Il y a des peuples?

Su FaceBook si è scatenata una faida tra “Quelli che odiano la Valle d’Aosta” e “Facciamo cancellare il gruppo “Quelli che odiano la valle d’aosta” !!!“.

Come è d’uso su FB le argomentazioni sono al limite del grugnito. Finora, comunque, vincono i secondi 170 a 38.

48 pensieri su “Il y a des peuples?

  1. A me sembra solo una messa in scena per creare il gruppo “Facciamo cancellare il gruppo ……………..” attirare un pò di contatti e poi somministrare qualche dose di “insano” patriottismo.

    Insomma una sola.

    Sempre pronto a rimangiarmi tutto se non è così ma “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.

  2. Scrivo da Sarajevo , localita’ che piu’ di tante altre fa giudicare cretino il culto etnico … e qui mi fermo in merito : a buon intenditor etc . Un rapido commento non tanto su quanto postato su FB , bensi’ sul fatto che un certo tipo dio residente in Valle dimostra sempre laq sua indubbia specificita’ : quella del non conoscere le montagne valdostane . Mentre il primo postatore acclude una foto montana assolutamente valdostana ( nord della Becca di Nona , M.3142 , SOVRASTANTE

  3. E’ partito il messaggio mentre lo stavo scrivendo in albergo . Riprendo da FB :….. bensi’sul fatto che un certo tipo di residente in Valle dimostra sempre la sua specificita’ indubbia consistente nel non conoscere le vette valdostane . Mentre il primo postatore acclude una foto di montagna assolutamente valdostana ( Becca di Nona , m.3142 , sovrastante Aosta ) chi replica allega una foto di vette francesi , a lato del Dente delč Gigante , cima di frontiera . Vedi Carmassi , il secondo post e’ firmato da chi conosce le montagne come chi mette le foto di vette sul Peuple Valdotain , sbagliando spesso e volentieri : errore piu’ gettonato , le vette della Vallata di Chamonix a margine di articoli su Cogne e dintorni .

  4. Non sono un alpinista provetto nè tanto meno un esperto di fotografie.

    L’affermazione di Borluzzi mi ha incuriosito e ho fatto una rapida ricerca con google immagini

    La foto potrebbe essere stata scaricata dal sito del consorzio Courmayeur
    all’url http://montebianco.splinder.com/tag/vallee+blanche

    ho ricercato anche la versione francese Dent du Gèant e ho trovato foto esattamente speculari ad esempio

    In questo caso pollice verso a Borluzzi, la foga anti unionista (ma non siete diventati alleati?) anche condivisibile per cetti aspetti lo ha portato fuori strada.

    Sempre pronto a ricredermi e scusarmi se mi viene dimostrato il contrario.

  5. alcoolismo, chiusura mentale, suicidi, divorzi: certo, tutto vero, ma credo che non siano queste le motivazioni di fondo che fanno sì che alcuni giovani nutrano un odio così profondo verso questa regione ed i suoi abitanti. Che non abbiano avuto la percezione di non essere ben accolti, ben accettati, o di essere costretti, per essere accolti e ben accettati, ad assimilare usi, costumi ed abitudini che non sentono come propri? mi pare che non siano né stranieri né extracomunitari.
    Per il resto c’è chi preferisce il mare e chi la montagna.
    “A chacun son vilain gout” diceva mia nonna.
    Invece di chiuderci ancor più in noi stessi (autodifesa e pensiero unico), potrebbe essere l’occasione per una riflessione sulla nostra capacità di aprirci agli altri.

  6. Interessante l’ipotesi di Dario. Un complotto (complottino, diciamo) per riproporre anche su FB l’attacco alla Valle d’Aosta e suscitare sentimenti identitari a sua difesa… In effetti pare che gli “odiatori” siano stranieri (cioè vivono al di là di Carema). Significativo il leit motiv dei commenti a difesa: la Vda è il paradiso in terra e chi ci critica è semplicemente invidioso. Viviamo nel migliore dei mondi possibili, e chi non lo apprezza se ne vada via (oltre le colonne di Carema, appunto). Credo che il meccanismo mentale sia più o meno questo: abbiamo tanti soldi, non ce ne frega nulla di sapere da dove vengano e se sia giusto che vengano. Divorzi, suicidi, alcolismo, ecc. sono problemi tipici delle società ad alto benessere materiale. Questo benessere ce lo godiamo, e i pochi pazzi ai quali questo non basta (parlano di cose astratte come dignità, uguaglianza, democrazia, libertà) stiano zitti e tolgano il disturbo. Se poi a parlare sono persone “di fuori”, come si permettono? Chiudiamo le frontiere a difesa delle nostre casseforti. Ecco la nuova, autentica identità del peuple valdotain (qui est comme un flambeau): la difesa della Roba.
    Ovvio che a questo uomo nuovo valdostano, in genere, delle cime delle montagne non gliene importi nulla, per cui Giancarlo tira fuori dettagli di scarso significato.

  7. a me, ingenuo a vita, l’ipotesi di dario sembrava incredibile, ma forse così non è.
    Se fosse vera, siamo davvero al tragicomico.
    Qui, dove ora passo le mie inutili giornate, al coveyrand, capoluogo di rhemes-saint-georges, fino a poco più di 60 anni fa, come mi ricordava mio padre e come so, egli era circondato da valdostani neri neri, tutti al seguito del podestà, a casa con posto di lavoro fisso, mentre mio padre (e alcuni altri poveracci) si sono fatti sette anni di guerra.
    Nessuno avrebbe detto o scritto sui valdostani quello che ora leggiamo su FB (il giorno dopo il podestà li avrebbe chiamati a rapporto): il coraggio non era di casa.
    Oggi, sessanta e più anni dopo, passata una generazione, vivo qui, stessa casa, generazione successiva, circondato da valdostani rosso e neri (i neri di ieri), padroni dell’amministrazione comunale, che urlano ai quattro venti le cose che più o meno leggiamo su FB provaldostanità: una coincidenza? una pasoliniana mutazione antropologica? un effetto del clima e del surriscaldamento dell’atmosfera? un improvviso coraggio di massa?
    p.s.: non lascia ben sperare, anzi è tragico, che a fare certe affermazioni siano proprio i giovani, evidentemente il lavaggio del cervello è finora servito.
    Poche speranze, se non nessuna per il futuro: la festa dei coscritti (coscrizione militare) è ufficialmente una delle massime espressioni della valdostanità e della sua cultura. Seguono a ruota le feste degli alpini (quei pochi che rimangono).

  8. Ma Carmassi , cosa dici ? Quella foto ritrae vette francesi con un pezzo di Dente bisex . Cosa c’entra che 6 andato su quei siti ? Quanto mostrano questi ultimi mica sono necessariamente vette valdostane ! Pollice verso per il tuo modo di entrare nell’ignoto mondo delle montagne . Lo spigolo del Dente che vedi a destra contro il cielo da’ accesso , dal basso , alla via nord della montagna ; la neve che vedi sotto il Dente fa parte della cresta di Rochefort che si estende poi ( ma in foto non si vede ) fino al colle delle Grandes Jorasses . Prenditi una cartina e ti orizzonti . L’UV ha fatto un patto elettorale con noi , se son rose fioriranno , ovviamente nell’ottica di liberta’ che e’ alla base del PdL . Le critiche mie a chi non conosce le montagne valdostane sono sacrosante , stimolatrici di studio specifico nonche’ altro dalla politica in senso stretto .

  9. CALDEROLI, a questo punto pensaci tu, è una questione di giustizia verso gli altri, e magari qui qualcuno ritornerà con i piedi per terra.
    L’autonomia non sarebbe PER NIENTE toccata (le competenze attuali rimangono).
    Ci mancherà comunque l’univa vera autonomia, dopo 60 anni di pensiero unico, l’autonomia di pensiero.

  10. Caro Borluzzi, l’insofferenza alle critiche è già un buon segnale di sintonia con i nuovi amici di merenda.

    Del tutto a digiuno di montagne valdostane non sono, qualche escursione l’ho fatta anch’io.

    In quanto alle escursioni sul web, i siti citati sarebbero degni di maggior considerazione e fanno dei riferiferimenti ai due versanti della montagna.

    Chissà se l’amico Paolo, da appassionato di montagna e di fotografia, ci può venire in aiuto?

  11. Per Bruno: Bruno, non c’entra nulla con l’argomento ma ti pongo una domanda, visto che conosci bene l’ambiente regione: è normale che in certi uffici, notizie per così dire “riservate” almeno fino a fine istruttoria (nella fattispecie VIA) ad alcuni vengano giustamente negate e ad altri (impresari che contano ) invece siano generosamente elargite, affinché poi costoro possano magicamente far trasformare pareri negativi, oplà, con un colpo di bacchetta magica, in positivi condizionati? (pareri positivi condizionati= equivale a dire: ok, ora diciamo che vi poniamo alcune condizioni, ma poi andate pure tranquilli e fate quel cavolo che vi pare, tanto poi nessuno controllerà mai una mazza, lo sappiamo bene tutti, neh? siamo mica scemi!) Bruno, la risposta me la darai venerdì pomeriggio, tanto ci vediamo al corso. ciao.

