Le nostre parole

Non ho ancora letto il discorso integrale di insediamento di Rollandin. Gli stralci letti qua e là fanno pensare a un’operazione da maestro. Ha enunciato, facendoli suoi, molti dei principi programmatici dell’opposizione. Ha sistemato anche noi del PD, evocando la necessità di contenere i costi della politica, di eliminare gli sprechi, di premiare il merito, di rilanciare lo spirito imprenditoriale, di assegnare alla regione il ruolo di stimolo dell’economia e non di dispensatrice di sussidi… Ha parlato di «una nuova stagione di autogoverno attivo, di operosità e di oculatezza della spesa pubblica», di «premiare il merito, le capacità e il lavoro anche nella pubblica amministrazione», della «corretta gestione e alla protezione della natura tenendo conto delle condizioni generali del territorio valdostano». Ha offerto la presidenza della prima Commissione permanente (Istituzioni e Autonomie) e della quinta Commissione (Servizi sociali) all’opposizione. Si è proposto di «indirizzare l’azione politica alla ricerca del “bene comune”, garantire il welfare regionale, con l’obiettivo di una distribuzione sempre più equa delle risorse, ridurre i costi della politica, battere gli sprechi, accelerare il processo decisionale ma senza mai comportare privazione alcuna al metodo democratico del confronto, coinvolgendo nelle scelte le istituzioni territoriali e la popolazione, sostituendo alla ricerca del consenso la volontà di compartecipazione». Ha indicato tra i compiti della Regione quello di « mandare un segnale chiaro a favore dell’iniziativa privata, dei potenziali investitori esterni e dei produttori locali, di chi decide di investire in intelligenze, ricerca e risorse economiche per uno sviluppo chiaramente sostenibile, allargando il panorama delle nostre attività, soprattutto nei settori più ricchi di moderna tecnologia, di originale distinzione e di qualità, come pure nel campo delle energie rinnovabili».
Tutti propositi per noi condivisibili. Peccato che finora i governi unionisti si siano caratterizzati per politiche esattamente opposte, con la devastazione del territorio, la mortificazione del merito, l’inibizione dell’iniziativa privata, il perseguimento di politiche volte agli interessi privati e non certo al bene comune. Peccato che il sistema di potere unionista, che si è espresso in tutta la sua potenza anche nell’ultima campagna elettorale, sia stato fondato e abbia prosperato proprio grazie alla moltiplicazione dei costi della politica e degli sprechi clientelari, anche con innumerevoli assunzioni nelle sempre più numerose e sovradimensionate società partecipate (arrivate a decine, ad esempio, proprio nella CVA con Rollandin presidente del consiglio d’amministrazione).
Per realizzare i principi programmatici enunciati oggi, Rollandin dovrebbe rinnegare se stesso, rinnegare il suo partito, rinnegare il sistema di potere su cui si fonda la sua maggioranza, rinnegare gli ultimi trent’anni di governo unionista.
Oggi ha compiuto un piccolo capolavoro propagandistico. Si è appropriato delle nostre parole. Dopo aver assunto su di sé il massimo del potere, ha cloroformizzato l’opposizione. Il PdL è già tappetino. Noi e VdaVive-Renouveau non possiamo non dirci d’accordo con il suo discorso.
Ma è sui temi concreti che cascherà l’asino. Sull’inceneritore, che non sarà costruito per il “bene comune”, ma per gli interessi privati di chi lo gestirà, e su questo particolare bisognerà vigilare, indagare, non dare tregua come opposizione. Sull’ampliamento a est dell’ospedale, che devasterà l’urbanistica della città e garantirà vent’anni di appaltini e infiniti disagi ai pazienti, a favore delle strutture private che sicuramente si moltiplicheranno.
Sulle nomine nei consigli di amministrazione delle innumerevoli società partecipate, che con la riduzione del numero di componenti saranno ancora più controllabili dal potere politico. Sulla trasparenza negli appalti dei settori della gestione rifiuti e della sanità. Sulle nomine dei primari. E potrei continuare.
Sono proprio curioso di vedere il comportamento concreto della giunta. Intanto pare che l’inceneritore, con una fretta sospetta, sia stato già annunciato da Rollandin. Lui ci tiene all’ambiente, e alla nostra salute…

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34 pensieri su “Le nostre parole

  1. Ci sono dei punti, tra quelli resi noti, nei quali non ti ritroveresti (facendo finta di non sapere da quale pulpito)?

  2. Un quesito: ma secondo voi perchè Rollandin ha avvertito la necessità di offrire le presidenze di due commissioni consiliari alle opposizioni? Quale idea vi siete fatti sulla questione?

  3. Che abbia in mente di affidarne la presidenza a due persone formalmente all’opposizione ma a lui legati…?

  4. Guste ha avuto 1 mese di tempo per prepararsi l’arringa.
    E l’arringa mette in imbarazzo chi lo avrebbe buttato dalla finestra ma che di fatto non solo non ci è riuscito ma lo ha anzi fatto entrare dalla porta.
    Una sorta di fotocopia di quanto è successo a livello nazionale.
    La cancellazione dell’Ici e la volontà di recupero di parte dei profitti delle multinazionali del petrolio sono fra quelle misure che coprono il seguito della torta e non fanno vedere quello che ci stà sotto.
    L’abilità del condottierio stà proprio lì.
    Infervorare le truppe, dare un senso alla loro battaglia e poi, forse, diversificare e operare in modo appariscente sulle questioni del “sentiment” popolare e un pò meno su quelle più tecniche e più ricche economicamente.
    E’ su questo che l’opposizione è chiamata a vigilare.
    E’ su questo che viene richiesto non solo un impegno in Consiglio ma una pronta reazione che venga diffusa in modo pubblico e in più forme perchè questo non avvenga.
    Staremo a vedere.
    Meglio comunque che un pugno sui denti fin da subito.

