Il martirio del predellino (ovvero la beatitudine ad personam)

Il Martirio del Predellino, illuminato dalla luce sacra della Fede, ha investito con la sua carica di spiritualità le Eminenze della Congregazione per le Cause dei Santi

Gli eccellentissimi Prefetti della Congregazione sono rimasti molto colpiti dalla successione di Sacri Segni che hanno preceduto e seguito quel tragico ma misticissimo attentato.

Il Demonio della Follia, manifestatosi negli occhi dell’assalitore.  

La Profezia. Silvio sapeva che sarebbe successo. L’ha testimoniato il pio Bonaiuti, che lo ha accompagnato in auto incontro al Destino.

Il Miracolo. Come ha testimoniato Emilio Fede, Silvio si è sentito miracolato (“Poteva cacciarmi un occhio e non l’ha fatto”).

Il Perdono.  Dalla testimonianza disinteressata di Don Verzè, risulta che Silvio ha subito perdonato l’aggressore.

Questi quattro segni, come risulta da indiscrezioni filtrate dalla Congregazione per le Cause dei Santi, possono portare alla beatificazione.

L’unico impedimento è che… è che…. ehm… bisogna essere già morti.

Ma fonti riservate ci riferiscono che un intervento dell’avvocato Ghedini potrebbe portare presto a una norma ad personam

2 pensieri su “Il martirio del predellino (ovvero la beatitudine ad personam)

  1. Parlare del Presidente del Consiglio di questi tempi sul web può risultare estremamente pericoloso, visto come la pensa Maroni sulla libertà di opinione (non a caso è stato paragonato ai suoi omologhi cinesi…). Della Chiesa é già da un pezzo che non se ne può più (parlare), figuriamoci poi con questo Papa restauratore.
    Concentriamoci quindi sulle piccolezze di nos-atre. Mi sembra che anche qui politica (UV) e Chiesa vadano a braccetto e che non perdano occasione di stringere patti e giurarsi reciproco amore (un pacs!).
    Mi ricordo di un episodio di qualche tempo fa, quando un partitucolo della galassia ex-democristiana, quello che fa capo al ministro Rotondi, organizzò un convegno a Saint Vincent. Il nostro telegiornale, sempre presente agli avvenimenti di regime, non mancò di mostrarci il palco degli intervenuti dove, in mezzo agli altri sconosciuti, brillava il nostro Vescovo. Quello che mi colpì era che si copriva il volto, mascherando quello che sembava un serio imbarazzo mentre Berlusconi in videocollegamento da nonsodove era intento a spargere veleno (pardon, amore…) sugli avversari politici. Era come se il Vescovo dicesse: “ma che ci faccio qui? guarda che mi tocca fare!”.
    Non sono un ingenuo e so che da semre i poteri si sono sempre attratti, salvo combattersi quando uno dei due diventa troppo forte, ma con i problemi dela Valle derivati anche dal troppo falso benessere e dall’egoismo (leggasi suicidi e società in dissolvimento), forse la Chiesa potrebbe essere un po’ più coraggiosa. Certo che Sant Anselmo, nato PER CASO ad Aosta, si sta facendo dei bei giri di centrifuga vedendo quel che succede.

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