I nostri uomini migliori

Il sindaco di Firenze Leonardo Domenici non discuteva del futuro della città, in piena trasparenza, con il consiglio comunale e con i cittadini, ma a cena con Ligresti e Della Valle. Il fatto non ha rilevanza penale, ma politica sì, eccome. Lui si è arrabbiato perché La Repubblica ha avuto l’ardire di metterlo in evidenza, tanto da indurlo ad annunciare al Corriere della Sera del 6 dicembre il suo ritiro dalla politica e a quell’indegna sceneggiata dell’incatenamento davanti alla redazione romana del quotidiano.

È l’ennesima dimostrazione di come, anche nella cultura amministrativa del centrosinistra, si sia abdicato al principio fondamentale della totale separazione tra politica e affari. D’altronde le famose intercettazioni delle telefonate di Fassino e D’Alema, quelle dove si tifava per l’acquisizione di una banca, l’avevano già messo alla luce.

La politica è ormai non solo influenzata, ma determinata direttamente, da gruppi d’interesse e comitati d’affari. Questa decadenza etica e culturale sta conducendo il paese al disfacimento.

Riporto le parole di Carlo Azeglio Ciampi, dalla Stampa di lunedì 7 dicembre (intervista di Paolo Passarini):

Le pare che questa crisi sia simile a quella di Tangentopoli? Quello fu un terremoto che squassò un’intera classe politica….
«Mi pare che questa sia una crisi che ha caratteri assai diversi da quella che si sviluppò negli anni ’90. Ma per per un verso sembra peggiore, perchè la sua caratteristica principale appare la negazione della politica. In senso stretto. Voglio dire che non si pensa più alla polis, ma semplicemente al proprio interesse personale».
Che cosa pensa dell’intervista con cui il professor Zagrebelsky ha denunciato il dilagare del malcostume politico anche nella sinistra?
«Non mi ha stupito. Ma il fatto che quelle affermazioni siano state fatte da una persona di tale serietà ha certamente rafforzato le mie preoccupazioni».

P.S. il sindaco Leonardo Domenici nel frattempo ha cambiato idea. Non lascia più la politica. Dalla Stampa di lunedì 7 dicembre (intevista di Giovanni Cerruti):

A Roma va e da Roma torna subito, sindrome o consuetudine di chi conosce e forse evita le trappole della Capitale. Toccata e fuga, come si dice. E sul treno, poi, con questo paio di cronisti assatanati, finisce per dire quel che aveva detto a metà. Che sì, è vero, non ne può più di questo circo Barnum dove inchieste della magistratura e inchieste giornalistiche fanno a gara a chi la spara più grossa, a chi s’inventa il titolo più accattivante, a chi confonde malcostume e malaffare, reato provato e sospetto ipotizzato. Ma non è vero, proprio non è vero, che lascerà la politica. Il Pd lo candiderà alle europee di giugno.
A questo punto, mentre il supertreno entra a Roma Termini, si potrebbe azzannare il povero Domenici. Ma come, ha appena annunciato che si ritira dalla politica? Da questa politica, precisa lui. Da questa Firenze. Da queste canagliate delle cronache fiorentine. «Io sono malato di politica», dice per far capire che non se ne andrà. Che aveva un posto sicuro in Parlamento a Roma, grazie no, e avrà un posto sicuro nel Parlamento Europeo: e questa volta grazie sì. Con buona pace dei signori consiglieri e dei signori assessori di Firenze, di Salvatore Ligresti e dei fratelli Della Valle, del cemento, delle delibere e delle intercettazioni.

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9 pensieri su “I nostri uomini migliori

  1. Se si parla della questione morale nella gestione della cosa pubblica, che coinvolge ormai tutta la vita politica italiana e valdostana, nessun partito o mouvement escluso, si rischia di essere subito qualificati come moralisti e definiti bacchettoni.

    Ebbene sono un moralista e un bacchettone.

    La correttezza nel gestire la cosa pubblica non interessa solo il diretto interessato (la sua morale privata), ma è un problema che riguarda tutti noi perché si tratta di gestire soldi di tutti nell’interesse di tutti.

    E’ inutile che un politico rinfacci l’altro e gli dica: guarda a casa tua, come sta succedendo oggi.

