Cervelli storti

L’adesione a qualsiasi tipo di gruppo (etnico, religioso, politico, ecc.), necessaria all’individuo per affrontare la vita con uno o più sistemi di protezione, rende l’individuo stesso meno libero. Ogni adesione a un’identità collettiva è una perdita di libertà di pensiero individuale. A seconda del tipo di gruppo, farvi parte (per propria volontà o per plagio) significa assumere come proprio un intero sistema di pensiero, culturale ma anche sentimentale. Non si ragiona più con la testa, ma con il cuore. È il caso dei gruppi etnici, ma anche di quelli religiosi o politici. Un insieme di dogmi, valori e princìpi è stabilito una volta per sempre dal gruppo. L’individuo, nell’affrontare determinati ragionamenti, perde il lume e ricorre alla ripetizione acritica dei concetti che gli sono stati inculcati. Il sentirsi parte di una chiesa, un partito a impronta ideologica, una nazione o un gruppo etnico comporta la perdita di una parte più o meno grande della propria identità di individuo, in quanto richiede la rinuncia al libero convincimento sugli argomenti su cui si riflette.
Iscriversi al Pci o alla Dc, fino alla fine degli anni ottanta, era come aderire a una fede, sia pure terrena. Nel caso del Pci, l’interpretazione intima di qualsiasi fatto contrario al proprio convincimento acritico (come le repressioni, le purghe, le invasioni di paesi “fratelli”) era filtrata dall’ideologia, che non permetteva di vedere con chiarezza le insanabili contraddizioni del pensiero comunista. Nel caso della Dc, ci si turava il naso di fronte alla corruzione di quel sistema di potere. In questo inizio di millennio, nel quale si gioca il futuro dell’umanità tutta, ogni uomo e ogni donna dovrebbero seguire la virtù e la conoscenza. Invece molti preferiscono vivere come bruti, inseguendo i fantasmi di feticci ideologici.
Può persino capitare che nel mondo dominato dall’inglese, dal russo e dal cinese, si investano soldi per insegnare il patois nelle scuole.
Scriveva Voltaire nel suo Dizionario filosofico:

Anche i più grandi geni possono ragionar storto su un principio accolto senza debito esame. Newton ragionò malissimo quando commentò l’Apocalisse. Tutto ciò che certi tiranni delle anime desiderano è che gli uomini che istruiscono abbiano il cervello storto.
Un fachiro educa un ragazzo che promette molto; egli impiega cinque o sei anni a ficcargli in testa che il dio Fo apparve agli uomini in forma di elefante bianco, e persuade il ragazzo che sarà frustato, dopo morto, per cinquecentomila anni, se non crede a tale metamorfosi.
(…)
È così che ragiona, diventato adulto, il dotto allievo del fachiro, e diventa uno dei luminari dell’India; più ha il cervello sottile e più ce l’ha storto; e formerà a sua volta cervelli storti.
Se si insegna a tutti questi energumeni un po’ di geometria, la imparano abbastanza facilmente. Ma, cosa strana, non per questo il loro cervello si raddrizzerà; essi individuano le verità della geometria, ma essa non insegna loro a pesare le probabilità; hanno ormai preso la loro piega: ragioneranno storto per tutta la vita, e me ne spiace per loro.  

P.S. Interessante il fenomeno del tifo calcistico. Io, dopo gli entusiasmi giovanili (per l’Inter) ne sono quasi fuori: non sono abbonato a nessun canale televisivo dedicato al calcio, e le partire non mi emozionano più da tempo. Eppure quando l’Inter vince ho un moto di contentezza. Faccio parte del gruppo “interisti”. Lo so che quelli sono undici ragazzini viziati e ricchissimi, ma il cervello è ormai storto, e vallo a raddrizzare.

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9 pensieri su “Cervelli storti

  1. penso che non riuscirei ad aderire formalmente (iscrivermi, prendere la tessera) a nessun movimento o partito politico. La paura che mi si storca il cervello (invece che raddrizzarsi) è troppo grande.

