Idiozie locali

La proposta della Lega di prevedere “test preselettivi sulla cultura e sulle lingue locali”, per frenare l’invasione dei prof del sud in “Padania”, ha suscitato un vespaio di reazioni:
«Cose inammissibili per un paese unito» (Anna Finocchiaro)
«La secessione linguistica è intollerabile» (Mercedes Bresso)
«proposta incostituzionale» (Giorgio Rembado, associazione nazionale presidi)
«Impensabile che la scuola prepari a frequentare le osterie e le sagre folcloristiche paesane» (Cisl)
«Iniziativa razzista e antimeridionalista» (Mimmo Pantaleo, Cgil)
«Una boutade propagandistica, non passerà mai» (Italo Bocchino)
«E’ in ballo la difesa della serietà della scuola» (l’ex ministro Giuseppe Fioroni)
«I leghisti dovrebbero prima imparare l’italiano» (Andrea Camilleri)
«Proposta inquietante» (Vittorio Sgarbi)
«Una stupidaggine» (Paolo Ferrero, Prc)
«Nelle “tradizioni locali” questo paese affonda come nelle sabbie mobili. I suoi pochi passi nella modernità li ha fatti non grazie alle “tradizioni locali”, ma nonostante o addirittura contro di esse. (…) Negli ultimi vent’anni questo paese ha galoppato all’indietro anche grazie alla Lega, grande vettore di ogni mediocrità provinciale, (…) partito reazionario quanto nessun altro nella storia repubblicana» (Michele Serra)
Pausa. Prendere fiato.
Chissà se tutti costoro sanno che in Valle d’Aosta quella proposta della Lega è già realtà da decenni, e non solo per i professori? Chissà se ai nostri localisti (autonomisti), che hanno la pesantissima responsabilità storica di avere indottrinato Umberto Bossi con queste idiozie reazionarie, fischiano le orecchie? Ma soprattutto, in che lingua fischiano?

10 pensieri su “Idiozie locali

  1. A me fischiano in francese.
    Elles sifflent.
    Mi ricordo le testuali parole del sindacalista Stevenin (quello che adesso ha sempre un bicchiere in mano in tutte la foto, e annusa):
    “pensate se da noi non ci fosse lo sbarramento del francese nei concorsi”
    A quei tempi non c’era ancora la Lega.
    Ecco a cosa è sempre servito il francese (da quando c’è l’autonomia).
    La Lega ha FINALMENTE capito la lezione.
    Personalmente sono per l’abolizione di ogni esame preliminare di francese nei concorsi e per l’inserimento, per un candidato che abbia superato il concorso e non conosca assolutamente il francese, di un successivo corso obbligatorio che gli offra quei pochi rudimenti che potrebbero essergli magari utili.
    Personalmente, dipendente regionale di qualifica dirigenziale, ho avuto, in tutta la mia carriera , la necessità di esprimermi in francese non più di 4 o 5 volte. Mi è servita molto di più la conoscenza del patois (non per necessità, ma per instaurare un clima più “confidenziale” e meno “burocratico” con l’interlocutore.
    p.s. amo moltissimo la lingua francese ed ho anche, da ragazzino, abitato e studiato in Francia (in Savoia).
    Non trovo però corretto che tra le scuole del Nord e quelle del Sud ci sia quella disparità nei giudizi scolastici che di fatto nessuno può negare.

  2. Invece di imporre preselezioni, si agisca allora sui meccanismi che causano quelle disparità nei giudizi scolastici. Però a me non pare che i meridionali che insegnano in Valle dopo aver passato l’esame di francese siano peggio dei “nativi”.

  3. sono perfettamente d’accordo sull’ipotesi di agire sulle eventuali disparità (ammesso che ci siano veramente) nei giudizi scolastici.

  4. Nuove frontiere della scienza

    Ma avite ‘ntiso sta bella proposta
    che hanno fatto là a Montecitore?
    Chella gente ca sta llà è gente tosta
    e afferma ca pé fa ‘o professore

    nun serve cchiù a ji all’università!
    Basta ‘o dialetto e quacche cunuscenza
    di fattarielli, ricette e amenità
    e subbito addivienti n’omm’e scienza.

    Appena aggio sentuto a novità
    m’ha pigliato ‘na strana frennesia
    e me so miso subbito a sturià:
    sta scienza, ho detto, adda essere ‘a mia!

    ‘O spiegone già me l’hò ‘mparato!
    In questo campo songo overo edotto.
    Vulite ‘a prova ca sò preparato?

    La frase ” Una proposta un pò azzardata”
    in buon napoletano va tradotta:
    ‘A verità? Me pare ‘na strunzata!’

    ******

    Scusate la sortita in luogo minato,
    ma questa, da buon “emigrante” dell’Italia centrale,
    non me la potevo tenere tutta per me.

  5. Beh, però una via di mezzo … magari non proprio una prova di dialetto (che in giro per l’Italia creerebbe problemi – troppi dialetti) però una prova di conoscenza della realtà locale non mi spiacerebbe mica. E poi, scusate, se in giro per le scuole della Valle andassero solo insegnanti che hanno saputo/voluto acquistare conoscenza della lingua e degli usi locali che cosa ci vedreste di negativo? Il patois non è come gli innumerevoli idiomi d’Italia, esiste la possibilità di seguire i corsi, non mi pare uno scandalo. Corrado

  6. @freeOliver
    Il patois (quale?) invece non è altro che uno qualsiasi degli “innumerevoli idiomi d’Italia”. Gli insegnanti devono insegnare i valori e le conoscenze universali, e la lingua che unisce tutti gli italiani, nella quale si sono scritte opere universali. Il dialetto e gli usi locali, chi proprio vuole, li può conoscere fuori dalla scuola, in famiglia. Non bisogna riempire di sciocchezze la testa dei bambini e dei ragazzi. Io sono nato e cresciuto in Valle, insegno nelle scuole della Valle senza conoscere il patois. Conosco altri dialetti, ma li tengo per me. In quanto agli usi locali, ce ne sono di poco raccomandabili.

  7. Caro Vincenzo, scusa il rimbrotto, ma sappi che ci sono norme comportamentali che tu non conosci. So che Archimede Pitagorico ha inventato apposta per te un marchingegno col quale riesci a sintonizzarti sui cervelli altrui. Per scrivere il post qui sopra ti sei collegato al mio e hai fatto un copia-incolla del mio pensiero sui dialetti e le muccate leghiste. Fin qui tutto bene, sono lieto se uno divulga cosa penso, solo che dovevi citare la fonte da cui hai attinto…. un pò di sensibilità maggiore non guasterebbe !

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