, nell’ultimo decennio sono stati costruiti moltissimi nuovi ospedali, moderni e funzionali, tutti nel giro di pochi anni. Per esempio questo, o questo.

Sarebbe collocato nella posizione migliore sotto il profilo urbanistico. Sono state individuati due siti molto indicati: Saint-Christophe in località Croix-Noire e Quart in località Olleyes.
Entrambi i siti rispondono al meglio ai requisiti di facile accessibilità. L’ospedale nel centro di Aosta è facilmente accessibile solo per le poche persone che vivono nella zona, ma non per la stragrande maggioranza dei valdostani. Per un utente in arrivo da Courmayeur o da Pont-Saint-Martin o da qualsiasi parte della regione è invece molto più conveniente trovare l’ospedale subito dopo l’uscita autostradale di Aosta est. Gli elicotteri di soccorso potrebbero inoltre atterrare direttamente presso l’ospedale. (Oggi, invece, un malato bisognoso di soccorso urgente deve essere trasportato all’aeroporto e trasferito su un’autoambulanza, la quale deve correre a sirene spiegate fino in viale Ginevra).

In sintesi: l’ospedale nuovo costa meno dell’ampliamento della vecchia struttura, si realizza in un tempo di molto inferiore, è collocato in una posizione più conveniente e razionale urbanisticamente, è realizzato secondo i migliori standard sanitari richiesti a un ospedale moderno, è immerso nel verde e la sua costruzione non comporta disagi per i pazienti, gli operatori e i cittadini.

Di fronte a queste motivazioni incontestabili, che imporrebbero, a qualsiasi amministratore attento soltanto ai bisogni della collettività, di percorrere senza indugi la strada dell’ospedale nuovo, i sostenitori dell’ampliamento a est, per sostenere le loro ragioni, sono costretti ad arrampicarsi sugli specchi e a mentire spudoratamente su molti punti.

Prima menzogna: “i promotori del referendum non indicano dove costruire il nuovo ospedale”.
Palesemente falso. Ne indichiamo addirittura due, come ho già scritto sopra. Non basta: è stata addirittura una commissione tecnica incaricata dalla giunta a studiare pregi e difetti dei due siti da noi indicati, manifestando una preferenza per la soluzione nel comune di Quart.

Seconda menzogna: “i sostenitori del referendum non indicano i costi della demolizione della struttura di viale Ginevra”.
Qui c’è da trasecolare. Nessuno di noi ha mai pensato, né detto, di demolire l’attuale ospedale. Anzi, noi diciamo, ad esempio, che potrà continuare a essere utilizzato come:
1) poliambulatori per la città di Aosta (mettendo fine alla dispersione attuale);
2) sede dell’assessorato alla Sanità (con la conseguente liberazione della sede attuale di via De Tillier);
3) sede di una microcomunità per anziani e disabili per le zone di Aosta centro e Aosta ovest, evitando la prevista costruzione del complesso di regione Gotreau del costo previsto di 10 milioni di euro;
4) Scuola per infermieri professionali;
5) Servizi di medicina preventiva
6) Uffici amministrativi dell’Usl

E queste sono solo alcune delle proposte possibili.

Terza menzogna: “con tutti i soldi che sono stati spesi finora sarebbe delittuoso non completare la ristrutturazione del nuovo ospedale”.
I fautori dell’ampliamento a est, su questo punto mentono (spudoratamente) sapendo di mentire.
Il loro progetto, infatti, non ha nulla a che vedere con i lavori di ristrutturazione portati avanti finora. Non sarebbe affatto un completamento di lavori già iniziati. Infatti, il progetto di ampliamento a est prevede che anche tutti i reparti (come oncologia) che sono già stati ristrutturati negli anni passati, siano di nuovo completamente ristrutturati! Il reparto di pronto soccorso, i cui lavori di ristrutturazione non sono neppure terminati, con il progetto della Giunta sarebbe spostato nella parte nuova (quella dove oggi c’è il parcheggio), vanificando del tutto la costosissima ristrutturazione oggi in corso. Anche le sale operatorie inaugurate di recente in pompa magna dall’assessore, con l’ampliamento a est sarebbero smantellate e trasferite nella parte nuova.
I soldi spesi finora dovrebbero essere rimpianti in eguale misura, sia se si propendesse per l’ospedale nuovo, sia se si puntasse sull’ampliamento a est. In ogni caso, le ristrutturazioni effettuate non sono state altro che rattoppi, opere di straordinaria manutenzione per rimediare alla bell’e meglio alle magagne strutturali di un edificio costruito settant’anni fa.