  5. Proprio per questo il PD avrebbe dovuto tenersi le mani libere da ogni tipo di impegno istituzionale all’interno del Consiglio. Non solo si doveva stare lontani dall’ufficio di Presidenza del Consiglio, ma anche dalla Presidenza di ogni e qualsiasi commissione consiliare permanente, incarico che richiede impegno, ma che politicamente, con una maggioranza di questo tipo, non conduce sostanzialmente da nessuna parte.
    Questa scelta, ragionata e politica, non è conseguenza della decisione di avviare una contrapposizione aprioristica nei confronti di Rollandin, della sua giunta e della maggioranza, ma proprio per avere più tempo a disposizione e le mani libere per ricostruire il rapporto con il territorio che poi significa con i cittadini valdostani.
    La soluzione che è stata scelta dal PD (ma da chi?) invece ci porrà serie difficoltà e un numero oggi incalcolabile di altre contraddizioni.
    Ma a ben vedere c’è una ragione anche in questa scelta …
    PS.
    Per Bruno Courthoud …
    Cos’ha detto il Presidente relativamente al PTP?
    Non sò bene perchè, ma credo che sarà uno degli argomenti centrali della sua azione.
    Ho in mente alcune idee che potremmo provare a mettere in pratica.

  6. Mi unisco anch’io alla richiesta di Vanni per chiedere a Bruno maggior delucidazioni sul suo pensiero e comunque su un’analisi dettagliata, se gli è possibile, circa il PTP e modifiche urgenti.
    La cosa mi interessa particolarmente.
    Grazie in anticipo.

  7. Nel programma di Rollandin però si dedicano 2 righe all’Università, cercando oltrettutto di ingabbiarla. Non si fa più accenno alla Porte de la Vallee, all’ampliamento dell’ospedale e a Cablò…
    Alcuni temi sembrano essere recepiti ma attenzione. La centrale unica di soccorso tanto osteggiata dagli operatori del settore, la bonifica della discarica di Brissogne, l’affidamento anche degli affitti sulle seconde case alla Regione…ci fanno intravedere l’azione che si vorrà fare. Altro che togliere potere e ridurre i costi. CONTROLLARE E CREARE NUOVI RETI..
    Creare poi un’assessorato all’ambiente per un’attenzione ulteriore che non ha nulla a che vedere con la distribuzione degli incarichi. E dire che “C’è anche la questione molto delicata dei piani regolatori che i singoli comuni devono preparare e che vanno semplificati”
    “Il ne s’agit pas de bouleverser les documents de programmation pour la gestion du territoire, mais de les adapter aux exigences actuelles et futures de notre région, en élaborant des politiques de planification territoriale nouvelles et modernes et en considérant la compatibilité avec l’environnement et la protection du territoire comme autant de principes à respecter pour assurer un développement équilibré et durable, plutôt que comme de simples obligations.”
    Credo sia piuttosto evidente!!!

  8. per Vanni
    a proposito del PTP ha usato delle parole un po’ sibilline, che di fatto credo mascherino le vere intenzioni (se ce ne sono già) oppure denotano che c’è un problema che non si sa ancora bene come affrontare. Ha detto che il PTP deve essere “aggiornato” (era già vecchio quando è nato), il che vuol dire tutto e niente, come ben capirai. Non ha fatto alcun accenno al problema dell’aggiornamento degli attuali PRG (peraltro, come sai, ricondotti ad un adeguamento quasi esclusivamente formale). I comuni proseguono negli aggiornamenti che hanno in corso (hanno speso milioni di euro)? sospendono l’aggiornamento in attesa dell’adeguamento del PTP? Non si sa. E per l’adeguamento passeranno altri dieci anni e dieci miliardi di spesa? Non si sa. E’ un modo elegante per buttare il PTP dalla finestra? Non si sa. Si è soffermato esclusivamente su alcuni particolari “tecnici”: semplificazione e limitazione degli elaborati tecnici dei PRG, ecc. . E’ ovvio, mi pare, che queste sollecitazioni gli vengano dai comuni, tenuto anche conto dell’imcapacità dimostrata dagli uffici della Regione di gestire tutta la problematica. Visto che sembra una delle priorità del programma di governo, bisognerebbe forse cercare subito di avere delle risposte precise e puntuali per cercare di capire cosa può bollire in pentola (ammesso che ci sia qualcosa).
    p.s. c’è poi da osservare che l’attuale PTP è stato in primo luogo disatteso e vanificato dalla stessa Regione che non ha MAI voluto attivarsi per mettere in cantiere i vari programmi e progetti previsti a livello regionale.
    Per il momento mi fermo qui. Mi interessano le tue idee. Ciao bruno

  9. ancora per Vanni e Ghianda
    p.s. non dimentichiamo che a suo tempo Rollandin ha subito la redazione del PTP “obtorto collo”. Non ci ha mai creduto e lo ha sempre ostacolato. Non ha MAI voluto aprire un confronto con gli enti locali. Per Lui, politicamente, era solo necessario poter dire che: “ci stiamo lavorando” (in qualche oscura stanza, in cui lavoravano fior di professori universitari e incaricati, senza NESSUNA indicazione da parte dei politici, cioè Rollandin). Poi le cose sono andate come sono andate (male), e adesso Rollandin si ritrova tra i piedi il nodo del PTP. Per risolverlo, in un modo o nell’altro. Personalmente non credo ad una “conversione” al PTP di Rollandin. E’ semplicemente un problema da risolvere, perché ormai incancrenito, un problema che né Vallet prima, né Cerise dopo, sono stati in grado di affrontare. Ci penserà Rollandin (Attenzione! il problema dell’adeguamento del PTP, già adombrato e in un primo tempo caldeggiato da Cerise a suo tempo, potrebbe essere solo un espediente per differire ulteriormente la soluzione del problema!).
    Detto in altre parole: se si vuole prendere il PTP e buttarlo dalla finestra, lo si dica chiaramente, senza usare ipocriti infingimenti.