  12. no, non è affatto normale, anzi è escluso.
    1) il parere di VIA è un parere consultivo, infraprocedimentale, non avente alcun rilievo esterno all’Amministrazione.
    Il parere di cui è caso viene espresso per la Giunta regionale, affiché possa esprimere la propria valutazione di compatibilità ambientale e, se del caso e con opportune modificazioni disattendendo anche il parere medesimo.
    Per gli atti di natura infraprocedimentale, come per il parere del VIA, non è possibile, da parte dei privati o dei diretti interessati, l’acquisizione degli atti prime della conclusione del procedimento (deliberazione di Giunta).
    Questo per legge.
    Ma si sa che la cosiddetta riforma della PA aveva proprio questo scopo:
    1) individuare funzionari disposti a tutto ed in particolare ad assecondare la volontà del padrone di turno;
    2) la legge si applica per i nemici (del padrone di turno)
    3) per gli amici si fa di tutto e di più.

    P.s. la VIA è diventata ormai una buffonata: serve soltanto per fare andare avanti, con il supporto di un parere che osa ancora definirsi “tecnico” i progetti graditi, e per bocciare quelli “sgraditi”: una pagliacciata.

    Al corso a suo tempo effettuato dalla Bocconi, un tutor fece relazionare all’allora direttore Tartaglione (bidonato da Cerise) la situazione del VIA.
    Tartaglione riferì che circa il 90% dei progetti otteneva un parere favorevole e che l’ufficio rispettava con ordine e puntualità tutte le scadenze. Si aspettava dei complimenti. Il tutor gli chiese invece se era il caso di mantenere ancora questo Ufficio, visto che in regione la progettazione era già ad un livello tale di bontà da superare praticamente senza scogli questo ostacolo. Ad un Tartaglione sbalordito chiese poi cosa cosa avveniva in sede di controllo delle prescrizioni. Tartaglione, sempre sbalordito, rispose: “Io non ne so niente, mando tutto a Cerise (allora direttore forestale) e nessuno mi dice più niente. Ma credo che nessuno pensi a farle rispettare”.
    Credo che ogni commento sia superfluo e che i veri motivi della cosiddetta riforma siano ancora più evidenti. Con buona pace di Grimod, che non vuole prendersi le sue renponsabilità di politico.

  13. Insomma, con la riforma i dirigenti sono puri e semplici cagnolini al servizio del politico di turno. E se non fanno i cagnolini, il minimo che di loro si dice è che “non collaborano”. Una cosa vergognosa.
    E pensa ai comuni e ai segretari comunali!

  14. “con opportune motivazioni” e non “modificazioni” come ho erroneamente scritto sopra.
    Quanto sopra vale per tutti i pareri interni all’Amministrazione, e vale per i pareri espressi nelle cosiddette “conferenze di servizio”.
    In materia di tutela del paesaggio (Sovrintendenza), pensa che il compito del Sovrintendente (prima Perinetti, ora Domaine), è solo più quello di modificare od adattare i pareri che escono dagli uffici adattandoli alla volontà del padrone di turno!
    Al peggio, come vedi, non c’è mai limite!
    Tutti lo sanno, ma evidentemente va bene così.

  15. Non sempre. per fortuna qualche funzionario onesto c’è ancora (“SANTO SUBITO!!!”) , ma, nel suo agire corretto e onesto, si prepara da sé un futuro poco promettente, soprattutto nel servizio che presiede alle questioni urbanistiche e all’applicazione del PTP (“applicazione” è una parola grossa… almeno negli intenti dei politic(h)iens) dove già si mormora di sostituzioni al vertice. Altri invece si prostrano “sua sponte” , talvolta addirittura preventivamente alla richiesta esplicita del politico (o “amico del – “) di turno; pensa, Bruno, che in un altro settore che si dovrebbe occupare proprio ed esclusivamente di tutela ambientale, tanto per non fare riferimenti espliciti, va di moda la canzoncina, opportunamente adattata da quella di Arisa, vincitrice all’ultimo festival di Sanremo: “Ambiguitàà-à-à, elemento imprescindibileeee, per una carriera stabileeeee, che punti all’eternitààààààààà….” Del resto si sa che anche da “no-s-atre” le leggi sono come le profezie di Nostradamus: ognuno le intepreta a suo piacimento. O a piacimento dei padroni del momento. Stammi bene, Bruno. a presto.

  16. Là dove dici (urbanistica e dintorni), a quanto mi risulta, è in corso la “rottamazione” della Direttora, complice la brunettina locale ed apposita norma ad personam, fra pianti e stridor di denti della medesima (nulla poté la cognata e i santi in paradiso hanno fatto trasloco).
    Sic transit gloria mundi.
    La miglior definizione della “riforma” della pubblica amministrazione?
    “Istigazione alla prostituzione”, come d’altronde me lo confermi tu con i tuoi esempi (definizione datami da ex direttore dell’Assessorato al turismo, ora giudice di pace, a cui sentii personalmente dire all’allora Assessore Milanesio che stava per andare in Consiglio: “lei pensi a fare l’Assessore, che a dirigere l’Assessorato ci penso io”. Te lo vedi uno dei nostri “autonomi” collaboratori o direttori fare un’affermazione del genere?)

  17. apprezzo la tua stima per i politic(h)iens: chi li conosce, li evita (d’altronde nessuno meglio di un funzionario ha modo di conoscerli).

  18. qualcuno (un imprenditore privato) deve essersi reso conto (vedi blog di fabrizio favre) che qui in questa valle, o sei nel giro giusto (UV e dintorni), o ti tocca emigrare (colpa della sovrintendenza? colpa del VIA? dopo la riforma questi pareri stanno assolvendo la funzione dell’esame preliminare di francese: tagliare le gambe alle persone non gradite).
    A questo punto sarebbe forse il caso di sopprimere totalmente TUTTI i pareri endoprocedimentali al rilascio di qualsiasi autorizzazione: si eviterebbe un inutile appesantimento burocratico e nello stesso tempo si eviterebbe di prendere in giro i cittadini.
    p.s. Mussolini certe cose le faceva meglio e senza ipocrisie. La costituzione ha (invano) cercato di distinguere il ruolo dei funzionari da quello dei politici (pubblico impiego accessibile unicamente tramite concorsi), i politici, con il cosiddetto spoil system (che spoil system non è), si sono riappropriati di tutta la macchina.
    Siamo in pieno regime.
    Bollettino condizione democratica del paese: stato di massima allerta da parte della protezione civile del cittadino.
    Andamento previsto per l’immediato futuro: situazione in grave, costante e continuo peggioramento.

  19. @ Carmassi . Sei una persona preparata in politica , ma mi lasciano di stucco le tue affermazioni alpinistiche . Chiedi l’aiuto di un Paolo che non so chi sia , ma su Hegel o su Rembrandt o su Zeman si possono avere giudizi diversi , come pure sulla bellezza di una o altra via di salita a una vetta , ma la localizzazione delle cime è un fatto tecnico che non si discute , come non si discute che Sarre si trova a ovest di Aosta e Quart a est . I due siti da te citati dovrebbero avere maggiore considerazione ? Hai alzato il gomito , non centra niente : lì ci sono immagini che , con una cartina sott’ occhio , ti permetterebbero di capire che la foto della discussione insofferente verso chi non deifica il tanfo delle stalle riporta aree solo e soltanto francesi . In quanto tu consigli di guardare c’è un’immagine del Dente da ovest e sotto la parte rocciosa del Dente c’è neve , la cosiddetta Gengiva . Nella foto di chi si indispettisce se si ricorda l’attitudine ubriacatoria di alcuni residenti di inchia si vede la Gengiva , ma da sud-est e in secondo piano ( che è gran parte della superficie della foto ) appaiono vette non altissime ma superlative , dal Plan al Fou al Requin . Tutta la foto indica territorio francese . Chiedi a Paolo , se ti conferma quanto dico è persona che conosce l’abc della montagna , non certo un Pico della Mirandola della medesima ( può anche esserlo , ma non lo si dimostra evidenziando di conoscere questo famosissimississississimo angolo del gruppo del monte Bianco ) .

