Buon Decennio

Recentemente ho molto trascurato il blog, che già non ho mai curato come avrei dovuto, se non nei ritagli di tempo e con poco impegno, a dire il vero. Beh?

Ci scrivo sempre più raramente. Sì.

Manca l’ispirazione? No.

Mancano gli argomenti? No.

Manca un fine? Sì.

Eppure… il suo metabolismo basale (il record giornaliero è di 1.147 visite, ma non scende mai sotto le 250) lo ha portato a raggiungere la ragguardevole quota di 200.000 visite (vedi contatore in alto a sinistra).

Il problema (oddio, problema… diciamo il problemino, esagerùma nèn) è che questo blog era nato con una funzione precisa. Ventisette mesi fa, quando partecipavo attivamente alla vita politica. Era un blog di scopo.

Da allora molte cose sono cambiate. Ma va là? Sì.

Non partecipo più attivamente alla politica, punto primo. (I motivi li sa chi ha seguito il blog).

Secondo: i blog, con l’avvento di Facebook, Twitter, FriendFeed ecc. sono diventati meno efficaci, se non li si nutre interagendo con quelle reti sociali. Io non ho tanta voglia di nutrirlo, devo già dar da mangiare ai gatti.

Terzo: ho provato a trasformare il blog de-personalizzandolo, variando gli argomenti, aprendolo anche a quelli non locali. L’operazione non è riuscita. Eh? Non è riuscita. Un po’ perché il tentativo è stato timido. Ma soprattutto perché non si possono disorientare i lettori, con un prodotto (ehm) né carne né pesce. La storia non si cancella, l’imprinting tantomeno.

Questo blog è stato per lungo tempo il più seguito in Valle (o uno dei più), anche se gli articoli dei giornali locali, quando si occupano dell’argomento, non lo hanno mai scritto. Me tapino.

Che funzione ha avuto? Ne ha avuta una? E’ stata una voce libera (senza padroni o padrini, senza appartenenze ideologiche o partitiche, senza condizionamenti di sorta). Ma serve una voce libera da queste parti? Non lo so più. E adesso comunque qualche altra voce libera in rete c’è (Patuasia, VdaToday, ad esempio). Posso chiudere, se chiudo, senza troppi scrupoli (scrupoli?).

In questi ventisette mesi ho scritto 487 post (compreso questo) e i lettori hanno contribuito con 2.480 commenti, di cui 2.427 approvati (recentemente, superata la fase dell’eccessiva liberalità, ho cancellato a priori persone con cui non gradivo entrare in contatto, perché mi avrebbero avvelenato, non la vita ma i pozzi sì).

I commentatori assidui sono stati una decina. Pochi (pochi?), ma è un fenomeno abbastanza comune. Anche se qui in Valle sicuramente più accentuato. E poi adesso molte persone preferiscono dire la loro su Facebook (spesso un po’ a cazzo, come direbbe una mia amica molto fine).

Scrivo queste riflessioni la sera dell’ultimo giorno del 2009. C’è un po’ di confusione sul fatto che sia la fine del decennio, o degli anni Zero, come sono stati battezzati solo di recente. Forse è una fine anticipata di un anno, ma non importa. Da domani secondo i giornali iniziano gli anni Dieci. Un’altra epoca, dove forse i blog come li abbiamo fatti fino a oggi scompariranno. Nascerà un altro modo di comunicare, e anche Facebook sarà spazzato via (sono in vena di profezie).

Tanti auguri (di buon decennio) a tutti coloro che hanno seguito il blog, in particolare a quelli che l’hanno apprezzato. Quelli che l’hanno detestato, o l’hanno trovato sgradevole, non avranno certamente letto fino a qui.