  10. Ecco che sia questa la casta! Chi aprisse speranzosamente questo: “Le nostre parole”, si dovrebbe accontentare di annotare tante parole… Se un semplice lettore volesse informarsi avrebbe qualche difficoltà sulle parole, ma soprattutto con le sigle, gli acroninimi e sulle frasi lasciate a metà con il seguito di tanti ….(puntini) che dovrebbero lasciare intendere conclusioni che mai potranno…per lui arrivare.
    Aiuto, fatevi capire.

  11. per Fabrizio Favre
    “divide et impera”: questo mi pare il senso delle presidenze delle due commissioni consiliari affidate alle opposizioni. Personalmente, per quanto concerne la presidenza consiliare al centrosinistra, non l’avrei assolutamente accettata. Sa tanto di “inciucio” o di possibilità di diventarlo. In ogni caso ti obbliga fin da ora a dire: “grazie”. E poi che senso ha, se non quello di un incarico ad una persona vicino all’UV? Diversa la questione per la commissione consiliare sulle istituzioni assegnata a Zucchi (UV = micronazionalismo regionale; AN = omologo nazionalismo a livello nazionale). E’ la prova:
    1) dell’accordo (finalmente!) tra due nazionalismi, e quindi della VERA collocazione politica della Lega nostrana;
    2) nello specifico Zucchi può fare da ponte tra l’UV (nazionalismo regionale) e il governo di Berlusconi (nazionalismo italiano).
    D’altronde il PdL ha annunciato un’inedita astensione “evolutiva” a Rollandin, il che significa: se mi dai ancora qualcosa, domani posso anche appoggiarti.
    Stupisce invece il comportamento del PD (ogni riferimento e giustificazione con il tipo di opposizione a suo tempo praticata dall’Arcobaleno mi pare poco sensata).

  12. Mi associo all’appello di Giorgio. Della vostra discussione (Bruno, Vanni, Ghainda) non si capisce un acca. Cosa volete dire? Qual è il problema del PTP? Potreste essere più chiari?

  13. per Fabrizio Favre
    “divide et impera”: questo mi pare il senso delle presidenze delle due commissioni consiliari affidate alle opposizioni. Personalmente, per quanto concerne la presidenza consiliare al centrosinistra, non l’avrei assolutamente accettata. Sa tanto di “inciucio” o di possibilità di diventarlo. In ogni caso ti obbliga fin da ora a dire: “grazie”. E poi che senso ha, se non quello di un incarico ad una persona vicino all’UV? Diversa la questione per la commissione consiliare sulle istituzioni assegnata a Zucchi (UV = micronazionalismo regionale; AN = omologo a livello nazionale). E’ la prova:
    1) dell’accordo (finalmente!) tra due nazionalismi, e quindi della VERA collocazione politica della Lega nostrana;
    2) nello specifico Zucchi può fare da ponte tra l’UV (nazionalismo regionale) e il governo di Berlusconi (nazionalismo italiano) in occasione della eventuale riforma dello Statuto (Rollandin ha accennato unicamente al problema dell’intesa su cui ci sarebbe qualcosa da dire)
    D’altronde il PdL ha annunciato un’inedita astensione “evolutiva” a Rollandin, il che significa: se mi dai ancora qualcosa, domani posso anche appoggiarti.
    Stupisce invece il comportamento del PD (ogni riferimento e giustificazione con il tipo di opposizione a suo tempo praticata dall’Arcobaleno mi pare poco sensata).
    Attenzione al senso con cui Rollandin usa il termine “autogoverno”: non lo usa in senso democratico, ma intende “autogoverno” = governo dell’UV (vedansi artt. 1 e 2 dello statuto del relativo mouvement)!

  14. capisco le perplessità di giorgio e vincenzo: purtroppo è un discorso tra “tecnici”, in cui si dà per scontata la conoscenza della problematica (lungi da me l’idea della casta). Cercherò, non appena posso, di essere più chiaro.

  15. Comunque, non stupitevi, né chi l’ha approvato a suo tempo, né Rollandin né Vallet, né Cerise, non ci hanno mai capito un’acca.

  16. Rollandin ha assunto su di sé un potere senza precedenti.

    Eppure, non contento, vuole persino eliminare, o ridimensionare, l’opposizione.

    Con il PDL ha già un accordo, di cui non conosciamo i particolari ma vediamo bene gli effetti (slurp slurp).

    Con l’offerta delle presidenze di commissione introduce un momento di frizione tra forze alleate come PD e Vda Vive-RV. Inoltre pensa di assicurarsi un’opposizione morbida, solo di facciata, da parte del PD.

    Per il PD, in linea teorica non ci sarebbe nulla di male nell’aver accettato, se risultasse subito chiaro (con i fatti) che ciò non comporterà il passaggio all’opposizione “collaborazionista” che Rollandin si aspetta.