Prima arrampicata sui vetri: “i sostenitori del referendum non dicono come trovare i soldi per la costruzione del nuovo ospedale”.
Affermazione manifestamente illogica. Se si trovano i soldi per l’ampliamento a est, non si vede perché non si dovrebbero trovare per l’ospedale nuovo, considerato che costerebbe molto meno!
Quando c’è la volontà politica di realizzare un’opera utile alla collettività, i soldi si trovano, come dimostrano le decine e decine di ospedali costruiti a tempo di record negli ultimi anni in tantissime regioni italiane. La Giunta nostrana riesce a trovarli persino per le operazioni inutili: ad esempio per la folle operazione Billia (cento milioni per l’acquisto e la ristrutturazione, contro i centotrenta necessari per l’ospedale nuovo).
Noi diciamo che l’ospedale nuovo potrebbe essere finanziato in parte con accordi di project financing (società private che cofinanziano un’opera pubblica in cambio dell’esclusiva per un certo numero di anni nella fornitura di attrezzature, materiali di consumo, ecc.). In parte con la vendita a privati di palazzi oggi occupati da uffici Asl (ad esempio quelli di via Guido Rey) che potrebbero essere trasferiti nella struttura liberata di viale Ginevra. In parte con il fortissimo risparmio dovuto al non più necessario pagamento dell’affitto per magazzini, uffici ecc., oggi sparsi sul territorio e che potrebbero essere concentrati nella vecchia struttura di viale Ginevra. E potremmo continuare con altri esempi di finanziamento.
In ogni caso, la legge propositiva che sarà votata dai cittadini con il referendum dà appunto mandato alla Giunta di individuare i finanziamenti necessari alla costruzione del nuovo ospedale.

Seconda arrampicata sui vetri: “i sindaci di Saint-Christophe e Quart sono contrari alla realizzazione del nuovo ospedale”.
Ci chiediamo: se un’opera pubblica come un ospedale è necessaria e utile per tutti gli abitanti della regione, la decisione se realizzarla o meno spetta al governo regionale o ai sindaci dei comuni interessati?
A ogni persona ragionevole l’ardua sentenza.
(Tralasciando il fatto che un sindaco con un minimo di lungimiranza capirebbe al volo le grandi opportunità per il suo comune, in termini di sviluppo economico, che un ospedale porterebbe con sé…)

6 pensieri su “Referendum propositivi del 18 novembre: ecco perché proponiamo un ospedale nuovo

  1. Da quasi due mesi mio padre, 92 anni, sta trascorrendo quelli che con tutta probabilità sono gli ultimi della sua lunga vita tra un reparto e l’altro dell’attuale ospedale. Stamattina, terzo trasferimento dal Beauregard alla sede centrale. Il trambusto del trasloco, unito alle condizioni precarie di salute, gli provoca un arresto cardiaco che i medici riescono comunque a fargli superare. Ore 14.00, Aosta: entra in azione un martello pneumatico a 30-40 mt. di distanza lineare dalla finestra con relativi rumori di cantiere: niente di grave nello specifico, mio padre è ormai quasi completamente sordo. Questo è un banale esempio della situazione attuale, destinata, in caso di ristrutturazione e ampliamento a procrastinarsi chissà fino a quando. Per il resto, complimenti a tutto il personale medico e paramedico, anche se tutto è migliorabile; in confronto all’ambiente del Palazzo sembra di essere in Isvizzera: si meritano un ospedale nuovo ed efficiente. Sembra però che manchi un’area disponibile. Si è trovato il posto per tutto (capannoni, supermercati, campi sportivi e ricreativi, monasteri, ecc.). Per l’ospedale pare invece che non ci sia più spazio.

  2. Certo, l’ospedale nuovo servirebbe a far lavorare nelle condizioni migliori l’ottimo personale medico e paramedico.
    Non è vero che non ci sia lo spazio. Come puoi leggere nel mio post, ci sono due aree perfettamente compatibili: Croix-Noire (dietro la cooperativa Fontine) e località Olleyes di fronte a Regione Amérique a Quart. Le due aree sono state analizzate persino dai tecnici chiamati dalla commissione che ha fatto il raffronto tra le due soluzioni ospedale nuovo o ampliamento a est. Quella di Quart è stata giudicata ottima, quella di Saint-Christophe bocciata solo per una motivazione secondo me pretestuosa: la vicinanza all’aeroporto (io sono per l’opposizione al progetto di ampliamento di quest’ultimo con la prevista apertura del traffico ad aerei più grandi).

  3. Mi pare, così a naso, che l’area di Olleyes possa andare benissimo. Ammesso che tutto vada nella direzione voluta e che la prossima Giunta abbia tutte le migliori intenzioni di dare attuazione alla legge, immagino sin d’ora le difficoltà che si incontreranno con il comune interessato per raggiungere un’intesa per modificare il piano regolatore: chiederà la luna alla Regione come a suo tempo è successo per l’ampliamento del Casinò (anche lì si parlò di un nuovo ospedale a Saint-Vincent e fu addirittura vincolata l’area), oppure bisognerà addirittura ricorrere ad una apposita legge regionale. I miei sono ovviamente pensieri a voce alta.
    Personalmente sono anch’io contrario all’ampliamento dell’aeroporto, in particolare se tale ampliamento fosse funzionale ad un traffico di aerei più grandi.

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