Il mio arrivo alla maratona di Berlino, davanti a una danese un po' esaltata

35 pensieri su “Buon Decennio

  1. Non ho mai inviato commenti sinora nonostante io segua questo blog dal tempo della sua creazione, anche perché mi interesso di tutte le cose che fanno riferimento alla Valle d’Aosta, regione in cui spessissimo vengo a trascorrere le mie ferie. Al di là del mio precipuo interesse per la Vallée, la sua incomparabile bellezza, le sue tradizioni, le sue particolarità, la sua storia, quello che mi spinge a scrivere questo commento è la mia esigenza di non vedere una voce che si spegne. E’ vero che questo blog è nato con una finalità ben determinata ma, qualora vi fosse ancora tempo, interesse e disponibilità da parte di chi l’ha creato, lo scopo può anche modificarsi in itinere. E l’anno 2010 potrebbe riservare sorprese da analizzare e capire sia su base locale che nazionale.
    Qualunque sia la decisione che verrà presa, grazie Vincenzo.

  2. Con gli auguri di buon 2010 a tutti, un mio parere a Vincenzo. A me piacerebbe se il tuo blog avesse due modifiche. La prima: permettere a chiunque di proporre la discussione che vuole. Potresti sottointitolarlo ( il tuo blog): tutto ciò di cui vorreste discutere ma di cui non potete parlare altrove. Formalmente, sia il blog di Caveri sia quello dell’UV erano impostati secondo quanto ti chiedo, però il personaggio e il mouvement hanno del dibattito la stessa visione che caratterizza il regime iraniano, per cui tali blog sono defunti. La seconda: imporre l’accesso al blog solo a chi si fa identificare prima e si firma integralmente sul blog. Accesso immediato, con Vincenzo quale eventuale censore ma anche parte attiva. Questo blog manca ora in Valle ed escludo dal giudizio i social network che non frequento e comunque mi paiono meno diretti.

  3. Una voce libera in meno è da cordoglio. Noi di Patuasia ci sentiremo più soli e con un carico di responsabilità in più. Non esagero. Sappiamo della necessità di queste isole virtuali che danno spazio al pensiero non omologato al regime, un bisogno condiviso da molti. (Su Facebook, Patuasia conta più di mille amici, qualcosa vorrà pur dire.)
    Peccato Vincenzo, sapevi scrivere!

  4. La chiusura di questo spazio mi dispiace.
    E mi spiace anche avere 38 di febbre e non riuscire ad esprimere niente di più: spero sia, come quella passata, una decisione passeggera

    Buon anno

  5. non mollare Enzo, loro non lo faranno mai ( ma gli conviene?) .

    Bella la foto di Berlino, sei molto sexi in mutandoni

  6. @Mars
    bello sapere che un amante della Vallée segua anche le voci fuori dal coro (assordante).

    @Giancarlo
    La tua potrebbe essere una buona idea. Così scrivete voi e io mi riposo.

    @Pat(uasia)
    Non sono mica morto (non ho intenzione di). Spero che SAPRO’ ancora scrivere… in altri luoghi, in altre forme…

    @Pierluigi
    Erano mutandoni antisfregamento cosce, visto il fisico non propriamente filiforme… Ho messo la maratona come metafora della resistenza (con la erre molto minuscola). Ma nella maratona, dopo tanto faticare, alla fine si arriva… E’ che qui non vedo l’arrivo, e non so neppure se c’è.

    @Alessandro e Bruno
    felice di poter contare sul vostro sostegno.

  7. Credo che il blog sia un bene in sè e – pur essendo io un maniaco dell’aggiornamento quotidiano – ti dico che è sempre meglio scrivere quando si ha qualcosa da scrivere come hai sempre fatto tu. Per cui, anche se salturiamente, ti invito a proseguire la tua vita da blogger.

  8. @Fabrizio
    Approfitto del commento per dire che apprezzo (come sai) il tuo blog, anche se ovviamente sei obbligato per il tuo ruolo e l’etica della responsabilità che ne consegue a essere politicamente corretto. Non puoi “rompere” più di tanto. Ma informi con imparzialità e questo è già importante.

  9. Ci ripensi. Non vorrà mica incazzarsi in solitudine durante la prossima campagna elettorale?

  10. Sono sempre stato piuttosto avverso agli addii, alla retorica che ne consegue e a quell’altra retorica che nasce dalla necessità di spiegare il perchè dell’avversione stessa.

    Però voglio esserci qui, tra coloro che scrivono qualcosa nel momento in cui legittimamente decidi che ti sei annoiato di costruire il tuo blog.