    L’Assemblea del partito ha dato un’indicazione chiara: opposizione senza sconti, come da patto con gli elettori.
    Non voglio neppure ipotizzare che il patto possa essere tradito.

  17. PTP: Piano Territoriale Paesistico, in teoria doveva essere un Piano regolatore regionale con particolare attenzione rivolta al paesaggio. Non lo amo. Non l’ho mai amato. E’ nato con il piede sbagliato. Nessuno lo voleva, era un obbligo di legge. Sfido chiunque che non appartenga alla “casta” a leggerlo e a farne un riassunto, a spiegarlo all’uomo di strada. Impossibile. Perciò non cerco neanche di illustrarvelo, neanche per sommi capi, non ne vale la pena.
    Vi dico solo che NON E’ un piano regolatore generale: non vi trovereste nulla, tutto viene demandato ad altri strumenti (progetti, programmi) che la Regione NON HA MAI voluto approntare. Tutto è rimasto sulla carta. E le poche indicazioni che ci sono non sono mai OBBLIGATORIE: con opportune motivazioni si possono disattendere.
    Il PTP (questo è il vero problema, il problema dei problemi) poneva invece termini stretti ai comuni per adeguare i loto piani regolatori al PTP. Pena: se non adeguate i PRG non potete più modificare i PRG (piani regolatori comunali): i comuni hanno letto il PTP: non ci hanno capito niente, proprio come Giorgio e Vincenzo. Sono corsi in Regione ed hanno chiesto: ma cosa dobbiamo fare? Risposte: praticamente nessuna. I comuni affidano incarichi e consulenze per l’adeguamento, spendono milioni. I termini vengono successivamente spostati in là nel tempo. La Regione non sa cosa fare. I PRG dovevano essere adeguati entro il 1991, siamo nel 1998, un solo comune ha il PRG adeguato (Nus, di fatto si tratta del vecchio piano “riverniciato”), molti comuni non intendono procedere finché non ci sia un po’ di chiarezza. Una brutta storia, come potete vedere, da cui nessuno sa bene come uscire. Intanto alcuni professori universitari, a suo tempo, hanno fatto pubblicità a livello nazionale ed accademico del PTP della Valle d’Aosta. Servirà loro senza dubbio per la carriera e il futuro professionale.
    Mi rendo conto di non aver spiegato niente: spero almeno di essere riuscito ad evidenziare il “clima”.
    p.s. L’adeguamento, gli incarichi relativi, sono stati e sono una vera manna per i professionisti che lavorano nel settore, come a suo tempo la redazione del PTP è stata una vera manna per tantissimi che sono riusciti ad entrare nel giro. Tutta una brutta storia. Nel migliore dei casi la montagna partorirà un topolino.

  18. Caro Bruno siamo nel 2008….
    Comunque mi sembra che hai saltato un po’ di passaggi!!
    Il PTP è stato approvato nel 1998, successivamente sono state approvate una serie di delibere applicative della 11/98 (Legge urbanistica) e i Comuni come prima cosa dovevano realizzare le carte degli ambiti inedificabili. Entro 5 anni dall’entrata in vigore della 11/98 dovevano essere adeguati i PRG. Cosa c’è stato in mezzo? L’alluvione!!!!
    1) L’alluvione ha portato una sensibilità diversa sulla redazione delle carte degli ambiti inedificabili e la “ricostruzione” ha assorbito risorse umane ed è diventata
    prioritaria rispetto al lavoro di adeguamento dei PRG
    2) Dal 98 si sono succedute 2 giunte regionali e 3 amministrazioni comunali fattore non trascurabile a giustificare momenti di immobilismo decisionale.
    Gli incarichi da parte della maggioranza dei comuni sono stati affidati dal 2001 e tutti prevedono il pagamento del 70-80% a lavoro eseguito ed il restante a PRG approvato.
    La manna per i professionisti non sono sicuramente gli incarichi urbanistici di adeguamento dei PRG. Se un professionista è serio e redige la variante in maniera professionale non è nemmeno sufficientemente retribuito.

  19. Caro Vincenzo

    ” Le valutazioni preoccupate nei confronti del prossimo programma di governo e personale sul Presidente Rollandin sono certo fondate, ma temo che la maggior parte delle voci critiche e polemiche non trovino nella gente, nel popolo, un serio ascolto”. Il Partito democratico, non vuole entrare nel merito delle polemiche degli ultimi giorni sull’assegnazione delle commissioni a scatola chiusa, ma si sofferma sulla posizione di chi si oppone alle politiche del prossimo governo valdostano. “In realtà per noi, Augusto Rollandin non è “il primo del nuovo”, ma è “l’ultimo del vecchio”.

    In Valle d’Aosta proprio coloro che oggi dovrebbero o vorrebbero opporsi alla politica del presidente della Regione, ne hanno sostenuta e impostata una peggiore, appoggiando lo sfascio di norme fondamentali dell’ordinamento e della politica democratica. Noi del Pd che allora fummo coloro che nelle piazze e con i referendum (sia sulle norme elettive sia sull’ospedale ecc…), conducemmo una battaglia molto dura e a prima vista molto popolare, oggi veniamo fatti bersaglio di gossip e tassativamente silenziati dai ” media” perché susciteremmo nelle persone che ci sono vicine e probabilmente nel profondo dell’opinione pubblica un ascolto e una riflessione più adeguata.

