Maroni (ci hai scassato i)

Roberto Maroni, uomo di punta del partito di cui è uomo di punta anche Mario Borghezio, compie un’operazione mediatica schifosa per ammantare di false motivazioni umanitarie i suoi provvedimenti razzisti.

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8 pensieri su “Maroni (ci hai scassato i)

  1. Proverbio cinese: “Quando il dito indica la luna,lo sciocco guarda il dito”.

    Ci sono dei bambini rom che guardano la luna e la indicano con il loro ditino… e subito ci sono dei “politicanti” leghisti, come Maroni e Borghezio che guardano il dito per prendere loro le impronte digitali.

  2. Come si sa, la Lega Nord è conosciuta per essersi sempre preoccupata della sorte dei bambini Rom. Bossi e Maroni, da giovani, giravano la notte per attaccare personalmente i manifesti sotto i cavalcavia, con gli slogan: “Via da Roma, sfruttatrice dei bambini Rom” e “Abbasso il razzismo, Solidarietà ai bambini Rom”. Sono le loro priorità. La Lega è il baluardo dei diritti civili. Lotta da sempre contro il razzismo, contro le discriminazioni tra nord e sud, contro le discriminazioni nei confronti degli immigrati, in particolare dei Rom. Mario Borghezio e Roberto Maroni non vogliono che sia fatto del male ai bambini Rom.

  3. Perché la sinistra della sorte dei bambini rom se n’è mai occupata? Lasciare che si sviluppino favelas nelle periferie minimizzando il problema è un atteggiamento che denota attenzione e sensibilità verso gli ultimi? La presenza di campi rom non è il maggiore né il più grave problema di illegalità presente in Italia, ma non per questo va sottovalutato e lasciato crescere indisturbato. Con grande tristezza constato che per il centro-sinistra la legalità è a senso unico, esattamente come (ma in direzione opposta) avviene per il centro-destra: le regole valgono solo per i soggetti facilmente stigmatizzabili dinanzi al proprio elettorato (Berlusconi e i suoi sodali per gli uni, i criminali di strada per gli altri). Principio elementare dello stato di diritto, spesso invocato anche in questo blog, è invece quello di pretenderne il rispetto da parte di tutti. La schedatura è una misura forte, ma commisurata alla gravità di una situazione che non può continuare ad essere trascurata (si chiama principio di proporzionalità, non discriminazione) nonché necessario pre-requisito per interventi futuri. Sono ridicole anche le provocazioni clericali: non c’è bisogno di schedare anche i bambini italiani perché non sono coinvolti in atti illeciti con una frequenza comparabile.
    Ciò che mi preme sottolineare tuttavia è che lo sdegno dinanzi a misure repressive denota il distacco crescente del centro-sinistra dai ceti popolari che si candida a rappresentare. E’ facile richiamare il riconoscimento dei diritti fondamentali dell’uomo o prodursi in sofismi accademici quando si vive nei quartieri-bene, un po’ più difficile quando si vive in una periferia con il costante timore di essere vittima di reati. Calì, sarà un caso che Alemanno ha prevalso nelle periferie di Roma e Rutelli ai Parioli? Non sarebbe opportuno, invece di sprecare il proprio sdegno sulle vicende amatorie di Mara Carfagna, riflettere su un tale rovesciamento delle categorie tradizionali? Anticipando una possibile replica, dico che sono perfettamente consapevole che il centro-destra si basa in materia su un uso spregiudicato dell’effetto-annuncio e poca sostanza (vedi le ricadute sulla sicurezza della riduzione delle risorse alle forze dell’ordine, dello stop ai processi e alle intercettazioni), ma segnalo che quella poca è percepita come preferibile dinanzi allo sterile intellettualismo delle posizioni garantiste, che appare odioso al cittadino che vive i problemi sulla propria pelle. Questo oltretutto avviene perché è oggi consapevolezza diffusa che le risorse per la redistribuzione predicata dalla sinistra siano sempre più ridotte, e che l’unico ambito in cui i poteri pubblici possono ancora garantire protezione sociale ai ceti popolari sia rimasto la salvaguardia di un livello minimo di sicurezza.
    Confido di ricevere una replica intellettualmente più strutturata del “tu leghista-unionista becero e ottuso”, sono categorie in cui non mi riconosco.