    Semplicemente grazie, per tutto. Sarò lì, se e quando avrai escogitato una nuova forma per esprimerti. Sarò lì, se e quando cambierai idea.

    Male o bene che vada, resta sempre il bar e lì ci si ritrova sempre.

  11. Tanti auguri di buon decennio a Te! Ma ti prego ripensaci! Leggo il tuo blog sempre con grande interesse e mi auguro di poterlo fare anche in futuro! Non zittire una delle poche voci libere che ancora resistono nella Petite Patrie! Un abbraccio!

  12. @ Vincenzo

    Sei anche tu la Vallée e dici cose che molto spesso condivido.
    Francamente mi dispiacerebbe perdere questa possibilità di conoscenza che è parte della democrazia e del pluralismo. Non voglio essere supponente o caricare su di te un peso o una responsabilità, ma se qui c’è gente che ti segue da così tanto tempo un perché poi ci sarà. Forse sei un qualcuno che riesce a distinguersi nel contesto in cui vivi e ad esprimere dialetticamente ed in modo chiaro i tuoi concetti e pensieri, sia pure in modo dissonante rispetto alla maggioranza. Tutto ciò non può che apprezzarsi.

  13. Sono un vecchio torinese con vecchia casa di vacanza in Valle d’Aosta, regione che frequento da sessant’anni. Ho seguito per un po’ di tempo il suo blog, che mi ha permesso di capire meglio la realtà soprattutto politica della Valle, peraltro confermando molte delle mie opinioni e (pre-)giudizi, fra cui ovviamente quelle sul bilinguismo, che anni fa’ mi divertivo a definire “bilinguismo onirico”.
    Mi hanno colpito alcuni interventi di frequentatori del blog riportanti fatti che, se veri, indicherebbero che la cosiddetta “mafia valdostana” ha metodi (ad es. minacce fisiche su parenti) che ricordano, sia pure alla lontana, quelli della mafia tout-court, anche se bisogna saper operare le necessarie distinzioni e quindi non considerare tali eventuali gravi episodi come equivalenti alla storia sanguinosa della Sicilia o della Campania: certamente la Valle d’Aosta non è Gomorra.
    Ho assistito quest’estate in Valle a una bella e appassionata conferenza di Don Ciotti sulla lotta a tutte le mafie, cui era presente anche un signore in giacca e cravatta che mi hanno detto essere Rollandin; ho poi parzialmente assistito a un convegno presieduto dall’assessore Cerise su temi simili. Alla luce di quanto sopra, ho trovato quindi ironico che la Valle, per l’impegno diretto di Presidente e assessori, sia impegnata a sostenere finanziariamente le attività del Gruppo Abele e di Libera, di contrasto alla mafia. Sostegno naturalmente benemerito, comunque, e che altri amministratori magari “meno mafiosi” non forniscono.
    Infine, sarà perché non sono residente in Valle, ma pur arrabbiandomi spesso in qualità di turista, pur condividendo pienamente – per quel che posso capire – le sue critiche al “regime” e alla società valdostana, non ne do, nonostante tutto, una valutazione così negativa, soprattutto pensando ai passi da gigante (o da leone ?) compiuti dalla Valle d’Aosta in mezzo secolo. Da vecchio francofilo, mi piace anche il fatto che questa sia rimasta l’unica regione d’Italia dove si studia obbligatoriamente il francese, dove anche nelle piccole biblioteche si trovano libri in francese, ecc.

    In conclusione, benché alcune beghe strettamente locali non mi interessino per nulla e salti i relativi post (ma ad es. il problema dell’inquinamento invece mi interessa) spero anch’io di poter continuare a guardare da questa non convenzionale finestra sulla Vallée !
    Buon anno a Lei e a tutti quanti.

  14. Ma caro Vincenzo, non ti gratifica in modo sufficiente a farti continuare il sapere, nel caso tu seguissi la mia proposta, che saresti l’unico tenutario valdostano di un blog ove chicchessia può esporre ciò che vuole? Come ammazzacaffè, c’è pure il fatto che ai pallonari etnolinguistici la faccenda straromperebbe: tacerebbero coram populo, ma sotto sotto sarebbero lì a controllare cosa dicono gli eretici… Moussavi continuerebbe, imitalo!

