Auto(in)determinazione

Recentemente mi sono avventurato, su questo e su altri blog, in discussioni sfiancanti sulla questione delle identità e delle minoranze etniche e culturali (beh, viviamo dove viviamo). È persino più frustrante che discutere dell’esistenza di Dio. Non se ne viene a capo, e si rischia sempre di urtare la sensibilità di qualcuno, anche di persone amiche. Però ho una certezza che mi segue sempre: l’ossessione per la conservazione (della purezza) delle identità, delle lingue e delle culture minoritarie, i nazionalismi e i micronazionalismi a sfondo etnico, l’esaltazione delle differenze, la volontà di non “contaminarsi” e il rifiuto del diverso non fanno progredire il mondo ma lo ricacciano all’indietro verso la barbarie. La presunta fine della storia paradossalmente ci ha fatti entrare in un’epoca in cui il progresso dell’umanità verso la fratellanza universale ha subito un’imprevista battuta d’arresto, con il risvegliarsi di antiche rivalità, irredentismi, localismi, fanatismi etnici, che hanno dapprima polverizzato la Jugoslavia, poi l’ex Unione Sovietica, e in Europa hanno bloccato il grande e nobile progetto dell’Unione Europea, resa sempre più debole dagli egoismi degli stati.  Le nuove guerre, provocate allo scopo di conquistare il controllo strategico dell’energia, sono propinate alle popolazioni soffiando sulle ceneri di nazionalismi da tempo sopiti. I recenti fatti concernenti Abkhazia e Ossezia del sud rischiano di diventare i primi di una nuova lunga serie. 

Oltre ai luoghi caratterizzati da scontri etnici già conosciuti (il Kossovo è l’esempio più agghiacciante), negli ultimi anni infatti ne vengono allo scoperto altri insospettabili, di cui pochi sono a conoscenza. Mi ha colpito ad esempio scoprire che ci sono scontri persino tra i macedoni (della repubblica ex jugoslava di Macedonia) e una minuscola minoranza ellenica che vive su quel territorio. Pensavo che la disputa tra il governo di Atene e quello di Skopje sul nome da attribuire al nuovo stato fosse solo un fatto curioso e divertente. I greci, infatti, non vogliono che la Macedonia si chiami così. Quel nome, dicono i greci, è tradizionalmente quello di una regione transnazionale, per metà in territorio greco. Come si permettono questi macedoni o come cavolo si chiamano di appropriarsi del nome? Ci mettano davanti almeno un aggettivo qualificativo. Su questa questione del nome è attiva la diplomazia internazionale. Sul serio. Il nome resta indeterminato.
Vi avverto, però, che non è il caso di ironizzare, perché da quelle parti c’è chi ha i nervi a fior di pelle. Causa di tutto, appunto l’ennesimo scontro etnico. 

Ci risiamo.

Pare che nello stato di cui è capitale Skopje (non parteggiamo per nessuno, lo chiamino come gli pare),  il governo praticherebbe un’oppressione razzista verso la minoranza etnica ellenica. Il governo di Skopje sarebbe colpevole di violazioni dei diritti umani, nonché del genocidio culturale e dell’etnocidio delle genti elleniche

A volte ti fanno quasi venire nostalgia della Jugoslavia.

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Un pensiero su “Auto(in)determinazione

  1. ieri sera ero qui con una coppia che arrivava da Nantes. Così, discorrendo, ho scoperto che Nantes è contesa alla Francia dai bretoni, i quali, come qui da noi, ogni tanto pasticciano i cartelli stradali e sostituiscono la scritta Nantes con il suo nome bretone.

    Mah, quanti disastri dopo la costruzione della torre di Babele!

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