Identità e totalitarismo

Il presidente francese Nicolas Sarkozy e Eric Besson, ministro dell’immigrazione, dell’integrazione, dell’identità nazionale e dello sviluppo solidale, hanno lanciato un dibattito sull’identità nazionale francese, invitando tutti i cittadini a partecipare.

Un dibattito che può sorprenderci, visto che si sviluppa in un paese che ha sempre interpretato il concetto di identità nazionale sul diritto del suolo e non sul diritto di sangue, sull’adesione a un insieme di diritti e libertà e non su caratteristiche etniche (lingua, religione, tradizioni…).
Ma anche in Francia, in un periodo di forte crisi economica, c’è chi soffia sulle paure dei cittadini, cercando di creare steccati tra i “francesi” e gli “stranieri”.

Mi piace trovare i parallelismi tra quella discussione e un’altra, piccina piccina, che, molto più modestamente, cerco ogni tanto di stimolare in questo blog, riguardante la ridicola questione dell’identità valdostana. Una ridicolaggine che fatica a venir fuori in quanto alle insulsaggini della propaganda unionista e paraunionista si contrappone il silenzio assoluto. Del tema dell’identità valdostana si è impadronita la politica, senza contraddittorio possibile. E quando la politica cerca d’impadronirsi di queste questioni…

… Quand le politique cherche à s’emparer du social, et singulièrement de l’identitaire, le totalitarisme n’est jamais loin.

[Jean-François Bayart, ricercatore al CNRS e al CERI-Sciences Po, intervistato da Le Monde, 6 novembre 2009]

3 pensieri su “Identità e totalitarismo

  1. Esageruma nein… Sarkozy, si scrive appunto con la z. Non offendere, au passage, i Nagy-Bocsa, fosse pure solo citandoli a torto: sono permalosi. Poi, se il tuo era un parva licet, eccessivamente magnis sembrerebbero i riferimenti. Besson, socialista, e come molti socialisti pronto al tradimento, purché ben retribuito, non vale nulla intellettualmente. La tua pretesa di un’identità culturale imposta dalla politica in Valle diventa allora risibile, fuorché nel caso tu intenda la bellezza della festa di Santi Giorgio e Giacomo, i veri “patroni” (o patrons?), della Valle d’Aosta. Dai, Vincenzino, guarda i fatti. Cosa si parla in VdA? L’italiano. Chi comanda? Coloro che controllano il corpo morto, fetido già eppur moventesi ancor, dell’UV. Questi coloro, a tuo avviso, che lingua parlano?

  2. Sorry per la zeta, che ho provveduto a correggere. E dire che la zeta c’azzecca abbastanza con il nostro dibattitino ino ino…
    Diciamo che il mio è un parva licet condito con un sottile strato di ironia.

    Besson non varrà nulla intellettualmente, non lo metto in dubbio (che mi frega?). Ma la frase che riporto non è sua, per cui non vedo cosa c’entri, e non capisco neppure cosa aggiunga al dibattito la tua singolare divisione del mondo in socialisti (pronti al tradimento se retribuiti) e non socialisti (incorruttibili e mai traditori, neppure se ricoperti d’oro, mi par di capire).
    La frase che riporto, in realtà, è di Bayart.

    La politica valdostana è soggiogata dall’Uv, partito etnico, che impone da decenni il modello identitario del vero valdostano (de souche, doc, ariano). Modello inculcato con la forza di una propaganda dai mezzi pressoché illimitati. Chi non corrisponde al modello, è valdostano d’adoption, di serie B, non ariano. Che la realtà non vi corrisponda è evidente (io guardo proprio solo ai fatti, altroché), ma compito della propaganda è, appunto, negare l’evidenza. Ovvio che ormai l’evidenza è talmente potente, da rendere il tentativo ridicolo. La festa dei due santi che citi è nata dalla società, non dalla politica. E’ mal sopportata, ma bisogna fare buon viso… ai propri elettori. Costoro (parlano calabrese, intendi?) forniscono la manovalanza. Il controllo culturale e il bastone del comando del corpo fetido sono in mano ai doc.

  3. UV:
    art. 1 dello Statuto:

    “L’Union Valdotaine, Mouvement politique qui se rattache aux principes du fédéralisme global (?), a comme finalité d’assurer l’épanouissement (assicurare l’espansione!) du caractère ethnique (ETNICO!) et linguistique (finora il francese, d’ora in avanti anche il patois) du peuple valdotain (?), d’en servir les intérets culturels (la “civilisation valdotaine” di Viérin, Patrizia Bongiovanni e Domaine, che adesso viaggia in ape modello Porsche!), politiques (superflua ogni spiegazione), sociaux et économiques (ancor più superflua ogni spiegazione!); de favoriser la coopération entre les communautés ethniques et linguistiques”.
    (le parentesi sono mie).

    Siccome la “coopération” verso altre comunità etniche (!) riguarda l’esterno della valle, per voi che non siete come me valdostani doc non rimane altra scelta e l’UV ve la offre ben volentieri: fatevi assimilare (io direi fagocitare) e l’UV vi sarà riconoscente.
    Prendete esempio da Salvatore Agostino e tanti, tanti, tanti altri.

    p.s. dopo il crocifisso, non sarebbe bene denunciare a Strasburgo l’UV ed il suo Statuto, che discrimina ancor più ed ancor peggio di un crocifisso ormai soltanto più simbolico?

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