    Un caro saluto

    Giorgio

  20. Caro Giorgio,
    questo tuo intervento è piuttosto oscuro (almeno per me).
    Nella prima parte sembri riportare dichiarazioni di qualcuno(ma di chi?).
    Poi fai allusioni su coloro “che oggi dovrebbero o vorrebbero opporsi alla politica del presidente della Regione, ne hanno sostenuta e impostata una peggiore, appoggiando lo sfascio di norme fondamentali dell’ordinamento e della politica democratica”, ma non si capisce a chi ti riferisci, né di quali appoggi a quale sfascio di quali norme stai parlando… Poi parli di gossip… Boh!
    Potresti essere più chiaro, più esplicito?

  21. Maurice: volevo dire 2001 e 2008, come ben hai capito. Per il resto riconfermo interamente quanto ho scritto, ma non è questo il luogo per parlarne oltre.

  22. Maurice: volevo dire 2001 e 2008, come ben hai capito. Per il resto riconfermo interamente quanto ho scritto, ma non è questo il luogo per parlarne oltre. E neppure ne ho voglia.

  23. Bruno, riguardo al PTP il tuo chiarimento è stato molto utile, per cui non è necessario tu aggiunga altro.

    A me interessava capire meglio la questione dal punto di vista politico.

    Mi sembra di poter dire questo, semplificando molto, per capirci:

    1) il PTP era (è) un obbligo di legge ed è utile, se realizzato con chiare, disinteressate e lungimiranti indicazioni politiche, per guidare lo sviluppo dei comuni entro i binari di un disegno complessivo, ragionato, ispirato al bene generale, del territorio;

    2) Richiede una guida politica di alto livello, una cabina di regia con alte competenze, ma una volta redatto pone vincoli rispetto ai quali i comuni (le giunte comunali, i cittadini con interessi nelle nuove edificazioni, i professionisti, ecc.) si dimostrano insofferenti;

    3) Gli intrecci tra la politica clientelare (di cui si nutre il sistema Valle d’Aosta) e l’industria edilizia sono fortissimi, e maldigeriscono l’imposizione di nuovi vincoli;

    Quindi, la fumosità del piano finora approvato, le ambiguità burocratiche, la mancanza di una guida sicura nello sviluppo del piano e nella sua applicazione attraverso i Piani Regolatori dei comuni, potrebbero essere volute, per lasciare le mani libere a chi deve fare affari in questo importantissimo settore. Non tanto i professionisti direttamente coinvolti nella redazione dei Piani (a detta di Maurice) quanto forse altri professionisti, proprietari, sindaci, assessori, funzionari, ecc.

    E’ forse questo il “non detto” da Bruno e Vanni?

  24. Ti rispondo perché mi hai posto dei quesiti specifici, e ti rispondo spiegandoti perché il PTP (si deve fare, però non lo si vuole fare) è, come ho detto, “nato con il piede sbagliato”. In un primo tempo fu dato l’incarico ad UNA SOLA PERSONA, il prof. Ceccarelli, che conosceva bene i problemi della VDA perché negli anni 70, unitamente al prof. Secchi, si era già occupato della bozza di Piano regolatore Regionale (giunta Dujany), bozza poi, spazzata via dalla Giunta Andrione (giustamente) perché non vi era alcuna volontà politica, da parte di nessuno e tanto meno da parte di chi faceva finta di sostenerlo e lo pubblicizzava su tutti gli organi di stampa, di portarlo a conclusioni concrete e praticamente utilizzabili. Si preferì obbligare tutti i comuni a dotarsi di PRG (ho dedicato la mia vita lavorativa a questo e ora tutti i comuni della VDA hanno un PRG approvato).
    Ceccarelli fece un lavoro STUPENDO: in poco più di un paio di mesi contattò, nei nostri uffici, tutto il mondo valdostano , imprenditoriale, turistico, o comunque interessato allo sviluppo del territorio per “tastarne il polso”, redasse un bellissimo rappporto evidenziando i problemi principali sul tappeto, in ordine ai quali era necessario conoscere l’avviso e l’indirizzo POLITICO per poter andare avanti col proprio lavoro (senz’altro memore della brutta fine che aveva fatto il precedente Piano Regolatore Regionale). Non avendo avuto alcuna risposta, salutò la VDA e se na andò scuotendo la polvere, affermando che non aveva assolutamente bisogno dei soldi della VDA per vivere.
    E qui comincia l’avventura dell’attuale PTP, che NESSUNO voleva, ma che si doveva fare.
    Per evitare di essere accusato di appartenere ad una “casta” (non saprei però quale) mi fermo qui.
    1) Sepolto da qualche parte nella Direzione di Urbanistica, il documento a suo tempo redatto da Ceccarelli dovrebbe ancora esistere.
    2) Se “adeguare” il PTP significa, come è probabile, rimettere in piedi per anni un carrozzone mangiasoldi, come quello messo in piedi a suo tempo, forse anche per giustificare il nuovo Assessorato all’Ambiente e correlati incarichi vari e figure dirigenziali, la mia risposta personale è NO.
    3) Analisi costi e benefici: questo PTP, a venti anni grosso modo dal suo concepimento, ha prodotto un solo topolino (il PRG adeguato di NUS, che mi riferiscono, è il vecchio PRG “riverniciato” in cui, nonostante quanto affermato da Maurice, sono state mantenute edificabili, a certe condizioni, zone esondate nel 2000).
    Per il resto, in particolare da parte della Regione, questi anni sono passati nel cercare interpretazioni e cavilli per scavalcare il PTP (gli esempi che potrei fare sono innumerevoli).
    Al momento, ad es., non è ancora stata completata la definizione degli ambiti inedificabili, precondizione per adeguare i PRG al PTP. E quando è stata completata è stata fatta in dispregio della legge, o meglio interpretandola, come ha detto anche oggi Rollandin agli industriali.
    Per quanto riguarda la manna, Maurice è senz’altro professionalmente corretto ed onesto e quindi gli dò ragione, ma non è l’unico professionista. Ovviamente non faccio esempi.
    In ogni caso adesso c’è Rolly che deciderà lui e personalmente non intendo aggiungere altro, visto che farei parte di una casta (a me personalmente far parte di questa casta, come tu Vincenzo ben sai, m’è costato molto, sei/sette anni in ambito lavorativo, il distacco forzoso da un lavoro che m’interessava, quattro anni di contesa con l’amministrazione. Ora basta, Sono vecchio, ci pensino i giovani e quelli che non fanno parte della casta. A me non ne viene proprio niente, se non il mal di pancia). Ciao Vincenzo, bruno.
    p.s. ricordatevi comunque che in questa Regione non si può far nulla che i sindaci non vogliano (anche questo PTP è stato approvato dopo assenso dei sindaci, i quali hanno prima verificato che non avrebbe toccato i loro piccoli interessi comunali se non in misura del tutto marginale).

