È normale che Air Vallée, alla quale l’Enac ha sospeso la licenza di esercizio di trasporto aereo “a causa delle problematiche finanziarie ed operative rilevate a carico della società”, richiamandola persino al rimborso dei passeggeri già in possesso di biglietti, gestisca, attraverso la sua controllata Avda, gli appalti pubblici relativi ai lavori di potenziamento dell’aeroporto Corrado Gex?
Il presidente francese Nicolas Sarkozy e Eric Besson, ministro dell’immigrazione, dell’integrazione, dell’identità nazionale e dello sviluppo solidale, hanno lanciato un dibattito sull’identità nazionale francese, invitando tutti i cittadini a partecipare.
Un dibattito che può sorprenderci, visto che si sviluppa in un paese che ha sempre interpretato il concetto di identità nazionale sul diritto del suolo e non sul diritto di sangue, sull’adesione a un insieme di diritti e libertà e non su caratteristiche etniche (lingua, religione, tradizioni…).
Ma anche in Francia, in un periodo di forte crisi economica, c’è chi soffia sulle paure dei cittadini, cercando di creare steccati tra i “francesi” e gli “stranieri”.
Mi piace trovare i parallelismi tra quella discussione e un’altra, piccina piccina, che, molto più modestamente, cerco ogni tanto di stimolare in questo blog, riguardante la ridicola questione dell’identità valdostana. Una ridicolaggine che fatica a venir fuori in quanto alle insulsaggini della propaganda unionista e paraunionista si contrappone il silenzio assoluto. Del tema dell’identità valdostana si è impadronita la politica, senza contraddittorio possibile. E quando la politica cerca d’impadronirsi di queste questioni…
… Quand le politique cherche à s’emparer du social, et singulièrement de l’identitaire, le totalitarisme n’est jamais loin.
[Jean-François Bayart, ricercatore al CNRS e al CERI-Sciences Po, intervistato da Le Monde, 6 novembre 2009]
Martedì, giorno di ricevimento, siamo stati al cospetto del Presidente per pochi minuti, ci ha detto che conosceva il nostro problema, dopodiché si è alzato dalla poltrona, ci ha accompagnato alla porta dicendoci che il nostro caso era nelle mani dell’assessore all’ambiente Manuela Zublena. Dopo un anno siamo ancora in attesa di essere convocati.
[I lettori della Gazzetta Matin di cui al post precedente, reduci dalla bocca del lupo (12 ottobre 2009)]
Sono certo che il presidente della Regione vi risponderà. In alternativa (…) prendete un appuntamento: il presidente riceve nel suo ufficio il martedì dalle 7.30 alle 13.30. In bocca al lupo.
[Luca Mercanti, direttore della Gazzetta Matin, consiglia due lettori che si erano lamentati, nella rubrica delle lettere, della scarsa attenzione dei politici valdostani al problema dell'inquinamento elettromagnetico (28 settembre 2009).]
I motivi per cui l’incarico mi è stato prospettato non sono motivi legati a motivi politici (sic), ma alla mia attività amministrativa e professionale.
Cosa ritiene che abbia spinto la giunta a ritenerla capace di gestire un incarico di questo genere?
Mi sembra evidente che sono entrate in gioco le mie capacità manageriali.
[Bruno Milanesio intervistato da Bruno Fracasso, Gazzetta Matin, 12 ottobre 2009]
I sottoscritti, consapevoli dei gravi rischi che incombono sulla vita democratica della nostra Regione in conseguenza dell’abnorme accumulo di potere che si è realizzato nelle mani dell’attuale gruppo dirigente dell’Union Valdôtaine divenuto vero e proprio terminale politico di spregiudicati interessi economico-finanziari determinando, di fatto, un potente ed esteso sistema di controllo sociale ed elettorale sulle molteplici attività indotte dal cospicuo bilancio regionale, si impegnano solennemente, nel superiore interesse del popolo valdostano e delle istituzioni scaturite dal dettato statutario, ad operare di stretto concerto per porre fine al sistema di potere che fa capo all’attuale gruppo dirigente dell’Union Valdôtaine.
[Estratto dal documento politico "riservato", in preparazione del Ribaltone, datato 2 giugno 1990 e firmato Bruno Milanesio, Pier Carlo Rusci, Alder Tonino, Maurizio Martin, Gianni Bondaz]
Le polemiche sulla nomina di Bruno Milanesio a capo della società che dovrà gestire i lavori per la cittadella universitaria hanno reso manifesta la principale caratteristica di questo governo regionale: il compromesso storico tra Rollandin e Milanesio.
