MetroRimba

metropolitana

In questo blog (e anche in altre sedi) ho più volte denunciato la folle intenzione della giunta Rollandin di realizzare una linea di metropolitana (anzi due) ad Aosta. La mia denuncia, però, non ha suscitato altro che scetticismo (“ti sbagli, avrai capito male”), ilarità (“senti, parliamo di cose serie), depistaggi (“guarda che in Comune non risulta nulla, casomai si farà una passerella mobile come quelle degli aeroporti”), omertà (“…”). Sarà mica per il terrore che pervade tutti i valdostani, di essere anche lontanamente sospettati di non essere perfettamente d’accordo con l’imperatore?

Nessuna forza politica di opposizione (???) si è mai espressa sul tema. Nessun giornalista ha mai azzardato un commento. Nessun urbanista valdostano (???) ha mai espresso lo straccio di un parere.

Oggi, d’improvviso, su assist perfetto (tanto che qualcuno particolarmente sospettoso potrebbe pensarlo concordato) di Gianni Rigo, Augusto Rollandin ci ha ridisegnato la città. Ma non era in allestimento una struttura comunale con il compito di preparare il piano strategico sulla base di un grande e appassionato dibattito con le intelligenze (???) cittadine? Niente, un’Intelligenza Superiore, senza nessun dibattito con nessuno, ha già deciso tutto. Chi sarà il Grande Urbanista? Vi prego di aiutarmi con i vostri commenti, fate delle ipotesi.

Di sicuro sarà qualcuno che non sia nemmeno lontanamente collegabile con le aziende che dovranno costruire la metropolitana (insieme con il teleriscaldamento). Giusto?

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MinCulPop abbiamo noi?

libroScoop della Stampa (Enrico Martinet): un libro da 120.000 euro, sborsati dalla Regione, è pronto da mesi ma lo si sta lasciando marcire in magazzino. Ce n’è abbastanza per allertare la Corte dei conti (non dico scandalizzare l’opinione pubblica, per carità), ma l’articolo di Martinet si concentra sull’aspetto politico della questione. Come mai non lo si pubblica, questo libro composto da due tomi per 860 pagine, scritto da 29 autori, esperti, professori universitari, ricercatori, politici?
La Stampa sostiene che il libro sia indesiderato a causa di analisi scomode da parte di alcuni degli autori. In cosa consistano queste analisi scomode però dall’articolo non si capisce. Martinet sembra indicare che il problema risieda nella tesi, sostenuta dal curatore Sergio Noto anche nell’introduzione, che la Valle d’Aosta debba puntare al confronto piuttosto che all’isolamento, «per restare all’altezza delle sue tradizioni culturali».
Basta così poco per spaventare il nostro MinCulPop? Forse sì, anche perché la tesi è chiaramente fallace. Con il confronto, infatti,  il grande bluff dell’ideologia unionista sarebbe smascherato d’emblée. Solo l’isolamento può permettere di perpetuare la Grande Finzione.

Il mistero Mary Pace

toto-truffa100_0436Sarebbe interessante sapere quanti soldi ha investito (ehm) la regione per il libro  Corrado Gex – Mistero sulla morte del giovane deputato. Omicidio o fatalità? della scrittrice Mary Pace, presentato in pompa magna il 12 febbraio scorso con la presenza del presidente Augusto Rollandin, dell’assessore Laurent Viérin, dello storico Joseph César Perrin e con il  giornalista della Stampa Enrico Martinet a fare da moderatore.

A parte la ridicola e inconsistente tesi del libro, secondo la quale Gex non sarebbe morto per un incidente ma in seguito a un attentato (immagino che il Kgb ai tempi avesse altro a cui pensare, e ben altri personaggi eventualmente da eliminare piuttosto che un oscuro giovane deputato di un’insignificante regione) viene infatti da chiedersi se i nostri amministratori abbiano prima fatto una piccola indagine per appurare l’autorevolezza della scrittrice.