  15. Voglio semplicemente augurare a tutti un buon anno e in particolare a Vincenzo e a Bruno con i quali ho spesso scambiato 4 chiacchere su questi spazi in passato.
    Credo sia difficile in Valle, malgrado tutto, avere un posto dove si possano raccogliere visioni libere e diverse espresse in modo tranquillo ed educato.
    Questo è uno di quelli.

    Bon an.

  16. Un popolo
    mettetelo in catene
    spogliatelo
    tappategli la bocca
    è ancora libero.

    Levategli il lavoro
    il passaporto
    la tavola dove mangia
    il letto dove dorme,
    è ancora ricco.

    Un popolo
    diventa povero e servo
    …quando le parole non figliano parole
    e si mangiano tra di loro.
    (Ignazio Buttitta)

  17. Per il vecchio torinese
    credo che Lei si riferisse a me quando ha citato l’episodio di “mafia valdostana” (minacce di morte personali ed a parenti). L’episodio è verissimo ed è stato regolarmente denunciato. Il tutto è stato “insabbiato” per motivi ed interventi politici in fase di indagine che non sto ad illustrare. Il giudice per le udienze preliminari ha archiviato la denucia, riconoscendo tuttavia, nel decreto di archiviazione che la ricostruzione da me effettuata (ho dovuto in parte sostituire personalmente gli organi preposti) era altamente credibile (cancellazione).

    Ricordo che con tali telefonate sono state citate correttamente le targhe delle automobili mia e di mia moglie, nonché marca e modello (potrei anche citare i nominativi di chi ha prelevato i numeri di targa), sono stato personalmente minacciato (cancellazione), con la seconda telefonata, di morte, insieme ai miei figli (due), “faremo saltare in aria te e i tuoi figli”, mentre mia moglie “sarebbe stata sgozzata”.

    L’impressione che ho avuto in tutta questa vicenda è che intimidazioni simili siano abbastanza frequenti in valle d’aosta siano abbastanza frequenti, ma di solito non vengano denunciate.

    Ovviamente mi prendo, in tutta tranquillità, confortato dalla documentazione consultabile in procura, ogni responsabilità per quanto ho scritto ed esonerandone totalmente Vincenzo, responsabile del blog. Mi pare infatti importante che, al di là dei fatti, si citino anche nomi e cognomi, nei limiti ovviamente di quanto accertato o affermato dalla magistratura.

    Ringrazio infine ghianda per la sua simpatica citazione.

    Vincenzo, pensaci ancora!

  18. @Lorella
    Grazie, sei un’amica.

    @Mars e Vecchio torinese (pseudonimo di persona che a me si è rivelata)
    Le opinioni di chi ci guarda “da fuori” sono molto interessanti. Molto vero il fatto che anch’io sono la Vallée. Anche ciò che non apprezzo di questo luogo ha fatalmente influenzato la mia formazione.

    @Giancarlo
    mi prospetti di diventare il “tenutario” di un blog d’appuntamento… oppure, come Moussavi, un candidato al martirio… Ma qui non c’è un’onda verde a sostenere una possibile rivoluzione, le cose stanno bene così quasi a tutti…

    @Ghianda
    ma chi sei? Chissà se riuscirò a scoprirlo…

    @Gaetano
    intervento criptico… di quale popolo servo stai parlando?…

    @Bruno
    ti ringrazio per aver dichiarato la mia non responsabilità riguardo al tuo commento, ma essenso la giurisprudenza riguardo ai blogger ancora incerta e contraddittoria, ho preferito cancellare i riferimenti personali. Credo che ciò non pregiudichi la comprensione del tuo parere (chiaro come il sole) né modifichi sostanzialmente le opinioni che il Vecchio torinese e gli altri lettori si saranno fatti della nostra realtà.

