L’amicizia ai tempi di Facebook

Alla fine sono cascato anch’io in Facebook, perché a non andarci ti senti tagliato fuori come quelli che durante i mondiali di calcio non guardano le partite. Avevo sentito di molti (blogger) che dopo una veloce incursione se ne erano tirati fuori inorriditi. Di altri che ne parlavano con atteggiamento snob (roba per ragazzini). Altri ancora ne discettano ogni giorno con distacco da sociologo, tenendo a specificare che osservano il fenomeno ma non ne sono per nulla contaminati. Secondo Cory Doctorow, blogger tra i più seguiti al mondo, «Facebook è la pornografia del sociale».
E poi ci sono, ovviamente, gli oltre centosettantacinque milioni di persone che lo usano.

Ne sono entrato armato di grande prudenza. I dati personali di ogni utente possono essere venduti a società interessate, e pare che questa attività, più che i banner pubblicitari, garantisca uno degli introiti maggiori a questo colosso informatico fondato dal giovanissimo Mark Zuckerberg. Nel profilo, perciò, ho scritto solo la mia data di nascita e che sono un uomo.

Dopo una settimana ho trentotto “amici”, ma non ho ancora capito bene quale sia il concetto di amicizia.
Se l’amicizia la chiedi tu, vuol dire che quella persona ti è in qualche modo simpatica (simpatia da molto debole a fortissima, anche se l’altro non sa a quale grado si colloca).
Se invece accetti l’amicizia che ti viene proposta, dichiari che la persona che te l’ha chiesta non ti è antipatica (anche in questo caso l’altra non conosce il grado della tua simpatia nei suoi confronti, sa solo di non essere del tutto sgradita, e può anche pensare di esserti simpaticissima).
Le cose si complicano se a chiederti l’amicizia è una persona che ti sta sui maroni, alla quale però non ti senti di dichiarare la tua avversione, per quieto vivere o comunque perché così si fa nella vita reale. Ci sono tantissime persone antipatiche che continuiamo comunque a salutare, e se capita rivolgiamo loro persino la parola.

Il dilemma è: in Facebook si può essere più sinceri che nella vita reale?

6 pensieri su “L’amicizia ai tempi di Facebook

  1. Io ne faccio parte e non presento, per ora, alcuna strana sintomatologia.

    Senza fare il sociologo, mi sembra un ulteriore mezzo di comunicazione che la tecnologia ci mette a disposizione, tra l’altro molto potente e coinvolgente a costo zero e apero a tutti.

    Come ogni mezzo è di per se neutro, sono i contenuti che noi ci riversiamo che fanno la qualità di quanto leggiamo.

    Il fatto che un tal signore Obama abbia utilizzato proprio fb per costruire la base del suo successo elettorale dimostra che i messaggi passano e, se sono di qualità, raccolgono anche edesioni!

    L’amicizia su fb è, a mio parere, una cosa ben diversa dall’amicizia personale tradizionale; è più semplicemente la disponibilità a condividere contenuti ed iniziative.

  2. Sono presente su FB e non mi pare di avere particolari problemi
    ne di assuefazione ne di oppressione: è un mezzo per comunicare e lo prendo per quello che è.
    Concordo con Dario, il concetto di amicizia è molto diverso di quello che normalmente intendiamo,e non potrebbe che essere così. Gli amici quelli veri su cui contare, che non ti pugnaleranno mai alle spalle sono diventati un bene veramente molto raro e prezioso. A parte l’amicizia, FB è comunque un ottimo canale per segnalare eventi, iniziative e discutere di vari temi.

  3. Gadilu (Gabriele di Luca) ci dice due cose in estrema sintesi: che Fb può creare dipendenza, e che se ne può fare a meno.

    La dipendenza, bisogna dire, possono darla anche la posta elettronica e i blog. Da questo punto di vista Fb non aggiunge una patologia nuova.
    Mi sembra che per qualcuno possa essere utile: insegnanti, membri di un’associazione, persone che condividono un interesse specifico, ecc. E’ un ulteriore strumento di comunicazione. Certo, usato senza criterio diventa estremamente dispersivo, anche perché per moltissimi è poco più di un gioco. Le informazioni sono estremamente ridondanti. Bisogna approntare filtri molto potenti per eliminare il rumore di fondo.

    Riguardo all’amicizia su Fb, credevo di avere chiarito ciò che credo di aver capito finora. Ovvio che non ha nulla (o quasi) a che fare con l’amicizia “vera”. Infatti ho scritto che un “amico” di facebook è solo una persona “non sgradita”. Tale definizione comprende anche la persona graditissima, e persino quella davvero amica. Ma nessuno, se non chi chiede l’amicizia o chi la concede, può sapere qual è il livello del gradimento.

    Di certo l’amicizia su facebook non è del tutto indipendente dai rapporti che intercorrono tra le persone nella vita “reale”. A me è capitato l’altro giorno che una persona abbia accettato la mia richiesta di amicizia, ma con la postilla che dovrei chiedergli scusa. Non ho ancora capito per cosa, ma me lo spiegherà. E io “ignorerei” la richiesta di amicizia di una persona che detesto. Gli “amici” possono curiosare nella parte di te (piccola o grande) che decidi di mettere in rete (chi frequenti, a quali cause aderisci, i pensieri che esprimi, le foto, ecc), e non è piacevole sapere che possano farlo persone che non desideri frequentare (nel blog invece ti concedi al mondo, ben sapendo che ti scrutano anche i “nemici”).

  4. Ho provato a elencare alcune differenze fra facebook e la vita reale… ma se ne possono trovare delle altre…

    1. dentro Facebook hanno sede cose che non esistono: paesi ripopolati dai profili virtuali degli emigrati, piante regalabili solo in forma di icona, la pagina di Dio Onnipotente
    2. Facebook comprime le azioni fino a una temporalità innaturale: come andare a casa di un ex-compagno di liceo e tempestarlo di domande sulla sua vita privata
    3. non associo Facebook a un oggetto fisico sensostimolatore, ma solo a una schermata inodore, insapore, e più o meno bicolore
    4. Facebook è una fonte inattendibile di nomi, persone e cose realmente accadute
    5. Facebook fagocita la realtà e la falsifica: da quando uno sconosciuto è diventato mio “amico”, sono costretta a chiamare “cari amici” gli amici reali, per sottolineare la differenza
    6. Facebook si fonda sulla comunicazione visiva, in prevalenza scritta. La vita è orale, senza tasti di edit/modifica
    7. la mia esistenza su Facebook è tracciabile; le giornate che scorrono l’una dietro l’altra, no
    8. Facebook passa attraverso il monitor. Ma venti finestre aperte non faranno mai un tramonto.

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