    Sono ormai lontani i tempi di Berlinguer e del suo PCI, il quale poteva vantare la sua diversità (coerenza e trasparenza) nel gestire la cosa pubblica, là dove la gestiva. I suoi eredi non possono usare le stesse parole.

    Sono anche lontani (per noi italiani sono distanze siderali) i tempi in cui un exministro di de Gaulle si suicidò perché chiamato in causa in un presunto abuso edilizio nel sud-ovest francese (abuso edilizio che qui da noi non troverebbe spazio neanche in un giornaletto locale), in quanto era, per un ministro di de Gaulle, una vergogna insopportabile (honte) che sul medesimo gravasse anche solo il sospetto di aver usato il potere per fini personali.

    Ovviamente le persone serie e responsabili, una volta conosciuto l’humus politico da vicino … scuotono le scarpe e se ne vanno, mi pare del tutto normale e logico. E fanno bene.

    La soluzione purtroppo non è la magistratura, come qualcuno auspicherebbe.

    La soluzione è esclusivamente politica e non serve qualche buon samaritano, che, o si infetterà prima o poi come gli altri, o verrà in ogni caso tenuto lontano dalle stanze del potere effettivo.

    A parole è molto semplice: basterebbe che ogni partito o mouvement facesse della correttezza nell’amministrare la cosa pubblica la condizione, come si dice in certi ambienti (scientifici, filosofici), necessaria, anche se non sufficiente (condizione sine qua non), per poter avere o mantenere incarichi pubblici.

    Non si tratta di parole vuote di significato, ma di parole gravide di conseguenze:

    Infatti:
    1) ogni partito o mouvement dovrebbe allontanare dal suo seno chiunque, in passato, si sia macchiato di reati contro la pubblica amministrazione;

    2) ogni partito o mouvement dovrebbe immediatamente allontanare dal suo seno chiunque sia inquisito per mala amministrazione o sospetto di mala amministrazione.

    Semplice? chi comincia? qualcuno deve pure incominciare!

    p.s.: a meno che, in politica, anche con i gruppi di interesse e i comitati d’affari si debba parlare di … collaborazione!

  2. Qualche giorno fa sono stato accusato di dare giudizi morali in politica. In base a quale autorità mi permetto di giudicare secondo questo metro le azioni politiche?
    Ma distinguere tra Gandhi e Hitler, tra i mafiosi e gli onesti servitori dello stato, tra chi è razzista e chi promuove la fratellanza tra i popoli, tra chi pratica il voto di scambio e chi no, non implica forse un giudizio di tipo morale? Distinguere tra partigiani e ragazzi di Salò, per dire chi era dalla parte giusta, non è un giudizio esclusivamente morale? Certo, è possibile che qualcuno abbia una morale che gli faccia preferire Hitler e le leggi razziali. A me sembra utile contrapporgli la mia.
    Credo che la politica parta sempre da giudizi morali, per cui non è consentito che sia tacciato di “moralismo” chi insiste a ricordare quelli dai quali sono scaturite la nostra democrazia e la nostra repubblica.

  3. ed in base a quale autorità la politica dovrebbe essere esente da giudizi morali sul suo operato?

    sono già stati introdotti anche nel campo delle attività umane (tra cui la politica) i “différents niveaux”?

    o, come ai tempi di imperatori e principi, stiamo di nuovo codificando, di fatto, la norma del “legibus soluti” per i politici?

    anche nel campo giudiziario, i reati contro la pubblica amministrazione dovrebbero essere considerati con particolare ed eccezionale severità.

    Oggi, ad es., chi si appropria indebitamente, per sé o per gli amici, di 100 euro dell’erario pubblico, di solito, per quanto concerne l’aspetto penale riesce sempre a cavarsela (prescrizione, indulto, ecc.), per quanto concerne il danno all’erario, mal che gli vada restituisce 30 euro, anche meno.

    Rimanendo al danno erariale, dovrebbe sempre restituire 100 euro oltre agli interessi calcolati legalmente, senza alcuna eccezione. Come succede a chiunque chieda un prestito a qualunque banca.