  2. Caro Vincenzo,
    trovo profondamente sbagliato e intollerante quello che hai scritto. Non riesco a capire per quale motivo se uno è credente debba subire l’umiliazione di vedere le proprie opinioni derubricate a irragionevoli, non libere o addirittura illiberali, sbagliate e ideologiche solo perchè è cristiano, ebreo o musulmano. E il contenuto di quello che dice? La concretezza di un argomento, di pensieri e idee che, peraltro hanno fatto girare il mondo per secoli, per quale motivo dovrebbero essere discriminate e bollate come irrazionali solo perchè pronunciate da qualcuno che è uomo e credente? Sarebbe troppo semplice fare qualche esempio di uomini e donne del secolo passato che a partire dal proprio credo religioso hanno cambiato il nostro tempo… ghandi, King, tresa di calcutta…. La nostra costituzione vieta questi ragionamenti (nessuno può essere discriminato per sesso, razza, religione…) e ancora di più è stigmatizzato un ale ragionamento dal manifesto fondativo del Partito democratico al quale, se non sbaglio appartieni (come il sottoscritto…democratico e credente). E allora? Attenzione… Il sonno della ragione genera mostri ma troppo spesso il razionalismo è la giustificazione delle diseguaglianze della sopprafazione fra gli uomini… Sarebbe una bella discussione da fare… Ma con il laicismo anacronistico e ideologico che mi sembra permeare il tuo post non andiamo da nessuna parte.

    Ciao

    Fabio Protasoni

  3. Caro Fabio,
    grazie per il tuo commento.

    Io ho semplicemente espresso molto serenamente una mia opinione sul meccanismo psicologico e sulle conseguenze dell’adesione a un gruppo (di qualsiasi natura) da parte di un individuo.
    Con la tua reazione mi sembra che tu vada decisamente fuori misura, il che in qualche modo dimostra la verità di quanto ho scritto. Tu, che ti senti “democratico” e “cattolico” scambi per insulto una semplice opinione diversa dalla tua. Mi hai derubricato in tutta fretta, solo perché ho introdotto un argomento che potrebbe mettere in discussione tue consolidate convinzioni, a “intollerante laicista anacronistico ideologico”. Non male.

    Se mi rileggi con attenzione potrai notare che io non parlavo solo di religione, ma di qualsiasi “appartenenza”. Ho aggiunto persino, proprio perché si capisse meglio il concetto, il tifo calcistico per una squadra. Potrei aggiungere chi si sente “alpino” (nel senso dei soldati), chi si sente ecologista, ecc. Era Voltaire, nella testo da me citato, che si riferiva in particolare alle superstizioni religiose, ma io, se fai attenzione, estendo il ragionamento a tutte le “chiese”, anche quelle laiche e, perché no, a quelle “laiciste” alle quali mi accusi di appartenere.

    Mi fai dire cose che non ho detto, né scritto né pensato. Quando mai avrei scritto che le opinioni di un credente siano “irragionevoli, illiberali sbagliate e ideologiche”? Comunque, visto che dalla tua reazione sembro aver generato questo equivoco, cerco di spiegarmi meglio.

    Credo che le opinioni su un dato argomento di un credente, di un comunista, din un fascista, di un ecologista, di un interista, di un laicista, di un piduista, di un razionalista e di qualsiasi altro -ista, siano spesso inquinate, distorte, pesantemente condizionate dalla preesistenza di dogmi, impostazioni rigide del pensiero, sistemi di credenze acritiche, che derivano dall’adesione all’una o all’altra “chiesa”, appartenzenza, ideologia. Nel post ho fatto già l’esempio dei comunisti italiani, in moltissimi casi validissime, coltissime persone, che però di fronte alle evidenti aberrazioni del sistema sovietico chiudevano gli occhi come gattini ciechi. Ti dico questo perché in quella melma ideologica c’ero dentro anch’io, che fino al 1989 ho votato Pci ed ero vittima degli stessi meccanismi mentali.