  20. Curioso. Da una notizia condita dal giusto quantitativo di provocazione mi sarei aspettato una vivace discussione incentrata sulla suddetta “faida” degli utenti di facebook, invece vedo che è degenerata in una lezione di geografia locale, quale sia il nesso non mi è particolarmente chiaro, o meglio, siccome ho presente le foto di cui si è parlato lo so ma non capisco come si faccia a scivolare fuori tema così platealmente!
    Perplessità a parte mi riaggancio a quello che è l’argomento originario dell’articolo, ovvero lo “scontro” tra i due gruppi di internauti.
    Secondo alcuni di coloro che hanno scritto commenti il tutto sembrerebbe un fenomeno causato da un insano patriottismo al limite del culto etnico il tutto emulsionato a base di politica regionale. Sorprendente, dico davvero, da partecipante alla fantomatica “faida” (ebbene sì sono tra coloro che hanno scritto in difesa della Valle) devo dire che la politica era rimasta fuori dalla discussione fino ad ora, fortunatamente le campagne elettorali sono abbastanza vicine da far sì che, vicino ai nostri grugniti, ci siano anche i gioiosi sgrufolii dei politici. Ne sentivamo la mancanza.
    Ahimé la politica per quanto appassionante e tragicamente comica possa essere, spesso tende a modificare le tinte dei quadri….
    Leggendo i commenti in questo blog sembrerebbe che uno sparuto gruppo di “extra-regionali” indifesi sono stati aggrediti da un terribile esercito di nazionalvaldostani, novelli giovani balillà (con l’accento per via del bilinguismo) il cui intento è sopprimere la libertà d’espressione a favore del regime.
    Inizio, se posso, a confutare il panorama da voi dipinto. Secondo voi i membri del gruppo di coloro che odiano la Valle sono, ironicamente, degli stranieri (cioé vivono al di là di Carema) devo invece contraddirvi, molti di loro vivono in Valle quando addirittura non vi sono nati. “Vabbé, direte voi, è ovvio che si tratta di emigranti di varie generazioni, è per questo che voi nazionalvaldostani ve la siete presa con loro”. Ahimé, desoalto di deludervi nuovamente, tra coloro che difendevano la Valle figurano moltissimi “stranieri” (cioé, come dite voi, che vivono al di là di Carema), persone che come me non hanno capito il perchè degli sterili attacchi del gruppo “quelli che ODIANO la Valle d’Aosta”.
    Sempre secondo voi, le nostre argomentazioni puntavano a sostenere che la Valle d’Aosta è il paradiso in terra e a chi non va bene può anche andarsene. Onestamente non ho mai sostenuto che la Valle sia il paradiso, ma non credo neppure sia un posto così miserevole da essere odiabile, semplicemente come ogni altro posto del mondo ha i suoi pregi e difetti. Io sono pronto a parlare dei problemi della Valle d’Aosta ma se tutti voi prima di parlare tanto qui aveste dato una lettura ai principali motivi per cui alcune persone dicevano di ODIARE (scritto tutto maiuscolo) la Valle, forse sreste rimasti perplessi pure voi. Uno dei primi punti diceva “ci sono solo rocce”. Tralasciando la falsità dell’affermazione vi rendete conto del livello delle critiche che sono state fatte? Un’altra critica si riferiva al clima freddo (chissà quanto odio ci sarà verso gli scandinavi allora!) e solo dopo arrivavano critiche più o meno condivisibli come quelle riguardanti l’alcolismo, i divorzi eccetera.
    Ma il punto della questione non risiede nemmeno nel tipo di critiche ma sull’idea stessa del gruppo: “quelli che ODIANO la Valle d’Aosta” onestamente qui non si può parlare più di diritto alla libertà d’espressione, altrimenti vorrebbe dire considerare leciti i pensieri discriminatori di ogni tipo, se bisogna stare zitti davanti a chi dice di ODIARCI (sempre scritto maiuscolo, che nel mondo del web equivale ad urlare) dov’é finita la nostra di libertà? Sono sicuro che se fosse nato un gruppo per criticare la Valle e mettere a nudo i suoi problemi (quelli veri, non le rocce ed il freddo) non ci sarebbero stati i problemi che ci sono stati.
    La prossima volta prima di fare gli indignati, prima di vedere presunti complotti politici, per favore informatevi bene, eviterete pessime figure.

  21. In Facebook, giustamente, non sono permessi gruppi che incitano all’odio. Infatti, se non erro, il gruppo in questione è stato eliminato.
    Il mio parere è che quel gruppo fosse una semplice, rozza provocazione. Sono convinto che non esista nessuno che “odi” la Valle d’Aosta per quei motivi (le rocce, i suicidi, ecc.). Era un’invenzione (di un anonimo, guarda caso) cui si sono accodate persone per gioco, o per cazzeggio, come si usa spesso in FB. Aderire a un gruppo non costa che un clic.
    La reazione a questa stupidissima provocazione quindi mi è sembrata eccessiva, e in molti interventi (che ho trovato fastidiosamente appassionati) ho creduto di individuare un sentimento di appartenenza a questa regione al quale mi sento del tutto estraneo (pur essendo nato qui), come sa chi segue il mio blog o chi abbia letto il libro “Valdostani” di cui sono coautore. Non sento questa appartenenza perché è irrimediabilmente inquinata dall’ideologia unionista (et similia) e dalla sua pesantissima e insopportabile propaganda, con la quale si fa il lavaggio del cervello ai valdostani sin da piccoli. Una propaganda che descrive un popolo valdostano inesistente, modellato estendendo a tutti gli abitanti le pur rispettabili peculiarità di una parte di essi (una minoranza). Negli interventi dei “difensori” della Valle d’Aosta ho creduto di vedere (sarei felice di sbagliarmi) un sentimento di appartenenza diverso da quello che si proponeva il lavaggio di cervello unionista, ma comunque da quello derivante. Un’appartenenza fondata sulla difesa cieca dei propri privilegi, insofferente a ogni critica di quelli “di fuori” (da qui la reazione eccessiva alla boutade di un cretino). Per una inevitabile eterogenesi dei fini, il Pensiero Unico mi è sembrato abbia raggiunto il suo scopo – “fare” i valdostani – solo che il risultato non è esattamente quello atteso. L’uomo nuovo valdostano non ama il francese e ascolta con silenzioso scetticismo quasi tutte le amenità ideologiche che si sente ripetere da una vita, però è malleabile a piacere dal potere, perché non è più un cittadino ma un suddito, che ha dimenticato i diritti fondamentali (dignità, libertà, uguaglianza, cittadinanza, giustizia, solidarietà) ed è concentrato sul suo benessere materiale. La politica opportunista di Uv & c. riflette l’opportunismo e l’utilitarismo dell’uomo nuovo valdostano. Per questo non scandalizza.
    Detto questo, anch’io mi aspettavo una discussione più vivace sul mio post, e concordo sul fatto che molti commenti sono andati del tutto fuori tema (Borluzzi, cha fai, svicoli?).

  22. Orbene : quella famosa foto era alpinisticamente sbagliata e le repliche di Darmax mi hanno spinto a chiarimenti plurimi . I miei post vanno considerati spuri in questa discussione , ma neppure troppo , perchè dimostrano la non conoscenza delle montagne valdostane da parte degli integralisti locali , fatto ben buffo . A Calì : non è che svicolo , sono vere due cose . Non vorrei ” rompere ” appassionandomi troppo nelle risposte e … leggendoti , come qui sopra , mi pare di aver scritto io … Bravo Vincenzo ( spero non mi si accusi ora di un ” chi si loda s’imbroda ” …

  23. Non so se il fatidico gruppo sia nato per reale convinzione o per provocazione ma sono concordo nel definirlo, senza mezzi termini, una gran cretinata e personalmente mi ha preoccupato vedere persone condividerne le tesi farneticanti. Riguardo invece ai difensori non mi hanno preoccupato quelli che hanno difeso appassionatamente la Valle usando i termini consoni a persone civili quanto più mi hanno deluso e infastidito i commenti offensivi che hanno trovato nell’invettiva gli unici mezzi per rispondere, dando così ragione d’essere alle accuse di mentalità ristretta e xenofobia (a tal proposito una piccola provocazione per il sig. Borluzzi: sbaglio o l’ala politica dalla quale proviene non è mai stata di quelle più tolleranti?).
    In mezzo a quelli che hanno partecipato alla “difesa” della Valle ci saranno stati senz’altro molti unionisti (alcuni dei quali non dimostrato certo argomentazioni più eaborate del grugnito) ma non credo siano stati soli, come già detto hanno reagito molte persone che nemmeno vivono in Valle, ma ugualmente si sono sentite in dovere di reagire.
    Vorrei poi sottolineare che, sempre secondo un mio personale punto di vista, non è necessario far parte dei fedelissimi dell’UV (ben lungi dall’appartenervi) per sentirsi valdostani né per credere nei valori dell’autonomia (che non vuol dire solo carta vallée e indennità di bilinguismo).

  24. Signor Calì,perchè deve sempre mischiare la politica alle cose??? Io ho fondato il gruppo “Facciamo cancellare il gruppo quelli che odiano la Valle d’Aosta” per patriottismo e ME NE VANTO, perchè SONO VALDOSTANA,sono nata qui,la mia famiglia abita in questa regione da generazioni…cosa c’entra l’UV???? L’amore per la propria terra è apolitico,mi scusi,almeno lo è per la sottoscritta…secondo lei dovevo stare zitta e subire gli attacchi di un tizio che ha definito le donne valdostane simili alle mucche??? Eh no, mi scusi, io difendo me stessa e le altre donne, non ho paura di farlo…se lei vuole criticare è libero di farlo ma credo che potrebbe evitare di essere SEMPRE polemico…con l’università in VDA (se si ricorda avevamo già discusso in merito a questo tema!) e ora con i gruppi su Facebook…le polemiche servono ma credo che, oltre a sputare sul piatto in cui si mangia ogni giorno bisognerebbe proporre qualcosa di costruttivo…
    Signor Borluzzi, per renderla felice ho cambiato la foto del mio gruppo,ora la foto che ci rappresenta è l’Arco di Augusto…ora può dormire sonni tranquilli!!!