Sapevano senz’altro che è stata un’ammiratrice dell’agente segreto Guido Giannettini, coinvolto nelle indagini sulla strage di piazza Fontana, condannato all’ergastolo in primo grado e assolto in appello solo con la formula dell’insufficienza di prove. Il loro è stato un “rapporto particolare, privilegiato, di un sodalizio che si trasformerà presto in un vero e proprio percorso di formazione“. Lei si definiva l’allieva-amica di Giannettini, e pubblicò il libro “Piazza Fontana, l’inchiesta, parla Giannettini” solo nel 2008, cinque anni dopo la morte di quest’ultimo, che non ha così potuto confermare il contenuto del testo.

Forse i nostri amministratori sapevano anche – senza che la circostanza li consigliasse alla prudenza – che in seguito (o nello stesso tempo) Mary Pace divenne assidua frequentatrice del boia nazista Erich Priebke, al quale soleva portare rose rosse in carcere, tanto da far insorgere in qualcuno il sospetto che ne fosse l’amante. Poi se ne pentì.

Ma di lei, in passato, non si è parlato solo per questo. Nel gennaio 1997 la scrittrice è stata condannata per il furto di dieci milioni di lire.

Poi (giugno 1997) il Corriere della Sera dava notizia del suo tentato suicidio, a causa della difficoltà a trovare un editore disposto a pubblicare i suoi libri.

Insomma, c’erano elementi per i quali un amministratore con un minimo di avvedutezza avrebbe evitato di spendere soldi pubblici per un libro di una scrittrice con un tale curriculum.

Gli stessi elementi che avrebbero dovuto sconsigliare l’onorevole Nicco dall’esporsi a una brutta figura con l’interrogazione parlamentare in cui ha chiesto lumi sull’attendibilità dei documenti citati nel libro.

Scelte di campo

lastampa_301108Altri due momenti di chiarezza sono venuti dai congressi della Fédération e di Renouveau.

Leonardo La Torre ha proposto esplicitamente che alle prossime comunali ci sia ovunque l’alleanza del centro autonomista. Come sintetizzato dal titolo della Stampa di oggi, ha cancellato l’alleanza con il Pd. Alessandro Camera così riporta nel suo articolo le parole chiare di La Torre:
«Per coerenza politica, territoriale e continuità del progetto di governo delle forze autonomiste – ha detto – occorre fin da subito dare vita ad Aosta e in tutta la regione a liste comuni. Si deve chiarire una alleanza con il Pd che non ha permesso a Fédération di svolgere un ruolo propositivo in giunta. L’alleanza con il Pd ha reso poco efficace il governo della città».

Dal congresso di Renouveau sono arrivate altre parole chiarissime da parte del nuovo coordinatore Franco Vallet. Ecco il resoconto di Enrico Martinet, sempre sulla Stampa di oggi:
«La nostra è una scelta di campo chiara, l’opposizione. Attenzione a non cadere nei piccoli inciuci». Poi c’è il rilancio sul territorio con l’organizzazione il più possibile capillare, la presenza in ogni Comune «dove dovremo presentarci con una lista, sono troppi i casi di lista unica, questo è l’obiettivo prioritario». E’ una sottolineatura dei tanti interventi è del ruolo del movimento indicato da Perrin: «Custode della democrazia».

E il Partito Democratico da che parte sta? Quale scelta di campo ha fatto? Con chi vuole costruire un’intesa alle prossime comunali, in primo luogo ad Aosta? Sta dalla parte di chi vuole costruire un’alternativa all’attuale regime centrautonomista, o si lascerà tentare da vergognosi inciuci, tradendo scandalosamente il mandato ricevuto dalle migliaia di partecipanti alle primarie di solo un anno fa?

A queste domande il collaborativo e stranamente evasivo segretario Raimondo Donzel deve dare subito risposta.

Figurati se Rollandin

Nell’articolo di commento di oggi sulla Stampa, Enrico Martinet conferma che “la Regione intanto ha già annunciato la metropolitana cittadina con due assi incrociati“.

