L’abiura

asterix-e-obelix

Anche se alcuni autori contemporanei non hanno saputo resistere alla tentazione – per la maggior gloria del più importante movimento politico (la storia, si sa, la scrivono sempre i vincitori) – di accreditare la storia della nostra autonomia come un lungo filo ininterrotto che legherebbe gli indomiti salassi a S. Anselmo, De Tillier ai “régiments des Socques” e che, transistando per  “La Jeune Vallée d’Aoste” dell’abbé Trèves arriverebbe, “per li rami”, a François Stévenin.
(…)
A ben guardare, ancorché gradita all’establishment, si tratta della versione “feuilleton” della storia valdostana: ad uso “concorsuale”, appunto. Ci aspettiamo, adesso, una storia parallela di Goscinny e Uderzo, con Mario Obelix e Guy Asterix: per i tipi della Musumeci, ovviamente. Si sa, c’è un’intesa non scritta (ma altrettanto ferrea) tra commissari e candidati nel rituale dei concorsi pubblici: che recita presappoco “non credere a quello che dici e dimentica subito quello che hai detto” . La chiamano: le nouveau coutumier valdôtain.
Analogo patto vige per la conoscenza “prezzolata” della lingua francese. Lingua “concorsuale, da parata o da cerimonia; e niente più.
L’avrete capito: il valore fondante di un certo valdostanesimo di facciata è l’ipocrisia. Ed è contro questa Idra a cento, mille teste che dovremo combattere tutti, valdostani di vecchio o più recente radicamento.
 

Anche questo testo è tratto da La repubblica delle fontine, confessioni di un valdostano, di Bruno Milanesio. Quando e dove gli avranno fatto pronunciare l’abiura?

Un pensiero su “L’abiura

  1. Secondo alcuni, vi sarebbe stata, non si sarebbe trattato di abiura orale o pubblica. Sarebbero bastate poche parole, scritte su una striscia di carta piccola piccola, da distruggere una volta lette. Chissà, magari accompagnate da segni arabi. Certi accordi tra gentiluomini non hanno bisogno d’altro e men che mai del telefono. Tutt’altra cosa che i pasticci di un Coda (a proposito, che fine ha fatto il factotum del primo impero?) che manda la sua segretaria dal presidente sbagliato (all’epoca Bondaz, del Consiglio) con la notizia di voti messi al sicuro.
    A proposito: non ci sarà mica, non sia mai, una relazione tra l’incarico a Bruno e la reintroduzione delle tre preferenze anche per le comunali, naturalmente per aumentare la possibilità di scelta per l’elettore e non per controllare i voti (è noto che dagli anni ’80 non li compra più nessuno)?

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