  25. @ Montanari . Lascia perdere il ” sig. ” : è trogloditico come i primi due articoli dello statuto dell’UV . Mi chiedi se la l’ala politica da cui provengo è mai stata tra quelle più tolleranti . Domanda che dimostra l’abitare tuo e mio su pianeti diversi . Aderii al Msi perchè i rossi ( che esplicitavano così il loro credo : li combattevo , ma li capivo e in certi casi stimavo ) mi occupavano l’università e lo Stato li lasciava fare per debolezza ( ricevendo una mia critica superiore per intensità rispetto a quella riservata ai falcemartellari ) . In Valle presi in mano il Msi caratterizzandolo con il mio modo di vedere la politica locale , caratterizzata dall’agire di alcuni alienati ( in quanto fuori dal tempo presente ) che si ritengono padroni di casa e pretendono che tutti accettino la demenziale finzione dell’essere fotocopie di eventuali locali ante 1861 . Gli accostamenti al fascismo e a tale Vegezzi Ruscalla ( ministro di due secoli orsono non ritenuto allineato alle attuali tesi dei contafrottole etnolinguistici : chi si richiama buffamente a tale ministro lo fa con il patologico fanatismo di chi altrove lancia le fatwe ) riferendosi a me sono stati un ridicolo tentativo di mescolare le carte di fronte agli sprovveduti . Se con fascismo si intende intolleranza , questa alberga in chi vuol imporre i percorsi culturali del prossimo , prossimo che dovrebbe anche accettare di fingersi ( seppur friulano o silano o sardo ) appartenente a un’etnia valdostana inesistente ma utile per far titillare l’ego malato di chi gode nel fingersi atipico all’interno dello Stato che mantiene in vita la regione . Io mi sono sempre battuto per un semplice principio : la libertà di Tizio termina dove inizia quella di Caio ; in linea con gli articoli costituzionali che pareggiano i cittadini e riconoscono il diritto a essere se stessi , senza superfetazioni di infarinature francofone per attestare fuori Valle una regione diversa dall’esistente . Il ” fascismo ” è quello di chi vuol imporre i suoi vaneggiamenti etnolinguistici al prossimo ; la resistenza in regione la rappresento io , contro gli integralisti e i cultori di visioni tribali . Ero in Bosnia quando Vincenzo inserì questa discussione : là effettivamente esistono vere etnie , contrapposte 15 anni fa e oggi meno . E’ comico che in Valle qualcuno vaneggi su differenze inesistenti e se la prenda con chi non condivide . Quando feci fare all’on. Gustavo Selva una dichiarazione d’intenti sulla necessità di adeguare ai valori costituzionali lo Statuto regionale , un cane bastardo a me noto mi telefonò dicendo di cambiare linea oppure scavarmi la fossa . E tu , Montanari , scrivi che io cavalcherei l’intolleranza ? Datti una regolata e non bere tutte le pozioni propagandistiche che i nemici di una Valle liberale e moderna distribuiscono a dritta e a manca .

  26. Io non ho detto che cavalchi l’intolleranza, ho chiesto, in forma di esplicita provocazione, se l’ala politica (intesa in generale come estrema destra non solo come partito nello specifico ) dalla quale proviene è nota per la sua tolleranza. Ribadisco poi che si trattava di una provocazione per riportarti sull’argomento principale e, noto soddisfatto, ha funzionato perfettamente facendoti dimenticare per un attimo la geografia (nobile materia ma al momento fuori tema).
    Vediamo ora di ritornare al nocciolo della questione, siamo sicuri che il gruppo di coloro che si sono messi a difesa della Valle siano figli delle ideologie unioniste? Sentirsi valdostani è sinonimo di essere unionisti?
    Personalmente sono orgoglioso di essere valdostano ma non perché credo ad un mito dei Salassi del terzo millennio o perché penso di essere un gradino più su del resto degli italiani ma perché sono legato alle mie origini, così come può esserlo chiunque altro, che sia un lombardo, un sardo, un francese o un senegalese.
    Il legame con le proprie origini non dipende dal proprio schieramento politico!

  27. @Michela
    è significativo che lei classifichi la libera espressione delle proprie idee, la critica al regime e alle sue manifestazioni propagandistiche nella categoria (molto “valdostana”) dello “sputare nel piatto in cui si mangia”. Se un siciliano critica la mafia lei dice che “sputa nel piatto in cui mangia”? Se una giornalista russa si ribella al regime di Putin secondo lei “sputa nel piatto in cui mangia”? Guardi che questo modo di ragionare è tipico di chi non è più avvezzo alla libertà di pensiero, perché soggiogato da decenni di imposizione di un pensiero unico politico e culturale. In ogni caso preciso che il piatto in cui mangio è italiano, perché i soldi qui arrivano da Roma.
    Vede, io non provo soggezione nei confronti del potere, non cerco il favore dei politici e cerco di esercitare la mia cittadinanza. Esprimo le mie idee senza il timore reverenziale verso il potere che condiziona la maggior parte dei valdostani, per paura di ritorsioni di vario genere. Non mi limito a polemizzare: negli anni in cui mi sono occupato attivamente di politica ho avanzato molte proposte, malgrado lei non ne sia a conoscenza.
    Per tornare al tema in discussione, sentire parlare di “patriottismo” e di “orgoglio di essere valdostano” mi conferma la giustezza di quanto dicevo: la propaganda in qualche modo ha fatto breccia. La Valle d’Aosta non è una patria, ma una semplice regione dello stato italiano. In quanto all’essere orgogliosi di essere valdostani, mi risulta impossibile da comprendere, visto che nessuno sa cosa voglia dire essere valdostano. Se è questione di nascita, non vedo come si possa essere orgogliosi di essere nati, senza alcun merito, in un dato luogo. Se è questione di discendenza dobbiamo tornare al ridicolo mito dei salassi, per trovare qualcosa di cui essere orgogliosi. Se è questione culturale, in Valle ci sono decine di culture diverse, senza contare che anche l’orgoglio di appartenere a una certa cultura (mi fa orrore il termine “etnia”) oltre che insensato è anche assai pericoloso.
    (Ritengo, infine, che un tizio che “definisce le donne valdostane simili alle mucche” non meritasse nessuna risposta)

  28. Signor Calì lei è il primo ad essere intollerante perchè critica e non rispetta le idee altrui!!! Riduce tutto ad una questione politica…se non capisce l’amore per la propria terra e le proprie origini è un problema suo,io non sono soggiogata da nessuno,mi creda,vivo la mia vita normalmente,se seguissi il gregge,come sostiene lei,non sarei una dei tanti precari ma avrei un posto di lavoro sicuro e ben pagato…invece devo lottare per portare a casa uno stipendio e, onestamente, ne vado fiera, perchè non devo dire grazie a nessuno per ciò che ho ottenuto fin’ora…non ho bisogno di lezioni storiche (o geografiche…e qui mi riferisco al Sig. Borluzzi!) perchè so perfettamente che la Valle d’Aosta non è una patria bensì una regione…mi chiedo perchè certa gente voglia sempre impartire lezioni agli altri partendo dalla convinzione che gli altri sono ignoranti e hanno bisogno di spiegazioni…crede davvero che i 2000 iscritti al mio gruppo siano tutti soggiogati e “vittime” della propaganda di un certo partito??? Beh, si sbaglia,ogni individuo ha una testa e la usa per pensare e per fare le proprie riflessioni…chi vede complotti ovunque forse soffre di manie di persecuzione??? Mi sto laureando in psicologia, questo è il mio campo…mi aspetto un commento anche su questo aspetto,sempre se ritiene alla sua altezza una povera laureanda in psicologia dell’Università della Valle d’Aosta…

  29. Forse sarebbe bene rileggere Totem e tabù di Freud e qualche buon testo successivo di antropologia culturale.

    Farebbe bene soprattutto ai cultori e divulgatori del Pensiero Unico.

    Farebbe anche bene a chi è ormai talmente permeato da tale Pensiero da non rendersene nemmeno conto.

    Capisco comunque che, qualora ci si senta attaccati, la prima reazione sia quella di difendersi. Anche dai cretini.

    In fondo in fondo è anhe vero che in tutto questo la politica non dovrebbe c’entrare per niente.

    Ma non è mica colpa nostra se l’UV esiste e vive di questo.

  30. @Michela
    Lei la mette sempre sul piano personale. Non ce l’ho con lei (come potrei, visto che non la conosco?). Le auguro un pieno successo negli studi e nel lavoro (e le dico che preferisco chi mostra una certa voglia di esprimersi a chi tace sempre e comunque per non compromettersi). A me interessa la pura discussione sulle idee. Rispettare le idee altrui, però, non significa doverle condividere per forza. Discuto ed esprimo le mie opinioni (spesso con enfasi polemica, è vero, ma in una comunità cloroformizzata è l’unico modo per provare a farsi sentire). Lei può ribattere, come fa, dicendo che non è d’accordo con me. Può star sicura che non le toglierò il lavoro per questo. In questa sua terra che ama tanto potrebbe invece correre seri rischi se mostrasse di condividere le mie opinioni, quindi le consiglio di continuare a mostrarsi “ostile” nei miei confronti. Guadagnerà punti in società.
    Come dice giustamente Bruno, non sono io che metto la politica ovunque, è la politica che in Valle d’Aosta si è insinuata in ogni casa, senza chiedere il permesso. In una regione dove è morta l’imprenditoria privata, è mummificata la cultura, è gravemente compromessa la libertà di opinione (se l’Italia è ai livelli dell’isola di Tonga, la Valle dov’è?) e tutto è controllato da pochi comitati d’affari trasversali ai partiti, dovremmo far finta che tutto vada bene e parlare di tutto come se la politica non c’entrasse per nulla?

