Uno, nessuno, 50.000

Questo blog compie un anno in questi giorni e festeggia le cinquantamila visite.

Tante per un blog regionale di una regione così piccola, non pochissime per uno nazionale. Questo è una via di mezzo, anche se certamente più concentrato sulla realtà locale. Non l’ho pubblicizzato con comunicati stampa né parlandone in giro. Ho lasciato che il lettore ci capitasse per caso, per poi verificare se sarebbe tornato.

Rendere il blog interessante costa fatica. I lettori tornano se scrivi qualcosa di succoso, di originale. Vogliono sentire la tua presenza, come gli avventori di un bar vogliono vedere il padrone dietro il banco a fare i caffè. Non puoi assentarti per troppo tempo. Devi leggere tutti i commenti, e spesso rispondere.

Gli articoli non devono essere troppo lunghi, ma qualche volta sì. Devono dare l’impressione che scrivi qualcosa di introvabile altrove. Devi scrivere con franchezza sfruttando la libertà della rete,  non controllabile dal potere.

La voglia di continuare te la danno le statistiche sempre in salita: ora siamo arrivati a una media giornaliera di 328 visite al giorno. Non posso più tirarmi indietro.

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26 pensieri su “Uno, nessuno, 50.000

  1. Puoi sempre tirarti indietro Vincenzo. Non farti schiavizzare né dal personaggio, né dal blog, né dai fans.
    Puoi sempre tirarti indietro: la vita è tua, se ti diverti porta avanti il blog, se ti stufi, se diventa un obbligo…

    E’ un po’ come con le racines: elles sont comme les culottes, chacun a les siennes.

    E’ un po’ come il peuple valdotain, ma pensa un po’ se io devo vivere secondo un cliché impoverito ed ipersemplificato per garder une identité… non mia, ma del peuple…
    Allora io che sono buddhista dovrei mantenere le radici giudaico-cristiane dei miei avi?
    Io ho la mia identità e sono francofono a modo mio, a piccole dosi.

    Adesso mi sono iscritto ad un corso di dialetto milanese per rafforzare la mia milanesità 😉 vedremo.

    Io sono valdostano ma lavoro e vivo a Milano, le mie radici sono molto complesse ed affettive, sono fatte di piccole abitudini, la settimana enigmistica il sabato, sono andato a Lourdes perchè mia nonna paterna ci andava, è stato un modo per conoscere il suo mondo, comprare i semi da Ingegnoli come faceva mio nonno materno, ricordare con affetto un gergo informatico in cui dicevamo GOTO all’italiana perchè mio padre non conosceva l’inglese, il patois di Brusson, il piemontese di Verrès, dove sono cresciuto e dove gli autoctoni erano gli immigrati perchè noi siamo immigrati dopo da Brusson.
    A Verrès la verrezziesità non è data dall’etnia, tra l’altro, ma dal numero di edizioni in cui hai partecipato al Carnevale Storico inventato dal grande Ottavio Giovanetto, ecco perchè ti dico che non ci faccio caso a quella distinzione alla quale alludevi.
    Ottavio Giovanetto che era omosessuale ma che era molto rispettato lo stesso a Verrès.
    Altri grandi furono i fratelli Bertetti che fondarono il CAI e vestirono per 50 anni tutta la Val d’Ayas, c’era gente che vendeva le mucche e poi passava a pagare i conti della moglie da Bertetti e non rimaneva nulla 😉
    Il primo dialetto che ho conosciuto in vita mia è stato il piemontese di Verrès.

    Io proprio perchè sono legato a tante tradizioni affettive legate a ricordi di persone care sono contro i cambiamenti se non sono necessari.
    Mi sono incazzato quando la SIP è diventata TELECOM ITALIA, e m’è spiaciuto quando hanno tolto i telefoni con il disco anche se me ne sono fatto una ragione.

    E dato che per me la tradizione è legata al ricordo delle persone, per me la tradizione non va mediamente oltre le 3 GENERAZIONI. Ossia, per me ha senso quello che può aver insegnato un nonno a suo nipote, non quello che s’è perso tra persone che non si sono mai conosciute… non so se mi spiego…quello è perso, perchè tanto non è più affettivo.

    Ecco che se ormai anche per i miei nonni il francese è stata solo una lingua straniera che hanno studiato con fatica ed usato molto sporadicamente, per me quella è la francofonia e la tradizione da tirare avanti, non altro.
    Non ho perso delle radici, perchè per me le radici sono il ricordo dei miei cari, di come erano loro. Niente di più. Se pretendessi altro TRADIREI VERAMENTE LE MIE VERE RADICI.

    Les racines sont comme les culottes: chacun a les siennes.

    Ho letto ultimamente il blog di Etranger, là è stata ed è una tragedia, la gente vive segregata, ed ha veramente conservato la sua identità? O quella di un cliché che chiama etnia o patria? Vive la propria vita, si costruisce la propria identità? Io con fatica sono uscito dal lavaggio del cervello, ho rimesso in discussione tante cose, tanti stereotipi, ho analizzato ed alla fine ho concluso.
    Io sento mio sia l’italiano che il francese, mi sento una persona ricca, mi sento persino piemontese perchè ritengo che la Valle faccia anche parte del Vecchio Piemonte, mia nonna materna conosceva la cucina piemontese ed il piemontese.

  2. Ed ecco perchè proprio da unionista ti dico: conserva anche le tue radici di calabrese di Aosta, racconta la storia della tua gente che è parte della nostra gente, rendila consapevole del valore del loro dialetto e delle loro tradizioni, e della loro storia. Perchè non fate un sito per cominciare? Magari a partire dalle foto dell’ultima festa? O magari già c’è ed io non lo conosco. Ciao. Cercai a suo tempo qualcosa su Morgeto ma trovai molto poco. Io ho un caro amico calabrese di Reggio e fui molto orgoglioso di raccontargli di questo particolarismo di Aosta. Ti dico, forse sono anomalo, ad esempio io considero una tipicità milanese il dialetto cinese di Via Sarpi a Milano, questi cinesi sono lì dagli anni ’30 del secolo scorso tutti dalla stessa provincia cinese. Non so, ti dico, per me la tipicità è tale entro le 3 generazioni… perchè è funzionale al ricordo delle persone care, del vissuto.

