Il cucùlo

Roberto Mancini sintetizza molto bene il risultato delle europee.

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Teleriscaldamento: il Grande Affare

Paolo Fedi, consigliere comunale di Aosta, pubblicherà su Informazione un articolo molto lucido, che conforta quanto sto scrivendo da alcuni giorni su questo blog.
Il succo è: attenzione, ci stanno fregando alla grande, non è vero che non si inceneriranno i rifiuti. Lo si farà, e per di più in mezzo alla città.

L’unica motivazione è quella di fare soldi, tanti soldi. La torta è grande, si ragiona su centinaia di milioni di euro, e ce ne sarà in abbondanza per i comitati d’affari trasversali ai partiti che infestano la politica valdostana. Il cavallo di Troia di questo business è il teleriscaldamento, una vera porcata, un’opera non solo inutile ma dannosissima per la città e per la salute degli aostani. E questa porcata la vogliono fare travestendola addirittura da opera utile a ridurre l’inquinamento. Nulla di più falso. Il teleriscaldamento significherà un netto aumento delle emissioni di CO2 e altri inquinanti nell’aria di Aosta, soprattutto sotto forma di nanoparticelle. Il che si tradurrà in un aumento dei casi di cancro, come dimostrano molti studi.
Non si tratta in realtà di teleriscaldamento, ma di una centrale di generazione di energia che lavorerà a tutto regime per tutto l’anno, non solo d’inverno, bruciando più rifiuti possibile per accedere ai robusti incentivi previsti per legge. Un’operazione sporca, coperta dalla complicità sempre più evidente dei più importanti mezzi d’informazione, che si fanno portatori di notizie false e censori della verità.
Seguiremo con attenzione gli sviluppi della vicenda, sperando che anche altri partiti, oltre ai Verdi (come sembra preannunciare l’articolo di Fedi), si oppongano a questo sciagurato progetto. I comitati di cittadini e le associazioni possono fare molto, ma c’è bisogno anche dell’azione di chi opera all’interno delle istituzioni. Di certo sappiamo che non possiamo contare sul Partito Democratico, che nel consiglio comunale di Aosta appoggia non solo il teleriscaldamento, ma persino l’idiozia della metropolitana cittadina. Opera, quest’ultima, concepita da un occulto Grande Urbanista, evidentemente molto interessato a scavare costosissime gallerie…

Il buco (ovvero lo sbiancamento neuronale)

SolitiIgnotiUn plauso all’opposizione nel consiglio comunale di Aosta (Vda Vive e Verdi). Ha messo giustamente alla berlina il sindaco e la giunta, che appoggiano una delle più grandi idiozie mai concepite: la metropolitana di Aosta. Terrorizzati all’idea che Rollandin li senta pronunciare una parola non dico contraria, ma che anche lontanamente possa far pensare a un piccolissimo dubbio in proposito, i due “democratici” Alder Tonino e Marino Guglielminotti Gaiet (vecchie cariatidi della politica – in senso alanfordiano – che dettano la linea all’impresentabile Pd valdostano) si sono superati nell’arte di biascicare frasi senza alcun senso, come neanche Fantozzi di fronte al capufficio sulla poltrona di pelle umana.
Leggiamo La Stampa del 27 maggio 2009, pagine valdostane. Cominciamo da Tonino, il quale parla con favore (senza arrossire, dicono) di un «collegamento di tipo metropolitano». Notate la finezza. Non «una metropolitana», no. Un «collegamento di tipo metropolitano». (Ah beh si beh). L’hai detta la cazzata? Fermati, no? L’hai detta, dai. No, non si ferma. Tonino vuole andare fino in fondo (in fondo). «Mi auguro che lo studio di fattibilità segua questa linea». Capito? Tonino si augura che lo studio di fattibilità segua la linea di un collegamento di tipo metropolitano, evitando di seguire la linea di una metropolitana. Chiaro no?  Ma il Tonino non è ancora soddisfatto. Vuole che colà dove si puote non abbia dubbi su di lui. Va avanti verso il baratro dell’antimateria (grigia). «Aosta ha bisogno di un trasporto interrato commisurato alle esigenze della città. È improprio, quindi, parlare di metropolitana, rapporto consono alle metropoli. Ritengo molto più adeguato un trasporto interrato del tipo ‘’underground’’, sistema all’avanguardia in grado di raccogliere più servizi». Non siete ammirati? Io sì, non sarei mai riuscito a concepire una frase così perfetta nella sua nullità, da consegnare ai posteri immersa nella formalina. Proviamo a ripercorrere la misteriosa traiettoria tracciata dall’ideologo democratico: non una metropolitana (è improprio, perbacco) ma un trasporto di tipo “underground”. Sentite anche voi la brezza a risucchio del vuoto di pensiero? La tenerezza nell’ammirare una tale arrampicata su uno specchio in cui non si riflette nulla, a parte il suo stesso nulla? Finita qui? (anf! anf!) No, mancava l’enigma finale, utile a camuffare l’agonia della dignità. Tonino, ci racconta La Stampa, “ha anche sottolineato l’inadeguatezza dei paragoni con le grandi città illustrati dalla minoranza”. Perché sono inadeguati i paragoni? Perché, tenetevi forte: «Numeri e dimensioni li azzerano». Sì, azzerano i tuoi neuroni, ma va là va là.

