Maglia nera

bianchi_maglia_neraIl ForumPa ha stilato una classifica (1) (2) sulla qualità dei servizi ai cittadini offerti dalle regioni.
Trentino Alto Adige, Emila-Romagna, Lombardia, Veneto, Friuli, Toscana, Umbria, Piemonte e Marche precedono la Valle d’Aosta, che si piazza così in decima posizione
Se si considera che la nostra regione ha da lungo tempo una capacità di spesa per ogni cittadino di gran lunga superiore a quella di qualsiasi altra, questa classifica certifica in maniera impietosa il vergognoso sperpero di denaro pubblico operato dal regime unionista negli ultimi tre decenni.
Con il fiume di denaro che ci è stato donato dallo stato italiano avremmo dovuto raggiungere vette di eccellenza in tutti i servizi. Basti pensare che il Trentino – Alto Adige, primo in classifica, gode del 30% in meno di risorse pro capite disponibili rispetto a noi. 

Clamoroso il risultato relativo all’istruzione, che vede la Valle d’Aosta addirittura all’ultimo posto in Italia. Una maglia nera che la dice lunga sullo stato comatoso della cultura in una regione chiusa in se stessa.  I motivi di questa discesa agli inferi? Beh, uno lo si intuisce leggendo i propositi dell’assessore alla cultura Laurent Viérin:
A noi, oggi, l’impegno di continuare ad operare per una ancor più forte valorizzazione di questa lingua [il patois, n.d.b.], simbolo del nostro popolo, della nostra storia, della nostra cultura, della nostra identità“.
La scuola valdostana, invece che votarsi finalmente all’innovazione e all’apertura, investirà ulteriori risorse per mettersi ideologicamente al servizio della Grande Finzione di un popolo immaginario.

5 pensieri su “Maglia nera

  1. e a questo scopo userà a piene mani quella che chiamano l’UniVdA (che dio ce ne liberi).

  2. Quello che deriva dal mondo dell’istruzione lo vedo allo specchio dalla vita scolastica dei miei figli.
    Sinceramente credo che che, non so se per una particolare fortuna, i miei hanno goduto e continuano a godere di un’ottima preparazione scolastica.
    Il personale mi sembra preparato ma soprattutto interessato.
    Servizi che funzionano discretamente, ottime strutture, buone iniziative extrascolastiche.
    Noto che l’impegno che è necessario per un buon percorso scolastico è notevole in termini di tempo e di impegno personale.
    Qualcosa però non quadra se i risultati ottenuti sono così limitati Rifiutandomi per principio a credere che possano esistere ragioni genetiche che ratifichino tale presunta inferiorità credo sia necessario uno sforzo di comprensione in più.
    Sarebbe troppo facile e riduttivo scaricare la colpa sull’insistenza delle proposte di apprendimento in ottica identitaria per sentirsi liberati da un peso la cui misurazione è difficile da quantificare.
    Il discorso credo sia molto più allargato e si riflette in una comunità pigra, poco attenta e ormai schiava di un modo di vivere più votato al tirare a campare piuttosto che ad una ricerca più presente ed attenta delle sollecitazioni che ci arrivano dall’esterno.
    Purtroppo dobbiamo prendere coscienza che i nostri figli sono uno specchio di noi stessi così come lo è la nostra classe politica.
    Mi viene in mente una vecchia canzone:

    Dal cortile che confina con l’università
    salta fuori una gallina che una domanda fa:
    “Coccoroccoccò sentiamo un po’

    Professore per favore
    mi vuol dir se è nato prima
    l’uovo oppure la gallina?”
    Che figura il professore non lo sa!
    Che figura il professore non lo sa!

  3. La scuola valdostana, che pure può contare su ottimi insegnanti, è resa sterile dal contesto in cui agisce. I ragazzi e le ragazze annusano l’aria. Hanno capito che vivono in una regione dove non è necessario studiare per avere successo. Hanno capito che la strada che li può portare all’affermazione sociale non è necessario sia lastricata di impegno e studio. Hanno esempi (anche “illustri”) di altro tipo. Hanno capito che non è necessario essere preparati. Sanno che è molto più utile affidarsi ai favori di un politico. Sanno (vedono) che paga di più essere servi che distinguersi per talento. Sanno che tutti trovano un lavoro senza particolare difficoltà. Basta andarlo a chiedere, per poi essere riconoscenti al proprio “benefattore”. Sono circondati dalla mediocrità, alla quale finiscono per aspirare. Abbandonano la scuola perché sanno di poter trovare un ruolo soddisfacente persino senza diploma.
    La scuola, da parte sua, non ha attorno a sé una società dinamica, né caratterizzata da rigore etico. Insegna valori e competenze slegate dal contesto che la circonda. La politica unionista, per decenni, le ha riconosciuto il solo ruolo di salvaguardia del francese, tra l’altro con i risultati disastrosi che sono sotto gli occhi di tutti. I governi “alla valdostana”, caratterizzati sempre da una desolante incapacità di programmazione, non sono stati neppure capaci di adeguarla a quelle sacche residuali di produttività che si sono affermate, nonostante tutto, in alcuni settori. La formazione professionale, di cui la regione ha potestà primaria, è in stato comatoso. Le società elettroniche o informatiche devono assumere ragazzi piemontesi, perché non riescono a trovarne in numero sufficiente al di qua di Carema.
    In questo quadro desolante, ho voluto citare le parole dell’assessore non per dire che la causa del disastro risieda (solo) nelle “proposte di apprendimento in ambito identitario”, ma per rimarcare come la classe politica al potere continua a usare la scuola come strumento di propaganda, condannandola a un’ulteriore deriva qualitativa. I ragazzi e le ragazze valdostane non hanno bisogno di imparare il patois, cioè il dialetto parlato da una delle etnie di cui è composta la società multietnica valdostana. Hanno invece bisogno di investimenti nelle strutture, nella strumentazione, nei programmi di collegamento con la realtà produttiva, nella formazione avanzata degli insegnanti… Ma se la società attorno ad essa continuerà a marcire, alimentando la corruzione a ogni livello, qualsiasi intervento si rivelerà inutile.

  4. Comunicazione di servizio: prima di inviare commenti, leggere le regole di questo blog. In particolare ricordo che gli anonimi sono ammessi a condizione che non parlino di persone, soprattutto se ne parlano insultandole. Qui si discute di idee. Chi preferisce la pratica della denigrazione, molto diffusa tra queste lande, non può frequentare questo luogo.

  5. Pingback: Pagina nera « Il blog di Vincenzo Calì

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