  3. La tua idea di identità, di un’identità che cambia con le generazioni e si modifica incessantemente, è anche la mia.

    Questo modo di impostare la questione è non solo divergente, ma proprio in antitesi a quello dell’UV. Mai nessun esponente di quel partito ha espresso idee simili alle tue. Al contrario, quel partito continua a promuovere ufficialmente un’idea di Valle d’Aosta vecchia di un secolo o addirittura, come dici tu, mai esistita. L’Union Valdotaine pretende di fermare il tempo e propinare ai valdostani e soprattutto al resto d’Italia, l’idea di una società valdostana cristallizzata.

    La “civilisation valdotaine” con la quale l’assessore Vierin vorrebbe impartire il lavaggio del cervello ai bambini valdostani, è il contrario di ciò che tu dici. E’ ancora quella “civilisation” che esalta una delle culture presenti in Valle e cancella tutte le altre.

    La tua è una visione avanzata, progressista, potrei dire di sinistra, della questione identitaria. Quella di Vierin, che fino a prova contraria è un esponente dell’UV al quale non si contrappone, sul punto, nessuna voce dissenziente interna al partito, è la riproposizione della solita “idéologie valdotaine”.

    Sarai un unionista perché ti sei iscritto all’Union, ma con l’UV non c’entri proprio per nulla. Ti vedrei meglio nel PD, partito laico sulla questione identitaria.

    Riguardo ai calabresi valdostani, Luciano Caveri, nella sua introduzione al volume “Dalla Piana ai Monti” di Giuseppe Ciardullo, scrive che ci sarebbe stato un “colossale e spontaneo processo d’integrazione: la ‘valdostanizzazione’, nel senso della condivisione dei nuovi venuti di valori e idee fondanti della comunità valdostana”. Secondo lui “le seconde e terze generazioni di valdostani di origine calabrese vivono con grande naturalezza una condizione di radici plurime, sentendosi cittadini valdostani a pieno titolo e con una cittadinanza a tutto tondo”.

    Non è e non può essere così, perché i “valori e le idee fondanti della comunità valdostana” consistono in rivendicazioni di tipo etnico, escludendo perciò automaticamente ogni inclusione che non presupponga il rinnegare se stessi e la propria cultura.

    E bada che la mia non è una critica all’UV, ma a chiunque si attardi a proporre un’ideologia vetero-etnicista, in qualunque partito si trovi. Si parla dell’UV perché storicamente è il partito che di quell’ideologia è il propulsore.

  4. Purtroppo l’ideologia vetero-etnicista è proposta trasversalmente ed è scritta NERO su BIANCO nella carta dei principi di VdaVive.
    Il PD è fin troppo LAICO sulla questione, nel senso che non si esprime neppure chiaramente sulla tutela delle tradizioni, e dall’altro lato si allea con chi porta avanti questa ideologia.
    Poichè io comunque credo nella tutela di una certa tradizione (la tradizione di studiare il francese nelle scuole valdostane, il vero carattere etnico comune a tutti i valdostani) e credo nella CONDIVISIONE TOTALE di QUESTA TRADIZIONE o ESPERIENZA, mi riconosco nelle idee dell’UV.
    Inoltre la RIGIDITA’ della definizione TERRITORIALE della valdostanità e di cosa è VALLE D’AOSTA in base ad un ASSIOMA o DOGMA DI TIPO TERRITORIALE mi ha fatto preferire l’UV a VdaVive che proprio perchè è elastica su una definizione territoriale e non etnica poi rischia di non poter mai superare quella ideologia vetero-etnicista per la definizione di cosa sia la nostra comunità.
    LA CONDIVISIONE delle difficoltà nello studiare il FRANCESE a scuola è essenzialmente IL carattere “etnico” valdostano, l’unico aspetto che accomuna i valdostani DI FORMAZIONE.
    Sono infine CONTRARIO a OPZIONI che darebbero luogo a percorsi SCOLASTICI DIVERSI e che porterebbero, queste sì, a DIVISIONI in seno alla nostra comunità.
    Mentre tu ritieni la questione dello studio del francese solo STRUMENTALE ad una GRANDE FINZIONE, io credo che LO STUDIO DEL FRANCESE sia VERAMENTE LA nostra TRADIZIONE da portare avanti e che faccia parte della nostra identità (parola forte) o più realisticamente della nostra tradizione culturale.
    Poi, io non gioco a Tzan, Belote, Palet o Scopone, ma penso che sia giusto tenere in piedi queste tradizioni che considero valdostane anche se non coinvolgono tutti i valdostani, così come non sono allevatore o produttore di formaggi ma credo sia giusto che si continui a portare avanti questi prodotti tipici, e non mi sento meno valdostano perchè io non porto avanti quelle cose direttamente.
    A parte il tradizionale studio del francese nelle scuole, infatti, non esiste nessun carattere etnico che accomuni tutti i valdostani, ne ora ne 200 anni fa.
    Ma quello che ci differenzia è proprio questo: che almeno sul punto dello studio del francese io credo sia giusto conservare la tradizione di studiarlo, perchè il fatto che ci sia questa tradizione è un FATTO, non una GRANDE FINZIONE.
    Il carattere etnico dei valdostani è ESPRESSO COMPIUTAMENTE nella MANIFESTAZIONE CONTRO LA QUARTA PROVA IN FRANCESE fatta 10 anni fa dagli studenti valdostani, un carattere che ha accomunato TUTTI GLI STUDENTI, perchè TUTTI i valdostani di FORMAZIONE il francese lo studiano ed incontrano le stesse difficoltà, condividono LO STESSO VISSUTO.
    Dato che ho una concezione TERRITORIALE della VDA per me è molto semplice definire cosa sia la civilisation valdotaine: è tutto quello che capita e viene fatto in Valle d’Aosta.
    Ma per non discriminare tra cittadini valdostani e nello stesso tempo conservare e ribadire la non banalità della valdostanità occorre ancorarsi a qualcosa di saldo, e se non l’adesione ad un cliché particolare deve essere il TERRITORIO (ius soli contro ius sanguinis).

