MetroPOLLItana

Il ritorno della metroPOLLItana di Aosta. Articolo di Alessandro Camera sulla Stampa. La regione ha affidato uno studio di fattibilità alla Geodata. Considerato che la stessa Geodata sarà la società incaricata di scavare i grandi BUCHI nel sottosuolo di Aosta, e che probabilmente l’idea della MetroPOLLItana è stata suggerita al sultano Rolli da qualche suo tecnico (o se l’è sognata la notte?) possiamo presumere, o addirittura prevedere, che la risposta dello studio sarà: si può fare. A qualcosa Veltroni è servito. Nell’articolo si riporta come l’unica forza presente nelle istituzioni che abbia dimostrato di avere un minimo di sale in zucca è stata Vda Vive in consiglio comunale. Ivi, una sua mozione ha classificato l’idea come “inutile da affossare”. Troppo buoni, persino, avrebbero potuto aggiungere l’aggettivo “idiota”. Poi c’è il grande Partito Democratico, nella persona del suo ideologo e fine dicitore architetto Alder Tonino (il quale, ne siamo sicuri, non sarà in nessun modo coinvolto nelle progettazioni e nella realizzazione dell’opera, come non lo saranno altri uomini del glorioso partito, né imprese “vicine” al partito stesso), che invece ne perora la causa, sia pure delirando di tapis roulant.
Ma il punto forte dell’articolo rischia di passare inosservato. Dopo che l’assessore Marco Viérin ci racconta la rava e la fava sulla necessità di ponderare bene la scelta, ci viene buttato lì il parere di un professore del Politecnico di Torino (al quale sono legato da ricordi affettuosi. Al Politecnico, dove mi sono laureato, non al professore in questione). Tale Prof, di nome Bruno Dalla Chiara, ci dice (ma quando? Dove? Dall’articolo non si capisce) che un’opera così ha senso soltanto con una domanda di minimo 1500-2000 passeggeri l’ora su ciascun senso di marcia. Bene, noi ne abbiamo 4000 al giorno, credo di capire considerando entrambi i sensi di marcia. Cioè 2000 per senso di marcia. Al giorno. All’ora, invece, fa 2000 diviso 24 uguale circa 83. Se anche dividiamo solo per 12, tanto per considerare solo le ore diurne, siamo a circa 167. Ci sarebbe una domanda dieci volte inferiore a quella minima necessaria perché una tale opera abbia un senso. Ciò solo nell’ipotesi che contestualmente all’apertura della metroPOLLItana si abolisse il trasporto pubblico di superficie, altrimenti la domanda diminuirebbe ancora di più.

Sorge spontanea una domanda: perché l’assessore Marco Viérin parla di “scelta difficile”? Cosa?… Difficile?… Per amministratori con una minima capacità di intendere e di volere (soprattutto la prima che ho detto) sarebbe la scelta più semplice del mondo.
Ma non possiamo pretendere di penetrare i misteri dell’esoterico Centro Autonomista.

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12 pensieri su “MetroPOLLItana

  1. Hai fatto MOLTO bene ad evidenziare le parole del prof. Bruno della Chiara del Politecnico di Torino (al quale Politecnico sono anch’io legato, come te, da affettuosi ricordi) e, soprattutto, a metterne in risalto il significato pratico e concreto, il quale, avendo a che fare con i numeri, a molti lettori sarà probabilmente sfuggito.

    A volte i numeri DICONO molto più delle parole, basta saperli leggere.
    In questo caso DICONO anche molto più dello studio di fattibilità della GEODATA (oltre a costare infinitamente meno).

    In un paese NORMALE dovrebbero bastare per non sentire più parlare di metropolitana, o sue colorite varianti underground.

  2. Aggiungo solo che Marco Viérin, il quale paventava una “scelta difficile”, ora dovrebbe tirare un respiro di sollievo. Tutte le sue difficoltà si sono d’incanto dissipate come nebbia al sole.

  3. Forse quel numero di 4000 passeggeri, tra l’altro, si riferisce alla totalità delle linee di bus, cioè include anche linee non interessate dal percorso della M.
    I numeri in gioco si restringono ancora di più.

  4. pare che Il Sole 24 ore abbia scritto che la metropolitana sia stata pensata unicamente per agevolare le imprese interessate al teleriscaldamento, le quali in questo modo si scrollerebbero di dosso le spese per gli scavi.