Questa è una notizia che è stata già confermata più volte, da Rollandin alla Stampa, e che la Stampa continua a riportare. La cosa incredibile, oltre all’idea in sé, è che nessuno (tranne il sottoscritto in questo blog) abbia mai osato sollevare obiezioni nei confronti di questa colossale stupidaggine. Ci ho provato, a chiedere ad alcuni politici, del mio come di altri partiti, come mai non si sollevassero di fronte a questo delirio. La reazione è stata sempre la stessa: “non è possibile che Rollandin abbia detto una sciocchezza del genere”, “ma guarda che probabilmente intendeva parlare di un tapis roulant” (come se non fosse una scemenza ancora maggiore), “ma sei sicuro? No, dai, non dire idiozie”, “ma forse sarebbe una metropolitana leggera in superficie” (buttiamo giù il centro storico?). 

La notizia invece continua a essere confermata. I geni che ci governano intendono davvero costruire una linea di metropolitana sotterranea ad Aosta, in un tragitto che a piedi richiede dieci minuti.

Roba da ricovero in ospedale psichiatrico.

Consiglieri regionali, mi fate il favore di produrre un’interrogazione o un’interpellanza sul tema?
Ho poche speranze. Sento che mi risponderete: “ma dài, figurati se Rollandin…”

Il trenino, l’Autonomia e la camicia di forza

In questo blog mi ero già occupato (qui, qui e qui) della fine ingloriosa del trenino valdostano. Avevo preso il trenino che non parte come simbolo dell’incapacità o dell’imbecillità (fate voi) dei governanti valdostani. Sessanta milioni di euro buttati al vento. Imbecilli che si riempiono la bocca con la parola Autonomia, ma andrebbero messi sotto tutela.
L’argomento è tornato alla ribalta grazie a un’interpellanza di Gianni Rigo in Consiglio regionale. Vediamo cosa scriveva Enrico Martinet sulla Stampa di ieri 24 ottobre 2008.