  5. I Calabresi difficilmente potranno mai sentirsi Valdostani a pieno titolo poichè manca loro una cosa essenziale per affondare le loro radici nella nostra Regione: la terra.
    Come possiamo parlare di radici senza che esista la materia prima che permette a queste radici di attecchire?
    Il 99% degli immigrati vive in Valle d’Aosta ma non ha contatto con la terra valdostana.
    Vivere in un condominio o in affitto in una casa è la stessa cosa che sia Ivrea oppure Aosta ed infatti è là, in Calabria dove hanno la loro terra, che amano tornare per sentirsi veramente a casa.
    Non è un discorso di razzismo o di esclusione sociale ma semplicemente una constatazione che ognuno pone le sue radici e ritrova le sue radici là dove i suoi avi hanno trovato un fazzoletto di terra disposto ad accoglierle.
    Dopo 2 o 3 generazioni certamente questo legame si indebolisce e viene quasi annullato e così la tendenza è quella di sentirsi semplici cittadini del mondo poichè la visione di libertà ha il sopravvento su quello dell’appartenenza ad una comunità ed a un pezzo di terra ormai moralmente distante.
    Nessun partito politico serio oggi può fregiarsi di abbracciare o escludere le diverse componenti della nostra società in base all’origine perchè la politica non deve essere l’espressione di un sentimento ma semplicemente la forma migliore, più onesta e imparziale possibile, per far convivere in armonia questi sentimenti “diversi”.

  6. @uahlim
    Io non sono contrario alle tradizioni in sé, né allo studio del francese a scuola.
    Hai capito benissimo a cosa sono contrario, non farmelo ripetere ancora.
    E torno a ripetere la mia sfida: trovami un solo unionista che si sia espresso pubblicamente come te.
    Riguardo alla territorialità, e al rifiuto della richiesta di annessione di Carema che citi ogni tanto, a parte che al dibattito ha partecipato il solo Caveri e tutti gli altri zitti come tombe, sai bene che è dovuto a ragioni economiche. Se si cede una volta poi è una catena di rivendicazioni simili e addio specialità e privilegi (soldi soldi soldi, altro che identità).

    Riguardo a Vda Vive e alle alleanze, bisogna chiarirsi. In questo blog e in quelli sudtirolesi abbiamo stimolato e condotto discussioni su questo tema scivoloso dell’identità, ma questo dibattito e questi temi sono da tempo rimossi dal dibattito politico ufficiale. Il Pensiero Unico non permette neppure che se ne dibatta. Tutti sono autonomisti, anche se nessuno spiega cosa vuol dire. E tutti sanno di partecipare alla Grande Finzione portatrice di soldi soldi soldi, e vuoi mica mettetti contro i soldi soldi soldi…

    Di queste pratiche propagandistiche strumentali, nella pratica, se ne occupa l’UV, gli altri lasciano fare, si dichiarano “autonomisti” che fa figo e preferiscono occuparsi (insieme all’UV) di altre questioni più… concrete.

    Le alleanze politiche di questi anni non sono state fatte pensando a questi temi. Partiti come la Margherita e di Ds sono passati all’opposizione non per questioni di questo genere, ma per le degenerazioni antidemocratiche del regime. Il Galletto intendeva opporsi alla deriva clientelare del regime unionista e dare anche ai valdostani la possibilità dell’alternanza al governo, non certo occuparsi della ridefinizione dell’identità valdostana…

    Ovvio che se nella definizione di un programma amministrativo comune qualcuno proponesse la double filière io mi batterei perché il PD piuttosto facesse saltare l’alleanza. Ma così finora non è stato. E se capitasse di discutere di identità valdostana con esponenti di Vda Vive ripeterei a loro ciò che scrivo qui (che non è così privato…)

  7. La specialità e l’identità sono proprio la stessa cosa. Essere autonomisti significa banalmente essere per la conservazione dell’autonomia della Valle.
    Nei fatti furono autonomisti i partiti nazionali romani che quest’autonomia realizzarono per la Valle d’Aosta.
    Il punto è proprio questo: che l’annessione di Carema contraddice la specialità dell’identità della valle d’Aosta, e quindi alla fine come tu dici… niente autonomia, anzi, ad essere coerenti neppure all’inizio. Ma non perchè Carema costa e dopo un po’ la catena porterebbe al collasso la cosa, visto che Carema produrrebbe un PIL anche alto, e porterebbe in dote una tipicità mica da ridere, ma perchè Carema non ha avuto quella storia e quella cultura che l’autonomia serve a difendere, è un discorso di coerenza: non si può essere autonomisti ed accettare che Carema sia valdostana, è come voler avere la botte piena e la moglie ubriaca, l’intangibilità dei confini è una questione di principio su cui si è obbligati ad essere rigidi se si vuole pretendere con un minimo di dignità la conservazione dell’autonomia. In un mondo ideale, potrei essere persino contrario all’autonomia e sputare sui soldi, ma alla fine non è che se tolgono l’autonomia alla valle ne guadagnano gli altri italiani, e soldi soldi significa anche servizi decenti almeno in Valle, anche per i più deboli. E l’ideologia della sinistra non consiste banalmente a chiedere soldi soldi per chi ne ha pochi? Detto questo io posso pensare all’autonomia funzionale alla conservazione delle tradizioni valdostane, o pensare all’esigenza di conservare queste tradizioni funzionale all’autonomia. Io sono per la prima che ho scritto, affermare a piena voce che tutti si è per la seconda e sopratutto tacciare come grande finzione la tradizione dello studio del francese porta poi alla fine alla morte di questa tradizione che invece dici di voler conservare. Infine affermare che non esista nessun attaccamento alle tradizioni e che ci si finga attaccati ad esse solo per una questione economica credo sia falso, nel mio caso lo è stato, per lo meno, e comunque offensivo: il tuo è comunque un processo alle intenzioni.
    Vedi, io posso ridere di chi è attaccato ai buoni di benzina, in fondo sono solo 500 euro all’anno, posso da valdostano anche rinunciarci. Io posso farlo, ma chi magari ad Aosta paga affitto, a quello posso dire rinunciaci perchè sei un privilegiato, tu lo faresti? Io francamente no.