    Altrimenti, fatti i dovuti calcoli, pescare nell’erario pubblico è addirittura un’operazione economicamente vantaggiosa (e molto).

    chiedere informazioni a qualche impresario di casa nostra che ha avuto sovvenzioni milionarie da finaosta, sovvenzioni sparite nel nulla e date non si sa come e non si sa perché.

    c’è un altro aspetto che io sottolinerei, quello dell’esempio.

    come possiamo constatare ogni giorno e in qualsiasi discussione con qualsiasi cittadino, in questa materia la risposta è quasi sempre univoca:
    se questo è l’esempio che mi è offerto da chi gestisce il potere, come può questo stesso potere pretendere da me un comportamento corretto (verso la cosa pubblica)? Ovviamente non c’è risposta che tenga, a meno di rifugiarsi in una singola e personale moralità privata.

    L’affermazione secondo la quale le azioni politiche esulano da un giudizio morale, di fatto non consente inoltre di elevare quella barriera contro mafia camorra et similia di cui tanto di discute. I fatti sono lì a dimostrarlo.

    Nessuna magistratura, nessun esercito sconfiggerà mai mafia, camorra, ecc. finché non verrà interposto un velo impermeabile tra attività politica e queste attività ritenute da tutti illecite.

    In tal senso non c’è da farsi alcuna illusione di alcun tipo: demandare la soluzione del problema alla magistratura, alle forze dell’ordine e alla buona volontà di alcuni cittadini è pura ipocrisia.

  4. in altre parole, la riforma più urgente di cui abbiamo bisogno non è quella della giustizia, ma quella della politica.

  5. tanto per rimanere in argomento (moralità pubblica): pare che un importante dirigente del casinò (proprietà pubblica) sia stato sospeso dal servizio per comportamenti poco chiari; pare anche che la vicenda sia stata coperta dal silenzio-stampa. Qualcuno ne sa qualcosa?

  6. come avrete letto, si tratta sempre di Giancarlo Voyat, in quota UV, direttore giochi, prima demansionato, poi reintegrato dal giudice del Lavoro, poi rinominato, tre mesi fa, direttore giochi dal nuovo amministratore.

    Ho letto e riletto la sentenza che ha riconosciuto il suo demansionamento, avendo a mente le parallele sentenze che NON avevano riconosciuto il demansionamento al sottoscritto e al geologo Bonetto.

    Non avevo e non ho parole. Purtroppo il Palazzo regionale e il Palazzo di Giustizia non sono a distanza di sicurezza.

  7. p.s.

    ho capito che, a proposito della questione morale, nessuno vuole cominciare.

    Il motivo? tanto ormai siamo tutti nella stessa m…a !

    Buon appetito a tutti.

  8. La questione etica è una precondizione per lo svolgimento dell’attività politica.

    In VdaVive era posta come prima grande discriminante nel prospettare un modo nuovo di partecipare al declinarsi della nostra autonomia, come dimostrazione della volontà e capacità di autogoverno della nostra comunità.

    La forte riduzione dei costi della politica e quindi dei redditti derivanti dal ricoprire incarichi politico-amministrativi è il primo gradino di un lungo percorso di risanamento.

    Una riforma del sistema delle autonomie locali, delle ammistrazioni comunali è altrettanto indispensabile per ripristinare un corretto rapporto cittadini/istituzioni.

    Se c’è ancora qualcuno che parla delle ammistrazioni locali come di luoghi in cui la politica non entra o è in mala fede o non ha capito nulla.
    Proprio da quel livello parte il malaffare, l’arroganza e il marcio come bruno courthoud ha ben illustrato in certi suoi post.
    Da lì partono le carriere politiche nella nostra regione, Rollandin non è stato forse sindaco prima che consigliere, assessore e presidente? Quanti altri come lui.

    Il drastico ridimensionamento, se non l’annullamento, della presenza dell’amministrazione regionale nel settore imprenditoriale è un’altra indispensabile tappa.

    Il modello valdostano non si salva, in parte, dalla crisi per la presenza pubblica ma per l’enormità relativa delle risorse finanziarie a disposizione e per l’esorbitante numero di stipendi pubblici in circolazione.
    Risorse non prodotte in loco, frutto di trasferimenti che il futuro federalismo fiscale rende incerti.

    Non possiamo costruire un progetto per il nostro futuro sulla questione morale ma senza una forte consapevolezza dell’indispensabilità della discriminante etica non abbiamo futuro.

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