Di soppiatto

Il 13 gennaio Gianpaolo Charrère scrive sulle pagine locali della  Stampa: «La Valle d’Aosta e l’Emilia Romagna sono le uniche regioni in Italia dove il Pil, il prodotto interno lordo, è cresciuto nel 2008. (…) Il Pil è l’indicatore usato per misurare la ricchezza prodotta in una determinata area geografica».

Poco più avanti, dopo una serie di valutazioni di Giuseppe Bordon e Massimo Lévêque su questo dato di cui apparentemente dovremmo andare orgogliosi, arriva di soppiatto la verità, pronunciata di sfuggita proprio da Lévêque: «Resta da considerare che a livello regionale l’affidabilità di un indicatore come il prodotto interno lordo è molto formale». (Il neretto è mio).

La verità è che per l’Emilia Romagna il prodotto interno lordo misura effettivamente la ricchezza prodotta, mentre in Valle d’Aosta misura più che altro la ricchezza ricevuta dallo stato.

Come si insegna alle elementari, è come confrontare patate con fagioli.

3 pensieri su “Di soppiatto

  1. C’è da dire, caro Calì, che il PIL in Valle, più che influenzato dal settore pubblico (che cresce, si può dire, quasi in maniera costante) è influenzato dai piccoli numeri.
    Basta una commessa in meno alla Cogne AS, basta un rientro della sede di una media azienda, basta la chiusura di uno stabilimento, che l’andamento del PIL ne risente tantissimo.
    Credo che Lévêque si riferisse a questo aspetto.

    Saluti

  2. Non so se si riferisse a questo. In quel caso avrebbe dovuto dire, casomai, che il Pil per la Valle è molto “variabile”, non “formale”. Ma cosa volesse dire Lévêque non è così importante. Lo mettevo in evidenza solo come pretesto per ribadire il concetto, da me espresso anche in passato, che paragonare il Pil pro capite valdostano a quello di regioni altamente produttive come il Veneto, la Lombardia o l’Emilia Romagna è fuorviante.

    In realtà, il Pil pro capite valdostano non è così altalenante come dici. Anzi, pone costantemente la Valle ai primissimi posti in Italia, quando non al primo. Questo dato viene sempre interpretato dalla stampa e persino da addetti ai lavori come virtuoso, nel senso che indicherebbe un alto indice di produzione della ricchezza.
    Ora, se in regioni come l’Emilia o la Lombardia, o in generale per uno stato come l’Italia, questo è vero, nel caso della Valle d’Aosta non lo è. Infatti, nel calcolo del Pil si sommano anche gli stipendi dei dipendenti pubblici. Questi in Valle sono in percentuale elevatissima, e falsano il dato, anche con la loro ricaduta su altre attività quali il commercio (vedi numero di bar e ristoranti). Per la nostra regione il Pil misura in minima parte la ricchezza prodotta in loco e in misura molto maggiore la ricchezza proveniente dai trasferimenti statali.
    Dà un’idea della nostra ricchezza, che c’è, ma non certo della nostra capacità di produrla, che è assai ridotta.

  3. Ovviamente sono d’accordo con il ragionamento, Calì.
    Ribadivo semplicemente il fatto che il dato (riportato dall’articolo di Charrère) è la crescita del PIL, non il PIL pro capite.
    E la crescita del PIL in una piccola realtà è un dato “formale”, nel senso che lascia il tempo che trova. E che crescere dello 0,1% contro un -0,2% della media italiana non connoti certo la nostra Regione come virtuosa

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