Tutto cominciò nel 1980, un anno dopo la chiusura delle miniere di Cogne. L’idea della Regione era di usare la galleria del Drinc per un «trenino delle nevi». Treno che c’era già e per mezzo secolo aveva trasportato minerale da Cogne ad Acquefredde, nella zona di Pila. Il progetto definitivo è del 1985. L’opera è cominciata, ma non è mai finita. In questi 28 anni sono stati spesi più di 60 milioni di euro. E le opere fatte sono da buttare. Spesa prevista: 24 milioni. Rotaie da rifare, rivestimento della galleria pure, impianti elettrici, sistemi di ventilazione e sicurezza, materiale rotabile e avanti di questo passo. Nulla è andato per il verso giusto.
Non si tratta di opinioni, ma di valutazioni tecniche di esperti della Inten di Serravalle Pistoiese e della Geoadata di Torino. Relazioni che fanno parte di un voluminoso dossier (con grafici e fotografie) consegnato a settembre alla Regione che l’aveva richiesto in base a una decisione del Consiglio regionale del febbraio di quest’anno. Il gestore della tranvia dal 2006 è la società Pila. Un anno fa aveva scritto alla Regione che l’opera aveva una serie infinita di problemi. La giunta ha affidato a una commissione tecnica l’esame della situazione. Risultato: un disastro. Oltre alle relazioni di esperti c’è anche una approfondita valutazione degli aspetti delle responsabilità firmata dall’avvocato torinese Patrizia Serasso. Di qui la decisione del presidente Augusto Rollandin di inoltrare il dossier alla Procura della Corte dei Conti.
L’analisi legale fa riferimento a una spesa fatta dall’Amministrazione regionale di oltre 19 milioni, tra opere di edilizia (rifacimento della galleria), materiale ferroviario, impianti elettrico e di ventilazione, sicurezza. Ieri se n’è parlato in Consiglio regionale per un’interpellanza di Gianni Rigo (Pd) che ha chiesto il coinvolgimento dei Comuni, ha parlato di «opportunità per il buon governo», ha aggiunto che «è il momento del confronto», quindi ha concluso: «Non è nostro compito trovare l’eventuale responsabile, ma decidere che cosa fare. Non discutiamo del passato, facciamone tesoro e pensiamo al futuro, diciamo alla popolazione che cosa intendiamo fare».
A leggere le relazioni tecniche e quella legale c’è da domandarsi come sia stato possibile che in 20 anni ogni opera sia stata collaudata e tutto sia da iscrivere alla «cronaca di un fallimento tecnico e amministrativo». Nulla si salva, dal progetto alla realizzazione, fino alla scelta dell’alimentazione dei locomotori. Nella nota conclusiva del dossier fatta dalla Inten si legge: «La concezione dei locomotori non è adeguata alla linea e al tipo di servizio previsto sia perché presentano un peso per asse eccessivo, sia perché hanno difficoltà di inscrizione nel tracciato, sia infine perché l’autonomia delle batterie, nonostante il loro dimensionamento generoso di ben 18 tonnellate per locomotore, non è sufficiente ad assicurare la percorrenza necessaria». Nelle prove la batteria non ha consentito di far concludere al treno il percorso. Proprio la scelta del sistema di trazione è il punto di partenza di ogni altro progetto. Così dicono gli esperti.
Ora il dossier è stato consegnato alla quarta commissione permanente con una lettera firmata dall’assessore a Turismo e Trasporti Aurelio Marguerettaz che sottolinea «i rilevanti problemi della tranvia riconducibili ad una complessità di fattori e di situazioni». Ricorda, poi, che la giunta ha chiesto altre valutazioni (oltre al dossier) agli stessi esperti «con particolare riferimento alla possibilità di un uso stradale del percorso così da poter disporre di maggiori elementi per prendere la migliore decisione tra un più ampio ventaglio di scenari». Nel Consiglio di ieri Marguerettaz ha ricordato questa «alternativa stradale» a quella ferroviaria informando i consiglieri che si tratterebbe di fare «un traforo simile a quello del Gran San Bernardo». La relazione aggiuntiva sarà pronta a fine mese.
In questi anni sono state fatte opere milionarie per proteggere la strada di Cogne da frane e valanghe. L’alternativa ferroviaria avrebbe dovuto essere complementare anche se la portata oraria era paragonabile a quella di un ascensore di condominio.
La galleria del Drinc è da rifare perché il rivestimento è in gran parte rovinato dalle infiltrazioni d’acqua. Nelle relazioni del dossier viene spiegato come le opere per evitarle non sono state sufficienti. Di più: non si è tenuto conto della natura delle rocce dalle quali l’acqua ha preso sostanze chimiche che hanno negli anni intaccato il cemento.

Le relazioni tecniche di cui si parla nell’articolo di Martinet erano state richieste dal governo Caveri, il quale, dopo essersi lanciato in ottimistiche previsioni nel 2005 come assessore ai trasporti, negli ultimi mesi del suo mandato ha cercato di tirarsi fuori dalla vicenda. Adesso Rollandin fa lo stesso. Lui che ha già dovuto sborsare cifre notevolissime in seguito a una sentenza della Corte dei conti, ora invia alla stessa corte lo scottante dossier sul trenino, sicuro di prendersi una bella rivincita nei confronti di molti amministratori che hanno avallato quello scellerato progetto, mentre lui era in disgrazia… o al Senato.

Colpisce, nell’articolo di Martinet, l’uscita dell’ineffabile Aurelio Marguerettaz, quello che cento ne fa e nessuna ne pensa: al posto del trenino vorrebbe costruire un tunnel stradale “simile a quello del Gran San Bernardo”. Da Pila e Cogne. (?!?!?). Di fronte a un’idiozia simile (che rivaleggia con quell’altra del suo mentore Rollandin sulla metropolitana nel centro di Aosta), viene voglia di chiedere al governo italiano di commissariare la regione. La camicia di forza ci vuole, altro che autonomia.

Rollandin santone subito!