  4. Visto che Maurizio sta confidando di ricevere una replica intellettualmente più strutturata del “tu leghista-unionista becero e ottuso”…perchè lui dice che sono categorie in cui non si riconosce,io non mi permetterei mai di provare a fare questa cosa. Non sono strutturalmente adeguato e perciò lo lascio fare a Maria Novella Oppo con un suo articolo:

    Schifo ad personam

    Il comunismo avanza in tutto il mondo. E perfino Franco Bechis, direttore di Italia Oggi, che tanto ha fatto per Berlusconi durante la campagna elettorale, ieri mattina a Omnibus sosteneva che è del tutto incomprensibile il blocco dei processi che riguardano proprio quei reati sui quali si è costruito l’allarme sociale. E non basta, aggiungiamo noi. L’allarme «percepito» (sottile distinzione sulla quale si sono guadagnati milioni di voti) è tuttora cavalcato nel caso dei rom. Meglio se bambini, perché così si mette più agevolmente in atto il rovesciamento della verità: schediamo i piccoli per punire i loro sfruttatori. È un procedimento noto agli studiosi con il nome di persecuzione caritatevole.

    Così il presidente Bush, per fare un favore agli iracheni, ne ha dovuto ammazzare oltre centomila; ma tanto già stavano male sotto Saddam. Peccato solo che neanche questo sia servito ad abbassare il prezzo del petrolio. Allo stesso modo, Maroni perseguita i bambini rom (che tanto già soffrono) per abbassare lo schifo ad personam.

  5. Non mi sarebbe mai passato per la testa di classificare come becero e ottuso il commento di Maurizio (né Maurizio stesso, che non immagino nemmeno chi sia). Mi sembrano anzi argomentazioni stimolanti.

    Comincio con il dire che il mio sdegno per le posizioni di Maroni (sdegno condiviso dai vescovi, dall’Unicef e dell’Ue, per dire, non certo classificabili nella categoria della sinistra intellettualista) non deriva dalla scelta del governo di usare la mano dura contro la microcriminalità causata dalla presenza dei campi Rom, bensì dal tentativo penoso di camuffare questa scelta (operata per soddisfare la fame di provvedimenti xenofobi e razzisti dell’elettorato leghista) con una pretesa preoccupazione per la salute dei bimbi Rom.
    Ciò che provoca il mio sdegno è che un ministro del partito di Mario Borghezio, per giustificare il suo operato, finga di agire per il bene dei bambini, cui si vorrebbe evitare la “convivenza con i topi”. La finta pietà, soprattutto quando è usata per giustificare azioni contrarie alla pietà, mi fa schifo.
    Questo era il senso del mio articolo.

    Ma vengo al merito del tema sollevato.

    Sono d’accordo sul fatto che il problema dei campi nomadi sia stato colpevolmente sottovalutato, direi subìto passivamente. Non solo dal centrosinistra, a dire il vero, ma facciamo pure questa forzatura. Il motivo è che la sua soluzione (finale?) è complessa, e necessita di un forte impegno e di ingentissime risorse. Non è una questione da demandare alle forze dell’ordine. Non soltanto.

    Vorrei fosse chiaro che chiudere un campo significa farne sorgere uno nuovo da un’altra parte. A meno che non si voglia disperderne gli abitanti, costringendo le varie famiglie ad accettare appartamenti di edilizia popolare (ma poi, anche ammettendo che ci siano appartamenti per tutti, e così non è, i leghisti, e non solo loro, non s’incazzerebbero? «A loro sì e a noi italiani no?», strillerebbero). Oppure, qualcuno dice, rispedirli al loro paese. Ma si dà il caso che il loro paese, nella maggior parte dei casi, sia proprio l’Italia. E si dà il caso che in altri casi non si saprebbe dove rispedirli. E si dà il caso che, anche lo si sapesse, bisognerebbe vedere se il paese di destinazione sarebbe disponibile ad accoglierli. E si dà il caso che, quei pochi che si riuscisse a rispedire, prima o poi, probabilmente, tornerebbero qui.
    Ciò significa che nel medio-lungo termine non è possibile ipotizzare la sparizione dei campi Rom. Figuriamoci nel breve.