  25. la gente comune pensa, i politici “retropensano”.
    Potrei sapere quel è il “non detto” tra Bruno e Vanni? Ho rilrtto quanto ho scritto in risposta ad una precisa domanda che mi ha fatto Vanni (non ho innescato io la questione).
    “Ha detto che deve essere aggiornato, il che vuol dire tutto e niente, come ben capirai.” Tutti quelli che hanno una conoscenza MINIMA del PTP (mi rivolgevo ad un tecnico) sanno che il PTP non era già più aggiornato nel 1998, quando è nato “per accontentare Riccarand” prima di licenziarlo. Nel 2003, quando si è insediato Cerise, stava per scadere la data di aggiornamento per i PRG (fine 2003 e non 2001 come ho erroneamente scritto). I sindaci si precipitarono su Cerise (Vallet non aveva voluto prorogare la data, lasciando la patata bollente al successore) i quali, piangendo (pochi avevano incominciato a fare qualcosa, nonostante fossero trascorsi 5 anni dal 1998) supplicarono il buon Cerise di aver pietà di loro, di prolungare la data, di dar loro indicazioni che non avevano; tirarono in ballo l’alluvione, le prossime elezioni amministrative (2005!), la necessità di aggiornare il PTP, ecc. Insomma, la necessità di aggiornare il piano, come sanno tutti i professionisti, è stato sempre un cavallo di battaglia dei sindaci per procrastinare la data di aggiornamento. D’altra parte, chi conosce il PTP, sa benissimo che i PRG possono essere ugualmente e proficuamente aggiornati ANCHE senza un aggiornamento del PTP. Ecco perché l’aggiornamento del PTP, ai fini dell’adeguamento dei PRG, può significare tutto e niente, come ho scritto senza alcun retropensiero, intendendo dire che poteva essere una scusa per rinviare l’adeguamento dei PRG ad adeguamento avvenuto, vanificando, forse, le ingenti spese finora sostenute dai comuni per tale adeguamento.
    Cabina di regia: Ah, ‘ste cabine di regia. Quello stesso giorno in cui i sindaci vennero a piangere da Cerise (ero presente) lo stesso Cerise affermò testualmente che la Regione aveva già pensato a tutto; se n’era parlato in Giunta e la Giunta aveva formato un “gruppo di lavoro” che avrebbe supportato i comuni nell’adeguamento. I comuni andarono via (abbastanza contenti). Non si sa che fine abbia fatto questo gruppo di lavoro e chi abbia supportato. Ad un certo punto (sempre a seguito di pianti dei comuni) venne istituito un “altro gruppo di lavoro” per la legge urbanistica (potreste chiedere informazioni a Sandri che ne faceva parte), senza che si sapessero bene gli obiettivi e di che cosa si dovesse occupare. Non si sa che cosa abbia fatto.
    C’è qualcos’altro in quello che ho scritto che puzza di “non detto” in quel che ho risposto a Vanni?
    Per piacere ditemelo, in modo che possa darvi tutte le informazioni del caso, senza che rimangano zone grige che si possano prestare a retropensieri.
    Se avrete a occuparvi del PTP, buon lavoro. bruno
    p.s. personalmente non ho mai fatto parte del carrozzone “Ufficio del PTP” che ha provveduto alla sua elaborazione. Il carrozzone è stato abolito nel 1998 dopo l’approvazione del PTP. Su quel carrozzone sono saliti in tanti, quasi tutti, per non dire tutti, si dicevano di sinistra. Uno addirittura aveva il barbone alla Marx (un docente universitario).

  26. Non prendertela, volevo solo dire che dai primi commenti non si capivano bene i motivi per i quali il PTP è visto con sospetto dai sindaci e da una certa politica. Questo era il “non detto”. So che per un addetto ai lavori quei motivi sono evidenti (ed è per questo che tu e Vanni non eravate stati espliciti sul punto, non certo per reticenza), ma mi piace che le discussioni qui siano chiare per tutti. Grazie per i tuoi chiarimenti, utilissimi come sempre.

  27. Non me la sono certo presa con te, ma con certi giudizi avventati e privi di ogni fondamento reale (la casta? neanch’io non ho capito un’acca). Se gli exDS hanno ancora dei conti tra di loro da regolare, a me non interessa un fico secco. Dovevano regolarli, come era corretto che fosse, prima di confluire nel “nuovo” (?) PD. Per la sua credibilità. Prima li regolano e meglio è (se non è già troppo tardi): le elezioni amministrative (tra cui Aosta) sono alle porte e si vive sempre in una situazione di assoluta ambiguità. Non è sufficiente passare da piazza Chanoux a piazza Deffeyes per passare dalla maggioranza all’opposizione (vedasi Rigo).
    A me personalmente, e credo ormai a tanti, dei loro incomprensibili distinguo e filosofumi da salotto di sinistra non importa proprio niente. Quasi quasi son contento che abbia vinto il centrodestra (Lega locale + PdL): speriamo che questo riesca a dare una scossa all’opposizione, ammesso che ci sia ancora.

