L’Autonomia e l’hip hop

Decenni di esaltazione della base etnica della valdostanità hanno prodotto gravi guasti.

Il più importante è questo: una larga parte della popolazione valdostana continua a non potersi riconoscere negli elementi identitari che la propaganda mette alla base dell’Autonomia regionale. 

Ancora dopo diverse generazioni, per i calabresi, i veneti, i piemontesi, e ora anche gli immigrati stranieri, è infatti impossibile sentirsi pienamente parte della comunità in cui vivono. L’Union Valdôtaine, nel condurre l’artificiosa costruzione di un’identità regionale, ha perseguito la separazione tra le culture e le etnie (termine che non amo). Ha comprato il silenzio dei nuovi arrivati: benessere in cambio di sottomissione alla Cultura Ufficiale. Ma ancora oggi, in occasione di feste, eventi mondani ecc., capita di sentire formulare la fatidica classificazione tra valdostani doc e aostani (caratterizzazione più sfumata), valdostani d’adozione, e così via. Solo una è la cultura, l’identità che ha le stimmate per permettere a chi vi si riconosce di essere classificato tra i valdostani doc.

Conseguenza: la comunità è disgregata, conflittuale, divisa. La bandiera, l’inno, le onorificienze, le celebrazioni, portati all’esasperazione proprio durante la penosa e ridicola era Caveri (L.) segnano la separazione totale e netta tra la maggioranza dei cittadini della regione e le istituzioni. L’Autonomia non è vissuta con orgoglio da tutti gli abitanti della regione, ma solo da una parte di quelli cui la propaganda assegna la patente di veri valdostani.

Si generano così insofferenze, anche in musica, verso la retorica melensa della Cultura Ufficiale, e penose discussioni sul valore di quegli elementi identitari che la Propaganda può in certi casi rendere immeritatamente odiosi. 

La sfida, per il futuro, deve essere quella di ricercare nuove basi per l’identificazione di tutti i cittadini valdostani nella comunità regionale. Le ragioni dell’Autonomia non devono più essere ricercate negli elementi identitari di una delle molte etnie che abitano la regione, ma su un livello più alto, che dovrà essere fondato su una concezione multietnica della società. Ognuno di noi, qualunque sia la sua origine, deve poter essere orgoglioso di appartenere a questa comunità, e questo potrà accadere solo il giorno in cui l’Autonomia valdostana non sarà più considerata un fine, bensì un mezzo per esprimere la fantasia, la cultura innovatrice, il contributo attivo della nostra regione alla vita politica, culturale, sociale dell’Italia e dell’Europa.

Sarà quel giorno in cui non si parlerà più di valdostani doc.

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2 pensieri su “L’Autonomia e l’hip hop

  1. Ma l’esaltazione etnica della valdostanità e la via “democratica” all’indipendenza sono i “piliers” su cui si fonda l’UV (art. 1 e 2 del suo Statuto). Cesal, qualche settimana fa, ha infatti scritto sul Peuple che bisogna ripartire da questi due presupposti. Come la mettiamo con l’UV? Oggi in Consiglio hanno addirittura deliberato di chiudere la Valle d’Aosta anche verso la pianura con la costruzione supermilionaria di una poderosa Porta, visto che le famose clausurae di Bard ormai sono state perforate!

  2. E poi il doc è sempre andato di moda: c’erano gli ariani doc, gli ebrei doc, gli italiani doc. Perchè non i valdostani doc, magari con un apposito marchio di certificazione di qualità al braccio?

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