  19. @ Bruno

    Le cancellazioni non hanno certo influito sulla comprensione degli accadimenti che ti sono occorsi. Va da sé che il malaffare e la delinquenza, fra cui quella organizzata di stampo mafioso, non hanno confini e non riconoscono Eldorado od Eden di sorta. Anche se non ti conosco, tutta la mia stima per il coraggio e la determinazione dimostrati ed il senso civico di un Valdostano di “souche” che non ama piegarsi all’omologazione.

    @ Vincenzo

    Io dico evviva gli spiriti liberi, un motivo valido per non chiudere “à jamais” questo spazio.
    E sì, sei anche tu la Valle d’Aosta. Criticare un sistema di potere che si è creato per mancanza di un effettivo ricambio della classe politica non fa di te certo un estraneo rispetto al tessuto connettivo della Valle d’Aosta stessa. Autonomia, libertà e pluralismo dovrebbero essere i fondamenti della Valle.La stessa autonomia, senza quelle caratteristiche, ne andrebbe svilita.Essa non deve nutrirsi di etnicismi esasperati ed antistorici perché l’autogoverno valdostano non ne avrebbe proprio bisogno in quanto è la storia, la geografia e la complessa cultura di questa piccola ma nevralgica regione che ne detta le motivazioni.Il francese è una lingua bellissima, elegante e raffinata. E’ una delle lingue più importanti d’Europa e fu l’unica lingua alta della Vallée fino al 1861 e poco oltre. E’ corretto dunque che lo Statuto ne riconosca l’utilità e la affianchi alla lingua italiana. Ma questo non deve portare ad artificiose contrapposizioni che non hanno senso se non per perpetuare privilegi di casta. Così come è doveroso studiare sistemi atti ad evitare che il francese possa essere considerato imposto, cosa che non può che danneggiarlo. Secondo me c’è materia per continuare nel confronto, a distanza o meno, anche aspro, con le istituzioni. Mi auguro che le cose possano cambiare in un futuro non troppo lontano, perché il buon senso deve prevalere alla fine.

  20. Grazie a Bruno per le precisazioni, in effetti i nomi non mi interessano.

    Certo di mafie in senso lato se ne parla ovunque (mafie accademiche, mafie farmaceutiche, ecc.) per indicare gruppi coalizzzati di interesse; di delinquenti ne esistono ovunque; ma quando le due cose si uniscono, perdipiù se legate al potere politico … : le parole di Bruno sulla relativa diffusione di tali episodi (in particolare le minacce di morte) gettano una luce davvero sinistra sulla Vallée, che nonostante tutto mi ha sorpreso. Se è così, allora anch’io la ammiro per il suo coraggio e la sua determinazione, e spero di continuare a leggere i suoi commenti sulla vita della Valle.

    La questione del francese è una bella questione: come fare per mantenere il francese come patrimonio culturale e simbolico, liberandosi delle attuali ridicole finzioni (naturalmente qualche idea banale ce l’ho anch’io).

    Infine ho, a riguardo delle lingue, una domanda per gli esperti. Come si pronunciano, in base all’uso consolidato degli ultimi decenni (e non a un reazionario purismo) i toponimi e i cognomi terminanti in y ?
    Io per mezzo secolo ho sempre sentito anche tutti gli abitanti pronunciare Derby (frazione di La Salle) con l’accento sulla “e”, così come i toponimi terminanti in z si pronunciano piani, l’Alpe Chaussettaz si pronuncia “sciossétta”, no ?

    L’altro giorno sul treno, anzi trenino, suppongo gestito da non valdostani, tutte le stazioni fra Aosta e Pré-St-Didier erano reboantemente annunciate con annunci bilingui: con pronuncia Derbì sia in francese che in italiano, in compenso hanno pronunciato (sia in francese che in italiano) Avise con una bella “e” finale come se fosse un toponimo italiano !
    Ringrazio in anticipo per i chiarimenti.

  21. al vecchio torinese
    no, i nomi non servono, ma serviva forse l’indicazione delle loro mansioni in quel momento ed anche, per almeno uno di loro, attualmente. Si tratta di un sindaco, il quale riveste ora un incarico dirigenziale rilevante di un organismo regionale, il suo segretario comunale, e di un assessore della medesima giunta comunale.
    E serve forse anche aggiungere che si tratta di un modestissimo comune di questa regione.

