Una strana difficoltà

Ricevo da Elio Bertolin e Giulio Cappa.

 

 

 

PROBLEMI DI MOVIMENTO? I DEMOCRATICI IN PRIMA LINEA

 

Uno di noi a volte zoppica a volte no. L’altro spesso non riesce a stare fermo. Condividiamo una strana difficoltà con personaggi famosi come Giovanni Paolo II, il cardinale Carlo Maria Martini, Katharine Hepburn, Michael J. Fox, Mao Tse Tung, Jean-Paul Sartre, Charlie Chaplin, Bruno Lauzi. È un problema conosciuto fin dall’antichità con i nomi di tremore senile, parletico, paralisi agitante. Da un paio di secoli è chiamato con il nome del primo medico che lo descrisse accuratamente nel 1815: l’inglese James Parkinson. Nel tempo è stata considerata come una malattia dei vecchi, ma ora si sa che può manifestarsi anche molto prima dei 60 anni.

 

Uno di noi è invalido civile. L’altro continua a fare il suo lavoro. A volte sembriamo strani: sguardo fisso, espressione troppo seria, rigidità dei muscoli, lentezza dei gesti. Qualche volta ci trema una mano, qualche volta muliniamo un braccio per aiutarci a camminare. Chi ha seguito la vicenda di Karol Wojtyla sa che certe difficoltà nel movimento e nella parola non impediscono alla testa e al cuore di funzionare benissimo.

 

Uno di noi a volte deve usare la tastiera del computer con una mano sola. L’altro sta arredando il suo ristorante con mobili e decorazioni in legno di sua creazione. Vorremmo far sapere alle persone che si trovano in una condizione simile alla nostra che la ricerca sta facendo passi da gigante, sia quella farmaceutica sia quella neurochirugica sia quella genetica. Il fatto che la nostra sia una malattia progressiva incurabile di cui non si conosce l’origine non impedisce alla medicina di rendere la nostra vita quasi del tutto normale. Ci sono neurologi specializzati in malattia di Parkinson, aggiornatissimi su tutte le novità farmacologiche e chirurgiche, ci sono anche in Italia centri di eccellenza che partecipano con importanti contributi alla ricerca internazionale. Insistete: stare meglio si può. Non mollate: come dice Veltroni, si può fare.

 

È una bizzarra malattia: chi trema smette quando dorme. Chi cammina male a volte fa le scale o balla il liscio con facilità. Noi due ci siamo trovati a fare politica nello stesso partito, che non a caso è il Partito Democratico. Pensiamo che per la prima volta si trovino in una lista elettorale ben due persone con il nostro problema, due su trentacinque, quasi il 6%! La malattia di Parkinson colpisce in media il due per mille della popolazione, con una leggera prevalenza di maschi, di non fumatori, di persone che non abitano in città.

 

Siamo a disposizione di chi vuole saperne di più. Siamo a disposizione anche delle persone colpite dalle altre malattie del movimento, genetiche o non genetiche. Lo spazio che dà a noi il Partito Democratico è di tutti coloro che vivono una difficoltà e non vogliono rinunciare ad agire, a partecipare alla costruzione di una società migliore per tutti.

 

Elio Bertolin e Giulio Cappa

 

 

 

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2 pensieri su “Una strana difficoltà

  1. Ho scoperto con leggera apprensione una piccola pecca, cioè che i Democratici godrebbero di una posizione non ottimale nei confronti di altri partiti. Non farebbero o non potrebbero fare sfoggio dei muscoli; il nostro “movimento” tendenzialmente non è per la politica che si esprime fisicamente. Anche io sono giunto a questa considerazione, anzi la situazione secondo me è anche più grave.

    Aggiungo, per rispondere ai carissimi Giulio Cappa ed Elio Bertolin, come i Democratici non ignorino di possedere, con la loro natura aperta e disponibile, anche “problemi di cuore”. Innamorati come siamo dei valori, dell’etica politica, della solidarietà, insomma aperti ai problemi di tutti, abbiamo il cuore sottoposto ad ogni forma di stress. Ecco allora percepire e valutare pensieri di morte. Sì perché a dirla tutta anche il muscolo cardiaco è un po’ bizzarro. Fa quello che vuole, ti scappa dal controllo, esce dai comuni ritmi, e ti fa anche lo scherzo di fermarsi improvvisamente, e allora sono guai.

    La morte, il morire, non è un’esperienza che possiamo fare e di conseguenza trasmettere, perchè nel momento in cui si muore irreversibilmente cessa il nostro stato di essere umani. Ci si può avvicinare alla morte, al morire, ma la soglia che segna il punto di non ritorno non è attraversabile se non dopo la vita. Un mistero irrisolvibile e il più terrificante tra quelli che ci è dato subire. Dal momento in cui si viene al mondo, la fine è l’unica certezza. Lontana, lontanissima da noi quanto si vuole, ma sempre lì, al limite estremo della vita, di ogni vita, sempre e da sempre. Basta che questo muscolo pretenda di essere solo un muscolo, ed è la fine. Più nessun movimento!

    I malati di cuore, sempre attenti ad ogni segnale, ad ogni strana compressione toracica, ad ogni atroce e lancinante dolore, pensano in ogni istante che sia giunta l’ora dell’Amore supremo! Il movimento Democratico è anche questo. E’ un movimento che esprime amore, che come me pensa che il cuore lo si può donare, che in fondo in fondo i problemi della vita siano altri e non sempre di cuore.

  2. Il dispiacere di avere espresso in metafora il coraggio e il sentimento con l’espressione “il cuore funziona benissimo” e avere così in qualche modo dimenticato chi fuor di metafora combatte con un cuore che non funziona pur mantenendo intatti il sentimento e il coraggio, è inferiore al piacere di avere suscitato da Giorgio una puntualizzazione così bella e profonda.

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