È un fatto che alla sua dote elettorale già cospicua l’imperatore Augusto nelle ultime elezioni ha visto aggiungersi un contributo (non esattamente valutabile ma sicuramente consistente) di preferenze personali a lui portate dal vecchio volpone Bruno. Il quale, potete giurarci, non ha offerto questo aiuto per pura generosità. Anche perché l’accoppiamento appare quasi contronatura, dopo anni di diffidenza (diciamo così) reciproca, risalente al Ribaltone del 1990, che era stato orchestrato proprio con la regia di Milanesio ai danni dell’onnipotente Rollandin I. E dopo più di un decennio in cui Milanesio tuonava, sempre con i toni ironici e canzonatori di cui è capace, contro la repubblica delle fontine descritta in un suo noto pamphlet del 1993.
Prima di ogni altra considerazione (che farò in prossimi post) si può dire quanto sia impressionante la longevità politica dei due, più volte dati per morti e poi risorti più forti che mai.
Bruno Milanesio cominciò la sua prima carriera politica negli anni sessanta. La concluse, da assessore regionale in carica, quando venne arrestato durante una riunione di giunta del 17 giugno 1977 (per una vicenda immobiliare). A Roma era in carica il governo Andreotti III. Era l’Italia degli anni di piombo. Silvio Berlusconi non si occupava ancora di televisione.
Augusto Rollandin, da parte sua, entrò in scena nel 1982, quando divenne assessore alla sanità, due anni prima di fare il salto alla presidenza della giunta in seguito alla fuga all’estero di Mario Andrione.
Intanto Milanesio, dopo alcuni anni di purgatorio (aveva anche scontato una pena carceraria), cominciava la sua seconda carriera politica il 17 gennaio 1986, ritornando segretario del Psi valdostano. A Roma si era insediato da alcuni mesi il primo governo Craxi. Era il tempo dell’edonismo reaganiano e della Milano da bere.
Parliamo di tempi lontanissimi. Un altro secolo, davvero.
La storia dei due si incrociò nel 1990, anno del Ribaltone, lo storico evento che scalzò, per soli due anni, l’UV dal potere. Milanesio, con una “congiura” ottimamente organizzata, detronizzò Rollandin I. Un evento “maledetto”, che non avrebbe portato fortuna né all’uno né all’altro. Nel 1993, infatti, Milanesio ebbe una nuova disavventura giudiziaria, per via di una mazzetta (considerata dai giudici finanziamento illecito ai partiti) spartita tra il Psi, il Pds (Alder Tonino patteggiò la pena) gli Adp e il Pri. Negli stessi anni Rollandin venne invece coinvolto in diverse inchieste, provando anche il brivido di un arresto e subendo alcune condanne.
La fine di un’era, anche perché la vita politica italiana era travolta dal ciclone Tangentopoli, e sembrava che nulla avrebbe mai potuto essere come prima.
Invece, sedici anni dopo, Rollandin e Milanesio sono di nuovo sulla cresta dell’onda. Il primo è diventato Rollandin II, mentre Milanesio costruisce la sua terza carriera politica agendo indirettamente, muovendo le sue pedine, fondando associazioni trasversali (Evolvendo) e partecipando (influenzandola) alla politica del sovrano.
In sostanza siamo ancora fermi ai protagonisti di vent’anni fa. Certo non possiamo addossare la colpa di questa immobilità della politica valdostana alla strana coppia, quanto piuttosto all’insipienza e all’inconsistenza di un’intera classe politica. E anche alla variante al gattopardismo inventata dai prudenti valdostani, consistente nel non cambiare nulla… perché non cambi nulla.
Nella puntata di Annozero del 29 ottobre, dedicata al caso Marrazzo, Michele Santoro non ha cavato un ragno dal buco, anche perché non era chiaro in quale buco si volesse andare a parare.
Da una parte Marco Travaglio (che ha perorato la causa delle doverose dimissioni di Berlusconi, in quanto anche lui più volte ricattato senza aver denunciato il fatto), Debora Serracchiani e Antonio Polito (che hanno scoperto il conflitto d’interessi di Berlusconi).
Dall’altra Maurizio Belpietro (con il solito sorrisino, che a stento tratteneva la fuoriuscita dell’acquolina in bocca) e Francesco Storace (fremente di soddisfazione per l’ingloriosa fine di Piero Marrazzo, ci ha regalato la battutona della serata: “ecco perché il parlamento è chiamato il transatlantico”).
Kristal, il trans in studio (i trans non hanno nome e cognome, ma un nomignolo, tipo i calciatori brasiliani), come potevamo aspettarci non stava né di qua né di là, e con la sua saggezza, mentre i telespettatori scoprivano mano a mano a cosa si è ridotta la politica italiana, è sembrato la persona più normale e rassicurante di tutte.
Sintesi delle primarie del Pd:
Nonostante.







Commenti Recenti