  8. Leggo tanto di quel razzismo nelle parole di uahlim che sono ben contenta sia all’interno del mouvement e credo sia nel posto giusto.
    Ha espresso con grande correttezza il pensiero di un movimento nazionalista.
    Ora però vorrei sottolineare alcune inesattezze:
    1. “Sono infine CONTRARIO a OPZIONI che darebbero luogo a percorsi SCOLASTICI DIVERSI e che porterebbero, queste sì, a DIVISIONI in seno alla nostra comunità.”
    Ebbene, lo invito a leggere le dichiarazioni dell’attuale assessore quand’era animateur de la jeunesse (meno di 10 anni fa). Ora avrà cambiato idea o semplicemente si tratta di un calcolo elettorale?
    Ha mai letto nel programma del PD che si vuole eliminare il francese?
    2. Nella civilisation valdotaine che intendono propinare ai nostri figli si parlerà dell’unico vero martire? O magari si parlerà anche di Guido Saba, della Vuillerminaz… si parlerà dei Salassi e si della revolution de Socques o si parlerà anche del 900? Sarebbe interessante capire il testo che si intende usare…
    L’autonomia nasce prima dell’UV? Com’è possibile quindi che sia l’unico partito che può difenderla? Com’è possibile che sia sopravvissuta alle giunte rosse e democristiane? Molto probabilmente, un po’ di buona civilisation dovrebbe essere impartita a tutti.
    3. “Essere autonomisti significa banalmente essere per la conservazione dell’autonomia della Valle”
    Io invece direi che essere autonomisti vuol dire guardare semplicemente all’interno di queste montagne e vedere sempre e ovunque dei nemici altrove. Vuol dire preferire fare scelte sbagliate come l’inceneritore, l’aeroporto..per una comunità che conta gli abitanti di un quartiere di Torino pur di non aver a che fare con le regioni limitrofe.
    Ebbene, sei stato molto chiaro. Se io guardo una cartina dell’Italia vedo la Valle d’Aosta all’interno di una nazione, vedo che è l’unica regione interamente montana e quindi molto particolare, vedo che confina con 2 stati stranieri e possiede due importanti trafori e quindi altrettanto speciale… dalle tue parole invece mi sembra che vedi altro.
    Condivido invece in parte quello che dice ghianda, infatti lo invito a guardare i giardini nel circondario di Aosta. Vedrà serre di pomodori, insalata, peperoncino…che non sono coltivati da valdostani doc, ma da persone che hanno portato un po’ della loro cultura in Valle. Vedrà aziende caprine di eccellenza tenute da non valdostani (St-Marcel e St-Nicolas). Vedrà viticoltori molto bravi privi di z finale…Certo con delle diversità visto che ognuno mantiene e coltiva le sue tradizioni ma capire che si può convivere e imparare non può che essere arricchente.
    Io l’ho provato sulla mia pelle vivendo con una nonna valdostana e un nonno veneto. Lui stava in stalla e lei preparava lo stoccafisso… Lei parlava il veneto e lui capiva il patois…
    E continuo a provarlo visto che sono una bacanotta al 75% e ho sposato un walser DOC. Abbiamo molte diversità. I miei figli giocano a rebatta, ma partecipano anche ai walsertreffen. Mangiamo la valpelleunenze, ma anche i knuffil (credo non si scriva così, ma sono degli gnocchetti tirolesi), conoscono la diversità fra uno stadel e uno chalet…
    Difendere le tradizioni vuol dire non aprirsi alle tradizioni altrui? Credo che ogni insegnamento sia un arricchimento, credo che le tradizioni non vadano imposte ma fatte conoscere, credo che l’autonomia possa essere una ricchezza solo quando punterà alla particolarità del nostro territorio e si aprirà all’esterno non vedendo nemici ovunque. Il PD è il primo partito federale proprio perchè crede nelle diversità di ogni territorio, ma crede in uno Stato unico con cui confrontarsi e dialogare. analizzando gli statuti delle altre regioni ho notato proprio l’esaltazione del proprio territorio. La Toscana rivendica la paternità della lingua, la Sardegna le problematiche legate alla sua collocazione, all’asprezza della terra…tutti legati però da dei principi e valori unici che sono propri della sinistra:
    « LA GAUCHE EST LA FORCE DE CEUX QUI SONT SANS FORCE, LA VOIX DE CEUX QUI SONT SANS VOIX. ELLE EST L’ECHELLE DES NATION, EN PRONANT, AU NOM DE SES VALEURS UNIVERSELLES, UN ORDRE MONDIAL FONDE’ SUR LA PAIX, LE DROIT ET LE DEVELOPPEMENT »
    Ecco la diversità…fra chi si riconosce in un contesto e chi crede di non stare ne a destra ne a sinistra, ma si crede semplicemente autonomista.

  9. Bello il tuo intervento, Erika. Lo condivido. Mi ha solo sorpreso quall’accusa di razzismo a uahlim, perché mi sembrava avesse espresso, in realtà, opinioni non lontane dalle tue. Mi sembra più che altro paradossale che si dichiari unionista e non veda (come fai notare tu) che nell’UV si agisce in direzioni molto diverse da quelle che dice lui.

  10. Cara Erika, io sono convinto, e credo di avertelo già espresso su un altro post, che tu sia una persona estremamente corretta, onesta e con tanta voglia di fare; credo nello stesso tempo che tutti questi buoni sentimenti si vadano a scontrare all’interno di questo nuovo percorso che oggi chiamate PD con un’accozzaglia di fantasmi del passato che sono di fatto la componente se non principale certamente importante di tale movimento.
    La mia è naturalmente un’ opinione personale e, credimi, un’opinione non dico sofferta ma certamente priva di pregiudizi perchè derivo da generazioni famigliari dichiaratamente di sinistra e ho parenti vicini che hanno militato in prima persona nei vari partiti di sinistra dal dopoguerra ad oggi.
    Ritrovare un’identità quando si deve mettere in discussione l’unica che abbiamo avuto, per cercare di sopravvivere, credo sia un percorso difficile.
    Possiamo all’inizio crederci, credere che quel “nuovo” che abbiamo in testa corrisponda alla nostra realtà e faremo di tutto per convincere gli altri che credevano semplicemente di aver cambiato vestito e non sanno da che parte cominciare er cambiare anche il corpo che stà nel vestito.
    Ci mescoliamo, ottima idea, prendiamo le distanze dagli estermisti, altra buona cosa; poi ci accorgiamo di non avere un’anima e cerchiamo con grande difficoltà di costruircene una, facendo l’occhiolino ai lavoratori, agli industriali al sindacato e ai lavoratori del pubblico impiego.
    Il risultato è un mostro perchè un animale con 6 corpi o con 6 teste non può che essere un mostro.
    “LA GAUCHE A PERDU LA FORCE DE POUVOIR DONNER VOIX A CEUX QUI NE L’ONT PAS SANS POUVOIR ATTIRER CEUX QUI POURRAIT L’AVOIR.”