    Le mie sono semplici constatazioni, non sto affatto dando giudizi di merito, né intendo svalutare o offendere i milioni di persone con una fede poltica, religiosa o di altro tipo che agiscono in maniera estremamente positiva nella società. Tanto per chiarire ancora meglio: un cristiano creazionista (antidarwiniano) che agisse nel volontariato con abnegazione e generosità è persona che io stimerei moltissimo. Ciò non toglie che io possa constatare come, su determinati argomenti (le varie fasi della vita sulla terra), questa persona non sia nelle condizioni di discutere con la mente libera.

    Insomma, caro Fabio, io non ho mai inteso discriminare qualcuno per sesso, razza o religione (!). La tua accusa è davvero fuori dal mondo, come puoi capire benissimo rileggendo quanto ho scritto, e come sa chiunque mi conosca appena un po’. E’ casomai il sistema di credenze, convinzioni, valori, dogmi della tua appartenenza che ti ha fatto subito ragionare con il cuore e non ti ha permesso di discutere serenamente (pacatamente) sul tema da me proposto.

  4. Due pennellate e una premessa. La premessa: non mi sono sentito offeso come credente dal tuo scritto. Il titolo non mi entusiasma, ma Voltaire è sempre Voltaire e va preso pacchetto completo. Le due pennellate: prima di tutto sottolineerei che esiste la parola gruppo, ma esiste anche la parola comunità, dotata di una valenza che la nostra società dovrebbe, a mio avviso, recuperare maggiormente, a fronte di un individualismo, spesso, devastante. Poi aggiungerei che riscontro come anche il mondo laico debba guardarsi bene dalla minaccia del dogmatismo. La parola libertà diventa un feticcio pericoloso quando vuole porsi sovrana e cancellare il concetto di responsabilità. Forse sono stato un po’ troppo sintetico…

  5. Caro Vincenzo….
    Grazie per la risposta. Non dubito che il bello della blog-diretta possa ingenerare equivoci o incomprensioni ed ammetto che anche io ci ho messo del mio e la mia reazione alle cose che hai scritto è stata forte. Sorry per i toni. Ad ogni modo.. magari ho capito male ma insisto: non pensi che se, in un dibattito su qualsivoglia argomento, uno egli interlocutori pensa che l’altro, a prescindere dalle opinioni che esprime, sia viziata da una perdita di libertà individuale solo perchè “appartiene” a qualcosa sia l’ostacolo principale al confronto stesso. Se tu pensassi realmente che io non sono libero nelle mie opinioni perchè perdere tempo a rispondermi… Altro è ragionare sui fanatismi e sugli ideologismi che troppo speso saturano la politica ma questi, penso, nono sono identità ma strumentalizzazioni e degenerazioni delle identità. tu hai parlato di adesione che certo può degenerare in fanatismo ma che di per sè stessa è, penso, una condizione naturale dell’essere umano che si relaziona. Il mio essere religioso, o di sinistra, o interista (ebbene sì (sarà stato Ibra a colpirmi?)) non sono cappelli alle mie idee ma identità che concorrono alla mia libertà, la arricchiscono e le permettono di avere griglie di valori per leggere la realtà. Io mi sento più libero e non meno. Ciò che mi ha colpito nel tuo ragionamento è il valore sistemico: se uno “appartiene” allora rinuncia ad un pezzo della propria libertà… quindi per essere veramente liberi occorre “Volterrianamente” non “credere” (in senso lato).
    Se assumi questo schema come pre-giudizio nei confronti della relazione con l’altro è impossibile dialogare perchè comunque io giudicherò qualsiasi idea come “non-libera”. Si potrebbe sviluppare l’esempio del confronto tra Darwinisti e antiDarvinisti e scremandolo dalle inutili “prese di parte” arrivare ad una semplice conclusione: hanno ragione entrambi: ovvero senza la scienza non cè comprensione ma tutto non si può comprendere con la sola scienza. E così via… Se però questa discussione non si può fare perchè cè di mezzo un pregiudizio di fondo… allora….
    D’altra parte, e concludo, se avessi ragione tu e in una certa misura riuscissimo a immaginare una società di uomini e donne senza identità collettive, senza differenze culturali e passioni e sentimenti…. staremmo davvero meglio?
    Io non credo.
    Grazie per la bella discussione che meriterebbe ben di più

    Fabio

  6. Secondo me è solo questione di lana caprina.

    Questo modo di dire venne usato dal poeta Orazio nelle “Epistole” ( I, XVIII,15), in cui lui se la prendeva con chi temporeggiava disquisendo prevalentemente e pesantemente su questioni banali, simili alla lana di capra che non aveva alcun valore commerciale.

