Il mio discorso in piazza Chanoux

Questo è il testo del discorso che ho pronunciato giovedì 22 maggio in piazza Chanoux al comizio finale dell’Alleanza Autonomista Progressista, in rappresentanza del Partito Democratico.

Care amiche, cari amici,

uno spettro si aggira per la Valle d’Aosta: lo spettro del ballottaggio.

 

Ma cos’è questo ballottaggio, e perché il sistema unionista lo teme così tanto?

 

Il ballottaggio è la resa dei conti, il nostro mezzogiorno di fuoco.

 

È lo strumento concreto con cui i valdostani potranno segnare l’inizio di una nuova epoca.

È lo strumento che permetterà una scelta tra due visioni della società, tra due concezioni antitetiche della politica:

da una parte la conservazione, il regime, la difesa di privilegi e interessi personali e dei vari comitati d’affari che infestano e infettano la nostra democrazia.

Dall’altra una proposta di rinnovamento, di governo della cosa pubblica basato sull’interesse generale, sul cambiamento dei metodi di governo. Una proposta di rilancio per la società valdostana, la sua economia, la sua democrazia, la sua cultura.

Il ballottaggio è uno dei pochi aspetti positivi della legge elettorale con cui ci accingiamo a votare, che è una pessima legge.

 

Ridicola sotto alcuni aspetti, ad esempio per il fatto che assegna solo 18 seggi ai vincitori del secondo turno.

 

Retrograda e da prima repubblica per altri, come per il mantenimento delle tre preferenze, che permettono il controllo del voto e inquinano con un alto grado di mafiosità l’esito delle elezioni.

 

Mafiosità, perché siamo arrivati al punto che i sondaggi elettorali non si fanno con gli istituti demoscopici, ma sentendo gli umori delle schiere di galoppini prezzolati.

 

Mafiosità, perché troppi elettori non sceglieranno chi votare sulla base delle idee, delle persone candidate e dei programmi dei partiti, ma sotto il condizionamento di promesse, pagamenti, ricatti, intimidazioni, diffamazioni.

 

Un aspetto positivo della legge elettorale è invece la possibilità di allearsi in coalizioni. Grazie a questa possibilità noi siamo qui tutti insieme questa sera.

 

Grazie a questa possibilità possiamo vincere queste elezioni, portando a compimento un percorso iniziato tre anni fa e che ha già dato scossoni molto significativi al regime che opprime la Valle d’Aosta.

 

L’Alleanza Autonomista Progressista, che si ritrova in questa serata di maggio nella nostra amata piazza Chanoux, è un progetto originale, strettamente legato al nostro territorio.

 

I mezzi d’informazione locali, fortemente condizionati dal potere politico, hanno assecondato la mistificazione tentata dai nostri avversari, che tendono a banalizzare e a ridurre a fotocopia di schemi nazionali la nostra coalizione.

 

Ma la verità è un’altra. La verità è che la nostra Alleanza non esiste e non potrebbe esistere in altro luogo. Siamo riusciti, con il lavoro comune e con le battaglie elettorali e referendarie di questi anni, a costruire e rinsaldare un progetto di governo per la Valle d’Aosta proiettata nel ventunesimo secolo. Un progetto nel quale confluiscono culture e tradizioni differenti, ognuna portatrice di esigenze e sensibilità fortemente presenti nella nostra regione, e che insieme possono dare il meglio di sé.

 

Per questo abbiamo vinto nel 2006 e abbiamo vinto alla Camera (cioè nelle elezioni cui partecipano tutti gli elettori) anche nel 2008, poco più di un mese fa.

 

Per questo abbiamo la possibilità di vincere anche domenica prossima.

 

Questa è la buona novella che abbiamo comunicato agli elettori durante la campagna elettorale, e che dobbiamo continuare a comunicare anche in questi ultimi giorni.

Si tratta di un risultato politico importantissimo, perhé introduce anche in Valle d’Aosta il concetto di bipolarismo, da intendersi come “democrazia governante”, per dirla con le parole di Arturo Parisi. Una democrazia, cioè, che permetta la scelta tra più proposte, e la possibilità di alternanza al governo tra partiti o coalizioni differenti.