Tanto che il più inutile vicesindaco dell’inutile  storia degli inutili vicesindaci, Marino Guglielminotti Gaiet, ha approvato in pieno quanto affermato dal compagno (no, non di sbronze, i due non bevono). Ha persino voluto aggiungere qualcosa (meno di un nonnulla, direi proprio un infinitesimo di nulla, un milardesimo di ciccinìn): «La giunta regionale, nell’approvare il progetto del teleriscaldamento, ha deliberato, nel contempo, lo studio di fattibilità sull’inserto di un mezzo di trasporto interrato». La giunta regionale. Teleriscaldamento. Inserto di un mezzo di trasporto. Inserto. Mezzo di trasporto.  (Gros soupir). Per fortuna siamo alla conclusione, anzi alla fine, anzi alla morte (è ancora Gaiet a parlare, se così si può dire): «Non mi sento di rifiutare a priori questo progetto».
Non si sente.
Il niente non ha eco.

Diffuso

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Oggi ho diffuso questo comunicato stampa:

“La campagna elettorale per l’elezione del parlamento europeo comporta inevitabili riflessi politici a livello nazionale e regionale. In Valle d’Aosta la svolta a destra dell’Union Valdotaine (e della coalizione che governa la regione) favorisce la bipolarizzazione del quadro politico, aprendo la strada al consolidamento di un vasto fronte alternativo, collocato saldamente nel centrosinistra, che a partire dal trionfo elettorale del 2006 si identifica nello schieramento del Galletto.

Per questo non ho condiviso l’inopinata rottura unilaterale di questo fronte da parte del Partito Democratico, avvenuta per un disegno opportunistico dell’attuale dirigenza, volto a proporre il partito come interlocutore dell’Union Valdotaine nelle successive scadenze elettorali, sulla base del principio dei “différents niveaux”.
Si è trattato di una rinuncia al ruolo di guida del fronte dell’alternativa in favore di un ritorno alla politica sterile del vassallaggio nei confronti dell’Union Valdotaine.

Da componente dell’Assemblea Costituente Nazionale del Partito Democratico, eletto in occasione delle primarie sulla base di un programma incentrato su una scelta trasparente di sostegno allo schieramento del Galletto, denuncio il tradimento di tali promesse e delle aspettative dell’elettorato di centrosinistra che aveva guardato con speranza alla nascita del partito nella nostra regione.

Plaudo invece alla presa di posizione dell’on. Roberto Nicco, che sostiene il Galletto coerentemente con il mandato ricevuto dagli elettori.

Invito gli elettori delusi dalla dirigenza attuale del Partito Democratico a votare per una delle due liste del centrosinistra riformista che continuano a perseguire la costruzione di un’alternativa all’attuale regime unionista, vale a dire l’Italia dei Valori e il Galletto.

Il voto a una o all’altra delle due liste, scelta a seconda della propria sensibilità, rafforzerà lo schieramento di centrosinistra nel suo obiettivo di imprimere una svolta nella politica valdostana, premiando al contempo una visione meno egoistica della Valle d’Aosta in Europa come esempio di federalismo virtuoso.”

(Aggiornamento: il comunicato, finora, è stato ripreso soltanto da AostaSera).

Il Mastella de nosatre

Il resoconto della Stampa pagine locali del 15 febbraio 2009 sulla piroetta à la Mastella di Donzel (e di conseguenza del Pd) – passato armi e bagagli all’alleanza con l’Uv dopo essere stato eletto (alle primarie e alle regionali) per sostenere invece l’alleanza autonomista progressista – è, come spesso accade, piuttosto confuso.
Confusione, bisogna dire, alimentata ad arte da Donzel, la cui tecnica è quella di sviare sempre l’attenzione dalla vera questione parlando d’altro. Avrà preso esempio da Berlusconi.

L’occhiello “Dopo la decisione dell’Assemblea di rinuncia al Galletto” e il titolo “Il Pd tradisce l’Alleanza e noi ce ne andiamo” sono corretti.

La didascalia della foto di Avetrani no:
Roberto Avetrani lascia il Pd in contrasto con la decisione di rinuncia all’istituzione del partito del Galletto” è un falso.
Non si discuteva di questo, ma solo dell’eventuale coordinamento dell’Alleanza. Due questioni estremamente distanti. Un conto è che un’alleanza politica tra partiti si coordini (lo fa anche, da qualche tempo, il sedicente centro autonomista), altra cosa è fondersi in un unico partito. Ma il mistificatore Donzel mette sempre le due cose insieme, allo scopo di ingannare i cittadini.

