Amarcord Politburo

Il Partito Democratico in Valle d’Aosta era nato con il coinvolgimento di tante persone mai impegnate prima in politica, altre che vi ritornavano dopo tanto tempo, e molte altre che non appartenevano alla tradizione comunista. Alle primarie dell’ottobre 2007 avevano partecipato 3.513 votanti e sul partito si appuntavano grandi aspettative.

Il Pd avrebbe dovuto rappresentare la grande novità del panorama politico valdostano, forza trainante dell’alleanza del Galletto, come risultava dalle promesse elettorali di Raimondo Donzel, che con quel mandato era stato eletto.

Le primarie del 2009 (Donzel unico candidato, in stile bulgaro) hanno visto un calo del 33% dei votanti (2.345) rispetto a quelle di due anni prima, malgrado molte persone siano andate ai seggi solo spinti dalle dinamiche nazionali per votare Bersani e testimoniare la presenza nel paese di un’opposizione al centrodestra.

L’operazione truffaldina di Donzel, che dopo la sua elezione in consiglio regionale, con impressionante trasformismo, ha subito virato verso la solita politica (di diessina memoria) asservita all’Uv e complice del regime corrotto che governa la regione, ha determinato il fallimento di quel progetto, l’estinzione di tutti gli entusiasmi e la fuga di tutte le persone che si erano avvicinate al partito che doveva essere nuovo.

Questa foto tristissima, pubblicata da Aosta Sera, con tutte le cariatidi diessine messe in fila, è l’impietosa istantanea di un fallimento.

Il "partito nuovo": da sinistra, Gianni Rigo, Marino Guglielminotti Gaiet, Raimondo Donzel, Alder Tonino, Giuliana Ferrero, Michele Monteleone (Foto AostaSera). Il nuovo sarà quello nascosto dietro il leggio?

Il buco (ovvero lo sbiancamento neuronale)

SolitiIgnotiUn plauso all’opposizione nel consiglio comunale di Aosta (Vda Vive e Verdi). Ha messo giustamente alla berlina il sindaco e la giunta, che appoggiano una delle più grandi idiozie mai concepite: la metropolitana di Aosta. Terrorizzati all’idea che Rollandin li senta pronunciare una parola non dico contraria, ma che anche lontanamente possa far pensare a un piccolissimo dubbio in proposito, i due “democratici” Alder Tonino e Marino Guglielminotti Gaiet (vecchie cariatidi della politica – in senso alanfordiano – che dettano la linea all’impresentabile Pd valdostano) si sono superati nell’arte di biascicare frasi senza alcun senso, come neanche Fantozzi di fronte al capufficio sulla poltrona di pelle umana.
Leggiamo La Stampa del 27 maggio 2009, pagine valdostane. Cominciamo da Tonino, il quale parla con favore (senza arrossire, dicono) di un «collegamento di tipo metropolitano». Notate la finezza. Non «una metropolitana», no. Un «collegamento di tipo metropolitano». (Ah beh si beh). L’hai detta la cazzata? Fermati, no? L’hai detta, dai. No, non si ferma. Tonino vuole andare fino in fondo (in fondo). «Mi auguro che lo studio di fattibilità segua questa linea». Capito? Tonino si augura che lo studio di fattibilità segua la linea di un collegamento di tipo metropolitano, evitando di seguire la linea di una metropolitana. Chiaro no?  Ma il Tonino non è ancora soddisfatto. Vuole che colà dove si puote non abbia dubbi su di lui. Va avanti verso il baratro dell’antimateria (grigia). «Aosta ha bisogno di un trasporto interrato commisurato alle esigenze della città. È improprio, quindi, parlare di metropolitana, rapporto consono alle metropoli. Ritengo molto più adeguato un trasporto interrato del tipo ‘’underground’’, sistema all’avanguardia in grado di raccogliere più servizi». Non siete ammirati? Io sì, non sarei mai riuscito a concepire una frase così perfetta nella sua nullità, da consegnare ai posteri immersa nella formalina. Proviamo a ripercorrere la misteriosa traiettoria tracciata dall’ideologo democratico: non una metropolitana (è improprio, perbacco) ma un trasporto di tipo “underground”. Sentite anche voi la brezza a risucchio del vuoto di pensiero? La tenerezza nell’ammirare una tale arrampicata su uno specchio in cui non si riflette nulla, a parte il suo stesso nulla? Finita qui? (anf! anf!) No, mancava l’enigma finale, utile a camuffare l’agonia della dignità. Tonino, ci racconta La Stampa, “ha anche sottolineato l’inadeguatezza dei paragoni con le grandi città illustrati dalla minoranza”. Perché sono inadeguati i paragoni? Perché, tenetevi forte: «Numeri e dimensioni li azzerano». Sì, azzerano i tuoi neuroni, ma va là va là.

Tanto che il più inutile vicesindaco dell’inutile  storia degli inutili vicesindaci, Marino Guglielminotti Gaiet, ha approvato in pieno quanto affermato dal compagno (no, non di sbronze, i due non bevono). Ha persino voluto aggiungere qualcosa (meno di un nonnulla, direi proprio un infinitesimo di nulla, un milardesimo di ciccinìn): «La giunta regionale, nell’approvare il progetto del teleriscaldamento, ha deliberato, nel contempo, lo studio di fattibilità sull’inserto di un mezzo di trasporto interrato». La giunta regionale. Teleriscaldamento. Inserto di un mezzo di trasporto. Inserto. Mezzo di trasporto.  (Gros soupir). Per fortuna siamo alla conclusione, anzi alla fine, anzi alla morte (è ancora Gaiet a parlare, se così si può dire): «Non mi sento di rifiutare a priori questo progetto».
Non si sente.
Il niente non ha eco.

Il ponte dei sospiri

Dopo aver costruito il famigerato ponte sul Buthier, deciso l’ampliamento dell’ospedale con la chiusura di viale Ginevra, costruito la rotondissima di viale Partigiani, cambiato idea mille volte sulla zona Puchoz, sull’abbassamento o meno della ferrovia, sul collegamento con il mitico parcheggio pluripiano di fianco alla Cidac, eccetera eccetera, ora la giunta comunale di Aosta ha sospirato che forse (forse) bisogna cominciare a studiare un piano del traffico con un minimo di senso. Con calma, però.

Lotteria

Malgrado diverse sollecitazioni (dieci anni fa, da consigliere comunale, posi la questione con una mozione, regolarmente respinta) le strisce pedonali in corrispondenza della “scaletta” al quartiere Dora continuano a essere nel bel centro di un incrocio trafficatissimo. Chi arriva dal quartiere per recarsi in corso Ivrea rischia la vita, perché le strisce sono in piena curva e la vista delle auto in arrivo è impedita dalle auto o dai tir parcheggiati.

Se ancora non c’è scappato il morto è solo per pura fortuna.

Sia chiaro che quando ciò capiterà non sarà per un caso imponderabile, ma a causa di precise e ben individuabili responsabilità di persone con nome e cognome: dal sindaco Guido Grimod all’assessore Guglielminotti Gaiet fino ai dirigenti che non hanno voluto dare retta alle numerose segnalazioni degli abitanti.