Les Gaulois et les Salasses

«Mais le premier défi, celui qui sera le plus structurant, c’est la question de l’identité française. La nation se fissure en silence parce qu’il n’y a pas de discours sur l’identité». (…) «depuis vingt ou trente ans, nous avons commis collectivement l’erreur de ne pas expliquer ce que cela veut dire être français aujourd’hui. On a eu peur. On a nié l’évolution sociologique de notre population, sur le plan de sa composition, de ses origines, de ses pratiques religieuses, de ses modes de vie». (…) «Il faut que l’on positive le fait d’être une population aussi diverse que l’est devenue la nôtre, qu’on le vive comme une chance. Que l’on arrête de vouloir faire croire à nos enfants que nos ancêtres étaient tous des Gaulois». (…) «Ce qui compte, c’est que chaque Français, quelles que soient sa date d’arrivée en France, son origine ou sa religion, a de la valeur et apporte ce qu’il a de mieux pour notre pays. Un exemple : au lycée, on peut choisir en option de très nombreuses langues, mais il est quasi impossible d’apprendre l’arabe, alors que cela pourrait être un fantastique atout économique. Résultat, ce sont des intégristes dans des caves qui s’en chargent». (…) «La France bouge à grande vitesse. Les Français doivent être plus ouverts aux idées des autres et plus ouverts au monde. On ne peut pas prétendre entrer de plain-pied dans la mondialisation, aspirer à comprendre les autres pays, s’inspirer de leurs bonnes pratiques si on ne parle pas correctement l’anglais».

[Jean-François Copé, presidente del gruppo UMP all’Assemblée nationale, intervistato da Le Monde del 17 ottobre 2009]

5 pensieri su “Les Gaulois et les Salasses

  1. a proposito di inguaribili nazionalismi o micronazionalismi: “Uniti per la Valle d’Aosta”, slogan delle primarie (o secondarie?) del PD in VdA. A parte il fatto che è una frase “micronazionalista” ad effetto che non significa proprio nulla ed in cui non vedo nulla di diverso da altre frasi ad effetto oggi criticatissime, tipo “Uniti per la Padania”, che cos’è, nel nostro contesto? La traduzione democratica in italiano di “Union valdotaine”?

  2. (post identificazione)
    “mais il est quasi impossible d’apprendre l’arabe, alors que cela pourrait être un fantastique atout économique.”
    Devo intendere che lei ha rivisto la sua posizione ed è quindi a favore dell’apprendimento del francoprovenzale?

  3. In realtà qui sono riportate le parole di Copè. Se qualcuno ha rapporti commerciali con gli arabi è evidente che conoscere l’arabo sarebbe positivo in termini di simpatia, ma non indispensabile perchè l’inglese lo conoscono benissimo. Nel Golfo Persico il francese non serve a nulla e, interrogati in merito, forse rispondono che il termine patois indica un sugo per i fusilli. Comunque è insensato dedurre un interesse spasmodico UV-style per un dialetto che defunge dopo Pont SM e questo solo in quanto vengono riportate parole, riguardanti non un dialetto bensì una lingua, di un esponente politico straniero. Mah….

  4. @Pink O’ Pall
    Permettimi prima di tutto di spiegare la tua nota “post identificazione” ai lettori del blog.

    [Ieri, mentre passeggiavo ascoltando musica (in quel momento il lettore mp3 mi proponeva “De camino a la Vereda” dei Buena Vista Social Club) ho avuto un’apparizione. Una figura a me nota, ma che assorto nell’ascolto della musica ho identificato con qualche millisecondo di ritardo, mi si è parata davanti. Ho sentito pronunciare il mio nome, “Vincenzo!”, come le vittime della mafia un attimo prima di essere crivellate di colpi. Ma non sono seguiti gli spari, solo una frase: “io sono Pink O’ Pall”. “Come?” “Io sono Pink O’ Pall”.
    Adesso so chi è. La discussione quindi prosegue con Pink O’ Pall “post identificazione”. Siccome, in effetti, avevo (ho?) pregiudizi su di lui, mi sono stupito (a posteriori) di certe sue posizioni assunte nei giorni scorsi. Ora non so cosa succederà].

    Al tuo rilievo ha già risposto in parte Borluzzi. Copé, nell’intervista, propone che oltre alle altre lingue già previste, nella scuola francese sia possibile scegliere di studiare l’arabo. Nella proposta ci sono tre elementi molto precisi: 1) l’arabo è una lingua (parlata da quasi trecento milioni di persone) e non un dialetto; 2) l’arabo è la lingua di francesi che secondo la terminologia in voga in Vda sarebbero classificati “d’adozione”; 3) lo studio proposto è facoltativo.

    Mi pare evidente che la similitudine che fai con la proposta di insegnare il francoprovenzale nella scuola valdostana non regga per nulla.

    Infatti: 1) il francoprovenzale è un dialetto e non una lingua, e io ho detto di essere contrario all’insegnamento dei dialetti (“il dialetto si parla, non si insegna”); 2) la similitudine con le affermazioni di Copé dovrebbe tradursi casomai nell’insegnamento del dialetto calabrese nella scuola valdostana, cioè del dialetto di un gruppo di valdostani “d’adozione”; 3) la facoltatività delle lezioni di patois (che io tra l’altro sospetto solo provvisoria, in vista di un successivo passaggio all’obbligatorietà) si riferisce comunque a quell’unica opzione. Gli altri dialetti non sono considerati.

  5. oggi, io, bruno courthoud, nato a rhemes-saint-georges il 6 settembre 1947, di madre lingua francoprovenzale, valdostano doc, mafiosamente minacciato qualche anno fa di morte insieme ai miei familiari da amministratori di questo stesso comune, di stretta osservanza e militanza UV, demansionato per sei anni in amministrazione regionale (due dei quali riconosciuti in sentenza dal giudice), constatato che sono praticamente l’unico valdostano doc ad avere il coraggio o la stupidità di scrivere quel che penso su di un blog e di apporvi la mia firma in calce, mi sono improvvisamente guardato il colore dei calzini: ho avuto la forte impressione di essere un valdostano anormale o comunque strano. Per sentirmi meno solo potrei magari chiamare a raccolta su facebook (che sinceramente non ho ancora capito a cosa serva) tutti i valdostani doc che, come me, si sentono anormali o comunque strani, anche se temo che rimarrei solo anche lì.

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