Scelta personale

Dalla Stampa del 1° marzo 2009, pagine Valle d’Aosta.
“Nomina di Caveri, un coro di silenzi” (Gianpaolo Charrère)

«Non dico niente – dice Alberto Zucchi, di An e consigliere regionale del gruppo del Pdl – è una scelta che attiene la coscienza di Caveri, la sua visione delle cose». Conclude Zucchi: «Anch’io ho un’attività professionale al di fuori del Consiglio regionale, sono un broker assicurativo. La mia è una funzione libero professionale, nessuno mi può mettere in aspettativa. Devo mantenere i contatti con la clientela». Dice Carmela Fontana, capogruppo del Pd: «Non vorrei pronunciarmi sulla questione. Nel mio ruolo politico ho ovviamente conosciuto Luciano Caveri come presidente della Regione e poi come consigliere. Finora non sapevo nulla sul suo rientro nella sede Rai di Aosta. Non mi permetto di dare un giudizio». Dice Roberto Louvin, capogruppo di Vallée d’Aoste Vive Renouveau: «E’ una sua scelta personale, non ho nulla da dire».

Stefano Sergi, autore dell’articolo di ieri che denunciava lo scandalo di un consigliere regionale, ex presidente della giunta,  a capo di una struttura pubblica come la Rai, era stato ottimista. Pensava di vivere in un luogo con un rimasuglio di coscienza civile. Aveva preconizzato una marea di polemiche sull’incredibile vicenda. Invece, come si vede, si ripete il solito silenzio omertoso.
Unica eccezione, sia pure con mille prudenze, Massimo Lattanzi. Stupisce che Zucchi, che ha appena annunciato la fine dell’opposizione costruttiva da parte della Pdl, non colga la differenza tra la sua attività professionale privata e la dirigenza di un servizio pubblico di informazione, che in nessun luogo al mondo si penserebbe di affidare a un politico.
Carmela Fontana, da parte sua, non si permette. Roberto Louvin non ha niente da dire. Loro continuano senz’altro con l’opposizione costruttiva. Metti che ci fosse uno schricchiolio nella maggioranza, costruirebbero subito un contrafforte.

2 pensieri su “Scelta personale

  1. in un paese dove fosse rimasto un briciolo di coscienza democratica si parlerebbe almeno di “conflitto d’interesse”, in un paese come la VdA, dove una coscienza democratica non si è mai vista e si vive ora in regime unionfascista (passatemi l’espressione), si parla invece di “fare sistema”.
    E chi dissente o è un “artista” o è un “caso clinico” (vedasi commenti sul blog di Caveri). Personalmente so di essere un “caso clinico” perché così più di una volta mi ha definito lo stesso Caveri e chi per Lui con parole gravemente offensive e non riportabili in un blog (per decenza e rispetto nei riguardi di Caveri e di chi per Lui, non certo per i suoi contenuti nei miei riguardi).
    Tu, Vincenzo, probabilmente, sei l’artista.

    “Inaggettivabile” (direbbe Borluzzi), il comportamento “scimmiesco” (non vedo, non sento, non parlo), di C. Fontana e R. Louvin, che ci avevano ingenuamente (o furbescamente) carpito il voto in nome dell’opposizione al sistema e in nome dell’ETICA in politica o di una politica “NUOVA” e “BELLA”.

    “Tale è infatti il potere, se non controbilanciato: cresce senza misura. Lord Acton diceva che naturalmente “tende a corrompere”, e “quando è assoluto, corrompe assolutamente”. Ciò è tanto più vero per chi lascia nel vago i fini che col governo della cosa pubblica vuol raggiungere, e tende a profittare del momento per accrescere un potere fatto di forza, muscoli, influenza sulle menti, sulla società, sull’informazione, addirittura sul comportamento etico di ciascuno. La vocazione ad accentrare e privatizzare il potere mal tollera le regole, i contropoteri, financo l’opposizione.” (Barbara Spinelli su La Stampa di oggi).

    Scusa Vincenzo, ma la C. Fontana oggi al servizio di Donzel è la stessa C. Fontana che la scorsa legislatura era al servizio di Sandri? Non è che si tratti di un’omonimia?

  2. se avete il tempo e la pazienza di leggere gli ultimi interventi sul forum di area democratica, capirete perché in Italia abbiamo berlusconi (un corruttore), rollandin (un pluricondannato) e caveri (un parolaio) e ce li terremo vita natural durante.
    Non avendo nulla di meglio, ce li meritiamo.
    Un saluto dal mio esilio.

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