Una svolta necessaria, direi vitale, perché l’inamovibilità dal potere provoca inevitabilmente tutti i guasti di cui soffre oggi la società valdostana: la mancanza di democrazia e di libertà, il clientelismo sfrenato, la degenerazione della lotta politica in scontro tra comitati d’affari.

Tre anni fa si cominciò a capire che questa svolta era possibile anche in Valle d’Aosta. Oggi abbiamo l’occasione di completare questa rivoluzione dolce.

Chiediamo ai valdostani di ascoltarci e di darci fiducia, perché ciò che promettiamo non è il cambiamento fine a se stesso.

E’ il cambiamento per liberare la Valle d’Aosta dalle secche dell’immobilismo e del benessere senza sviluppo.

Noi vogliamo una Valle d’Aosta che sappia camminare con le proprie gambe.

Vogliamo che i valdostani siano cittadini in possesso di diritti e non sudditi alla ricerca del favore del potente di turno.

Vogliamo il rilancio di un’imprenditoria sana, liberata dalla presenza soffocante della Regione e degli interessi dei politici.

Vogliamo una Valle d’Aosta dove i giovani possano tornare a sognare un progetto di vita pienamente soddisfacente e basato sul merito, e non a ripiegare nella ricerca di una umiliante raccomandazione politica.

Vogliamo una Valle d’Aosta dove il territorio sia finalmente valorizzato come la nostra grande e inestimabile ricchezza, e non più devastato per soddisfare gli appetiti di pochi affaristi, più che mai impegnati nella promozione di inceneritori e aeroporti.

Vogliamo una Valle d’Aosta dove il posto di lavoro, la casa, l’assistenza sanitaria, la scuola, siano assicurati a tutti, senza riguardo alle idee politiche e senza bisogno dell’intercessione del politico di turno.

Vogliamo una Valle d’Aosta dove ognuno possa esprimere liberamente le proprie idee, e dove si possa andare a votare a un referendum senza paura di ritorsioni.

Vogliamo una Valle d’Aosta dove l’informazione sia affrancata dal controllo politico.

Vogliamo una Valle d’Aosta dove l’Autonomia non sia la difesa di privilegi, ma un esempio virtuoso di sviluppo creativo da proporre al paese.

Sono obiettivi possibili da realizzare. Possiamo iniziare un’epoca nuova.

Possiamo mandare a casa i clan che tengono in scacco la nostra democrazia.

Noi siamo l’alternativa a quel sistema di potere. Un’alternativa in piena trasparenza.

Le tre liste della nostra coalizione, Arcobaleno, VdaVive-Renouveau e Partito Democratico, onoreranno in piena coerenza il patto sottoscritto con gli elettori.

Nessuna delle nostre forze politiche, nessuno dei nostri eletti, è e sarà disponibile a inciuci post elettorali. Chi governerà dovrà farlo con la forza stabilita dagli elettori.

Nessuno potrà operare cambi di maggioranza, né correre in soccorso al vincitore nel caso questo non avesse la forza necessaria per governare. Chi lo facesse tradirebbe gli elettori, e si qualificherebbe come un trasformista e un voltagabbana.

Noi siamo un’alleanza seria. Noi siamo forze politiche composte da persone serie e oneste.

Governeremo se gli elettori ci premieranno, e faremo opposizione coerente e intransigente nel caso contrario.

Chiediamo agli elettori di crederci.

Possiamo cambiare davvero.

Non sprechiamo questa storica opportunità.

Votiamo e facciamo votare per una delle liste della nostra coalizione.

 

 

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11 pensieri su “Il mio discorso in piazza Chanoux

  1. Un discorso equilibrato e discretamente pungente.
    Approvo.
    Voterò, (ma questo l’avevo già deciso tempo fa) per una forza della oalizione AAP.
    Saluti.