    Ci risentiremo fra un pò.
    Ciao.

  11. Sì, Erika, credo anch’io di essere nel posto giusto e spero di avere espresso la posizione di tutto il Mouvement e che sia definitivamente morto e sepolto il concetto di valdostano-doc assente nei miei interventi per sostituirlo con quello di valdostano di FORMAZIONE che ricalca meglio l’essenza del particolarismo storico valdostano.
    Per quanto concerne la particolarità del territorio valdostano, l’unica particolarità che ci vedo è quella storica data dalla STABILITA’ DEI SUOI CONFINI AMMINISTRATIVI NEL TEMPO. E non credo francamente che un camoscio od uno stambecco riconosca la Valle d’Aosta dal Piemonte o dalla Francia o dalla Svizzera.
    Hai citato un bell’esempio di cose valdostane contrapposto ad un altro bell’ esempio di cose altrettanto valdostane che a tuo dire per noi non lo sarebbero, ma né la rebatta, né il patois francoprovenzale, né la zeta in fondo ai cognomi costituisce da sé un carattere identificativo e che in sé definisce la valdostanità.
    Le definisci cose valdostane ma in sé non lo sai perchè lo sono, lo sono perchè sono cose che sono DENTRO la VdA, tutto qua.
    Ma se sposti i confini DISTRUGGI questa definizione, questo criterio. Ed allora cosa significa l’aggettivo valdostano? Niente, non significa più niente.

  12. io sono valdostano-doc, e non di formazione, mi dispiace, non farmi morire e non seppellirmi prima del tempo.

  13. Il tuo concetto di valdostano di formazione sinceramente non lo capisco e altrettanto sinceramente non capisco dove mi collocheresti…
    Io ho un concetto molto diverso di valdostanità. Non dipende dalle generazioni e tanto meno dai confini. La comunità walser ne è un esempio lampante, come i valdostani immigrati all’estero…
    E comunque credo che tutto questo sia indipendente da quanto si stia in Valle. Mia mamma si sente veneta, io valdostana eppure apparteniamo alla stessa famiglia.
    Indipendentemente da tutto questo comunque ribadisco che l’AUTONOMIA è altra cosa e sono ben d’accordo quando dici “nei fatti furono autonomisti i partiti nazionali romani che quest’autonomia realizzarono per la Valle d’Aosta”.
    Ebbene, perché invece sembra un’invenzione unionista? Perché non si ricorda chi ha portato i 9/10 in Valle? Perché non si ricorda il ruolo della resistenza, chi l’ha fatta, ma si ricorda solo un martire?
    E quando dici “essere autonomisti significa banalmente essere per la conservazione dell’autonomia della Valle.” Ebbene credo che il PD non sia per l’eliminazione di questa e come ben hai detto se c’è è grazie alla sinistra… Ti ripeto che semplicemente non vede solo e soltanto questo, ma crede sia una ricchezza confrontarsi e aprirsi agli altri. Vorrei leggessi la proposta di legge del PD sulla Montagna http://www.pdmontagna.it/. Vedrai in esso la grande attenzione di questo partito per queste zone e sinceramente Roma non mi sembra ci rientri.
    Ora però vorrei rispondere a ghianda che sento molto vicino a me. Il PD è un partito aperto e plurale, ma ti sbagli quando dici che è senz’anima. Le anime sono tante e la sfida è stata quella di metterle insieme. Riuscire a costruire una casa comune per tutti i riformisti. Sono stati fatti grandissimi passi, ma vorrei citarne uno che credo sia molto significativo e come al solito poco considerato. Sulla legge sull’aborto persone come Finocchiaro e Binetti hanno firmato una proposta insieme riuscendo a confrontarsi e riuscendo a fare sintesi di modi di sentire diversi. Il PD poi a differenza del PDL ha una casa comune, un unico segretario e un unico gruppo in parlamento. Se noti dall’altra parte invece ognuno va per la sua strada. Ecco quindi che io non vedo il PD come un animale con sei corpi e sei teste, ma come una casa comune dove diverse anime riformiste si confrontano esprimendo le proprie idee. Certo ci sono personaggi forti che vogliono primeggiare qui come a Roma, ma più forte sarà la voce del nuovo più i fantasmi del passato dovranno fare un passo indietro. Ripeto solo i fantasmi perché ci sono molte persone del passato che possono dare molto e devono essere ricordate per quanto hanno dato alla sinistra. Il rinnovamento non riguarda l’età anagrafica, ma lo spirito con cui affrontiamo questa sfida e non dimentichiamo la storia altrimenti gli unionisti potranno farci credere di essere gli unici a poter parlare di autonomia, quando giustamente la conquista dell’autonomia è stata merito della sinistra!
    Caro ghianda ti invito inoltre a seguire i lavori del Consiglio e le iniziative che promuoveremo in questo mese e vedrai che la voce c’è, eccome.

  14. @Ghianda
    Il tuo commento dimostra che non hai colto il significato profondo dell’idea di Partito Democratico.

    Il PD, infatti, è stato immaginato, programmato e realizzato proprio perché NON fosse un partito ideologico, cioè perché NON fosse di tipo identitario.
    Quelli erano i partiti del Novecento, andati in pensione con il secolo breve.
    Le ideologie (tranne che in Valle d’Aosta, dove pare sopravvivere quella a sfondo etnicista) sono fortunatamente andate in soffitta.

    Dare la propria adesione a un partito non significa più, o non dovrebbe più significare, aderire a un’ideologia, a un insieme di dogmi da imparare a memoria per ripeterli meccanicamente come mantra, né sentirsi parte di una chiesa.