    Per quanto concerne i toponimi, pur non essendo un esperto, forse qualche piccola risposta posso accennarla.

    I toponimi, sia nella scrittura che nella pronuncia, sono una “francesizzazione” dei toponimi originari, che si conservano ancora nel dialetto francoprovenzale e quindi solo per via orale. La loro trascrizione in lingua scritta “francese” è ovviamente controversa. Es. Valsavaranche o Valsavarenche? e via di questo passo. Comunque sia, chiunque conosce il dialetto francoprovenzale inorridisce quando sente pronunciare Derby, Chaussettaz, Avise, in modo diverso da come Lei li ha sempre sentiti pronunciare.

  22. Grazie sig. Courthoud, le sue precisazioni naturalmente ribadiscono la gravità del quadro, soprattutto se si tratta non, come vorrei ancora sperare, di un fenomeno (a tale livello criminale) isolato, ma invece, come lei suppone, di comportamenti diffusi. Le rinnovo quindi la mia stima.

    Grazie anche per la risposta sull’argomento “leggero”, a questo punto urge scrivere una lettera a Trenitalia, magari lo farò, anche se credo che in questo momento abbiano ben altre gatte da pelare e i viaggiatori ben altre ragioni di lamentarsi …

    Concludo qui la mia partecipazione, associandomi agl’inviti a Vincenzo a continuare !

  23. Lo so che la mia è una piccola voce nel coro, ma mi associo a chi mi ha preceduto, incitandoti a continuare. Siamo in tanti ad essere stufi di questo sistema sempre più opprimente. La resistenza è forza. Dai!

  24. Le discussioni più interessanti del blog si sono avute quando è intervenuto qualcuno da “fuori”, rendendo il dibattito meno asfittico. Anche in questo caso è così.

    @Bruno, capisco la tua frustrazione nel sentirti “censurato”. Ti dico questo: su Facebook puoi scrivere tutto ciò che vuoi, in quel caso la responsabilità è sicuramente soltanto tua. Qui sul blog non ne sarei così sicuro, viste alcune sentenze passate (vedi Zhukov). Può darsi che sia come dici, che cioè ciò che scrivi è ricavato da risultanze processuali pubbliche e quindi pubblicabili senza problemi.

    Ma io questi documenti non li ho visti, né sono sicuro che si possa pubblicarli se non alla lettera, citando sia le risultanze e le testimonianze a favore sia quelle delle controparti. Dopo una discussione a quattr’occhi con te e la visione della documentazione è possibile che io avrei concordato con te sulla non “pericolosità” della pubblicazione in termini di possibili querele, ma in
    questo caso mi avevi messo di fronte al fatto compiuto senza informarmi preventivamente sulle tue intenzioni.Ti ricordo che è considerato diffamatorio non soltanto affermare una certa cosa non provata o confermata da sentenze della magistratura, ma anche la semplice insinuazione. Non è neanche necessario fare i nomi, se questi possono essere facilmente dedotti dai riferimenti su ruoli, luoghi, circostanze, ecc.

    Non ho mai ricevuto querele per diffamazione, sebbene qualcuno le abbia minacciate (perché conosco bene il confine oltre cui non bisogna spingersi), pur scrivendo senza remore ciò che andava scritto, e non intendo espormi a esse proprio adesso che ho molto allentato l’attenzione per il mio blog. Ciò non toglie che, avendoti conosciuto personalmente, io creda istintivamente alla verità di quanto affermi. Conosco il clima che si respira in certi ameni villaggi valdostani…

    A uso del vecchio Torinese e di Mars, dirò che non so quanto siano diffuse le minacce di tipo fisico, come quelle che ci descrive Bruno. Certo negli ultimi si è verificato un sensibile aumento di incendi di depositi e magazzini, soprattutto di società legate all’edilizia e al movimento terra. Autocombustione dovuta a fenomeni paranormali o avvertimenti del racket? Ai magistrati l’ardua sentenza.