  31. @ Michela . Invito anche te a fumarti il termine ” sig. ” : è troppo retrò , andava bene nei secoli scorsi quando in Valle qualcuno parlava francese . Mi urta il tuo definire ” geografia ” le mie precisazioni sulla tua foto , ora giustamente accantonata : è un modo per sviare il problema del vizietto di troppi nazionalisti valdostani di non conoscere nulla di alpinismo e montagna . Quest’ultima vale per voi come premessa per chiedere sovvenzioni , indennizzi , aiuti e mance da Roma , Strasburgo , Bruxelles e magari Tashkent se possibile , ma la sua conoscenza frutto della frequentazione … nisba . Sono venuto in Valle perchè adoro le montagne e il freddo , che vivifica a differenza del caldo che appanna , e mi cadono le braccia vedendo il disinteresse per le vette da parte dei nazionalvaldostani : ripeto , proprio io me friulano ho corretto la guida dei rifugi valdostani edita da mamma regione rossonera depurandola dai 151 ( centocinquantuno ) errori di cui era comicamente infarcita . Aggiungo , spostandomi ma non troppo , che il certamen anselmiano è stato vinto , per i liceali , da una studentessa residente a Novara e , per gli universitari , dal mio figlio maggiore che certo è politicamente a destra di me . Se studiaste di più territorio e aspetti culturali forse il vostro nazionalismo-localista sarebbe meno singolare . Di passaggio , Michela : anni fa mia moglie è deceduta in un incidente alpinistico ( eravamo assieme ) non lontano dalla zona evidenziata dalla tua foto rimossa ; ciò nonostante alla rispettiva età di 11 e 13 anni i miei due figli hanno iniziato a salire i 4000 delle Alpi . Questi fatti possono testimoniarti una passione che non vedo condivisa da voi nazionalregionalisti con l’hobby di paletta e secchiello e motivare la mia reazione .

  32. ci hanno perfino rubato i colori che rappresentano ufficialmente la comunità valdostana tutta (il rosso e il nero) e il relativo simbolo (il leone rampante orientale), pur di avallare l’equazione valdostano = UV (è un’operazione dal pregnante valore simbolico tipica di ogni regime totalitario o che mira a diventarlo).

    Chi, se non un’appartenente o simpatizzante dell’UV, farebbe uso del simbolo e dei colori della VdA semplicemente per dire: “io sono un valdostano?”

    Potenza della simbologia.

  33. Ancora non ci si capisce! E’ così difficile capire che si può amare la Valle d’Aosta senza essere dell’UV? Essere legati al luogo in cui si nasce non vuol dire sentirsi membri di un popolo eletto, si tratta di un sentimento piuttosto insito nell’animo dell’uomo, sono tantissimi ad amare la terra natia….
    Non si tratta della supremazia di un popolo su un altro, discorso totalmente insensato e fuori luogo, ma di amare il luogo in cui si vive, requisito essenziale per volerne migliorare le sorti, perché essere orgogliosi di essere valdostani non vuol dire essere miopi davanti ai problemi della nostra regione vuole dire prenderne a cuore le problematiche e lavorare per cambiare la situazione.
    Onestamente non riesco a capire poi come si possa pensare di impegnarsi per migliorare un posto se non lo si ama, cos’è che dà la forza di lottare per rendere più vivibile la propria regione se in fin dei conti si è indifferenti verso il luogo in cui si vive?
    Non stupiamoci se in Valle ormai è da più di sessant’anni che stagnamo nell’immobilismo politico se chi pretende di ascendere all’augusteo seggio imperiale di piazza Deffeyes si vergogna di amare la Valle d’Aosta per paura di essere associato all’UV (un nesso che ancora non vedo così vincolante).

    Una nota infine per Borluzzi, il “sig.” ha poca a che vedere con il francese (una vocina della mia memoria scolastica mi suggerisce che oltralpe si usi “monsieur”) ma piuttosto ha diverse attinenze con quella che si chiama educazione, ma, ahimé, su una cosa ha ragione, ormai la cortesia non è più di moda.

  34. Caro Bruno condivido perfettamente la tua idea riguardo a quello che definisci un furto, i colori rosso e nero e il leone rampante sono un simbolo di tutta le regione e non solo di un partito e non è assolutamente giusto che l’UV se ne sia appropriata, però dobbiamo anche farci un piccolo esame di coscienza in proposito. Se l’UV si è appropriata di questi simboli è perché gliel’abbiamo lasciato fare senza protestare, anzi siamo i primi a fare l’associazione bandiera rossonera con il leone = UV

  35. @ Montanari & Michela . Prescindo dalle cavolate montanariche sul ” sig. ” ( nel cammino terreno siamo tutti fratelli senza cicisbeismi anacronistici ) : non è , credo , che io sia maleducato , semplicemente sono sportivo e moderno . Ma vengo al punto focale del contendere : nessuno contesta a Michela e Patrick di amare la Valle nel modo in cui credono di amarla : unicuique suum. Il fatto è che , nel mondo occidentale ( e non tra le aree tribali afghane con quel vizio dell’integralismo che de facto caratterizza gran parte di quelli come M & P ) , ha pari diritto di cittadinanza l’amore , per chi risiede in Valle , per la propria regione di origine , Sicilia o Lazio o Veneto che sia ; parimenti , è sacrosanto il mio amore per l’Italia in quanto parte del mondo occidentale coi suoi valori di libertà . Tradotto in soldoni : voi M & P credete in ciò che volete col vostro regionalnazionalismo e orgasmate pure al solo pensare di essere valdostani , ma non rompete i marroni a me che ho altre visioni , frutto dell’abitare ad Aosta come a Torino come in provincia di Udine e sovente a Roma , nonchè del mio hobby di girare il mondo . Io non voglio nulla da quelli come voi , M & P , ma voi o i vostri simili in fede utilizzate me e i miei figli per il vostro regionalnazionalismo che , se non mi imponesse passaggi obbligati , rispetterei , ma siccome mi mette tra i piedi imposizioni pseudoculturali + la visione di riti satanici ( tipo l’esame di un inutilizzato francese per il lavoro nel settore pubblico e bugie etnolinguistiche per 48 ore ogni giorno ) mi autorizza a bollarlo come deviazione clinica . Qui sta il punto : in Valle c’è una regione etica che vorrebbe pensare per tutti , imponendo di fatto pseudovalori cui tutti si dovrebbero inchinare . L’opportunismo e la superficialità qui è norma ed è conseguente che le persone intelligenti protestino . Un solo esempio sui 3542876098375 possibili . I miei due figli hanno frequentato il liceo classico normale ( non quello maldefinito ” europeo ” in cui si insegnano materie in un francese inutilizzato ; liceo che ha avuto classi con meno di 14 allievi , fatto illegale , e liceo cui fu comicamente portato un Ministro all’Istruzione per dare , more solito , un’immagine errata della regione ) e hanno ricevuto un diploma di maturità imbastardito dal fatto che metà pagina è riservata al riporto del voto in francese , che in un liceo classico c’azzecca quanto il gasolio nel caffè ; ad abundantiam , il documento aggiuntivo del diploma , che in una pagina intera ( su tre , il frontespizio è asettico ) deve riportare il voto nella materia principale del corso di studi , indica , pur trattandosi di liceo classico ordinario , non il voto di italiano o latino o greco o filosofia ( tutte materie fondamentali in tale corso di studi ) bensì quello in francese , per un repetita che iuvat solo alle deviazioni psichiche di ben sappiamo chi . Non so se voi , M& P , siete in buona fede o accettate giocoforza la strumentalizzazione rossonera di tutti , intelligenti compresi . Ma se non vi dissociate dall’integralismo e dalle finzioni siete colpevoli pure voi . In definitiva : fate e pensate cosa volete , ma non immischiate quelli come me in disegni a me estranei in quanto francamente demenziali . Lo dico da persona che ama le montagne e il freddo e , amando l’Italia , ama la sua parte in cui abitiamo .

  36. Amare la Valle d’Aosta, per chi è nato e cresciuto in questa regione, mi pare positivo e legittimo. Ma amare questa regione non vuol dire non poter esprimere delle critiche. E’ chiaro che criticare vuol dire assumersi delle responsabilità e fare i conti con le conseguenze.
    Alcuni degli scriventi di questo blog lo hanno verificato personalmente. La pesantezza del clima lo possiamo misurare quotidianamente. Ad esempio
    sono rimasta basita, che nessuno si sia perlomeno stupito del comportamento del Sindaco Cassiano Pascal, che rispondendo alle preoccupazioni sulla sicurezza della scuola da parte di un genitore, durante l’intervista televisiva ha affermato di valutare la possibilità di presentare una querela, visto che in base agli elementi in suo possesso la scuola è da considerarsi sicura. Questo spaccato da la misura di quanto vengano considerati i cittadini in Valle d’Aosta. Ormai nella nostra regione non è più consentita la critica, la vera opposizione, il non allinearsi.
    Meno male che almeno su questo blog non esiste il pensiero unico: infatti Michela ha potuto esprimere il suo.
    Vorrei fare solo un appunto alla Sig. Michela, criticare non vuol dire non accettare le idee altrui, vuol dire non essere d’accordo. E questo in un paese civile e libero è la normalità. In Valle d’Aosta purtroppo non è così!