  28. Ho posto la questione del PTP e dell’adeguamento dei PRG non per accademia o per innescare una stupida polemica.
    Ciò che ne è scaturito, merita una precisazione perchè qualcuno, prevenuto, scambia lucciole per lanterne …
    Da anni, per cultura personale e professionale, mi interesso dei temi della gestione del territorio e degli altri con questo strettamente correlati: la casa, gli insedimenti produttivi, l’infrastrutturazione, il territorio come risorsa, il territorio come caratteristica di una comunità, il territorio come cultura, ecc. ecc.. Finalmente abbiamo tutti preso coscienza di quanto questi temi influenzino la qualità della vita dei cittadini e quanto siano segnati dalle questioni della rendita e dei rapporti di forza tra investimenti, lavoro e libertà.
    Nella mia vicenda politica, lunga e variegata, ho messo a disposizione del lavoro politico quanto conoscevo e sono venuto via via acquisendo in materia. Questi sono infatti i temi che hanno caratterizzato principalmente la mia azione sia nel corso dei quasi 15 anni di consigliere comunale ad Aosta, sia nei 5 di consigliere regionale. Ad Aosta mi sono interessato del PRG e della città come organismo in modificazione e di quanto in quegli anni e in quelli successivi è accaduto (ne avrei da raccontare …). In Consiglio regionale sono stato relatore dei due ddl poi divenuti rispettivamente le LR n. 11 e 13/1998 (legge urbanistica regionale e legge del PTP).
    Ritenendo che dal punto di vista politico la “questione territorio” sia in VdA “la questione” e avendo intravvisto sui giornali il cenno che Rollandin avrebbe fatto nel suo programma, al PTP, ero curioso di sapere se Bruno -che conosco e stimo da decenni e che ho avuto modo di frequentare e apprezzare anche nelle sue funzioni c/o l’urbanistica regionale – avesse maggiori informazioni.
    Ne è derivata una discussione in cui per forza di cose sono comparse sigle, acronimi e locuzioni non usuali, certamente difficili.
    Se questo è essere “casta” getto la spugna: non ci capisco più nulla! Se questo è “fare politica in modo elitario, lontano dal popolo e dalle masse”, nefandezza di cui sono accusato in altro blog (vedere per credere), allora sto da un’altra parte.
    Ho imparato, nei ruggenti anni post 68 -anche insieme a Bruno – e anche per educazione cristiana, che compito di chi più di altri ha avuto la chance di possedere alcuni strumenti, deve metterli al servizio. Questo significa essere classe dirigente e essere elites.
    Non le “idiozie” miserabili che vedo scrivere.
    Anzi, proprio perchè credo sia indispensabile uscire da quelle idiozie e perchè credo ciò sia favorito dai temi e dai problemi, ho affrontato un tema che ritengo centrale in VdA, perchè “il territorio” in VdA non è una variabile. Per la verità non lo è in nessun angolo di mondo. Ma qui non lo è in modo particolare. Mi spiego con una domanda.
    Come mai in VdA si fa un gran parlare, anche giustamente, di cultura valdostana e di bilinguismo quali caratteristiche che ne giustificano la particolarità e la regione VdA, che sin dalla sua istituzione ha potestà legislativa primaria, è pervenuta ad una legge urbanistica organica solo nel 1998? Forse che il territorio valdostano non costituisce esso stesso una di quelle caratteristiche intrinseche che ne giustifica la particolarità.
    Quale significato assume tutto ciò, anche alla luce dei risultati del recente maggio?
    E’ possibile su questo tema, avviare un confronto tra persone che conoscano lo stato dell’arte e tra semplici cittadini interessati al tema?
    Quest’anno ricorrono 10 anni dalle LR n. 11 e n. 13. In virtù dell’incarico assegnatomi nell’esecutivo del PD – da cui ho dimissionato per favorire un confronto politico che vedo ancora languire – ho progettato due iniziative:
    1. una giornata di confronto sul tema di cui sopra e sulle questioni poste dalle due leggi citate, a partire dai risultati complessivi del lavoro svolto sin’ora;
    2. un confronto sul piano strategico della città di Aosta considerato che sono state depositate le “Linee strategiche elaborate dalla direzione Strategica”.
    A proposito del Piano strategico di Aosta ricordo che questo tema venne inserito nel programma di governo della seconda giunta Grimod, estraendolo quasi letteralmente dal programma dei DS. Ricordo anche che il programma dei DS per le comunali di Aosta del 2005, venne redatto quasi integralmente dal sottoscritto che inventò per l’appunto il Piano strategico.

  29. Grande, grossa e lunga deve essere la coda di paglia se una mia semplice richiesta, tesa non a limitare, ma a spiegare e a fare capire a tutti i frequentatori di questo blog il significato, le sigle e gli acronimi, fa elaborare a Vanni il concetto che io abbia scritto “idiozie” miserabili. Sì perché non ho alcun problema di sorta nel valutare quanto nel caso specifico io sia il destinatario di tanta acredine.