    Però, direi che il potere politico non ha bisogno di ricorrere a minacce fisiche. Sono quasi sempre sufficienti le pressioni di tipo economico. Minacciare di far perdere il lavoro, gli appalti, le consulenze, bloccare le carriere, ecc. I politici valdostani controllano ogni ganglio dell’economia regionale, nella quale l’iniziativa
    puramente privata, affidata cioè soltanto o prevalentemente alla legge del mercato, è ridotta al lumicino, per cui hanno buon gioco nel tacitare l’ex opinione pubblica locale, da molti anni defunta.

    E’ ormai diffusa e consolidata nella classe politica e tra gli ex cittadini (ora sudditi) una mentalità di tipo mafioso, per cui al diritto è stato sostituito il rapporto personale e lo scambio di favori (in cambio di pacchetti di voti) con il politico di turno.

    Clientelismo e nepotismo non sono certo peculiarità (spécificité) valdostane, ma qui raggiungono vette “meridionali”, grazie all’esiguità del numero di abitanti, alla vicinanza fisica con i politici e alla impressionante disponibilità di denaro pro capite nel bilancio regionale (dieci volte più che nelle regioni “normali”) di cui questi ultimi possono disporre.

    Si può dire che è la politica stessa ad aver adottato un’organizzazione di tipo mafioso: gli “amici” riuniti in un qualsiasi comitato d’affari “riconosciuto”, gli affiliati ai partiti integrati nel sistema, i capibastone elettorali, ecc. possono godere della protezione dei “boss”, operando così in un ambiente favorevole, ottenendo lavori, favori, e così via. Gli altri sono espulsi dal sistema, marginalizzati, ignorati, e solo se serve minacciati.

    Già solo il fatto di poter vivere serenamente convince molti a chinare la testa e a spegnere il cervello, a rinunciare alla propria libertà di espressione. La Vallée, come la chiamate voi da fuori (qui tutti la chiamano italianamente la Valle) è una società dove è largamente praticata la difficile arte del “restare a galla”. Già in un’altra occasione avevo riportato l’efficacissima descrizione che di questa tecnica è stata fornita dalla giornalista Sandra Amurri: “come prima regola impone il non dire, il parlare d’altro, il parlare in generale, evitando di chiamare cose e persone con i loro nomi, insomma, del non esporsi, ben sapendo che aria tira, ma ignorando che aria potrebbe tirare domani”.
    Qui in Valle potremmo proporre un corollario a questo teorema: infatti da noi si sa benissimo che aria tirerà domani, la stessa che tirava ieri e tira oggi.

    Detto tutto questo, rispondo a quanti mi chiedono di continuare.

    Prima di tutto ringrazio di cuore il signor Internet, che mi permette di esprimere e far conoscere la mia opinione anche se i giornali locali mi ignorano deliberatamente. Questa è la grande forza della rete, uno spazio di libertà preziosissimo, che ha tolto una fetta di potere alla casta dei giornalisti, per non parlare dei pennivendoli.

    Quella che ho espresso con il post precedente è il condensato di due contingenze. Ho poco tempo da dedicare al blog, perché lo dedico ad altri progetti, più stimolanti in questo momento. E avverto più che in altri momenti la pesantezza della verità che tutti conosciamo: la satira (e/o la critica feroce) di una società serve solo a chi la fa, come soddisfazione personale (“gliele ho cantate”). Ma non incide minimamente sull’evoluzione politica. Questo ha provocato in me, alla lunga, una certa nausea per i fatti locali e l’esigenza di volare più alto.

    Diciamo così. Come si chiude un blog? Smettendo di scriverci. Come si riapre? Riprendendo a scriverci. Se mi tornerà la voglia, riprenderò. Ma sicuramente, allora, cambierà tutto. La grafica, l’impostazione, la sostanza.
    Nel frattempo, scriverò in altri luoghi.

    Ha ragione El Pì: non carichiamo questa cosa di retorica fuori luogo. E’ uno dei tanti spazi che si possono aprire in rete nello spazio di un clic. Ringrazio tutti coloro che mi hanno seguito fino a qui.

    Ho trovato un’oasi verdissima, mi ci rilasso un po’.