  37. @Patrick
    Nessuno ha scritto qui che chi ama la Valle d’Aosta è dell’Uv. Si sta solo riflettendo in libertà sui risultati di decenni di lavaggio del cervello da parte della propaganda localista.
    Sentirsi legati al luogo natio è un sentimento naturale, perché rassicurante. Ma il luogo natio è fatto di natura, di opere dell’uomo, di strutture e relazioni sociali… “Amare la Valle d’Aosta” cosa significa? Chi ama non desidera migliorare l’oggetto del suo amore, gli piace così com’è. L’amore è un sentimento irrazionale, di per sé vulnerabile ai messaggi propagandistici instillati sin dalla nascita, giorno dopo giorno. In politica l’amore si chiama ideologia.
    Chi analizza razionalmente una situazione, ed è in grado di coglierne tutti i difetti, è motivato invece ad agire per migliorare l’esistente, per costruire una società nella quale sia più piacevole vivere. Se i neri americani avessero “amato” gli Stati Uniti in quanto loro luogo natio, non sarebbero mai arrivati ad avere Obama presidente. Hanno criticato, hanno lottato, hanno messo a nudo i gravi difetti di quella società, hanno denunciato i soprusi subiti. Non si sono adagiati alle bugie della propaganda sul paese simbolo di democrazia e di libertà.
    Personalmente non sono affatto indifferente verso il luogo in cui vivo, e proprio per questo lo vorrei migliore di com’è ora.

  38. e che dire del nome stesso del Partito che programmaticamente vuol essere Unico (vedere i primi 2 articoli dello Statuto dell’UV)? Si chiama UV = Unione dei valdostani, come a dire chi è o si sente valdostano DEVE votare per l’UV, chi non lo fa o critica è nemico della valle d’aosta (per non dire della patria, come ha detto caveri non più di un paio di anni fa). Pertanto, Montanari e Michela, anche se amate, come me e come noi, la valle d’aosta, ma non condividete il pensiero dell’UV e dei suoi cicisbei, siete comunque annoverati tra i nemici della valle. Siamo ai limiti della legittimità democratica: appropriazione dei simboli rappresentativi di una regione e pretesa di essere gli unici autorizzati a rappresentarli. Siete, credo, ancora giovani. Vi ricordo che Severino Caveri, zio di Luciano e seigneur (il sig. deriva dal seigneur medioevale) della VdA nel dopoguerra, negli anni -60 definiva ancora con disprezzo “negroidi e levantini” i meridionali ed i veneti presenti in VdA.
    Oggi come oggi, per motivi di mera opportunità politica, l’UV è diventata, in pratica, una SpA senz’arte né parte, come sopra evidenziato da Vincenzo.

    Chi si sente veramente valdostano e chi ama veramente la VdA non può che prendere le distanze da questo movimento e dai suoi cicisbei.

  39. @Vincenzo Quello che intendo io per “amare la Valle d’Aosta” non vuol dire pensare che le cose vadano bene così come sono, anche perché il mio “amore” verso la Valle non è un sentimento politico, amo le montagne che mi circondano, amo i boschi, amo il suo patois, amo la storia di questo posto, ne amo le potenzialità e soffro nel vedere ciò che potrebbe essere la Valle d’Aosta se gestita nel modo giusto.
    Tornando sempre alle origini del discorso onestamente mi pare un po’ fantasiosa l’idea del complotto.

    @Giancarlo Non ho detto che sei maleducato, ho detto che usare l’appellativo “sig.” è una forma di cortesia e rispetto, poi ognuno è libero di interpretare come vuole. Tralasciando però gli aspetti riguardanti faccende secondarie come questa passiamo al resto del tuo discorso.
    Tu accusi me e Michela di regionalnazionalismo, devo dire che mi vengono le lacrime agli occhi, tu accusi gli altri di nazionalismo??? Non sei tu quel Giancarlo Borluzzi di Azione Sociale con Alessandra Mussolini, un partito tra i cui valori figurano frasi come “la piena difesa dell’identità nazionale nel rispetto delle tradizioni locali” o “la difesa delle radici cristiane da inserire imprescindibilmente in una Costituzione europea da riscrivere” o ancora, last but not the least: “il blocco di ogni ipotesi di allargamento dell’UE a Paesi che non abbiamo le tradizioni dei popoli europei” se questo non è nazionalismo che cos’è?
    Dici poi “ma non rompete i marroni a me che ho altre visioni” sono perfettamente felice che tu abbia opinioni diverse, ognuno ha il sacrosanto diritto di pensare come vuole, ma, senza voler sembrare troppo pignolo, non sono io che sono venuto a “rompere i marroni” sono i partecipanti a questo blog che hanno giudicato il mio modo di pensare etichettando i membri del fantomatico gruppo di FB come vittime più o meno consapevoli dell’indottrinamento unionista, quindi caro Giancarlo se vuoi che la gente non ti rompa i “marroni” tu non andare a romperli agli altri, se vuoi invece partecipare ai dibattiti devi aspettarti che qualcuno dissenta dalle tue di opinioni. Sostieni poi che ti imponiamo passaggi obbligatori come “il rito satanico” degli esami di francese…..ma ti sei dato all’alcol o mi hai scambiato per qualcun’altro??? Non mi sembra di aver mai parlato di essere favorevole ad una simile procedura, anzi, se tu avessi letto i miei commenti su FB (invece di parlare per sentito dire) sapresti che non condivido affatto l’uso (o meglio l’abuso) del francese che si fa qui in Valle: sono contentissimo che venga insegnato nelle scuole (purtroppo nei modi sbagliati) perché si tratta di un arricchimento culurale al quale non si deve rinunciare, ma trovo che come viene inserito prepotentemente negli esami sia solo un mero tentativo di ergere una barriera isolazionistica.
    Noto solo ora, rileggendo il tuo post, la frase “con quel vizio dell’integralismo che de facto caratterizza gran parte di quelli come M & P” Scusami tanto ma in cosa sta il mio integralismo? Nel non condividere le tue opinioni? Beh allora non sei tanto differente dai totalitaristi che pretendi di criticare, se le motivazioni della tua accusa al mio presunto integralismo sono altre fammi il favore di esplicitarle così che possa farmi altre quattro risate.

    @Bruno le distanze dal movimento unionista, così come da buona parte di tutti i partiti, le ho prese più volte senza timori reverenziali, propri in virtù del mio “amore” per la Valle, noncurante di essere considerato un traditore della patria.

  40. @Patrick . l tre concetti da te richiamati nel secondo capoverso a me rivolto sono assolutamente da me condivisi ; definirli come ” nazionalismo ” è soggettivo , secondo me fanno parte di un abito mentale complessivo che ha diritto di alloggio in democrazia . Io vedo le cose più in grande di te ( 300 mila kmq . , non 3 mila ) , ritengo l’Italia una grande famiglia anche se ci sono i leghisti disgregatori , ma il loro livello è chiaro pensando al rito delle ampolle con l’acqua del Po . Non condivido il nazionalismo valdostano che sputa nel piatto riempito dallo Stato : i rapporti in Europa e nel mondo coinvolgono Stati come l’Italia , non ectoplasmi dalla demografia variegatissima e privi di differenziazioni linguistiche , religiose o altro . Sono contrario alla Turchia in Europa , non credo che si debbano privilegiare i commerci con chi occupa manu militari ( vai a vedere ! ) il 40% di uno Stato membro della CEE e si riconosce nell’Islam . Sono cattolico praticante come tanti , se il concetto delle radici cristiane viene inserito da qualche parte non significa che tu devi farti frate o andare alla Messa pena la fustigazione . Ergo : nazionalismo ok , mimarlo su base regionale senza che nulla lo giustifichi direi no , in ogni caso no al fingere omogenei nel loro sentire i residenti in Valle per creare una forza d’urto a sostegno di regionalnazionalismi da avanspettacolo . Sulla rottura dei marroni o io mi sono spiegato male o tu non hai inteso . Tale rottura non si esplicita in questo blog , ove chiunque è libero di dire cosa vuole e non rompe marroni di sorta . Si evidenzia invece nella vita quotidiana valdostana con le palle politiche che spero tu afferri ( etnia inesistente , federalismo dei mantenuti da Roma , obbligo dello studio di un francese inutile qui e nel mondo nonchè tale da far perdere tempo utilizzabile per studiare idiomi utili ) e che si dipanano sia per il disinteresse governativo all’ignota situazione valdostana , sia per il desiderio di mantenere le finzioni da parte di storditi locali che dovrebbero abitare , per questioni di omogeneità mentale , le aree tribali pashtun dell’Afghanistan settentrionale . Su Face Book : sono un discreto somaro in merito , seguo invece My Space in ottemperanza ai miei contatti musicali . Mi arrivano ogni giorno richieste di aderire a gruppi di FB o di diventare amico di illustri sconosciuti ; talora rispondo , ma so poco in merito e nulla delle tue imprese . Altro concetto da chiarire : non conosco nè te nè Michela , il fatto che abbiate parteggiato per quella richiesta di chiusura del sito ” antivaldostano ” l’ho superficialmente preso come spunto di discussione , non posseggo una sfera magica in cui leggere le tue caratteristiche o quelle della Michela . Perentoriamente ti aggiungo questo : non dire che il francese va accettato come arricchimento culturale : è una muccata . Si tratta di un impoverimento perchè è poco utile e toglie spazio temporale a scelte soggettivamente più sagge . Nessuno deve entrare nelle scelte culturali del prossimo per ricavarne vantaggi : è evidentemente ubriaco chi parla del francese come patrimonio condiviso come è falso indicare quale arricchimento ciò che toglie spazio ad altro più gradito . Integralismo : io non ho questo virus , mi è sembrato che tu e la Michela forse l’avete perchè avete sì sottolineato una cosa legittima ( amare la Valle ) , ma vi siete astenuti dal criticare i manicomiali integralismi locali , le demenziali volontà di omologare al trapassato locale tutti i residenti ; il tutto con sopra la salsa velenosa delle più incredibili bugie ipotizzabili .