  5. Il Sole vede chiaro. Quando è uscito l’articolo?

    Tutto parte dal teleriscaldamento. Una bufala. Il calore prodotto dalla Cogne è poca cosa per una città come Aosta. Economicamente l’investimento non è interessante. In realtà il teleriscaldamento è la foglia di fico dietro cui si nasconde un affare più lucroso: la centrale di cogenerazione energetica, la quale produrrà non solo il calore per il teleriscaldamento, ma soprattutto energia elettrica. La centrale sarà alimentata, oltre che (solo in minima parte) dal suddetto calore della Cogne, anche dal metano e dall’incenerimento dei rifiuti (i cosiddetti Cdr-q, che chiamati così fanno meno effetto, sembrano caramelle. Infatti quando la giunta ha annunciato che li voleva produrre tutti hanno festeggiato).

    I rifiuti inceneriti nell’impianto di cogenerazione (un inceneritore con un nome meno minaccioso) conterranno anche la parte umida, perché per questa, grazie alla legge 210/2008, sono reintrodotti gli incentivi detti cip6 anche al di fuori della Campania. Questo sembra spiegare perché la giunta non vuole saperne di differenziare la parte umida dei rifiuti. Serve a essere bruciata.

    Per realizzare il piano, come usa nell’era post tangentopoli, si costituisce una società mista, la Telcha, partecipata al 49% da Cva. La Telcha, visto che dalle bollette del teleriscaldamento ma soprattutto dalla produzione incentivata di energia ricaverà molti guadagni, dovrebbe in teoria affrontare con i suoi soldi (che già in certa percentuale si possono considerare pubblici) i costi di investimento della posa dei tubi. Dovrebbe essere un investimento “privato”. Almeno, così è presentato al comune di Aosta che approva il progetto di teleriscaldamento. Ma poi si pensa sia meglio che il costo degli scavi se lo accolli la collettività. Come fare? Basta dire che gli scavi non serviranno solo per il teleriscaldamento, ma anche per un’opera pubblica “utile” alla città: la metropolitana! Si dice: visto che si scava per il teleriscaldamento, perché non allargare i buchi e farci passare, oltre ai tubi, anche un treno?

    Riassumendo: si progetta un’opera al cui confronto il trenino di Cogne è un caso di ottima amministrazione. La Telcha vede ridotti i suoi costi di investimento. La centrale di cogenerazione, che non è per nulla necessaria dal punto di vista dell’interesse della collettività (di energia elettrica in Valle se ne produce mica poca, grazie all’idroelettrico) e sarebbe difficilmente spiegabile, viene realizzata camuffandola dietro un servizio che gode di buona fama (spesso immeritata) come il teleriscaldamento.

    Risultato: la metropolitana a un certo punto (ma solo dopo aver scavato i buchi) sarà accantonata. Nella centrale di cogenerazione elettrica saranno bruciati rifiuti (chiamati col nome esotico Cdr-q) in città, vicino al quartiere Dora. Se ciò sia nocivo alla salute o meno è tema controverso. Di sicuro, come ha dimostrato recentemente uno studio preparato da un insieme di associazioni, la Valle d’Aosta potrebbe facilmente ridurre la quantità di rifiuti a valle della raccolta differenziata, della separazione dell’umido e del recupero di ciò che resta (con il metodo Vedelago) fino a livelli molto bassi, per i quali la discarica attuale sarebbe sufficiente per qualche decennio ancora.

    Invece la separazione dell’umido non si farà, la raccolta differenziata sarà frenata, e i rifiuti saranno bruciati per produrre energia elettrica. Intanto, nelle catacombe di Aosta, Alder Tonino si divertirà a correre sui tapis roulant.

  6. Ho appreso la notizia dell’articolo sul Sole 24 ore da un commento sul blog di L. Caveri a proposito di autotrasporti.
    Inutile dire che Caveri ritiene inutile la metropolitana e rimpiange il suo Cablò, già cofinanziato dalla Comunità Europea, che non interessa invece al suo rivale correligionario (ognuno ha i suoi interessi ed i suoi voti di riferimento, il problema è come presentarli all’opinione pubblica come interessi collettivi per poi poterli finanziare con fondi pubblici; poi bisogna soddisfare anche le esigenze di quanti, volendo fare le uova nel nido del cuculo, sono disposti, in cambio, a benedire l’operazione).
    Il commento non specifica però la data di pubblicazione dell’articolo.
    p.s. dispiace prendere atto di quanti sono disposti a benedire l’operazione … ma, in fondo in fondo, aveva ragione PPP: in questo paese l’onestà intellettuale e la pratica politica sono inconciliabili.