    Un partito del terzo millennio dovrebbe invece essere portatore di valori e principi (questo sì) ma come guida per la proposta di un progetto per il paese. Aderire a quel partito significa riconoscersi in questo progetto, ma con approccio laico e sempre critico. Significa anche contribuire alla formulazione di quel progetto, confrontandosi costantemente con persone provenienti da altre storie, altre culture, altre identità.

    Questo è il Partito Democratico, non un semplice cambio di vestito della solita identità ideologica (Pci-Pds-Ds…), sennò io non sarei qui.

    L’operazione, che consiste in un’autentica palingenesi, è estremamente complessa. Anche perché ad attuarla sono gli stessi personaggi che hanno vissuto tutta la loro carriera politica nello schema precedente, quella dei partiti a connotazione ideologica, quelli identitari.

    Perciò oggi sono spaesati, oltre che in crisi per la necessità di dover navigare in mare aperto (le scialuppe sono state date alle fiamme).

    Per i giovani che nel 1989 avevano meno di quindici anni il salto è molto più facile, anzi non c’è nessun salto da fare. Loro hanno capito. Peccato siano pochi quelli che si vogliono impegnare in politica, e soprattutto peccato che gli altri cerchino di tenerli fuori dal gioco.

    Il PD valdostano ha, secondo me, solo un problema di comunicazione. Non abbiamo comunicato abbastanza, e in questo l’esito delle regionali non ha certo aiutato, che a guidare il partito c’è un gruppo di persone del tutto nuove.

    I dirigenti del partito non sono i personaggi che forse tu immagini, ma i sedici eletti nell’assemblea costituente, che è l’unico organo con la facoltà di prendere decisioni, a breve e a lungo termine. E lì sono in maggioranza i nomi nuovi o nuovissimi nel ruolo di dirigenti di partito. Te ne faccio alcuni: Erika Guichardaz, Giovanna Zanchi, Giulio Cappa, Lorenzo Gillo, Emilio Zambon, Ornella Cheillon, Silvia Nicco, Filippo Costa, Antonella Barillà… Queste, insieme al segretario Donzel, sono le persone che guidano il partito. Questa è la componente principale del partito.

    I fantasmi del passato (in senso buono) sono evocati dai giornali, e questo falsa la percezione che all’esterno si ha del partito. Per questo parlo di deficit di comunicazione. Certo se gli elettori avessero premiato di più questa idea nuova del partito ora sarebbe più facile dare il segno del cambiamento anche all’esterno.

  15. x Vincenzo e Erika

    Io credo, forse a torto e solo il tempo potrà darmi ragione o meno, che quello che diventa fondamentale in un partito politico sia la sua capacità di farsi portatore del sentire comune.
    Quel “sentiment” di cui avevamo già dibattuto prima delle elezioni regionali e che in quella circostanza si è dimostrato abbastanza vicino a quanto avevo cercato di comunicare in quella occasione.
    Io posso sinceramente credere che quanto voi affermate sia vero.
    Posso credere in questa casa comune dove frange diverse della società si riuniscono per portare avanti un progetto comune.
    Posso credere che i fantasmi potranno rimanere tali poichè vi è un nuovo nocciolo duro che non si farà mettere da parte per offrire le scialuppe ai vecchi marpioni della politica.
    Posso in definitiva trovarmi d’accordo sullo sforzo che si sta facendo.
    Il problema però è che non riesco a sentire come mio questo percorso perchè ai buoni propositi e alle belle parole espresse corrispondono atteggiamenti, simboli e modi di porsi che non posso definire validi per dare un’impronta forte al cambiamento e alla rottura con il passato.
    La voce del partito rimane l’Unità in Italia e Le Travail in Valle d’Aosta.
    Voi mi direte che ci sono persone nuove anche lì, che la visione è cambiata.
    Allora perchè non cambiano anche l’etichetta?
    L’impostazione sociale mi pare sia rimasta la stessa.
    Perchè quando si parla di Casinò non si inizia a dire ai “compagni” che la situazione disastrosa continuerà ad esistere perchè i 750 dipendenti sono un numero esorbitante rispetto al volume d’affari?
    Non solo non lo si dice ma si dà un contributo per aumentare lo stipendio a chi guadagna già il triplo se non di più della maggior parte dei lavoratori “normali”.
    Abbiamo paura forse di andare troppo a destra?
    Perchè ci si rallegra su Le Travail (giunto puntuale appena prima della tornata elettorale) di aver contribuito con la propria azione all’assunzione di 20 o 30 persone in Bassa valle nei cantieri forestali rivendicando quindi un’azione che sappiamo tutti benissimo essere un palliativo senza senso che pesa ulteriormente sulla comunità intera?
    Perchè nelle interpellanze in Consiglio viene mantenuto un basso profilo andando ascovare argomenti senza alcuna importanza non cercando minimamente di porre l’accento su situazione drammatiche per lo spreco del denaro pubblico?
    Stiamo ascoltando troppo la campana sindacale?
    Sarà pure che si sta cercando di dare voce al nuovo ma la cadenza a me pare quella zoppicante del passato.
    Il “sentiment” è distante perchè l’unico dato reale, allo stato attuale, è la perdita di condivisione morale di un modo di fare che non ha nè capo nè coda; se poi ci aggiungiamo i vecchi rancori che stanno emergendo, le liti intestine e la mancanza di concretezza nel disegno globale chiaro e dettagliato il quadro diventa completo.

  16. Ritorna anche nel tuo commento (utilissime le tue riflessioni, perché ci danno un’idea della percezione esterna) il problema della comunicazione. Hai ragione, il Travail non va più bene, anche perché NON è l’organo del PD. Presto ci sarà un giornale del PD, di nuova fondazione.
    A livello nazionale l’Unità NON è l’organo del PD. E’ edito da editori privati. Nell’orbita del PD c’è anche Europa, pochissimo diffuso. Adesso il PD farà un suo canale televisivo, per il giornale la discussione è in corso.

    Sull’azione del partito sui singoli temi… In comune la rappresentanza è figlia della stagione precedente, e questo è un problema grosso.
    In regione, aspetterei prima di dare giudizi. Vigilerò anch’io, vigiliamo tutti, e le punzecchiature tue e di chiunque altro sono essenziali, affinché l’opposizione del PD sia rigorosa come promesso in campagna elettorale.