  41. @Patrick
    Quella del complottino era un’ipotesi semiseria, tra l’altro non evocata da me. La cosa sicura (secondo me) è che si sia trattato di una provocazione che non avrebbe meritato risposta.
    Ho l’impressione che la discussione sia arrivata ad un punto morto. Si sta avvitando su se stessa. Credo che siano chiare le rispettive posizioni. Dai tuoi interventi mi pare di capire che non siamo così lontani come poteva sembrare all’inizio.

  42. @Vincenzo
    Effettivamente non siamo poi così lontani, vediamo le cose in modo simile ma osservandole da diverse prospettive, il mio principale disappunto riguarda sul fare di tutta l’erba un fascio, ovvero il sentirsi valdostani e difendersi dagli attacchi non vuol dire parteggiare per l’UV o per tesi secessionistiche né tantomeno essere nazionalregionalisti. A prescindere o meno dal fatto che individui come quelli del gruppo “quelli che ODIANO la Valle d’Aosta” meritassero o meno una risposta resto del’idea che la reazione che ne è susseguita sarebbe stata analoga a quella che sarebbe accaduta in qualsiasi altra regione d’Italia a prescindere dalla propaganda politica (non ne nego l’esistenza e gli effetti) anzi dirò di più, se scoprissi l’esistenza di un gruppo che si propone di odiare qualsiasi altra regione sarei il primo a unirmi nel coro contrario perché, purtroppo, sono ancora un illuso e coltivo la vana speranza che contro l’ignoranza si possa ancora lottare.

    @Giancarlo
    Definire i tre punti da me citati “nazionalismo” non mi pare poi così soggettivo quanto più frutto del più elementare sillogismo aristotelico e bada bene io non ho messo in discussione la loro validità perché sono dell’idea che oggi giorno si stia perdendo l’importanza della propria identità nazionale e quindi trovo giusto lavorare per difenderla a patto di mantenere sempre il giusto livello di moderazione. La mia perplessità rimaneva nel fatto che mi sembrava fossi tu a non condividere quelle tesi, non si può parlare di identità nazionale rispettosa delle tradizioni locali se si è i primi a combatterle…
    Tra l’altro vorrei soffermarmi su un punto in particolare quindi Giancarlo ti chiedo di leggere attentamente e assimilare quanto sto per scrivere perché è molto improtante: non ho mai sostenuto di non sentirmi italiano, anzi. Sottolineo questo concetto perché mi sembra che dai tuoi ultimi commenti questo ti sia completamente sfuggito (eppure l’ho già ripetuto più volte) io sono orgoglioso delle mie origini valdostane (così come lo sono della mia metà romagnola) e ancor più di essere italiano: una cosa non esclude per forza l’altra. Non ho mai sostenuto la necessità di una comica separazione dall’Italia né di un’umiliante annessione alla Francia.
    Dici poi che hai preso la discussione di FB solo come spunto di partenza….mi sta bene, ma nel momento in cui ti permetti di giudicare le convinzioni di chi ha scritto premurati di informarti attentamente perché trovo inutile parlare senza cognizione di causa, nel momento in cui classifichi le idee di una persona abbi il buon gusto di conoscerle. Dopotutto non era così difficile scoprire le idee espresse sul gruppo di FB, come l’hai aperto per notare l’errore della fotografia potevi far girare la rotellina del mouse e dare un’occhiata. Credo sia sempre una buona cosa informarsi prima per evitare inutili discussioni e brutte figure dopo.
    Tornando al francese, trovo piuttosto ignorante definirlo come un impoverimento culturale, la cultura non è mai inutile (salvo che per gli ignoranti) e va piuttosto apprezzata e custodita, fosse anche lo studio di un dialetto maori sarebbe comunque un arricchimento delle proprie conoscenze. Ribadisco e sottolineo (per favore sfregati un attimo gli occhi e leggi bene perché sono stufo di ripetere all’infinito le stesse cose senza che tu le assimili) che non condivido l'(ab)uso che si fa del francese qui in Valle, non capisco perché uno spazzino debba dimostrare di sapere il francese mentre la metà dei politici valdostani sostenitori di tali esami facciano fatica a costruire una proposizione articolata su più periodi. Nonostante ciò resto dell’idea che sono contento oggigiorno di conoscere una lingua in più rispetto alla media nazionale, dire che è una muccata essere in grado di parlare correttamente italiano (la lingua più bella al mondo), inglese (la lingua più diffusa al mondo) e francese (la seconda lingua al mondo per diffusione) lo trovo un affermazione piuttosto offensiva e molesta per l’intelligenza umana.

  43. Non intendo più replicare perchè ognuno,giustamente,rimane della propria opinione…voglio solo dire una cosa a Giancarlo Borluzzi:scusi la franchezza ma trovo eccessivo scrivere :”voi M & P credete in ciò che volete col vostro regionalnazionalismo e orgasmate pure al solo pensare di essere valdostani , ma non rompete i marroni a me che ho altre visioni , frutto dell’abitare ad Aosta come a Torino come in provincia di Udine e sovente a Roma , nonchè del mio hobby di girare il mondo”! Amo la mia terra e la mia regione però ci sono cose molto più importanti per la sottoscritta,ossia mio figlio,nato 4 mesi fa,e il mio compagno…il termine orgasmare è fuori luogo e offensivo in questo contesto…

  44. & Michela . Se tale termine è ritenuto offensivo mi inginocchio e chiedo perdono . Aggiungo però che esiste soggettività di giudizio in merito e che mi fa strano questo comportamento non sportivo ma radicalchic in un blog ( dare del lei + analizzare con la lente termini che vanno inseriti in un contesto ) . Trovo singolare dire queste cose a persone della sinistra , che in quanto tali dovrebbero essere meno formali … Sul figlio di 4 mesi : auguri , ma non si faccia fagocitare. Io sono rimasto improvvisamente vedovo con 2 maschi di 2 e 4 anni , nonchè due genitori anzianissimi abitanti in altra parte di Aosta , e quindi in una situazione ben + gravosa , ma ho sempre fatto tutto ciò che volevo senza stilare classifiche di importanza nei confronti dellle esperienze che mi cercavo .

  45. @Patrick . Io non combatto le tradizioni locali o le vere specificità , ma cosa dici , anzi deformi , mai ? Io combatto il fatto che in Valle d’Aosta c’è chi non accetta una verità elementare : le specificità sono date dalla sommatoria a valle delle libere scelte personali , non dall’imposizione a monte di camicie di forza culturali + bugie etnofederaliste per fingere i residenti uniformemente caratterizzati dalle insensatezze contenute nei primi due articoli dello statuto dell’UV . Accetto ciò che è reale e sincero , non le imposizioni atte a fingere vivo ciò che è volatilizzato , anche perchè falso e non condiviso . Su FB : ero in un cybercafè bosniaco con musica a 120 decibel quando vidi la foto inserita da Michela e mi sono fermato al carattere spurio della medesima , per difficoltà ambientali e non dimestichezza con FB . E direi anche perchè il team tuo e di Michela non mi piace(va ) . Chi ha criticato la Valle doveva essere libero di farlo , è un’espressione della società , mentre voi vi siete comportati da perfetti stalinisti . Oltretutto chi ha criticato la Valle in FB ha detto cose anche insensate : è solo raramente vero che il sole arriva alle 11 e scappa alle 15 ; i 15 gradi sottozero ci sono raramente e a qualcuno , me compreso , non urtano ; da friulano ammetto che forse nella mia regione di origine ci sono più ubriachi e bestemmiatori che in Valle ; sulle montagne il giudizio è soggettivo , io le adoro e altri no . Se io avessi redatto il pezzo che voi valdostalinisti avete fatto censurare avrei scritto altre cose negative , non sui ” foresti valdostani ” ma sugli autoctoni ( non tutti , per fortuna ) : il ritenersi padroni di casa in Valle , mentre un italiano è a casa sua ovunque in Italia + il pretendere l’infarinatura francese per tutti in omaggio a una lingua qui volatilizzata ma che si vuol fingere viva . E su questo rozzo integralismo , difetto di tanti locali , voi P& M, non una parola avete detto . Che i fulmini dell’Olimpo antintegralista vi colgano . Poi sullo studio del francese : le ore al giorno sono 24 e uno non deve studiare il francese per fare lieti quanti vorrebbero la Valle simile a quella ante 1861 . Nessuno ( discorso ostico per chi ha dimostrato il virus dello stalinismo battendosi per censure in FB ) deve stabilire cosa deve studiare il prossimo ; voi francofili giammai francofoni fate le vostre scelte e gli altri fanno le loro . Una lingua straniera per tutto il corso di studi scelta tra inglese ( number one in all over the world ) , tedesco ( la lingua madre per più europei nonchè lingua che va studiata per essere fatta propria , come l’inglese ) e francese ( pare un dialetto , comprensibile anche senza studiarla a scuola : ma i pashtun locali ne vogliono lo studio per chè funzionale alle loro finzioni ) . Poi , dalle medie e per meno ore , una seconda lingua liberamente scelta fra le due prima scartate . Non si toglie nulla a nessuno , anche se le libere scelte penalizzerebbero il francese , ma contano le persone e non le lingue , mero strumento di contatto tra le persone stesse . Bella , Patrick , la barzelletta sul francese seconda lingua sul pianeta . Prescindendo da lingue emergenti tipo arabo e cineserìe varie , non ha senso che tu consideri vivo il francese nell’Africa nera o in Asia . Sono stato sei mesi in Vietnam , uno in Cambogia e uno in Laos : lì parli inglese , gli americani avranno perso la guerra ma hanno vinto la pace … E nell’Africa nera in cui uno mai si recherà l’inglese è oggi re . Conta poco aver solo l’infarinatura delle lingue , è necessario conoscere l’inglese come l’italiano . Come altra lingua , uno studi cosa vuole , ma adattando le scelte al proprio DNA , non accettando imposizioni per adeguarsi ai primi due articoli dello statuto unionista : è quest’ultimo che deve adattarsi alle libere scelte personali . In questo senso l’imposizione erga omnes del francese è un impoverimento culturale . Certo è meglio conoscere un dialetto maori anzichè ignorarlo , ma è un discorso astratto : in concreto è più saggio impiegare il tempo a studiare lingue utili .

