Verità in cenere

Contrariamente a quanto scrivono i giornali valdostani (per malafede o ignoranza), il fatto che la regione abbia rinunciato ad incenerire i rifiuti della discarica di Brissogne non significa che abbia rinunciato a incenerire i rifiuti di nuova produzione con la costruzione di un impianto a combustione mista (cioè un inceneritore dove si bruciano anche altri combustibili. Per esempio, il famoso inceneritore di Brescia è di questo tipo).

Non sono il solo a dirlo. Chi conosce bene la materia se n’è accorto e sta mettendo in guardia i valdostani.

Dapprima i Verdi, che in un comunicato di Paolo Fedi hanno scritto:

“Alla luce di quanto emerso dal dibattito pubblico di venerdì sera organizzato dalle ACLI, si tratta adesso far chiarezza su quale scopo abbia creare CDRQ (combustibile da rifiuti di qualità) che, secondo le dichiarazioni fatte, la Regione intende utilizzare in Valle d’Aosta. C’è il rischio che l’inceneritore, uscito platealmente dalla porta, rientri dalla finestra sotto diverso nome.

Poi Michele Bertolino di Legambiente, uno dei relatori del dibattito all’Immacolata, che scrive:

[…] restano parecchi punti da affrontare, primo su tutti la legge regionale. Oggi essa prevede il raggiungimento del 60% di raccolta differenziata e il 50% di “valorizzazione”. (Ma) il termine valorizzazione in giurisprudenza comprende anche il recupero energetico ossia l’incenerimento dei rifiuti. Se, come ci è parso di capire dall’intervento dell’assessore, la Regione intende il 50% di recupero di materia questo deve essere chiarito e scritto in modo univoco.” [Cioè: Legambiente chiede che la Regione dica esplicitamente, modificando la legge regionale in tal senso, che non intende incenerire rifiuti. Ma l’assessora, in risposta a una mia domanda nel corso del dibattito, ha affermato il contrario]
Prosegue Legambiente: “Vorremmo ribadire che il recupero di materia è il miglior modo di recuperare energia e di ridurre le emissioni di gas climalteranti. Esistono studi, che abbiamo già consegnato all’assessore a settembre dello scorso anno che dimostrano che: in due scenari a confronto il recupero del 15% in più di materia (dal 50% al 65%) permettono risparmi di energia, evitando il consumo di nuove materie prime, superiori all’energia ottenuta dall’incenerimento del 50% dei rifiuti. Insomma gli inceneritori non termo valorizzano nulla, semplicemente recuperano una minima parte dell’energia (22-24%) contenuta nei nostri rifiuti. La attuale legge regionale inoltre prevede l’autosufficienza all’interno dei confini della Valle d’Aosta.
La chiusura del ciclo integrato in un impianto a combustione mista, che oggi non esiste, produrrebbe inevitabilmente l’aumento della combustione complessiva e ci vedrebbe pertanto fermamente contrari.
[Cioè: non provate a incenerire i rifiuti in un nuovo impianto a combustione mista, quello che dovrebbe alimentare il teleriscaldamento, perché ve la dovreste vedere con noi]
[…] Il solo rifiuto che non inquina è quello non prodotto. Richiediamo pertanto all’assessore Zublena di avviare l’iter per la modifica della legge regionale al fine di prevedere: obiettivi di riduzione della produzione di rifiuti attraverso un apposito piano di prevenzione secondo quanto previsto dalla direttiva 2990/98 CE; obiettivi di raccolta differenziata del 65% contestualmente al 50% di recupero di materia; prendendo atto dei minimi quantitativi residui di prevedere la possibilità di avviare il CDR-Q a recupero energetico fuori dal territorio regionale
.” [Cioè: i Cdr-Q prodotti non devono essere bruciati in Valle, ma in inceneritori già esistenti fuori dalla regione].

Chissà se i giornali pubblicheranno queste prese di posizione.

legambiente

[Aggiornamento: La Stampa del 2 giugno pubblica uno stralcio del comunicato di Legambiente, continuando a non capire, o a far finta di non capire. Il succo del testo di Legambiente, come ho spiegato sopra, è la richiesta di rassicurazioni alla Regione sul fatto che i Cdr-Q che si intende produrre non siano bruciati in Valle, bensì “fuori dal territorio regionale”. Questa richiesta non avrebbe senso se davvero la Regione avesse deciso di non costruire un inceneritore. Perché fare una richiesta, se già soddisfatta? Ma La Stampa, la cui linea comunicativa sul tema coincide con quella del governo Rollandin, non si cura di queste contraddizioni. Anzi, le alimenta, tanto da scrivere nell’occhiello dell’articolo, come premessa: “Dopo il no all’inceneritore”. Secondo La Stampa, quindi, “dopo il no all’inceneritore” Legambiente chiede rassicurazioni sul fatto che non si costruisca un inceneritore. Un capolavoro.
La Stampa, stranamente, non riporta la dichiarazione di Paolo Fedi, il quale ha denunciato “il rischio che l’inceneritore, uscito dalla porta, rientri dalla finestra sotto diverso nome”.]

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