L’abiura

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Anche se alcuni autori contemporanei non hanno saputo resistere alla tentazione – per la maggior gloria del più importante movimento politico (la storia, si sa, la scrivono sempre i vincitori) – di accreditare la storia della nostra autonomia come un lungo filo ininterrotto che legherebbe gli indomiti salassi a S. Anselmo, De Tillier ai “régiments des Socques” e che, transistando per  “La Jeune Vallée d’Aoste” dell’abbé Trèves arriverebbe, “per li rami”, a François Stévenin.
(…)
A ben guardare, ancorché gradita all’establishment, si tratta della versione “feuilleton” della storia valdostana: ad uso “concorsuale”, appunto. Ci aspettiamo, adesso, una storia parallela di Goscinny e Uderzo, con Mario Obelix e Guy Asterix: per i tipi della Musumeci, ovviamente. Si sa, c’è un’intesa non scritta (ma altrettanto ferrea) tra commissari e candidati nel rituale dei concorsi pubblici: che recita presappoco “non credere a quello che dici e dimentica subito quello che hai detto” . La chiamano: le nouveau coutumier valdôtain.
Analogo patto vige per la conoscenza “prezzolata” della lingua francese. Lingua “concorsuale, da parata o da cerimonia; e niente più.
L’avrete capito: il valore fondante di un certo valdostanesimo di facciata è l’ipocrisia. Ed è contro questa Idra a cento, mille teste che dovremo combattere tutti, valdostani di vecchio o più recente radicamento.
 

Anche questo testo è tratto da La repubblica delle fontine, confessioni di un valdostano, di Bruno Milanesio. Quando e dove gli avranno fatto pronunciare l’abiura?

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La migliore del mese

I motivi per cui l’incarico mi è stato prospettato non sono motivi legati a motivi politici (sic), ma alla mia attività amministrativa e professionale.
Cosa ritiene che abbia spinto la giunta a ritenerla capace di gestire un incarico di questo genere?
Mi sembra evidente che sono entrate in gioco le mie capacità manageriali.

[Bruno Milanesio intervistato da Bruno Fracasso, Gazzetta Matin, 12 ottobre 2009]

Le prime parole famose

I sottoscritti, consapevoli dei gravi rischi che incombono sulla vita democratica della nostra Regione in conseguenza dell’abnorme accumulo di potere che si è realizzato nelle mani dell’attuale gruppo dirigente dell’Union Valdôtaine divenuto vero e proprio terminale politico di spregiudicati interessi economico-finanziari determinando, di fatto, un potente ed esteso sistema di controllo sociale ed elettorale sulle molteplici attività indotte dal cospicuo bilancio regionale, si impegnano solennemente, nel superiore interesse del popolo valdostano e delle istituzioni scaturite dal dettato statutario, ad operare di stretto concerto per porre fine al sistema di potere che fa capo all’attuale gruppo dirigente dell’Union Valdôtaine. 

[Estratto dal documento politico “riservato”, in preparazione del Ribaltone, datato 2 giugno 1990 e firmato Bruno Milanesio, Pier Carlo Rusci, Alder Tonino, Maurizio Martin, Gianni Bondaz]

Gattopardi prudenti

repubblicafontine

Le polemiche sulla nomina di Bruno Milanesio a capo della società che dovrà gestire i lavori per la cittadella universitaria hanno reso manifesta la principale caratteristica di questo governo regionale: il compromesso storico tra Rollandin e Milanesio.

È un fatto che alla sua dote elettorale già cospicua l’imperatore Augusto nelle ultime elezioni ha visto aggiungersi un contributo (non esattamente valutabile ma sicuramente consistente) di preferenze personali a lui portate dal vecchio volpone Bruno. Il quale, potete giurarci, non ha offerto questo aiuto per pura generosità. Anche perché l’accoppiamento appare quasi contronatura, dopo anni di diffidenza (diciamo così) reciproca, risalente al Ribaltone del 1990, che era stato orchestrato proprio con la regia di Milanesio ai danni dell’onnipotente Rollandin I. E dopo più di un decennio in cui Milanesio tuonava, sempre con i toni ironici e canzonatori di cui è capace, contro la repubblica delle fontine descritta in un suo noto pamphlet del 1993.

Prima di ogni altra considerazione (che farò in prossimi post) si può dire quanto sia impressionante la longevità politica dei due, più volte dati per morti e poi risorti più forti che mai.

Bruno Milanesio cominciò la sua prima carriera politica negli anni sessanta. La concluse, da assessore regionale in carica, quando venne arrestato durante una riunione di giunta del 17 giugno 1977 (per una vicenda immobiliare). A Roma era in carica il governo Andreotti III. Era l’Italia degli anni di piombo. Silvio Berlusconi non si occupava ancora di televisione.

Augusto Rollandin, da parte sua, entrò in scena nel 1982, quando divenne assessore alla sanità, due anni prima di fare il salto alla presidenza della giunta in seguito alla fuga all’estero di Mario Andrione.

Intanto Milanesio, dopo alcuni anni di purgatorio (aveva anche scontato una pena carceraria), cominciava la sua seconda carriera politica il 17 gennaio 1986, ritornando segretario del Psi valdostano. A Roma si era insediato da alcuni mesi il primo governo Craxi. Era il tempo dell’edonismo reaganiano e della Milano da bere.

Parliamo di tempi lontanissimi. Un altro secolo, davvero.

La storia dei due si incrociò nel 1990, anno del Ribaltone, lo storico evento che scalzò, per soli due anni, l’UV dal potere. Milanesio, con una “congiura” ottimamente organizzata, detronizzò Rollandin I. Un evento “maledetto”, che non avrebbe portato fortuna né all’uno né all’altro. Nel 1993, infatti, Milanesio ebbe una nuova disavventura giudiziaria, per via di una mazzetta (considerata dai giudici finanziamento illecito ai partiti) spartita tra il Psi, il Pds (Alder Tonino patteggiò la pena) gli Adp e il Pri. Negli stessi anni Rollandin venne invece coinvolto in diverse inchieste, provando anche il brivido di un arresto e subendo alcune condanne.

La fine di un’era, anche perché la vita politica italiana era travolta dal ciclone Tangentopoli, e sembrava che nulla avrebbe mai potuto essere come prima.

Invece, sedici anni dopo, Rollandin e Milanesio sono di nuovo sulla cresta dell’onda. Il primo è diventato Rollandin II, mentre Milanesio costruisce la sua terza carriera politica agendo indirettamente, muovendo le sue pedine, fondando associazioni trasversali (Evolvendo) e partecipando (influenzandola) alla politica del sovrano.

In sostanza siamo ancora fermi ai protagonisti di vent’anni fa. Certo non possiamo addossare  la colpa di questa immobilità della politica valdostana alla strana coppia, quanto piuttosto all’insipienza e all’inconsistenza di un’intera classe politica. E anche alla variante al gattopardismo inventata dai prudenti valdostani, consistente nel non cambiare nulla… perché non cambi nulla.

Barpolitik

Ieri pomeriggio c’è stato un colloquio riservato, in un bar del centro, tra Augusto Rollandin e Bruno Milanesio. Nello stesso bar hanno parlato fitto (al bancone) il sottoscritto e Raimondo Donzel.
Fuori da un altro bar, un’ora più tardi, incontro tra Antonio Fosson e Alberto Cerise. Dentro quel bar altri unionisti non meglio identificati.