  46. @Giancarlo Capisco perché ami così tanto le montagne, pure tu sei fatto di granito! Ti ostini con notevole testardaggine a giudicare cose delle quali, per tua stessa ammissione, non conosci….tu dici che chi criticava la Valle d’Aosta doveva essere libero di farlo….perfettamente d’accordo, sono sempre stato a favore della libertà di parola, quello a cui mi oppongo con forza e alla stupidità di chi usa e propaganda parole come “odiare”, che (senza bisogno di scomodare i signori Devoto e Oli) hanno significati piuttosto distanti da “criticare”. Nessuno, credo, avrebbe cercato di chiudere un gruppo che si proponeva di criticare in modo serio e costruttivo la Valle, o perlomeno se qualcuno ci avesse provato non credo che gli amministratori di FB (ben lontani dalle influenze di noi “stalinisti”) avrebbero accolto la protesta.
    Non mi importa se qualcuno critica la Valle d’Aosta purché lo faccia con i toni giusti, ma se permetti mi irrita che qualcuno propagandi l’odio verso una categoria, perché caro Giancarlo era questo il nome del gruppo censurato “quelli che ODIANO la Valle d’Aosta”, se poi tu giudichi stalinista difendersi da attacchi simili beh questo è un altro discorso che nemmeno sto ad approffondire perché sarebbe inutile e fuori luogo.

    Proseguendo a rispondere al tuo ultimo post mi sorprende che tu dica che non ho mai detto nulla contro l’integralismo “de chez nous”, dove sei stato negli ultimi giorni di questo blog??? Ti preoccupi di leggere i commenti che si fanno o ti soffermi sulle prime quattro parole che vedi e da cui iniziare le tue filippiche dirigendole alla cieca quale novello Don Chisciotte contro i mulini? Mi sembra di aver detto fino alla nausea di non condividere le politiche unioniste e soprattutto (e qui Giancarlo mi stai davvero facendo perdere la pazienza se non ti decidi a recepire per intero quanto dico) l’uso che si fa del francese qui in Valle. Mi rendo conto che tu stia faticando a compiere questo semplice procedimento neuronale ma non ho ancora perso le speranze, so che ci puoi arrivare se ti impegni e leggi con attenzione. Come ho già detto trovo assurdo che uno spazzino debba dimostrare di parlare francese così come sono incredulo quando sento di persone competenti che non possono accedere a determinati impieghi perché mutilati dalla non conoscenza del francese e lo sono ancora di più quando vedo persone mediocri precedere le suddette persone in virtù dell'”accertamento linguistico”. Mi trovi sempre d’accordo se vuoi dire che un buon 70-80% di coloro che godono dell’indennità di bilinguismo parleranno magari due lingue, ma nemmeno una delle due in modo decente. Sempre d’accordo se vuoi dirmi che è ridicolo che alla maturità il voto di francese possa distruggere in modo incongruo alle altre materie la media di fine percorso. Su tutto questo sono d’accordo con te, questo non è essere bilingui, non è cultura, non è niente altro se non una barriera. Giancarlo, mi stai seguendo o devo fermarmi ad aspettare che ti si raffreddino le meningi? Te lo chiedo perché adesso arriva la parte più difficile. Ovvero: può sembrare strano ma il francese è utile. Non ho viaggiato quanto te, ma vivendo e lavorando a stretto contatto con i turisti ho avuto modo di intrattenermi in appassionanti colloqui con persone di mezzo mondo. Curiosamente, esclusi naturalmente gli italiani, con tutti sono riuscito a comunicare con soddisfazione in inglese e francese praticamente senza bisogno di ricorrere ai miei rudimenti in altre lingue. Tu dici che si tratta di barzeletta il francese come seconda lingua al mondo? Forse sei tu che leggi con poca attenzione, perché io ho specificato per diffusione e non per persone che la parlano. Piuttosto ovvio che il cinese essendo la lingua di una nazione che conta un miliardo e mezzo di persone circa possa farla da padrone, ma fuori dai confini son ben pochi gli stati in cui possa esser usata con successo. Prova però a viaggiare per la costa nordafricana e vedrai se ti risulta più utile il francese od il cinese.
    Inoltre considerando che il francese è sempre stato parte della Valle d’Aosta, così come il tedesco con il Trentino, non vedo perché esso non possa essere studiato in Valle, trovo più logico studiare la lingua di abita dietro casa mia che non la lingua di chi vive dall’altra parte del mondo e probabilmente non incontrerò mai (anche se tutte le lingue meritano di essere studiate).
    Quindi caro Giancarlo se tu vuoi combattere la strumentalizzazione che si fa del francese come una barriera contro i non autoctoni mi trovi d’accordo ma se tu mi parli di togliere il francese dalla Valle proprio non ci siamo, sarebbe come rendere facoltativo l’italiano perché l’arabo sta diventando la lingua più parlata…..

  47. Caro Patrick , ti sei urtato perchè su FB hanno usato il termine ” odiare ” : puoi commentare il fatto che non su FB , ma in una lettera a La Stampa , che credo goda di maggior lettura , il giornalista Rai Antonio Mannello ha scritto testualmente che io ” odio la Valle ” ? Nota due cose : io non condivido l’integralismo e le bugie e per questo odierei la Valle , punto uno e , punto due , tale Mannello è il giornalista addetto alla cronaca politica della Rai regionale , servizio pubblico pagato da noi . Aggiungo : lo scambio epistolare su tale foglio era iniziato per indicare la singolarità di un libro di Mannello in cui egli diceva di voler esporre il federalismo ma evidenziava un silenzio tombale sull’effettivo rapporto finanziario Stato-Valle . Se fossi un Patrick Montanari , cosa dovevo chiedere per il Mannello ? Per il resto debbo solo dirti che dimostri meningi di acciaio sagomato nel non voler centrare il problema , che è questo : unicuique suum , ciascuno sceglie le sue scarpe , le sue mutande e il sugo preferito per i maccheroni . Vuoi che , fuori dalle aree tribali del quarto mondo , sia demandata ad altri la scelta della propria caratterizzazione culturale ? Quando tu rispondi , spulci fior da fiore , prendendo solo parte dei miei concetti informatori e a quelli ti attacchi , talora inventando panzane tipo quella del mio ” voler togliere il francese ” : io dico che il francese , come l’inglese e il tedesco , deve essere lasciato alle libere scelte personali . Se tu temi che in tal modo pochissimi lo sceglierebbero , opti per imposizioni di stampo tribale . Qui è il nostro dissidio , io sono per la libertà di cultura e tu uno ” stalinista ” . Hai il pregio di essere simpatico , ma devi capire che le tue disquisizioni sulle devianze strumentali insite nell’imposizione del francese in regione sono peanuts . E’ l’imposizione stessa che è strumentale , illiberale e offensiva della parità e dignità delle persone .

  48. Preciso : il libro di Mannello non parlava di federalismo astratto , ma specificatamente del FEDERALISMO DELL’UNION VALDOTAINE ( sul quale abbiamo lumi nel discorso di Rollandin al De La Ville ) senza fare il benchè minimo accenno alla di lei perenne volontà di accettare i privilegi romani , in contrasto con un federalismo dichiarato a parole ma combattuto sul campo .

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