  7. Al di là degli aspetti tecnici giustificativi che possono essere portati a favore o contro un’opera di questa portata cresdo che comunque la cosa più giusta e corretta da fare sarebbe di avere quantomento il parere di quello che ne pensano i cittadini.
    A parma ad esempio il 64% della popolazione in una consultazione si era dichiarata contraria e credo non se ne sia fatto nulla.
    I costi complessivi di realizzazione e di gestione e l’impatto verso la città per questo tipo di opere sono talmente importanti che tutta la popolazione dovrebbe venire informata e dovrebbe comunque esprimere, a seguito di approfondita e serena analisi, il proprio giudizio.

  8. Grazie Ghianda. Molto interessante la lettura dell’articolo sul Sole, pervaso di giusta ironia da parte dell’autore Marco Ferrando.

    Possiamo fare alcune considerazioni ulteriori:

    1) Alessandro Camera ha ripreso le dichiarazioni di Bruno Dalla Chiara e le cifre della Svap dall’articolo del Sole24Ore, senza però far notare che le esigenze di domanda e la domanda effettiva sono “lontane anni luce”, come evidenziato da Marco Ferrando.

    2) Le cifre della Svap, come sospettavo, si riferiscono all’insieme di tutte le 17 linee urbane, contando quindi anche tutte quelle linee che percorrono aree della città non interessate dalle linee di metropolitana previste. I numeri in gioco riguardo alla domanda sono quindi persino minori di quelli da me calcolati alla grossa.

    3) il docente Bruno Dalla Chiara è consulente di Geodata. C’è qualcosa che non torna. Se un consulente della Geodata, con una semplice dichiarazione concessa gratuitamente al Sole, ci dice che la metropolitana, con i numeri in gioco, non è neppure pensabile, perché si danno quasi 200.000 euro alla Geodata per farsi dire il contrario?

    4) Nello studio Geodata sarebbero state analizzate anche soluzioni “più semplici” come funivie (sotterranee?) e “tapirulan” (sic).

    Bene. Cerchiamo di rimettere insieme i pezzi del puzzle.

    Adesso stanno cercando di farci credere che la Geodata, in cambio di 200.000 euro, abbia effettuato uno studio di fattibilità allo scopo di chiarire se l’ipotesi di metropolitana sia plausibile.

    Se è così, mi piacerebbe trovare risposta ad alcune domande:

    1) come mai il presidente Rollandin, alla prima intervista dopo la sua elezione, più di un anno fa, aveva annunciato la realizzazione della metropolitana? Con le sue doti di preveggenza aveva già avuto la visione (paranormale) delle conclusioni dello studio di fattibilità ora sotto analisi da parte dell’assessore Marco Viérin?

    2) come mai, quando io, ancora impegnato nel Pd (fortunatamente da un anno ne sono fuori), cercavo di parlare di questo tema alle riunioni del partito, ovviamente deridendo l’annuncio, tutti cercavano di cambiare discorso? Come mai Alder Tonino e Michele Monteleone, prima di riuscire a cambiare discorso, cercavano frettolosamente di minimizzare, dicendo che Rollandin aveva detto metropolitana ma voleva dire tapis roulant (ipotesi meno costosa ma non meno ridicola)? Conoscevano già con più di un anno di anticipo i dettagli dello studio Geodata consegnato in questi giorni?

    3) come mai per molti mesi l’unico a parlare della metropolitana sono stato io in questo blog (1) (2) (3)? Tutti, giornali e forze politiche, stranamente silenziosi. Vda Vive (l’unica) si è svegliata solo di recente, tra l’altro solo con il gruppo comunale.

    Sicuramente molte persone erano a conoscenza di studi non ufficiali, e obbedivano alla disposizione (da parte di chi?) di mantenere la cosa riservata.

    Gli interessi in gioco sono molti e appetitosi. Fuori gioco è l’interesse della collettività.

  9. @Ghianda
    Ti faccio notare che il comune di Parma, dove già l’ipotesi metropolitana era pazzesca ed è stata infine bocciata, ha una superficie 12 volte più grande di quella di Aosta e un numero di abitanti 5 volte superiore.
    Nel nostro caso, non solo l’ipotesi di un coinvolgimento della popolazione non è neppure preso in considerazione, ma l’opera è stata annunciata come sicura da Rollandin alla sua prima intervista da presidente.

  10. Mi rendo benissimo conto che Parma non è Veulla ed è per questo che l’ho segnalato.
    Pensiamo invece a quante soluzioni interessanti si potrebbero trovare in giro per il mondo che non comportano nè stravolgimenti urbanistici, che riducono al minimo l’inquinamento e che costano 1/30 di quanto ci potrebbe costare una babilonia simile.
    Ora faccio una ricerca.

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