Meno peggio

«Le persone politicamente mature sanno che in un sistema democratico occorre raccogliere i consensi attorno alla forza politica che rappresenti il meno peggio nel panorama dei partiti in campo»
(Eugenio Scalfari, La Repubblica, 6 giugno 2009)

3 pensieri su “Meno peggio

  1. Ho riportato questa frase dell’articolo di Scalfari di oggi per stimolare una riflessione. Ti dirò che ci ho riflettuto e sono d’accordo con lui (con Scalfari, non con Gelli). Nell’era post ideologica in cui viviamo (io dico: per fortuna) è impossibile riconoscersi sempre e completamente nelle idee e nelle scelte di un partito.
    Forse va riportato per intero il passaggio, perché sia compreso:
    “Uno degli effetti più vistosi di questo fenomeno consiste nella ricerca di un partito da votare che corrisponda il più esattamente possibile alle proprie idee, convinzioni, gusti, simpatie. Ricerca vana poiché ciascuno di noi è un individuo, una mente, un deposito di pulsioni emotive non ripetibili. Le persone politicamente mature sanno che in un sistema democratico occorre raccogliere i consensi attorno alla forza politica che rappresenti il meno peggio nel panorama dei partiti in campo. La ricerca del meglio porta inevitabilmente al frazionamento, alla polverizzazione del voto, al moltiplicarsi dei simboli e di fatto alla rinuncia della sovranità popolare.”

  2. Probabilmente il mio commento precedente era eccessivo, anche se nella frase finale di Scalfari (della versione integrale) si intravede questa necessità di bipolarismo a tutti i costi.

    Ora, il bipolarismo forse è un buon sistema per una democrazia di tipo anglosassone (anche se la versione americana regge di fatto una oligarchia), ma non sono convinto che sia tout cour l’ideale per la nostra Italia.

    Un buon bipolarismo necessita di una continua alternanza (che per quanto se ne dica è un obiettivo parzialmente raggiunto nel notro paese), ma anche di un continuo ricambio di dirigenza: su quest’ultimo siamo ad anni luce di distanza.

    La mancanza totale del secondo punto vanifica di fatto il primo.

    Per quel che riguarda un sistema composto da tanti partiti con un buon sbarramento sarebbe l’ideale (se ci pensi in parlamento abbiamo poi solo 5 partiti), il problema però sta nel fatto che un tale sistema richiede una maggiore coscienza/istruzione politica da parte dell’elettorato.

    L’elettorato è infatti chiamato a scegliere, tra tante concezioni politiche, quella ideale per il momento; è chiamato insomma ad essere completamente vigile ed immerso nell’attualità.

    Questo, in un paese dove lo sport nazionale è il tifo (e non il calcio) e il modello di istruzione è miseramente fallito da ormai una ventina di anni, me ne rendo conto, diventa una chimera.

    Mi ricordo di Scalfari, della sua campagna di continua delegittimazione verso Bertinotti, quando quest’ultimo era all’apice del suo successo e stavo realmente portando una ventata di novità e di cose mai dette nella politica (new global / sviluppo sostenibile / nuove soluzioni per l’occupazione).

    Immediatamente dalla sinistra convenzionale sono arrivati i manganelli ideologici/moderatori di Scalfari e dalla destra sono arrivati quelli di ferro di Genova.

    Il contenitore di Bertinotti difettava di vecchiume ideologico sì, ed è stato anche quello il motivo del suo fallimento. In tutta Europa però quel periodo di crescita di un idea verde/rossa ha lasciato, in molti casi, singnificativi percorsi percorribili.

    Ora Vendola (che ha dimostrato di essere prima di tutto un buon amministratore) ci sta riprovando con Sinistra e Libertà, l’unico problema è che nel frattempo le priorità del nostro paese sono cambiate ed il movimento più d’avanguardia è attualmente l’IdV.

    IdV che cerca in fondo semplicemente di arrivare ad una reale applicazione di quella che è la nostra costituzione repubblicana, nè più nè meno.

    Ma la vedo dura. Nonostante la crescita ci sarà ho paura che non sarà così significativa, perchè l’elettorato di questo paese tifa (rimanendo fedele ad una forza politica qualunque cosa faccia) e ha paura di cambiare in maniera netta, di sperimentare.

    In questa logica mi viene da inquadrare il pensiero di Scalfari, scusa la lunghezza.

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