Totò

L’esultanza di Totò Cuffaro per essere stato condannato a “soli” cinque anni di carcere e all’interdizione dai pubblici uffici, e il suo rifiuto di dimettersi da presidente della regione Sicilia, è l’emblema dell’Italia di oggi.

Un paese quasi perduto.

Dobbiamo aggrapparci a quel “quasi”, ma è un’impresa da free climber. Dovremo allenarci molto, e farci dei muscoli così.

Il vero relativismo culturale che si è imposto negli ultimi vent’anni, è quello veicolato da Berlusconi e dai suoi seguaci. Con le sue televisioni e i suoi giornali ha mescolato il bene e il male, ormai annegati nella stessa melassa nauseabonda. Nell’Italia di oggi i mafiosi sono il bene, i giudici che li arrestano sono il male. Hanno cambiato il vocabolario, hanno rovesciato il mondo, hanno fatto saltare i pilastri dell’etica più elementare.

È l’anima stessa della nazione a essere corrotta.

In Valle d’Aosta è anche peggio. Qui l’anima della comunità è defunta, ammazzata dalla menzogna sistematica, dal sopruso quotidiano, dall’impunità dei corrotti e dei prepotenti. È la casta ingorda dei furbetti delle alpi, resi spavaldi dalla mancanza di controlli.

Noi non possiamo fare altro che denunciare le loro nefandezze, e preparare una rinascita, una politica nuova. Se i valdostani lo capiranno, fra pochi mesi potremo cambiare pagina. E, forse, dare un piccolo segnale di speranza all’intero paese.

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4 pensieri su “Totò

  1. Per renderti(ci) conto di come in questa sperduta provincia di Aosta, assurta a rango di regione, siamo nelle stesse condizioni, se non peggio, del resto d’Italia, (ti) consiglio di leggere, se non l’hai ancora fatto, l’ultimo articolo di Rivolin sul Peuple (è un giornalino sempre molto divertente se riesci a superare lo scoglio, anche psicologico, del similfrancese) a proposito proprio di etica e politica (con citazioni addirittura da Aristotele, reo di aver dedicato opere distinte all’etica e alla politica). In poche parole, anche se non detto in maniera espressa, si tratta di una spassionata difesa dei couffaroz e mastellaz di chez nous (scusa il linguaggio volutamente ibrido). Ognuno nel suo piccolo e con i mezzi che ha a disposizione ovviamente. Cesal firma invece un editoriale per i “carbonari” o “massoni” di chez-nous, in cui prima parla di certe questioni (senza dire quali) di cui non si dovrebbe parlare (regola del silenzio), per poi dire che ora forse bisognerebbe parlarne. Tace però sulla natura delle questioni di cui bisognerebbe, non si sa bene se tacere o parlare. Un articolo per “iniziati” insomma. Inoltre Rollandin gli scrive una lettera personale e lui subito la pubblica sul Peuple. Chissà se ha chiesto l’autorizzazione a Rollandin per poterla pubblicare. Poi c’è invece un articolo di segno opposto di una certa Barma (nome di origine celtica), la quale minaccia invece una defezione in massa dell’elettorato unionista, se … . Come vedi il tutto è molto divertente appunto perché criptico, all’insegna del “chi ha orecchi per intendere, intenda”.
    Insomma, invece di scrivere per i lettori (per i quali devono scrivere in italiano, se vogliono essere letti), si scrivono tra di loro.

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