P2 alla valdostana

Scrive Eugenio Scalfari su Repubblica di oggi:

 

 

 

 

 

 

Il fine di questi regimi [autoritari o totalitari] consiste nella sistematica manipolazione delle coscienze affinché siano persuase ad una credenza conforme.
Una variante (non necessariamente alternativa) è quella di smantellare ogni tipo di opinione facendo rifluire l’attenzione dei cittadini sui loro interessi privati. Questo processo, se portato alle sue conseguenze ultime, conduce alla desertificazione dell’opinione pubblica.

Giù il cappello di fronte al capolavoro dell’UV, che ha adottato con successo entrambe le strategie.
Ha lavato il cervello alla maggioranza dei valdostani, ridotti a pecore al servizio di una cricca di affaristi.

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5 pensieri su “P2 alla valdostana

  1. A proposito di articoli interessanti e che vorrei legare con il commento, presumo di Vincenzo, trovo illuminante l’articolo sull’Unita’ di Furio Colombo. Esso ripropone con le giuste varianti,la realtà del ” nì gauche, nì droite, di matrice unionista…
    Lo posto qui:

    Né di destra, né di sinistra
    Furio Colombo

    Che momento della storia è questo? Allarmanti analogie ci circondano. L’economia, come nel 1929, sta crollando nelle aree più ricche del mondo, per lo squilibrio tra avidità di immensi guadagni e mancanza di controlli. La Georgia, come la Polonia nel 1939, viene invasa da un vicino potente e violento che nessuno vuole sfidare.

    Gli Stati Uniti sono per tante ragioni lontani e distratti, con una visione certamente sfuocata.

    L’Italia è frantumata, o sta per esserlo, come i Balcani: governo nelle mani della Lega al Nord e dei separatisti al Sud, intenti a spaccare la reputazione morale e l’integrità fisica del Paese. Tra poco le rivelazioni del “federalismo fiscale” ci diranno a che punto è giunta quella volontà di spaccatura.

    Un ritorno al fascismo, come dice Famiglia Cristiana? È un po’ che si vede, ha i suoi momenti esemplari, come la caccia ai neri sulle spiagge italiane, come le impronte digitali imposte con la forza ai bambini Rom. Certo l’epoca è giusta. E, come in quell’epoca, il nascente regime può contare su chi nega, chi collabora, chi sminuisce, chi guarda ad altro, chi concorda. Le ragioni sono tante e diverse, ma tutte le corde tengono su il tendone del circo.

    Adesso la frase chiave per definire ogni nuova impresa del Governo è che «non è né di destra né di sinistra», frase che ormai si usa per giustificare di tutto. Il rischio è che si finisca per dirlo, in un tempo non lontano, nell’invocare la pena di morte.

    «Dovremmo fermarci solo per il rischio che gli elettori non capiscano?», si domanda Franco Bassanini, della premiata ditta Bassanini-Calderoli, da non confondere con la premiata ditta Amato-Alemanno.

    Vale la pena di notare quel “solo”. Se gli elettori si ostinano a non capire è chiaro che sono ottusi, privi di visione politica e che nella nostra futura maggioranza non li vogliamo. Però la domanda (formulata da Bassanini nel suo articolo-risposta sull’Unità del 15 agosto) tradisce un certo fastidio e anche un po’ di disprezzo verso lo scrivente («devo una spiegazione ai nostri lettori ben più che a lui») a proposito di un mio articolo in cui chiedevo ragione ai due professori, finora identificati in prima fila con il centro sinistra, per la loro improvvisa corsa (che non si è mai verificata nell’altro senso) verso un sindaco e un ministro di una destra davvero poco moderata. Infatti è la stesa destra che costringe alle impronte digitali i bambini rom, che vuole acciuffare chi fruga nei cassonetti e sbatte sul pavimento di una cella di sicurezza una ragazza sporca di terra, definita prostituta illegale, evidentemente trascinata a forza per le strade di Parma fino al luogo in cui è stata fotografata, una cella che – si intende – «non è né di destra né di sinistra, come le pere, le mele, le banane» (cito da Bassanini, che avrebbe dovuto aggiungere bambini rom e illegali arrestati in flagranza).

    Ma torniamo alla domanda di Bassanini: «Può un grande partito democratico, come vorrebbe Colombo, rifiutarsi di partecipare costruttivamente alla sfida della modernizzazione e delle riforme solo per il rischio che i suoi elettori non capiscano? Non si tratta piuttosto di aiutare i nostri elettori a uscire da una visione rozza e selvaggia della democrazia dell’alternanza?».[…]

  2. non è un commento, è un’osservazione:
    1) tutti i regimi autoritari o totalitari hanno a cuore il ni droite ni gauche (tradotto, il ni droite ni gauche equivale a dire che si ha intenzione di occupare tutta la scena politica, senza controparti)
    2) per raggiungere lo scopo è necessario miscelare sia a destra che a sinistra (vedi Rollandin, vedi ditte varie)
    3) in questa logica a cosa serve avere un’opinione pubblica? servono tante pecore (per farsi seguire dalle pecore, basta dare loro un po’ di sale, come ben sanno i pastori, non ti mollano più).

  3. Alcuni esponenti della maggioranza regionale parlano di dialogo, alcuni di quella che dovrebbe essere l’opposizione parlano di dialogo (qualcuno arriva perfino a coniare una nuova espressione: “opposizione di confronto”). Se per dialogo si intende parlare e lasciar parlare non c’è dubbio che qualche forma di dialogo ci sarà. Ma forse le parole più vere, in questo caso, le ha dette il meno politico e pertanto più schietto di tutti, Salvatore Agostino: “E’ ovvio che i confronti tra maggioranza e opposizione non saranno pacati. Abbiamo una coalizione forte e l’opposizione, se contraria alla nostra linea di governo, non potrà fare altro che abbaiare alla luna”. Insomma, o con me o contro di me.

  4. Il dialogo è importante e io l’ho sottolineato più volte. Ma l’opposizione deve ricordarsi prima di tutto che è chiamata soprattutto a vigilare (idem noi giornalisti) sull’operato della maggioranza. E questo significa sgobbare duramente su tutte le delibere della Giunta e studiarsi in maniera approfondita tutti i ddl, facendosi possibilmente aiutare da esperti in materia. Ne saranno e ne saremo capaci? Sul Corriere della Valle cercheremo di provarci. Un’ultimo flash. Spesso si critica chi va al martedì dagli assessori definendoli “questuanti”. Terminologia che non apprezzo in quanto si tratta sempre di cittadini-elettori. Ma perchè le opposizioni non dedicano un giorno alla settimana a ricevere chi ha qualche protesta da sottoporre sull’operato della Giunta? Il martedì è giorno di mercato e si potrebbero fare entrambe le cose… Se qualcuno invece vuole dire qualcosa alla redazione del Corriere il giorno migliore è il giovedì…

  5. Molto bella questa proposta sul ricevimento del martedì. La giro perlomeno ai consiglieri del PD.

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