Cazzate sotterranee

Il Presidente Rollandin ha minimizzato lo scontro tra Leonardo La Torre e Marco Viérin sulla fuga di notizie relative allo studio Geodata riguardante la metroPOLLItana di Aosta. «chi ha l’incarico [la Geodata, n.d.b.] di analizzare la possibilità di realizzare la metropolitana ad Aosta ha diffuso dei dati prima di darli a noi».
La notizia che si tratti della più esilarante cazzata del secolo avrebbe dovuto rimanere sotterranea?

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MetroPOLLItana

Il ritorno della metroPOLLItana di Aosta. Articolo di Alessandro Camera sulla Stampa. La regione ha affidato uno studio di fattibilità alla Geodata. Considerato che la stessa Geodata sarà la società incaricata di scavare i grandi BUCHI nel sottosuolo di Aosta, e che probabilmente l’idea della MetroPOLLItana è stata suggerita al sultano Rolli da qualche suo tecnico (o se l’è sognata la notte?) possiamo presumere, o addirittura prevedere, che la risposta dello studio sarà: si può fare. A qualcosa Veltroni è servito. Nell’articolo si riporta come l’unica forza presente nelle istituzioni che abbia dimostrato di avere un minimo di sale in zucca è stata Vda Vive in consiglio comunale. Ivi, una sua mozione ha classificato l’idea come “inutile da affossare”. Troppo buoni, persino, avrebbero potuto aggiungere l’aggettivo “idiota”. Poi c’è il grande Partito Democratico, nella persona del suo ideologo e fine dicitore architetto Alder Tonino (il quale, ne siamo sicuri, non sarà in nessun modo coinvolto nelle progettazioni e nella realizzazione dell’opera, come non lo saranno altri uomini del glorioso partito, né imprese “vicine” al partito stesso), che invece ne perora la causa, sia pure delirando di tapis roulant.
Ma il punto forte dell’articolo rischia di passare inosservato. Dopo che l’assessore Marco Viérin ci racconta la rava e la fava sulla necessità di ponderare bene la scelta, ci viene buttato lì il parere di un professore del Politecnico di Torino (al quale sono legato da ricordi affettuosi. Al Politecnico, dove mi sono laureato, non al professore in questione). Tale Prof, di nome Bruno Dalla Chiara, ci dice (ma quando? Dove? Dall’articolo non si capisce) che un’opera così ha senso soltanto con una domanda di minimo 1500-2000 passeggeri l’ora su ciascun senso di marcia. Bene, noi ne abbiamo 4000 al giorno, credo di capire considerando entrambi i sensi di marcia. Cioè 2000 per senso di marcia. Al giorno. All’ora, invece, fa 2000 diviso 24 uguale circa 83. Se anche dividiamo solo per 12, tanto per considerare solo le ore diurne, siamo a circa 167. Ci sarebbe una domanda dieci volte inferiore a quella minima necessaria perché una tale opera abbia un senso. Ciò solo nell’ipotesi che contestualmente all’apertura della metroPOLLItana si abolisse il trasporto pubblico di superficie, altrimenti la domanda diminuirebbe ancora di più.

Sorge spontanea una domanda: perché l’assessore Marco Viérin parla di “scelta difficile”? Cosa?… Difficile?… Per amministratori con una minima capacità di intendere e di volere (soprattutto la prima che ho detto) sarebbe la scelta più semplice del mondo.
Ma non possiamo pretendere di penetrare i misteri dell’esoterico Centro Autonomista.

