Uno stronzo non può essere italiano

Leggendo i giornali di questi tempi, tra porno-scandali, dibattiti urlati, scontri tra istituzioni, guerre civili evocate, degrado morale da fine impero, c’è forse un’unica persona che possiamo prendere a modello per sentire l’orgoglio (o almeno non vergognarsi) di essere italiani: Mario Balotelli.

L’abiura

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Anche se alcuni autori contemporanei non hanno saputo resistere alla tentazione – per la maggior gloria del più importante movimento politico (la storia, si sa, la scrivono sempre i vincitori) – di accreditare la storia della nostra autonomia come un lungo filo ininterrotto che legherebbe gli indomiti salassi a S. Anselmo, De Tillier ai “régiments des Socques” e che, transistando per  “La Jeune Vallée d’Aoste” dell’abbé Trèves arriverebbe, “per li rami”, a François Stévenin.
(…)
A ben guardare, ancorché gradita all’establishment, si tratta della versione “feuilleton” della storia valdostana: ad uso “concorsuale”, appunto. Ci aspettiamo, adesso, una storia parallela di Goscinny e Uderzo, con Mario Obelix e Guy Asterix: per i tipi della Musumeci, ovviamente. Si sa, c’è un’intesa non scritta (ma altrettanto ferrea) tra commissari e candidati nel rituale dei concorsi pubblici: che recita presappoco “non credere a quello che dici e dimentica subito quello che hai detto” . La chiamano: le nouveau coutumier valdôtain.
Analogo patto vige per la conoscenza “prezzolata” della lingua francese. Lingua “concorsuale, da parata o da cerimonia; e niente più.
L’avrete capito: il valore fondante di un certo valdostanesimo di facciata è l’ipocrisia. Ed è contro questa Idra a cento, mille teste che dovremo combattere tutti, valdostani di vecchio o più recente radicamento.
 

Anche questo testo è tratto da La repubblica delle fontine, confessioni di un valdostano, di Bruno Milanesio. Quando e dove gli avranno fatto pronunciare l’abiura?