Stalinisti

Piero Ferraris ha lamentato il fatto che qualcuno (io sono tra quelli) ha proposto la sua espulsione dal partito democratico in seguito ai noti fatti (intervento in tv a favore dell’astensione ai referendum nonostante il partito fosse unanimemente schierato per il voto, sistematiche votazioni a supporto della maggioranza regionale malgrado ufficialmente Ferraris dica di essere all’opposizione, ecc.)
Dice che sono metodi stalinisti, e che il partito non è democratico perché non consente la libertà di opinione. Dice che lui ha il diritto di dissentire dalla linea del partito.
Bene (?!?)
Proviamo allora a immaginare un ipotetico senatore del Partito Democratico, che vada in tv (da Bruno Vespa, per esempio) a spalleggiare Berlusconi, sostenendo che per il bene del paese sia necessario far cadere il governo Prodi. Immaginiamo che questo senatore, in un discorso al Senato, dica che Veltroni è un pessimo segretario, e che non ne chiede le dimissioni solo perché è stato appena eletto. Immaginiamo, poi, che questo senatore voti sistematicamente con il centrodestra, contro Prodi.
Secondo voi, quanti minuti secondi durerebbe la permanenza di tale senatore nel PD? Pensereste forse che la sua espulsione dal partito sarebbe un atto di stampo stalinista?
La verità è che argomentazioni come quella di Ferraris suonerebbero immediatamente ridicole in qualsiasi posto serio del mondo. In Valle d’Aosta, invece, c’è pure qualcuno che gli dà retta. E qualcun altro che gli dà del galantuomo.
Pacatamente, possiamo chiedere a Ferraris un piccolo esame di coscienza? Un’ammissione di aver sbagliato? Un ritorno su binari di elementare coerenza politica? O, al contrario, la presa d’atto di essere, nei fatti, già militante di un partito diverso dal PD?

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Un pensiero su “Stalinisti

  1. Chi, come me, è andato a votare per le primarie da semplice cittadino, vi è andato, tra l’altro, sulla base di due presupposti contenuti nei documenti programmatici di entrambi gli aspiranti segretari: 1) sostegno all’alleanza AAP 2) sostegno ai referendum. Chi, come Ferraris (ma credo che tra gli exDS i Ferraris siano tanti), ha condiviso questi presupposti e poi il giorno dopo si è comportato diversamente, mi pare si ponga da solo e automaticamente fuori dal PD. E’ anche una questione di rispetto per chi è andato a votare alle primarie. Non parliamo poi della questione di Aosta, dove mi pare si navighi sempre sull’equivoco (i membri exDS della Giunta avrebbero dovuto passare in minoranza, viceversa Bich, già in minoranza, è dovuto passare in maggioranza, quando era l’unico ad avere una posizione coerente con i principi del “nuovo” PD. Mi pare che gli exDS si stiano arrampicando sui vetri per giustificare le loro prese di posizioni. Cosa c’entra Stalin e lo stalinismo in tutto questo? Chi li ha obbligati a partecipare alla formazione del PD se non ne condividevano i due principali principi informatori? Perché non hanno presentato altre e diverse candidature? Personalmente mi sento preso in giro da simili comportamenti e non c’è nessuna “ragion politica” che mi convinca del contrario.

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