MinCulPop abbiamo noi?

libroScoop della Stampa (Enrico Martinet): un libro da 120.000 euro, sborsati dalla Regione, è pronto da mesi ma lo si sta lasciando marcire in magazzino. Ce n’è abbastanza per allertare la Corte dei conti (non dico scandalizzare l’opinione pubblica, per carità), ma l’articolo di Martinet si concentra sull’aspetto politico della questione. Come mai non lo si pubblica, questo libro composto da due tomi per 860 pagine, scritto da 29 autori, esperti, professori universitari, ricercatori, politici?
La Stampa sostiene che il libro sia indesiderato a causa di analisi scomode da parte di alcuni degli autori. In cosa consistano queste analisi scomode però dall’articolo non si capisce. Martinet sembra indicare che il problema risieda nella tesi, sostenuta dal curatore Sergio Noto anche nell’introduzione, che la Valle d’Aosta debba puntare al confronto piuttosto che all’isolamento, «per restare all’altezza delle sue tradizioni culturali».
Basta così poco per spaventare il nostro MinCulPop? Forse sì, anche perché la tesi è chiaramente fallace. Con il confronto, infatti,  il grande bluff dell’ideologia unionista sarebbe smascherato d’emblée. Solo l’isolamento può permettere di perpetuare la Grande Finzione.

metropsichiatria

Non era uno scherzo. Vogliono davvero costruire una linea di metropolitana dalla Cogne all’ospedale, in un tragitto che richiede cinque minuti a piedi. Nel tempo che uno ci mette a scendere le scale della stazione (uh?) sarebbe già arrivato a destinazione.

Nel tentativo di farla apparire meno idiota, la chiamano leggera. Qualcuno gli spieghi che la metropolitana leggera, per definizione, è in superficie (un tram, in pratica).

Volenti o Aulenti…

Dalla lettura di Vallée e Gazzetta sulla questione aerostazione sono arrivate risposte alle domande che sorgevano spontanee leggendo invece il resoconto della Stampa.

Allora: la richiesta di modificare il progetto arriva da Rollandin ( e ti pareva). La motivazione (ufficiosa, sussurrata tra i denti): venire incontro alle richieste del comitato per l’aeroporto sostenibile.
Molte curiosità restano comunque insoddisfatte: quanto costerà la modifica al progetto, che si prefigura come un sostanziale stravolgimento della prima versione, da parte dell’architetto di grido Gae Aulenti? Di quanto sarà diminuita la volumetria? Rollandin pensa forse che il progetto iniziale fosse fatto male, cioè fosse sovradimensionato? Che lo studio Aulenti non sappia fare i calcoli? Sulla base di quali considerazioni tecniche? Rispetto a quale ipotesi di afflusso passeggeri? Eccetera eccetera. Ma non è che possiamo pretendere un’informazione così esaustiva. Con calma, a spizzichi, qualcosa forse ci faranno sapere.
Intanto possiamo dire che un’eventuale diminuzione della volumetria non va affatto incontro alle richieste del comitato, il quale non concentra la sua attenzione sulle caratteristiche dell’aerostazione, ma sull’ipotesi che davvero si pensi di fare atterrare ad Aosta diversi voli charter da 80 posti al giorno. Il comitato (insieme con moltissimi cittadini) ritiene che un tale scenario sia da evitare perché irrealistico e antieconomico, e perché porterebbe solo svantaggi (rumore, inquinamento, rischi per la popolazione, perdite ingenti e certe). Perciò è contro la costruzione tout court di un’aerostazione rivolta a soddisfare le esigenze dell’utenza in un tale scenario. La riduzione della volumetria non cambia proprio nulla. Dimostra solo l’approssimazione e la poca chiarezza di idee di chi ci amministra. Diminuisce forse l’investimento (di quanto?) ma resta un’operazione sbagliata, uno spreco di dendaro che potrebbe essere utilizzato in altri ambiti, per esempio nel miglioramento dei collegamenti con Torino e con Caselle (ferrovia, bus a chiamata, ecc.)