    Assodato che i campi da qualche parte ci saranno sempre (almeno per alcuni decenni) cosa si può fare? Sicuramente regolamentarli: sgombrare quelli abusivi e trovare agli sgombrati zone dedicate, fornite di servizi e di impianti a norma dal punto di vista dell’igiene e della sicurezza. In quanto alla socializzazione, integrare i loro abitanti con la città di riferimento. Obbligare i bambini ad andare a scuola per mezzo di squadre specializzate di assistenti sociali, che si occupino anche di aiutare gli abitanti dei campi a ottenere i sussidi eventualmente previsti, a trovare un lavoro agli adulti, a vigilare affinché i bambini non siano costretti a mendicare o, peggio, a rubacchiare.
    Tutte queste cose si fanno già, ma con pochissime risorse. Se i minori che si dedicano all’accatonaggio e ai piccoli furti fossero avvicinati da assistenti sociali, accompagnati magari da vigili o poliziotti, che li incalzassero con il dialogo, che chiedessero loro dove abitano, dove sono i loro genitori, perché non sono a scuola, ecc. si otterrebbero risultati. Quei fenomeni di piccolissima criminalità (stiamo parlando di furtarelli: le leggende metropolitane sugli zingari che rapiscono i bambini non sono suffragate da nessun dato serio. Sono cose mai successe, e sfido chiunque a diimostrare il contrario) si nutrono dell’indifferenza nostra e delle istituzioni. Incalzati dalla nostra attenzione, i piccoli si sentirebbero parte della nostra comunità, e sarebbero costretti a cambiare stile di vita.
    Prendere le impronte digitali a questi bambini non servirebbe a nulla, se non ad accontentare il razzismo bavoso dei Borghezio di turno.
    Riguardo agli adulti che delinquono, con le azioni di integrazione di cui ho detto, nel medio periodo si potrebbe ottenere qualche risultato di prevenzione, ma in ogni caso le leggi valgono per tutti. Come gli altri deliquenti, saranno condannati alle pene previste, a meno che la destra che ha tanto a cuore la sicurezza non dia seguito alla sospensione dei processi per un anno…

    Più in generale, vorrei dire questo. Gli italiani, che dal secondo dopoguerra erano stati per molto tempo tra i popoli più avanzati nella difesa dei diritti dell’uomo (forse perché popolo di emigranti…) conoscono oggi una fase di forte regressione verso sentimenti diffusi di grande inciviltà. La maggior parte della popolazione si fa guidare dalla paura, una paura spesso irrazionale per tutto ciò che è diverso, alimentata da un’informazione sempre più gridata, degradata a puro sensazionalismo.
    Di questa paura si nutre la destra, che propone ricette demagogiche e populistiche, quando non razziste, in tema di sicurezza.
    La sinistra cosa dovrebbe fare? Per riavvicinarsi ai ceti popolari dovrbbe inseguire la destra su quella strada, snaturando la propria visione del mondo? Per conquistare voti dovremmo diventare di destra anche noi?
    Credo di no. Forse dovremmo solo spiegarci meglio.

    P.S.
    Sulle vicende pecorecce che riguardano il Caimano e le sue ministre non ho usato la parola sdegno. Ci ho scherzato un po’ su. Ma forse quella parola non sarebbe stata male neppure qui. Perché non credo fosse mai successo che si diventasse ministro/a per meriti… sportivi. Ma ciò che viene fuori dalle intercettazioni pubblicate dell’Espresso, e da quelle non pubblicate ma di cui i giornali ci hanno fatto intuire con dovizia di particolari il contenuto, mi provoca più che altro un velo di tristezza, per il riproporsi anche ai livelli più alti delle istituzioni repubblicane di una concezione della donna come carne da… letto. Sappiamo tutti, per conoscenza diretta anche in ambito valdostano, che molti politici, che non sarebbero in grado di sedurre una gallina, approfittano del loro potere, piccolo o grande che sia, per assicurarsi le grazie di ragazze disposte a prostituirsi per la carriera (anche molto modesta, a dire il vero). La legge classifica questo fenomeno nella categoria della corruzione sessuale, ma è molto raro che sia denunciato e quindi portato alla luce. Io lo metterei tra i lati più squallidi di una certa pratica della politica.

  6. Mi era sfuggito lo spreco dello sdegno sulle vicende amatorie di Mara Carfagna, che sforzandosi in maniera commovente di fare la faccia da ministro, ha annunciato ai tg il disegno di legge sul reato di stalking, che in italiano significa molestie. E ha anche promesso che, per questo tipo di reato, le intercettazioni saranno consentite. Ma ha tralasciato di informarci del fatto che lo stesso reato poteva essere introdotto molto più efficacemente all’interno del decreto-sicurezza, come proponevano le opposizioni tipo quella di “sinistra a senso unico” e che fa bollire i bambini (…una volta bollititi non c’è più preoccupazione). È chiaro che, aiutare le donne e alleviare le loro sofferenze, per il governo non è un’urgenza. Tanto è vero che, perfino per lo stupro (proprio ieri definito dall’Onu uno dei delitti più orrendi), i processi saranno sospesi per effetto del decreto salva Silvio. E saranno pure sospesi i processi per le violenze in famiglia, che, come noto, sono la grandissima parte delle violenze inflitte alle donne, ma non costituiscono allarme o pericolo per Berlusconi. Cosicché quelli che hanno sete di giustizia, dovranno attendere che Berlusconi riesca a sfuggire alla giustizia.

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