…e l’ultimo chiuda la porta

Non è vero ciò che scrive Césal sul Peuple. Non è l’Uv a essere tornata al centro dello scacchiere politico. Casomai è il Partito Democratico a svolgere il ruolo decisivo per le prossime regionali. Lo dimostra il fatto che siamo tirati per la giacchetta sia dalle forze finora alleate nel Galletto, sia dall’Uv stessa, che lascia sempre una porta aperta. Ovviamente questa porta è aperta non per il Pd com’è uscito dalle primarie, ma per quello virtuale immaginato dall’Uv: quello dei “galantuomini”.
Si rassegni Césal: con un partito che candida Rollandin, che lancia editti per invitare all’eliminazione delle persone che osano sollevare critiche democratiche alla sua gestione del potere, che non si rende minimamente conto della grave emergenza democratica della nostra regione, che non appare in grado di progettare un futuro di rilancio per una regione in grave crisi economica, sociale e culturale, con un partito così il Partito Democratico non è disposto a nessuna alleanza. Chiuda pure la porta, che fa corrente.

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5 pensieri su “…e l’ultimo chiuda la porta

  1. Quanto dici mi quadra , ma ci sono i tuoi silenzi a impensierire . Su due fatti , precipuamente ; fatti interconnessi : il peso di ferraris/fiou e il loro condizionamento nella linea annacquata relativamente alla posizione alternativa all’union . Rollandin è uno , se anche fosse partito per marte senza biglietto di ritorno il solco con l’union resta . Mi pare che non abbiate ben chiaro cosa fare da grandi , cioè avete linee preferenziali , ma al vostro interno avete resistenze che vi condizionano . Ciò è male perchè vi impedisce di essere propulsivi verso un rinsaldamento del galletto che non può essere proposto solo dall’arcobaleno , esso pure con qualche problemino interno . Astrattamente mi pari giustamente decisionista , in pratica i condizionamenti non fanno altro che portare acqua alla corazzata rossonera .

  2. Mi fa molto piacere quello che hai scritto qui. Spero sia una parola definitiva sulla questione e che nessuno la riapra. D’altronde, dopo le innumerevoli dimostrazioni, da parte dell’UV, di illiberalismo, in economia e nella cultura, e di antidemocraticità (non voto ai referenda), come poter immaginare, da parte di chiunque, un dialogo con un mouvement non democratico e non liberale?

  3. L’UV è chiaramente un mouvement a vocazione totalitaria (monopolare), e pertanto non democratica.
    Ne fa fede innanzitutto il suo statuto, vecchio di 60 anni, da cui non ha mai preso le distanze, anzi … .
    L’articolo 1 si arroga la pretesa di essere l’unico movimento politico legittimato a difendere l’etnia e la lingua dei valdostani, a rappresentarli e a perseguire gli interessi della comunità valdostana.
    A tal fine si appropria addirittura e indebitamente, nel suo stemma, dei colori e dei simboli che dovrebbero essere patrimonio comune dei valdostani e che invece, da allora, sono diventati “proprietà privata” dell’UV.
    L’articolo 2 poi dichiara esplicitamente le finalità del mouvement: perseguire per via democratica (?) l’indipendenza.
    Il 6 giugno 1947, in risposta all’accusa di quanti rimproveravano gli unionisti di essere gli eredi di un sogno (l’indipendenza) non completamente avveratosi, il settimanale l'”Union Valdotaine” dedicava due intere pagine alla pubblicazione de “L’esprit de Victoire”, scritto che Emile Chanoux aveva redatto o forse solo contribuito a redigere anni prima, in piena guerra, in cui si esalta la razza ed etnia valdostana, contrapposta a quella italiana, ritenuta inferiore, e in cui si invita alla lotta per una futura indipendenza.
    Il Comando generale dell’Arma dei Carabinieri segnala immediatamente il fatto al Ministero competente, precisando che l’UV si serve di questo scritto per sostenere la sua anima indipendentista (vedasi art. 2 Statuto).
    Cose di 60 anni fa?
    Niente affatto.
    Ora che l’UV è diventato il “padrone politico” della VDA il suo DNA torna immediatamente a galla, così come era all’origine, immutato.
    Sul sito dell’UV (attivato da poco tempo) scorrono gli articoli 1 e 2 dello Statuto. Se aprite “Nos racines” potete leggere l’Esprit de Victoire.
    D’altronde in questi anni, che cosa sono state le nazionalizzazioni alla Viérin, con l’ingenua (?) collaborazione dei DS (Casinò, CVA, Pubblica amministrazione, ecc.) se non la presa di possesso di tali poteri, economici, culturali ed amministrativi, da parte dell’UV (= Valle d’Aosta)?
    E qualcuno può onestamente pensare che il mouvement totalitario molli l’osso ora che sta raggiungendo i suoi scopi?
    Come possono i partiti o movimenti che si appellano ai principi di democrazia e libertà stringere rapporti di qualsiasi tipo con chi finge di condividerli per raggiungere obiettivi del tutto diversi?

  4. Per Jaguar: su Ferraris e Fiou non mi pare di essere stato silente. Questo blog è pieno di post su di loro, sul Cittadino non ho certo risparmiato loro le mie critiche, e anche all’interno del Pd tutti (i due per primi) hanno potuto sentire la mia voce di condanna rispetto ai loro comportamenti.

    Dal mio punto di vista sono già oggi fuori dal partito, visto che non sono entrati nel gruppo del Pd entro il 30 novembre.
    Forse ci sono problemi giuridici a dichiararli tali, perché il partito non è ancora dotato di statuto. Vedremo.

    Il potere di condizionamento della linea politica da parte dei due consiglieri regionali border line è nullo, in concreto.
    Alle primarie hanno partecipato in maniera scorretta, nascondendo agli elettori le loro posizioni su referendum e galletto (entrambi i candidati si sono dichiarati a favore di queste due scelte, quindi Ferraris e Fiou ne hanno appoggiato uno – Bich – che dichiarava in campagna elettorale il contrario di ciò che loro pensavano), ma in ogni caso sono stati nettamente sconfitti.

    Il partito oggi è guidato da Donzel, con un esecutivo e un’assemblea costituente a grande maggioranza contro ogni ipotesi di alleanza con l’Uv.

    Il peso del “duo” si gioca in ambiti assai poco trasparenti. Danneggiano consapevolmente l’immagine del partito conservando per il gruppo regionale il nome truffaldino “per il Partito Democratico in Vda”.
    Questo, indubbiamente, rischia di far perdere consensi al partito, ma non influisce minimamente sulla sua linea politica.

    Inoltre, stanno impegnati in una una partita di retroguardia che si gioca sui beni patrimoniali (e non) dei Ds, che vogliono blindare in una fondazione.
    Ma non ci faremo condizionare neppure da questi trucchetti.

    Per Bruno: l’Uv è quella cosa che dici tu, ma è anche molto altro. L’idea dell’indipendenza, per molti unionisti molto concreti, è nient’altro che un’utile arma di ricatto per continuare a spillare vagonate di soldi ai contribuenti italiani. L’ottanta per cento di quelli che la votano non sanno neppure chi era Chanoux.

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