La decisione

Dalla Stampa del 15 marzo 2009 veniamo a sapere che qualcuno ha chiesto una diminuzione della volumetria al progetto della nuova aerostazione di Aosta. L’articolo di Gianpaolo Charrère chiarisce che a ricevere la richiesta è stata l’Avda (Aeroporto Valle d’Aosta), la società controllata da Air Vallée (con la regione socio di minoranza) che gestisce l’aeroporto e che realizzerà l’ampliamento. Mistero invece sull’autore della richiesta. La Regione, per carità, ma più precisamente? Il presidente Augusto Rollandin per telefono? La giunta regionale formalmente? L’assessore Marco Viérin? E poi: perché è stata fatta questa richiesta? Per una deliberazione di giunta? Per la sollecitazione del Consiglio regionale? In base a quali fatti nuovi? Mistero. L’occhiello del titolo dice soltanto: “Lavori pubblici. La decisione.” La decisione? Ma di chi, e presa quando, e perché, se non siamo indiscreti? L’articolo non svela l’arcano. Riporta solo una scarna dichiarazione di Piergiorgio Brunod, amministratore delegato di Avda: «È stata chiesta una diminuzione della volumetria dell’aerostazione, per questo abbiamo avuto un incontro con l’architetto Gae Aulenti». È stata chiesta. Sembra ci debba bastare questa informazione.

Fatto sta che questa decisione, presa non si sa da chi, non si sa quando, non si sa perché, richiederà un ulteriore esborso di denaro pubblico, per adeguare il progetto alla nuova richiesta. Perché non ci hanno pensato prima? Chi ripagherà le casse pubbliche da questo danno dovuto a mancanza di programmazione?

Il mistero Mary Pace

toto-truffa100_0436Sarebbe interessante sapere quanti soldi ha investito (ehm) la regione per il libro  Corrado Gex – Mistero sulla morte del giovane deputato. Omicidio o fatalità? della scrittrice Mary Pace, presentato in pompa magna il 12 febbraio scorso con la presenza del presidente Augusto Rollandin, dell’assessore Laurent Viérin, dello storico Joseph César Perrin e con il  giornalista della Stampa Enrico Martinet a fare da moderatore.

A parte la ridicola e inconsistente tesi del libro, secondo la quale Gex non sarebbe morto per un incidente ma in seguito a un attentato (immagino che il Kgb ai tempi avesse altro a cui pensare, e ben altri personaggi eventualmente da eliminare piuttosto che un oscuro giovane deputato di un’insignificante regione) viene infatti da chiedersi se i nostri amministratori abbiano prima fatto una piccola indagine per appurare l’autorevolezza della scrittrice.

Sapevano senz’altro che è stata un’ammiratrice dell’agente segreto Guido Giannettini, coinvolto nelle indagini sulla strage di piazza Fontana, condannato all’ergastolo in primo grado e assolto in appello solo con la formula dell’insufficienza di prove. Il loro è stato un “rapporto particolare, privilegiato, di un sodalizio che si trasformerà presto in un vero e proprio percorso di formazione“. Lei si definiva l’allieva-amica di Giannettini, e pubblicò il libro “Piazza Fontana, l’inchiesta, parla Giannettini” solo nel 2008, cinque anni dopo la morte di quest’ultimo, che non ha così potuto confermare il contenuto del testo.

Forse i nostri amministratori sapevano anche – senza che la circostanza li consigliasse alla prudenza – che in seguito (o nello stesso tempo) Mary Pace divenne assidua frequentatrice del boia nazista Erich Priebke, al quale soleva portare rose rosse in carcere, tanto da far insorgere in qualcuno il sospetto che ne fosse l’amante. Poi se ne pentì.

Ma di lei, in passato, non si è parlato solo per questo. Nel gennaio 1997 la scrittrice è stata condannata per il furto di dieci milioni di lire.

Poi (giugno 1997) il Corriere della Sera dava notizia del suo tentato suicidio, a causa della difficoltà a trovare un editore disposto a pubblicare i suoi libri.

Insomma, c’erano elementi per i quali un amministratore con un minimo di avvedutezza avrebbe evitato di spendere soldi pubblici per un libro di una scrittrice con un tale curriculum.

Gli stessi elementi che avrebbero dovuto sconsigliare l’onorevole Nicco dall’esporsi a una brutta figura con l’interrogazione parlamentare in cui ha chiesto lumi sull’attendibilità dei documenti citati nel libro.