  17. Caro Ghianda non credo che farsi portatore del sentire comune sia di per se una motivazione valida e fondamentale per l’esistenza di un Vero Partito. E neanche che questo sentire, come si diceva sopra, debba condizionare il Pd a scegliere strade più semplici da percorrere. La trappola, nella tua proposizione, consiste nel rischio di rientrare invece in vecchie ideologie, già condannate dalla storia o di trovare come da tempo esterna la Lega e quei partiti della destra, un comune sentire, utile solo a raffazzonare un insieme di persone legate solo da principi e valori molto discutibili. Almeno per me.

    Essere unito da un sentiment che ci porta a detestare il diverso, a rifiutare l’immigrato, a condannare chi ha un colore delle pelle diverso dal mio o che abbia un altro sentimento religioso, non è certamente un sentimet qualificante. Né tanto meno lo si può pacatamente accettare se chi sostiene che settori diversi della società si debbano riunire per portare avanti un progetto comune, non ci si accorge che questo progetto potrebbe essere scellerato.

    Certo la riproposizione di vecchi patiti basati unicamente su ideologie pregnanti o come diceva Vincenzo di Vecchie Chiese, non può essere certamente un buon progetto, ma credo che alcuni valori come la solidarietà, una visione un po’ più ampia del bene comune, un sostegno e un appoggio a settori più disagiati di una società che si presenta oggi nei loro confronti sempre più matrigna, credo che su questo noi dovremo fare più profondi ragionamenti. Non sono scontate queste parole caro Ghianda, se non te ne sei accorto l’egoismo oggi è imperante e dunque, scherzando ti dico attenzione, se questo oggi è un sentiment comune proprio per questo posso affermare che questa è una motivazione non valida e fondamentale per la formazione di un raggruppamento politico.

  18. Giorgio hai pienamente ragione.
    Come ben sai, avendolo più volte detto, scrivo di getto e quindi ogni tanto mi mancano alcune puntualizzazioni.
    Ovviamente il sentiment che intendevo è quello che per ragioni storiche, sociali, culturali è interprete comunque di un certo mondo, di un certo modo di pensare, seppur con le dovute sfaccettature.
    Al di là di questa puntualizzazione fondamentale credo tu abbia capito benissimo il senso del mio discorso.
    Se è vero che è importante mantenere alcuni capisaldi inamovibili verso il profetto di evoluzione sociale è altrettanto vero che sarebbe necessario rapidamente spgliarsi di vecchi preconcetti legati ad un mondo che non c’è più e che ha dimostrato tutti i suoi limiti.
    Definire la propria libertà di pensiero non vuole certamente dire di accettare tutte le pulsioni emotive del momento ma nemmeno porre veti di comprensione là dove sia necessaria una presa di coscienza. (Vedi esempio sopra Casinò).
    Non sempre la battaglia verso i deboli è giustificata ed è tutto da dimostrare che la “protezione” attuale di 100 persone non comporti la mortificazione di 1000 fra non molto.

    Salut.

  19. Auguri anche da parte mia.

    P.S. Io l’anno da blogger lo devo ancora compiere. Però ho un obbiettivo importante: coronarlo insieme alla visita numero 250.000… (me ne mancano solo 40.000).

  20. A me i numeri non interessano. Non ho questa ossessione. Il mio pensiero va al consolidamento del Forum di Area Democratica, visto che in Valle d’Aosta questi mezzi si sono dimostrati molto evanescenti. Qui l’effimero è sempre trendy. Seguo e vedo l’alternarsi delle fortune noto come già altre persone più in vista e “autorevoli” di noi abbiano fallito miseramente.

    Dunque anche da parte mia giungano a voi tutti, gli auguri più sinceri. L’Informazione in Valle va accompagnata, aiutata ad uscire. E noi come levatrici maschi dobbiamo mettere tutto l’impegno affinchè molte altre persone vengano colte da curiosità impellenti e ci leggano. Se ne sente il bisogno.

    L’altra sera in una Assemblea…sono stato accusato per Area Democratica, di essere un grafomane. Ho accettato l’accusa con “orgoglio”, sapendo che in fondo, in fondo io sono un grafofilo e avendo capito che in molti ci vengono a leggere.

    giorgio

  21. @Etranger
    Tu sei di un altro pianeta (in tutti i sensi).

    @Giorgio
    Neanch’io ho l’ossessione per i numeri, il mio è solo un gioco. Non sto adottando i metodi raccomandati per aumentare il numero di visitatori. Scrivo le mie cose quando ne ho il tempo e la voglia, e poi vedo di nascosto l’effetto che fa.

  22. Caro Vincenzo,
    come ben sai io faccio parte di quei giovani che nel 1989 avevano meno di quindici anni ed effettivamente quando partecipo a certe riunioni mi rendo conto che per me il salto è stato molto più facile, anzi non c’è nessun salto da fare.
    Non so com’erano Ferraris o Tonino segretario o non conosco cosa succedeva nelle direzioni di 10 anni fa. Ecco perché capisco chi non vuole impegnarsi in politica. Finché si perderà del tempo con i giochi di potere, finché non si arriverà preparati e ci si permetterà di insultare chi ha lavorato bene, anch’io cercherò di tenerli fuori dal gioco.
    Com’è possibile che uno che poteva essere il mio segretario non conosca nemmeno lo Statuto nazionale? Com’è possibile che dica che fa schifo la bozza regionale senza mai aver portato mezzo contributo? Com’è possibile che non partecipi alle iniziative del partito contravvenendo all’art. 2 del nostro statuto? La politica urlata e priva di idee appartiene a Berlusconi, non a noi.
    Per questo caro ghianda ti invito a seguire l’ultimo consiglio. Non è vero che nelle interpellanze viene mantenuto un basso profilo e ti faccio alcuni esempi.
    Nell’ultimo Consiglio c’è stato un attacco durissimo alla gestione del Casino. E’ stata ribadita la mancanza di programmazione e la gestione politica di tutto questo.
    Sulla Cervino spa idem. La risoluzione sull’Aiat unica è stata preparata da Donzel e la maggioranza, che nell’ultimo consiglio prometteva di farlo a gennaio ha slittato di un anno non facendo nuove nomine ma prorogando queste. Sulla discarica di Brissogne e sul progetto di inceneritore la Zublena, in grande difficoltà, non aveva mezzo di quei dati e quindi ha nuovamente evidenziato che si vuole procedere senza un minimo di programmazione per la raccolta riciclata e senza la benché minima idea di progetti alternativi o di guadagni da quest’opera faraonica. Rigo ha presentato un’interpellanza sull’ici che impegna notevolmente la giunta. Sulla proposta di Vda vive dell’europarlamentare è stato approvato l’emendamento presentato da Donzel per il coinvolgimento dei parlamentari…
    Come vedi però il giornale locale più letto non riporta nulla di tutto questo. Immagino nemmeno Le Travail. Ecco perché un giornale nuovo o lo stesso giornale con una nuova veste, perché non possiamo affidarci ai soli blog, alle parole dette per la strada…e se puoi segui il Consiglio in diretta o guardandoti i video dal sito, vedrai che non è come credi. Semplicemente bisogna parla delle “divisioni” di alcuni per nascondere le “lotte” di altri, sta a noi non prestarci a questo gioco.
    A presto.

