Il più grande

In occasione dell’anno anselmiano, alcune dichiarazioni di uomini delle istituzioni ci fanno sapere che Sant’Anselmo è un “santo valdostano”, “uno dei figli più illustri della Valle d’Aosta” o anche “il più grande dei valdostani”.

Anselmo era figlio di un longobardo e di una nobile originaria della Borgogna. Ad Aosta, dove nacque, passò la giovinezza.

Inutile dire che al tempo (XI secolo) la Valle d’Aosta e la valdostanità non erano state concepite, e che il patois era ancora di là da venire. È ragionevole pensare che non avesse ancora visto la luce l’Union Valdôtaine, anche se potremmo essere smentiti da qualche fantasioso storico locale (quelli più accreditati sono sempre molto fantasiosi). Perciò la definizione di “valdostano” affibiata al filosofo entra a buon diritto nel fantastico sciocchezzaio della mitologia propagandistica di regime.

A meno che la prova dell’esistenza di Dio non risieda tanto nella celeberrima dimostrazione di Anselmo, bensì nel fatto che quella dimostrazione fosse stata scritta proprio in patois, dettata in sogno da Jean-Baptiste De Tillier (si sa che i fantasmi possono viaggiare indietro nel tempo) e poi andata perduta. E non possiamo escludere che sia stato proprio questo miracolo a convincere la Chiesa a fare santo Anselmo.

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