  2. Sig.Bruno, giusto per chiarire,cosa significa quel Vi (ti) crediamo?
    Il “Vi” fa pensare che qualcosa di oscuro e “organizzato” si nasonda dietro ai miei post. Il “ti” messo fra parentesi sembra confermare tale lettura.
    Non è così, anche se ovviamente per ogni “ti”c’è quasi sempre un “Vi” visto che non viviamo sul cocuzzolodiuna montagnae ci capita di parlare anche di scelte di voto nella vita quotidiana e certamente qualcuno ne viene più o meno influenzato.
    Saluti anche a lei.

  3. Si, credo anch’io nella buona fede di queste parole. La presenza in lista di alcuni personaggi (es. Sandri) con un passato politico che non mi piace mi ha reso un po’ più difficile il cammino verso la decisione di votare PD, ma poi ho deciso di distogliere lo sguardo dalle foto che non mi piacciono e di provare a dare fiducia ai candidati che più mi assomigliano. Auguri.

  4. Mi è scomparso un post?
    Boh, lo riscrivo.
    Sig.Bruno, quel “VI” con il “ti” fra parentesi non mi piace molto.
    Fa pensare ad un complotto o a qualcosa di organizzato, cosa che realmente non è.
    E’ indubbio che ogni “ti” diventa un “VI” nel momento in cui non viviamo sul cocuzzolo della montagna e nella nostra vita quotidiana parliamo anche di votazione con altre persone e qualche influenza possiamo averla e comunicarla.
    Saluti anche a lei.

  5. Rispondo a ghianda per fugare i suoi dubbi.
    Vincenzo Calì ha detto:
    “Chiediamo agli elettori di crederci” (credere a noi, che io ho inteso come noi dell’AAP): io ho risposto: Vi crediamo (a voi dell’AAP)
    Ho aggiunto il “ti” tra parentesi perché quelle parole sono state pronunciate personalmente da Vincenzo Calì: quindi “ti” crediamo. Tutto quì.
    Aggiungo ora:
    Se qualcuno, per indecisione, o per i motivi più vari (es. remore di origine storica, “ideologica”, o “sentimentale, o altro), non se la sente ancora di votare per l’AAP, voti piuttosto per il PdL. Stia in ogni caso lontano da quello stagno fetido e nauseabondo (UV e cicisbei che non meritano neanche di essere citati con le loro sigle), da cui ormai emana solo più odore di uova marce e pesci in putrefazione (il “sistema”).
    Se qualcuno teme per l’autonomia (obsoleto ritornello dell’UV) credo che possa dormire sonni tranquilli, anzi: siamo tutti disposti a difenderla a denti stretti, anzi, a valorizzarla, senza che vi sia bisogno di sciacquarci la bocca tre volte al giorno con la parola “autonomia”, prima, dopo, e durante i pasti.

  6. per Courthoud

    Non si tratta di “remore di origine storica, “ideologica”, o “sentimentale”, o altro”, semplicemente il signore che ho citato a titolo esemplificativo è quel compagno dottore che mentre dall’interno di DP faceva la battaglia per la sanità pubblica fuori poi faceva le ecografie nel suo studio guadagnando soldoni. E’ un tipo di comportamento (legittimo, per carità) che non mi piace e che mi fa andare indigesto il candidato. Comunque, come dicevo, tra i 35 tre buoni li trovo. Ciao.

  7. Pingback: Lettera ai miei venticinque elettori « Il blog di Vincenzo Calì

  8. ti dirò, sinceramente, che, in vita mia, non ho MAI assistito ad un comizio elettorale. Li ho sempre ritenuti praticamente inutili. La “vera” campagna elettorale non avviene, purtroppo, alla luce del sole, ma al buio. Come hanno dimostrato ampiamente anche queste elezioni, non ha vinto chi ha lavorato sotto i riflettori, ma chi ha lavorato “in nero”, dietro le quinte. Rimane, questo sì, la correttezza e la nobiltà delle tue parole, che, prima o poi, fruttificheranno senz’altro. Intanto, prepariamoci a sopportare altri cinque anni di “regime” (è stato molto meno lungo quello fascista): come avrai notato sul suo blog, Eddy Ottoz è già stato invitato da più di una persona a prendere la via dell’esilio dalla VDA, il che è molto significativo.

  9. Pingback: Rollandin medaglia d’oro « Il blog di Vincenzo Calì

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