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Enrico Martinet, nell’intervista ad Augusto Rollandin (La Stampa, 4 luglio), non ha fatto domande su decisioni folli che procureranno danni immensi alla comunità valdostana: l’inceneritore e l’ampliamento a est dell’ospedale, tanto per dirne due. Nessuna domanda sul governo Berlusconi e sulla svolta a destra dell’UV dopo l’accordo (mascherato) con il Pdl, né sull’accordo con Milanesio (e sui suoi contenuti).

La classica intervista di Martinet a Rollandin, insomma. Un’intervista che alimenta il personaggio del santone, del Padre Pio valdôtain, del mito del decisionista e dell’uomo della provvidenza. In centro pagina la foto del santone nel momento della preghierina esibita. Manca il dettaglio sulle lacrime e sulle stimmate, ma non disperiamo che Martinet ce le pubblichi a corredo della prossima intervista.

L’imbarazzante colloquio tra il giornalista di punta e il santo imperatore, accanto alle omissioni di cui sopra, ci ha però regalato una proposta strabiliante, un’idiozia allo stato puro, al cui confronto gli strafalcioni e i deliri del governo Caveri (telecabina, palacaveri, ecc.) impallidiscono. A un certo punto, infatti, il santone ci comunica che Aosta (paesotto di trentacinquemila abitanti) avrà la sua metropolitana. Metropolitana? Sì, proprio metropolitana, non quella leggera, di superficie, sulle rotaie del treno come da vecchia proposta di Riccarand. No, proprio una metropolitana sotterranea, con due linee (tenetevi forte) «dalla Cogne all’ospedale e da est a ovest». Di fronte a un’enormità del genere, con le dovute proporzioni una specie di ponte sullo stretto senza stretto, qualunque giornalista sarebbe trasalito, avrebbe chiesto spiegazioni, si sarebbe accertato che l’interlocutore fosse nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, avrebbe approfondito. Martinet no. Per lui questo annuncio shock è filato via come se nulla fosse. È passato immediatamente alla domanda successiva. D’altronde la stessa stupidaggine è scritta nero su bianco nel programma di legislatura, e nessun giornalista (ma pare anche nessun politico) se n’è accorto. Incredibile.

Ma analizziamo il resto dell’intervista. Dopo un’introduzione in cui si fa capire di che pasta è fatto il santone, a suon di  «lavoro, tanto lavoro da fare», «recuperare il contatto semplice tra struttura e comunità», «farsi noi cittadini girando per gli uffici», l’intervista esordisce con una domanda che suggerisce la risposta, casomai l’imperatore si trovasse in difficoltà a parlar bene di sé: Ridurre i consigli di amministrazione significa eliminare posti di sottogoverno? Che risposta vi sareste aspettati? Sì? Ebbene, la risposta è stata: «Sì».

Seguono alcuni scambi di battute francamente imbarazzanti per un decisionista coi fiocchi. Finaosta? Heineken? «E’ in atto una discussione sulla collocazione di Finaosta. Non anticipo nulla. Così su Heineken. Studiamo». Studiamo? Ma come, studiamo? E il decisionismo? E le idee chiare? E dove è in atto quella discussione? In quali sedi? E in quanti siete a studiare? E l’esame quando ve lo facciamo?

Andrà meglio per il casinò? Martinet ricorda al santone (casomai se ne fosse dimenticato, mentre studia) che Fra le società partecipate c’è il Casinò. Amministratore unico e direttore generale. Chi?  «Niente nomi. La persona che va a gestire dovrà avere linee di indirizzo. Compito della politica darle, lui dovrà attuarle, senza confusione di ruoli. Devono essere due figure di alto profilo professionale che possano garantire in tempi rapidi la riorganizzazione che permetta il rilancio». Una risposta che non dice nulla. Quali sono le linee di indirizzo? Mistero, dovranno studiare. In cosa consiste la riorganizzazione? Studieranno (licenziamenti di massa?). La politica, che ha mandato il casinò alla rovina (l’assessore-impiastro Marguerettaz, il maggiore responsabile dello sfascio, è fedelissimo di Rollandin), se ne terrà alla larga? Macché: Compito della politica darle (le linee di indirizzo), lui dovrà attuarle. Grande libertà al manager. Ma almeno lui non dovrà studiare, gli dirà il santone cosa deve fare (quando avrà finito di studiare, s’intende).