Le dichiarazioni di Donzel sono allucinanti. Analizziamole nel dettaglio. Ecco la prima: «Sulla linea del segretario regionale c’è ’’il partito’’, dal gruppo consiliare in Regione ai consiglieri e assessori nei vari Comuni valdostani». Donzel ama nascondere le sue responsabilità dietro al concetto di partito, una sorta di ectoplasma che viene evocato per giustificare qualsiasi decisione senza assumersene la responsabilità.

Dovete sapere che in realtà il partito ha un unico organismo dirigente, del quale non fanno parte né «il gruppo consiliare in Regione», né «i consiglieri e gli assessori nei vari comuni della Valle». Questo organismo è l’Assemblea regionale (che ancora si chiama costituente, anche se ormai puzza un po’). Questo organismo è composto da sedici membri più il segretario, eletti con le primarie, ai quali si aggiungono il sottoscritto (non ho dato le dimissioni), Davide Avati, Enrico Bich e Giuliana Ferrero senza diritto di voto (perché eletti nella fantomatica Assemblea nazionale, sparita nel nulla).

Ecco i nomi dei componenti:

Lorenzo Gillo, presidente dell’Assemblea, si è defilato da tempo e non è mai stato sostituito. L’assemblea viene così presieduta dalla fedelissima di Donzel Erika Guichardaz, cioè in pratica dallo stesso Donzel. In questa veste il democratico segretario rifiutò mesi fa di mettere ai voti una mia mozione sulle alleanze del partito (avrebbe dovuto gettare la maschera troppo presto).
Antonella Barillà,
Silvia Caveri, Filippo Costa, Annarita Nassisi e Silvia Nicco non si sono mai visti.  Roberto Avetrani ha sempre partecipato e si è dimesso ieri, così come Ornella Cheillon. Quasi sempre presenti Giulio CappaCarmela Fontana, Erika Guichardaz, Giuseppe Rollandin, Luca Tonino, Domenico Tripodi, Emilio Zambon e Giovanna Zanchi.

Questo unico organismo decisionale è stato quindi frequentato da 11 persone su 17. Tra queste 11 (ma anche sulle 17), il segretario dopo la sua elezione poteva contare su una solida maggioranza (Avetrani, Cheillon, Cappa, Fontana, Guichardaz, Zambon, Zanchi). I fautori dell’inciucio con l’Uv, sconfitti alle primarie, erano in irrimediabile minoranza. La decisione di tradire gli elettori delle primarie è stata quindi presa non da un segretario sotto scacco, ma da uno che controllava tranquillamente il partito. Il partito. La responsabilità di imitare Mastella è quindi sua e delle persone che lo sostengono in questa vergognoso trasformismo. Bene hanno fatto Cheillon e Avetrani a dimettersi. Ora il partito è un organismo ridicolo di nove persone. Sarebbe serio che si dimettessero anche gli altri componenti, se non ha la decenza di farlo il segretario.

La parte successiva delle dichiarazioni del Mastella de nosatre esemplificano bene le sue tecniche manipolative. La menzogna pronunciata senza vergogna, come Silvio. Tenetevi forte:
«Ma insistere sul progetto del Galletto significa andare verso un partito unico, posizione che è in totale contrasto con la linea del Pd. Chi contesta non si è reso conto che un coordinamento dell’Alleanza autonomista progressista altro non è che il rilancio del vecchio progetto della Gauche, tentativo forte per andare oltre il Pd».
Il furbetto delle Alpi fa finta di dimenticare la vera questione (il Pd è per l’alternativa, con riferimento l’Alleanza Autonomista Progressista, o è dall’altra parte, complice del regime unionista?) e si scaglia contro il partito unico, una proposta che non è più da mesi all’ordine del giorno. Evoca addirittura la linea del Pd. Quale linea? Discussa quando? Con chi?  In quale sede? Forse nei corridoi del Consiglio regionale?

Poi conclude con quella disarmante idiozia sulla Gauche. Per il Mastella de nosatre, quindi, Renouveau Valdôtain, Vda Vive, i Verdi, Riccarand, Perrin, Louvin, ecc. vogliono ricostruire la Gauche Valdôtaine!

Cosa si può ribattere a un’idiozia simile? Neanche il Berlusca saprebbe spararne una così grossa. Mastella magari sì.

Contrordine compagni!

Un capolavoro di ambiguità e doppiezza, per non dire (si vergognano?) ciò che tutti hanno capito, e che io avevo denunciato già mesi fa: il Pd ha fatto il salto della quaglia, passando dalla parte del regime.

Contrordine compagni! Il comico comunicato sull’assemblea di ieri ci informa, con giri di parole esilaranti, che la vera alleanza autonomista progressista è quella con  l’Uv, la Stella Alpina e la Fédération Autonomiste.