MinCulPop abbiamo noi?

libroScoop della Stampa (Enrico Martinet): un libro da 120.000 euro, sborsati dalla Regione, è pronto da mesi ma lo si sta lasciando marcire in magazzino. Ce n’è abbastanza per allertare la Corte dei conti (non dico scandalizzare l’opinione pubblica, per carità), ma l’articolo di Martinet si concentra sull’aspetto politico della questione. Come mai non lo si pubblica, questo libro composto da due tomi per 860 pagine, scritto da 29 autori, esperti, professori universitari, ricercatori, politici?
La Stampa sostiene che il libro sia indesiderato a causa di analisi scomode da parte di alcuni degli autori. In cosa consistano queste analisi scomode però dall’articolo non si capisce. Martinet sembra indicare che il problema risieda nella tesi, sostenuta dal curatore Sergio Noto anche nell’introduzione, che la Valle d’Aosta debba puntare al confronto piuttosto che all’isolamento, «per restare all’altezza delle sue tradizioni culturali».
Basta così poco per spaventare il nostro MinCulPop? Forse sì, anche perché la tesi è chiaramente fallace. Con il confronto, infatti,  il grande bluff dell’ideologia unionista sarebbe smascherato d’emblée. Solo l’isolamento può permettere di perpetuare la Grande Finzione.

2 pensieri su “MinCulPop abbiamo noi?

  1. Il tema dell’opera, il suo commissionamento (sempre diffidare dei testi scritti su commissione), la tempistica per la presentazione dell’opera, la maggior parte degli “studiosi” coinvolti, tutto fa pensare, al di là di quello che dice il buon martinet, ad un’opera a suo tempo voluta per accompagnare in Europa il primo valdostano eletto in modo diretto. Che qualcosa non abbia funzionato come si auspicava o si supponeva?
    Il testo verrà comunque presentato e utilizzato per la campagna elettorale del presunto papabile?

  2. Il libro a cura di Noto forse non risponde alle esigenze ideologiche del momento, anche se a dire il vero, penso che gran parte dei contributi del volume non abbia proprio nulla di ideologico. Tuttavia il caso di un libro costato molti denari e poi dimenticato non è l’unico: da prima del 2002 è stato infatti commissionato un libro sulla storia di Bard e dintorni, che avrebbe dovuto “accompagnare” il lancio del forte, con le ricadute sul territorio connesso (almeno quelle ottimisticamente previste in un primo momento, poi ridimensionate). Il volume è effetivamente stato scritto da molti autori, anche piemontesi, alcuni dei quali di chiara fama, poi consegnato, nel 2007, a chi non si sa bene (regione o associazione forte di Bard?? che poi son la stessa cosa, nella sostanza, con la sola differenza che della prima si conoscono pubblicamente gli atti amministrativi, della seconda no), pagato regolarmente nel 2008, ma mai pubblicato (almeno noi autori non abbiamo mai visto una bozza di stampa finora)… Chissà qual è l’arcana motivazione di tutta questa bizzarra vicenda. Boh, io francamente non so dare una risposta, cmq escludo in questo caso la natura ideologica.

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