Almeno l’empéreur avrà le idee chiare sulla privatizzazione? Acqua.  «…è fra le ipotesi, se ne è parlato e se ne parla in maggioranza». Sì, ma lei, presidente, che cosa ne pensa? «Niente, io mi allineo alla maggioranza». Niente? Ma come niente? Il decisionista, l’uomo della provvidenza, colui che ci deve risollevare non pensa niente su uno dei temi più importanti per il futuro della regione? Ma che farà invece di pensare, prega? Si allinea alla maggioranza? Ma che è, un’assemblea di sessantottini?
Non va meglio per i provvedimenti in grado di stimolare l’iniziativa privata. «Dobbiamo stabilire da parte nostra delle modalità di azione. Lo faremo». Cosa vuol dire “dovremo stabilire delle modalità di azione?” Quando le avrete stabilite, dopo aver studiato, passerete magari anche all’azione?
A questo punto dell’intervista, forse consapevole che la sua immagine di decisionista sta vacillando, Padre Rol piazza alcune botte.
Le zone franche montane, evocate forse a imitazione delle zone franche urbane previste dalla finanziaria 2008? Non si sa, non si capisce. «Zone franche montane in Media Valle, scegliendo meccanismi compatibili con le norme comunitarie. Sgravi fiscali e minimi costi alla fonte, riduzione delle tasse di produzione e trasformazione». Non è cosa che si possa fare senza un accordo con il Governo, e non se ne fa cenno nel programma di legislatura presentato in Consiglio, ma queste sono quisquilie.
Le fibre ottiche: unica parte concreta e non visionaria dell’intervista, con Rolli che ha la certezza di un accordo con la CVA per farle passare nelle sue tubazioni. E se la CVA non fosse d’accordo? 😉

Segue una parte dell’intervista con la solita manfrina sulla Valle d’Aosta incompresa dallo Stato (i nostri non sono privilegi, qui la vita è dura. Seee. Ecché, gli altri c’hanno scritto “Giò Condor”?).
Un po’ di fuffa e molto fumo negli occhi (le due commissioni all’opposizione).
L’umiliazione di Caveri («E’ un momento difficile per lui, lo capisco e mi spiace». Avrà pure pianto?).

Poi arriva la parte sul futuro fantasmagorico di Aosta, con la metropolitana e l’interramento della ferrovia (idea accattivante, quest’ultima, ma il progetto di fattibilità è vecchio di dieci anni, ed era stato abbandonato perché l’intervento costa una cifra folle).

Quasi alla fine Martinet fa una domanda cattivella, per la quale non avrà dormito la notte: Lei parla di riduzioni di costi della politica, ma ha fatto un assessorato in più, l’Ambiente. E qui il santone dà il meglio di sé, attenzione: «Ho aumentato l’efficienza di risposte fondamentali in urbanistica e pianificazione del territorio. Una non efficienza crea costi ben maggiori di avere un assessore in più».
Qualcuno di voi riesce a capire cosa significhi “aumentare l’efficienza di risposte fondamentali in urbanistica e pianificazione del territorio”? L’efficienza di risposte fondamentali? Ma in che lingua parla? Un linguaggio esoterico? E quando l’avrebbe aumentata questa efficienza? La notte prima dell’insediamento? Ci potrebbe dare una dimostrazione matematica di quanto affermato riguardo al risparmio?

La conclusione dell’intervista è un capolavoro. La proclamazione del santone. Sentite qua: Quando è stato eletto presidente si è commosso e si è fatto il segno della croce. Perché?
«Commozione legata alla responsabilità. Metterò tutte le mie forze per non deludere chi crede in me. Il segno della croce è perché dall’Alto qualcuno ci dia una mano. Mai come oggi è necessario».
Capito? «Chi crede in me». Le parole del santo. In collegamento diretto con qualcuno che sta in Alto, molto in Alto…