  25. Se hai trovato un’oasi verdissima goditela tutta e pienamente!
    I rapporti, l’amocizia e la stima non terminano con la chiusura di un blog.
    A presto.

  26. Frustrazione, amarezza, rabbia, delusione, paranoia, depressione, malattia psichica, il nome non importa. Comunque, Vincenzo, concordo con te, in questo paese è meglio lasciar perdere e non rodersi il fegato, le cose non cambiano, anzi peggiorano. W la mafia, W il clientelismo, W la corruzione, W la meritocrazia dei leccalecca e delle mutande. Ciao, Vincenzo, e grazie ancora.

  27. Tenere un blog è certamente una grandissima perdita di tempo, ingiustificata se non porta ai risultati voluti dal titolare.
    Vincenzo dice “scriverò in altri luoghi”.
    Posso/possiamo sapere quali sono questi luoghi ?
    di carta o elettronici ?
    Mi piacerebbe leggerla ancora.
    Auguri per i nuovi progetti.

  28. Quoto convintamente la seconda parte del messaggio dell’utente Vecchio Torinese. Sarebbe bello poter parlare della Valle d’Aosta e/o di altro su diversi lidi.
    Grazie comunque per l’impegno dimostrato sinora ed auguri per il futuro.
    Ad meliora!

  29. Frustrazione, amarezza, rabbia, delusione, paranoia, depressione, malattia psichica, chiamatela come vi pare
    http://www.facebook.com/inbox/?tid=1342864776240#/album.php?aid=14049&id=100000116225615&ref=nf
    ma allora certe prospettive di insabbiamento da parte degli inquirenti non vengono prospettate solo a me, ma sono una costante italiana, dalla valle d’aosta alla calabria. Nel mio caso trattavasi di valdostani di origine calabrese, oppure di calabresi trasferiti in valle d’aosta? discussione oziosa.
    Cosa possiamo mai aspettarci da un paese del genere? E vengono a farci “lezioni di legalità” e a chiederci collaborazione! con che faccia!
    Voliamo pure alto finché vogliamo, ma più andremo in alto e meno vedremo quel che ci capita quotidianamente sotto gli occhi! Ma vale ancora la pena vederlo (e soprattutto denunciarlo)? Direi proprio di NO.

  30. Beh, anche se in passato mi hai fatto capire di non gradire la mia presenza mi unisco al coro di coloro che hanno espresso dispiacere per la possibile chiusura di questo spazio. Se posso permettermi un’osservazione vorrei dire che forse il fatto di aver abbandonato l’impostazione iniziale per l’atteggiamento alla “sfasciamo tutto” non ti ha favorito perché ha nuociuto al dibattito restringendo il cerchio dei partecipanti. Purtroppo si è letto tra le righe un forte astio a 360 gradi e una crescente idiosincrasia verso tutto ciò che è valdostano. Auguri comunque per qualunque cosa tu abbia in mente. Ciao. Corrado

  31. @Mars e Vecchio Torinese

    Grazie, vi farò sapere in qualche modo.

    @freeOliver

    Non è che non gradissi la tua presenza. Volevo semplicemente discussioni di menti libere. Non gradivo che si venisse qui a perorare la causa di qualche potente che se la può perorare benissimo da solo. Volevo interventi sul merito delle questioni. Tu, troppo spesso, intervenivi solo per dire che o mi adeguavo al sistema e alle decisioni della maggioranza o me ne potevo anche andare all'”estero” (oltre Carema). Chi prende più voti fa quello che vuole e gli altri zitti e mosca. Ritengo sia uno strano concetto di democrazia (vedi Berlusconi).
    Quindi niente di personale nei tuoi confronti.
    Non ho astio né rancori verso nessuno perché nessuno mi ha fatto mai nulla a livello personale. E’ un punto importante: chi critica il sistema valdostano è subito sospettato di farlo per interesse personale, o per rancore, appunto. Che esistano persone libere, intenzionate a usare la propria libertà di espressione, non è ritenuto possibile.
    Infine, non ho idiosincrasie per “tutto ciò che è valdostano”, ma per le stupide costruzioni identitarie della propaganda.

  32. Pingback: Avviso ai naviganti « Calispera

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