Avanti popolo

Berlusconi colpito da un duomo di metallo: il paese, visto da fuori, appare seriamente squilibrato.

Un tempo, quando un fatto di cronaca colpiva l’opinione pubblica, per ascoltare i commenti della “gente comune” bisognava andare nei bar o al mercato. Si poteva sentire di tutto, senza la mediazione dei giornali, sui quali filtravano solo le opinioni di persone consapevoli della possibile violenza delle parole, che quindi si esprimevano secondo formule dettate dal galateo (e dai limiti giuridici) delle dichiarazioni pubbliche.

Non che oggi nei bar non si parli più, ma la “gente comune” oggi ha a disposizione un mezzo nuovo per dire le stesse cose che direbbe al bar: facebook. All’interno di quell’immenso bar elettronico tutti esprimono la loro opinione su tutto. Anche le persone che nell’era pre facebook si esprimevano solo di fronte a un bicchiere di rosso al bancone. Le opinioni espresse, in molti casi, sono più o meno dello stesso livello-bettola, ma il mezzo le amplifica e le porta all’onore del mondo. Tanto che i giornali, nel riportare le reazioni a un fatto di cronaca qualsiasi, accanto alle dichiarazioni di persone note, mettono in prima pagina i commenti degli utilizzatori di facebook. Cosicché il “popolo” può finalmente fare capolino sulle pagine gloriose di giornali e telegiornali.

Abbiamo finalmente una repubblica fondata sulle chiacchiere da bar.

Idiozie locali

La proposta della Lega di prevedere “test preselettivi sulla cultura e sulle lingue locali”, per frenare l’invasione dei prof del sud in “Padania”, ha suscitato un vespaio di reazioni:
«Cose inammissibili per un paese unito» (Anna Finocchiaro)
«La secessione linguistica è intollerabile» (Mercedes Bresso)
«proposta incostituzionale» (Giorgio Rembado, associazione nazionale presidi)
«Impensabile che la scuola prepari a frequentare le osterie e le sagre folcloristiche paesane» (Cisl)
«Iniziativa razzista e antimeridionalista» (Mimmo Pantaleo, Cgil)
«Una boutade propagandistica, non passerà mai» (Italo Bocchino)
«E’ in ballo la difesa della serietà della scuola» (l’ex ministro Giuseppe Fioroni)
«I leghisti dovrebbero prima imparare l’italiano» (Andrea Camilleri)
«Proposta inquietante» (Vittorio Sgarbi)
«Una stupidaggine» (Paolo Ferrero, Prc)
«Nelle “tradizioni locali” questo paese affonda come nelle sabbie mobili. I suoi pochi passi nella modernità li ha fatti non grazie alle “tradizioni locali”, ma nonostante o addirittura contro di esse. (…) Negli ultimi vent’anni questo paese ha galoppato all’indietro anche grazie alla Lega, grande vettore di ogni mediocrità provinciale, (…) partito reazionario quanto nessun altro nella storia repubblicana» (Michele Serra)
Pausa. Prendere fiato.
Chissà se tutti costoro sanno che in Valle d’Aosta quella proposta della Lega è già realtà da decenni, e non solo per i professori? Chissà se ai nostri localisti (autonomisti), che hanno la pesantissima responsabilità storica di avere indottrinato Umberto Bossi con queste idiozie reazionarie, fischiano le orecchie? Ma soprattutto, in che lingua fischiano?

Moralità che?

“How is it that a country we think of as a close neighbour, which we all think we know so well, has such a different morality to ours?”

“Com’è possibile che un paese che consideriamo vicino a noi, che tutti noi pensiamo di conoscere così bene, abbia una moralità così diversa dalla nostra?”
(Tobias Jones, inglese autore di
The Dark Heart of Italy“, sul Telegraph)