  23. Valdostano di formazione è banalmente chi è cresciuto ed ha studiato in Valle durante il normale percorso scolastico. Che poi uno continui a formarsi e da adulto possa scegliere dove farlo è palese e lampante, che sia sempre una libera scelta ed un percorso dato da una progettualità che esclude il caso forse sarebbe da discutere, ma diciamo che cominciamo a sconfinare nella filosofia. Secondo questa banale e semplice definizione non sono io a collocarti, ti collochi da sola. Proprio riferendomi ai walser valdostani, mi sai dire dove starebbe la loro valdostanità se non nel territorio ed in base al fatto di aver seguito un certo percorso scolastico regionale? A parte questo, far parte di una certa Diocesi ed avere un sentimento di valdostanità, non è che ci siano altri caratteri che accomunino tutti i valdostani. Quindi Calì può anche dirmi che sceglie lui dove formarsi, ma non mi può dire di essere lui a scegliere ora dove essersi formato in passato. Poi, foss’anche… uno può essere o meno valdostano di formazione per scelta. Mica l’ho escluso.

  24. Prova ad accomunare un walser ad un valdostano…e vedi cosa ti dice!
    Ti invito a leggere le interpellanze del prossimo consiglio. L’assessore Vierin vuole propinare il patois a tutti. E chi lo insegnerebbe e quale patois dovremmo insegnare? Va bene parlare di mantenimento delle tradizioni ma dove sta la progettualità?
    Comunque a sentire quanto dici secondo te la festa dei calabresi dovrebbe appartenere alla tipicità valdostana. (Ti dico, forse sono anomalo, ad esempio io considero una tipicità milanese il dialetto cinese di Via Sarpi a Milano, questi cinesi sono lì dagli anni ‘30 del secolo scorso tutti dalla stessa provincia cinese). Ebbene quando leggerò sul peuple questa cosa??? Forse il fatto che vivi a Milano ti ha impedito di conoscere meglio i tuoi compagni di merende. Ascoltal’Assesore nel video di 12vda. Rimango sconvolta quando dice: Bene che marocchini, meridionali, cinesi ecc.. vengano a lavorare. L’importante è che entrino a contatto con la nostra realtà, amino la nostra realtà e coltivino le nostre tradizioni.
    NON HO PAROLE! Che ne dici d candidarti a President du mouvement al prossimo congresso e esporre le tue idee. Secondo me avresti delle brutte sorprese.

  25. PROGETTO DI DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI POPOLI INDIGENI

    Affermando che i popoli indigeni sono uguali per dignità e diritti a tutti gli altri popoli, riconoscendo inoltre il diritto di tutti gli individui e popoli ad essere differenti, a considerare se stessi differenti, e ad essere rispettati come tali,

    Affermando inoltre che tutti popoli contribuiscono alla diversità e alla ricchezza delle civiltà e delle culture, che costituisce la comune eredità del genere umano,

    Riaffermando che tutte le dottrine, le politiche e le pratiche basate sul razzismo e sulla superiorità razziale, religiosa, etnica o culturale sono scientificamente false, non valide dal punto di vista legale, moralmente condannabili e socialmente ingiuste,

    Affermando ancora che i popoli indigeni, nell’esercizio dei propri diritti, devono essere liberi dalla discriminazione di ogni genere,

    Preoccupati del fatto che molti popoli indigeni sono stati privati dei propri diritti umani e delle libertà fondamentali, conseguendone, inter alia, la colonizzazione e l’espropriazione delle loro terre, territori e risorse, impedendone l’esercizio del loro diritto allo sviluppo, secondo i loro bisogni e interessi,

    Riconoscendo l’urgente necessità di rispettare e promuovere i diritti inerenti e le caratteristiche dei popoli indigeni, in special modo i loro diritti alle proprie terre, territori e risorse, che derivano dalle loro culture, tradizioni spirituali, storie e filosofie, come dalle loro strutture politiche, economiche e sociali,

    Accogliendo di buon grado il fatto che i popoli indigeni si organizzino per promuovere la loro crescita politica, sociale, economica e culturale e per chiudere il capitolo di tutte le forme di discriminazione ed oppressione laddove esse si verifichino,

    Nella convinzione che il controllo dei popoli indigeni sullo sviluppo che riguarda loro stessi e le loro terre, territori e risorse li metterà in grado di continuare e rafforzare le loro istituzioni, culture e tradizioni, così come di promuovere il loro sviluppo secondo le proprie aspirazioni e necessità,

    Riconoscendo inoltre che il rispetto per le conoscenze, le culture e le pratiche tradizionali indigene contribuisce allo sviluppo sostenibile ed equo e alla gestione adeguata dell’ambiente,

    […]

    Notando che la Carta delle Nazioni Unite, la Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e la Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici afferma la fondamentale importanza del diritto di autodeterminazione di tutti i popoli, in virtù del quale essi determinano liberamente il proprio status politico e liberamente perseguono il proprio sviluppo economico, sociale e culturale,

    […]

    Solennemente proclama la seguente Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni:

    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

    “Meno male che voi… “Popoli Indigeni” avete questo Progetto di salvaguardia…”

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