    In altro luogo ho parlato di elites, non a caso se a ben vedere le risposte sono di questa fattura. Dispiace che Vanni come ultimamente gli accade, prenda dal lato sbagliato ogni ostacolo che si ritrova e qui lo dico in tutta franchezza, questi ostacoli se li produce in proprio. Capisco anche come l’uomo sia un pochino distratto dagli ultimi avvenimenti, ma lo prego di essere meno impetuoso nelle conclusioni e meno aggressivo nelle valutazioni sulle persone che come il sottoscritto, semplicemente chiedono di capire.

    Il riferimento all’educazione cristiana fatto da Vanni e l’affermazione che “chi più di altri ha avuto la chance di possedere alcuni strumenti, deve metterli al servizio di tutti”, qui c’entra come i cavoli a merenda, visto che la contraddizione in questo caso è palese e a portata di mano. Se io volessi sfamarmi di quella cultura che Vanni in questo caso vanta di volere mettere a disposizione, perché poi s’incazza se io gliene chiedo un pò. Sta millantando cosa? La cultura o l’educazione cristiana?

    Comunque non voglio fare polemica sul duro messaggio che appena sopra ho letto, ma chiedo solo all’interessato di valutare appieno le cose che ha scritto…Credo che un minimo di autocritica personale non sia poi così sprecata.

  30. ” […] Gli incarichi da parte della maggioranza dei comuni sono stati affidati dal 2001 e tutti prevedono il pagamento del 70-80% a lavoro eseguito ed il restante a PRG approvato. La manna per i professionisti non sono sicuramente gli incarichi urbanistici di adeguamento dei PRG. Se un professionista è serio e redige la variante in maniera professionale non è nemmeno sufficientemente retribuito.” (Maurice 3 Luglio 2008 at 5:25 pm)

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    Poiché tutti chi più chi meno hanno lavorato, e nella vita hanno avuto esperienze e approcci dissimili, ognuno che si prende la briga di dialogare parla per quello che sa. Io ad esempio non mi sognerei mai di fare il “tuttologo”. Se sono ignorante su un argomento cerco spiegazioni e non mi vergogno di chiederle; pure il sottoscritto ha scoperto che più si diventa “vecchi” più si scopre di sapere quasi nulla.
    Ho notato però che in molti, anche se in loro l’età del “primo pelo” sia svanita da tempo, si scandalizzano quando si parla di casta. Purtroppo accade anche quando il termine da me usato (magari impropriamente) sfiori e riattivi con l’argomento, retropensieri dietologici e ci si senta coinvolti anche senza motivo. Non era questa la mia intenzione nella maniera più assoluta! E meraviglia il fatto che persone che stimo, se la siano presa così tanto.

    Poi, da pignolo patentato come sono, ho ripercorso tutto il tema che si è sviluppato e ho notato che anche Vincenzo ha imboccato la strada della casta, tralasciando quella che io avevo intrapreso inizialmente chiedendo chiarezza. A questo punto, “per la precisione”, devo dire che Maurice con lo stralcio che ho riportato appena sopra, abbia riportato il discorso sul tema controverso e ora anche il sottoscritto, con l’esperienza che ha maturata, è costretto a ribadire quanto sia credibile l’assunto di Maurice.

  31. Ho cercato di avere notizie circa l’interesse manifestato dai tre sindaci che sono stati eletti in Consiglio regionale dall’UV (Pont St. Martin, Quart e Sarre), nei confronti dell’adegumanto dei rispettivi PRGC al PTP.
    Ho ricavato alcune informazioni che ritengo interessanti. Infatti:
    * Pont St. Martin: ha giò inviato la “bozza” dell’adeguamento del proprio PRGC al PTP e prevista dalla LR; si è già svolta la conferenza di pianificazione; si è in attesa dell’adozione della Variante generale e di adeguamento che avrebbe già dovuto essere assunta dal Consiglio Comunale;
    * Quart: non ha ancora inviato la “bozza”; si prevede, con poca speranza, che questo possa avvenire entro la fine del 2008;
    *Sarre: si ignora completamente quale sia lo stato dell’arte in merito.
    Se il buon giorno si vede dal mattino …

  32. sì, essere d’emblée assimilato al componente di una casta per il solo fatto di aver cercato di rispondere ad una domanda tecnica fattami da un tecnico mi ha fatto male, molto male. A quanto ha scritto Vanni qui sopra potrei aggiungere tante altre cose e spiegazioni ma qui, a questo punto, volutamente non lo faccio (ci vorrebbe troppo spazio e tempo per spiegarmi in modo esauriente e semplice in modo da essere comprensibile a tutti). A Giorgio e a chiunque altro sia interessato ad avere informazioni su tutta la vicenda PTP-PRG-Ambiti inedificabili (i tre problemi sono inscindibili) in termini comprensibili per il cittadino comune sono comunque disponibile a dedicare tutto il tempo che ciò merita (gratuitamente ovviamente).
    p.s. l’incomprensibile linguaggio del PTP è purtroppo quello della sinistra radical-chic, sempre più lontana dai cittadini e sempre più chiusa nella sua torre d’avorio.

  33. Grazie Bruno,
    sei stato molto chiaro e naturalmente se non è un problema che questo dibattito possa essere organizzato all’interno del PD, accetto volentieri la tua disponibilità.
    Conta che nella prima riunione con gli amministratori del PD questo è stato il tema toccato da tutti, oltre alla gestione dei rifiuti.
    Se sei d’accordo ci sentiamo presto per macinare qualcosa.
    Grazie per la tua estrema chiarezza. Non si può essere tuttologi e le persone con le tue competenze non possono che insegnarci tantissimo.
    A presto.

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