    Infatti, una volta tosata, quella lana si presentava in ciocche dure, intricate, difficili da disfare. Una volta filata poi con grande difficoltà, era pungente, ruvida e ispida, per nulla facile da lavorare e sgradevole da indossare.

    Le questioni di lana caprina insomma costano solo fatica pratica e mentale, senza dare in realtà nessun valido e concreto contributo. Infatti posso pensare che se una persona ha intrinseca, la volontà di aprirsi alla razionalità, alla logica e perché no, anche al buon senso, sono convinto di una cosa, che non è di per se strana.

    Cioè penso al contrario di Vincenzo che il cervello si possa raddrizzare. Questa persona, individuata una verità, razionalmente la può valutare, con tutti gli strumenti a disposizione, e considerare come quella praticata sia solo una sua verità. Ed ecco allora, che identificato l’equivoco può passare a valutarne delle altre.

    Questo esercizio se praticato con cura, dispensa una certa flessibilità al cervello e lo rende agile aperto e tollerante. Riuscendo persino a incitare la squadra nerazzurra pur manifestando simpatie juventine.

  7. @Fabrizio
    Ho incluso io stesso tra le ideologie il laicismo, dal quale non credo di essere sempre immune.
    Giustissimo il tuo richiamo alla comunità contrapposta all’individualismo, ma non è affatto in contraddizione con quanto ho scritto. L’adesione alla comunità non è di natura ideologica, ma consiste nel condividere regole di convivenza, modi di vivere, tradizioni.
    Come sai sono un sostenitore delle cittadinanza attiva (non per nulla avevo chiamato il giornale della Margherita “il Cittadino valdostano”), cioè della partecipazione degli individui alla vita della comunità. Partecipare significa dare il contributo alla comunità rispettando i diritti, le idee e fondamentalmente la libertà di tutti (libertà ovviamente mai disgiunta dalla responsabilità). Ciò che sostengo è che questo rispetto può venire meno se nell’affrontare certe tematiche ci facciamo obnubilare da schematismi mentali di tipo ideologico. Lo dico ben sapendo che io per primo sono stato e posso essere ancora preda di questo vizio. E’ molto faticoso liberarsi da certi tic mentali, e non sempre ci si riesce. La mia non era un’accusa verso qualcuno, ma una messa in guardia collettiva che riguarda anche me.

    @Fabio
    Credo profondamente (ops) che sia giusto rispettare sempre le idee di tutti, anche quando immagino siano viziate da un’impostazione ideologica. Vale sempre la pena discutere. Io sono contento che nel Partito Democratico ci sia la Binetti, che pure giudico intrisa di pregiudizi, perché è utilissimo avere uno scambio di idee con lei. Dobbiamo necessariamente arrivare a regole di comunità nelle quali tutti, sia io sia la Binetti, possiamo riconoscerci (e queste regole non possono che essere quelle dello stato laico).
    Il tuo esempio sulla discussione darwinisti-antidarwinisti non mi convince. E’ vero che “senza la scienza non c’è comprensione ma tutto non si può comprendere con la sola scienza”, ma Darwin, che in goventù voleva diventare prete, per essere davvero mentalmente libero dovette mettere da parte i dogmi che pur facevano parte della sua formazione. Penso anche che Galileo fosse riuscito a essere libero, prima dell’abiura, e che non fosse libero chi lo condannò.

    @Giorgio
    Sì, credo anch’io che i cervelli si possano raddrizzare, a parte quelli degli interisti.

  8. Siamo destinati a essere sempre un po’… tangenti, caro Vincenzo…

    P.S. A proposito degli stessi temi e anche dell’Inter spero non ti sia sfuggito il libro di Gad Lerner “Io sono un bastardo”.

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